Con Charles N. Brown se ne va il giornalista numero uno della fantascienza

È morto a settantadue anni il fondatore di Locus. Liza Groen Trombi prende il suo posto alla guida della rivista.

Charles N. Brown

La storia di Charles N. Brown è quella del fan di fantascienza che riesce a trasformare la sua passione nel lavoro quotidiano. Per questo, per molti tra noi, è una sorta di esempio, e la sua scomparsa, il 12 luglio, ci tocca profondamente.

Charles Nikki Briown nasce nel 1937 a Brooklyn. Nel 1956 si arruola nella marina militare, dove completa gli studi diventando ingegnere. Nel 1972 si trasferisce sulla costa occidentale, a San Francisco, a lavorare in una centrale nucleare. Si sposa due volte, nel 1962 con Marsha Elkin e nel 1970 con Dena Benatan, dalla quale divorzia nel 1977. Il 12 luglio del 2009, di ritorno dall'ennesima convention, muore tranquillamente nel suo letto, a settantadue anni.

 


Un numero del 1982 di Locus, uscito poco dopo la morte di Philip K. Dick. ingrandisci
Nel 1968, insieme a Ed Meskeys e Dave Vanderwerf, Charles N. Brown aveva fondato Locus, una rivistina di un singolo foglio concepita come supporto per il Boston Science Fiction Group per vincere l'assegnazione della Worldcon. Brown ci prende gusto e porta avanti la rivista anche dopo il raggiungimento dell'obiettivo. Nel 1970 Locus vince il premio Hugo come miglior fanzine: sarà il primo di una lunghissima serie (a oggi sono ben 29).

 

Nel 1975 Locus è già diventata la rivista di riferimento nel campo della fantascienza, un acquisto obbligato per tutti gli operatori del settore in USA e all'estero. Brown lascia il lavoro di ingegnere e diventa editore a tempo pieno.

Brown collabora anche con la Asimov's con una rubrica di recensioni, cura antologie, partecipa a convention, tiene seminari, è nella giuria di premi letterari.

La sua creazione, Locus, non morirà con lui. La rivista continuerà le pubblicazioni sotto la guida di Liza Groen Trombi. Il prossimo numero, quello di agosto, sarà dedicato alla figura del suo fondatore, con un'ampia retrospettiva fotografica.

 

Una testimonianza di Ernesto Vegetti: "L'ho visto solo una volta a Brighton, assieme a Porter (quello di SF Chronicler). Non saprei che dire, salvo che senza Locus saremmo decisamente scarsi di informazioni. La sua collaborazione con il Contento è stata epocale già ai tempi in cui i libri di riferimento erano solo su carta. Il loro Science Fiction in Print 1985 veniva a colmare un buco di almeno sei anni. La serie è durata fino al 1991. Poi per fortuna è arrivato Internet."

Autore: S* - Data: 15 luglio 2009 - Fonte: locusmag.com

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Commenti

1 Davvero un peccato. Davvero una grande perdita. Anche se era un poco che non stava proprio benissimo (e non lo lo aveva neppure nascosto). Io ormai leggo Locus da alcuni anni ed è incredibile come riuscisse, nei suoi editoriali o nei suoi reportage dalle convention, a sembrare vicino anche se stava a più di un oceano di distanza. Come se stessi leggendo la lettera di un parente. E soprattutto traspirava anche tutto il rispetto e l'affetto che dimostravano i molti autori che andavano a visitarlo a casa sua/redazione/archivio di Locus.

» postato da Otrebla alle 11:36 del 15-07-2009

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