Taylor Kitsch parla del suo John Carter di Marte

Con l'avvicinarsi della data di uscita del film, è tempo per il protagonista di raccontare qualcosa sul suo personaggio e su cosa aspettarsi dalla versione moderna di un classico della fantascienza concepito da Edgar Rice Burroughs.

Un'altra giornata normale su Marte ingrandisci

Taylor Kitsch è spesso riconosciuto come uno dei protagonisti della serie di culto Friday Night Lights, ma le cose cambieranno all'alba del 6 marzo, quando uscirà anche da noi John Carter di Marte, ambiziosa produzione Disney con un budget stimato intorno ai duecentocinquanta milioni di dollari e il non troppo velato desiderio di diventare una nuova e fortuna saga da affiancare a I pirati dei Caraibi.

 

Il sito Comics Continuum ha intervistato il protagonista perché raccontasse in prima persona cosa possiamo aspettarci da una produzione di così alto livello. "Quando ho letto la sceneggiatura sono stato attratto dal fatto che fosse una storia in cui i personaggi erano importanti ai fini della trama e che avesse la spinta di una grande casa di produzione, dando al regista la possibilità di realizzarla in modo straordinario."

 

Per Kitsch l'aspetto più interessante era approfondire il personaggio di John Carter: "Avremo la possibilità di scoprire il background della sua famiglia e il periodo in cui viveva, quello della guerra civile. È difficile da interpretare ma mi ha anche dato una base forte che mi ha ispirato attraverso tutto il film. Carter è una persona che ha perso tutto quello a cui teneva. Torna dalla guerra civile per scoprire che la sua famiglia è morta. Si esilia dal mondo e comincia a fare il cercatore d'oro. Si nasconde dal dolore che non vuole affrontare, dal pensiero di essere andato in guerra per proteggere la sua famiglia e non esserci riuscito".

 

E le cose peggiorano: "Quando si ritrova nella guerra civile tra Helium e Zodanga, John ha paura di prendersi responsabilità: si trova su Marte, ma il conflitto gli è molto familiare e non vuole averci a che fare. Certo ci sono personaggi che gli ripetono che c'è una causa da difendere, che a lui piaccia o no, ma John aveva già fatto quella scelta e aveva perso tutto, per cui ha paura di farsi coinvolgere di nuovo".

 

Il lavoro svolto dal regista Andrew Stanton, che come il Brad Bird del prossimo Mission Impossible: Protocollo fantasma, arriva dal mondo dell'animazione della Pixar, è stato grandioso: "Quello che ha fatto Stanton, il senso di grandezza e come tutto sia connesso è epico e io l'ho sentito molto come attore. Passiamo dalle strade della New York dell'Ottocento ai territori dell'Arizona fino alle pianure di Marte e ho vissuto ogni ambientazione con la sua specifica emozione e i bisogni che evocano".

 

Ma è solo l'inizio: "C'è molto di cui potrei parlare: continuo a dire che la sequenza della grande scimmia bianca vale da sola il prezzo del biglietto, visivamente è incredibile. Io credo che al pubblico piaceranno i personaggi, si sentiranno coinvolti. Non è solo un film di effetti speciali in cui esplodono cose e c'è un personaggio di cui ti interessa poco o nulla. Ti sentirai vicino a John e al suo viaggio, vedrai un incredibile arco narrativo legato a chi è lui, il suo nuovo inizio e la sua rinascita e per quanto ci siano anche gli effetti speciali, avrai anche i brillanti attori con cui ho avuto la fortuna di lavorare".

 

Ad esempio il suo rapporto con il personaggio di Deja Thoris, interpretata da Lynn Collins: "Nel romanzo è quasi amore a prima vista e John farebbe di tutto di per lei, ma nel film avremo tutto un arco narrativo su loro due. Si sfideranno, si avvicineranno e allontaneranno, fino al momento in cui la verità verrà fuori. Sarebbe stato irreale raccontare la loro relazione come se fossero sempre innamorati. Bisogna ricordare che la posta in gioco è alta, per cui devi creare questi piccoli momenti che si devono guadagnare".

 

Ma al di là dei temi seri, il film cercherà anche di alleggerire il ritmo: "Assolutamente, è qualcosa su cui Stanton ha lavorato fin dall'inizio: a John capitano un sacco di cose divertenti e ci sono questi dialoghi brillanti con Dejah, Tars e persino Woola, il suo protettore con le sembianze canine, che da solo fornisce dei momenti di leggerezza".

 

Così come è importante il tono realistico dato dal regista: "Il film è ambientato nell'Ottocento, ed è in tempo reale anche su Marte. Non è ambientato nel futuro e non ci sono persone che vanno in giro con costumi robotici. La chiave era creare qualcosa a cui il pubblico potesse relazionarsi e dire Wow, scommetto che questo mondo esiste. E Andrew (il regista) ha fatto un lavoro brillante al riguardo". E conclude dicendo: "Il finale chiuderà il cerchio della storia in modo brillante e incredibile, ma dovete vederlo per capire di cosa parlo".

 

E noi non vediamo l'ora di scoprire questo antico, nuovo mondo di Marte.

Autore: Leo Lorusso - Data: 10 gennaio 2012 - Fonte: screenrant.com

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Commenti

1 Il fotogramma della scimmia bianca, non si vedeva nel trailer, mi sembra allora che stiano lavorando tantissimo in post produzione; speriamo in bene, il trailer mi era sembrato un po' scialbo ma ne avevo apprezzato lo spirito avventuroso. :-) P.S. E date a tutto una bella "pittata" di rosso, please...

» postato da Micronaut alle 12:38 del 11-01-2012

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