Editoriale

di Alessandro Fambrini, Salvatore Proietti

Alessandro Fambrini, docente di Letteratura tedesca presso l’Università di Trento, è componente del comitato di redazione di Anarres. Tra le sue ultime pubblicazioni nel campo del fantastico, la cura e traduzione di opere di Kurd Lasswitz e Hanns-Heinz Ewers, e dell'antologia Der Orchideengarten (Hypnos, 2016).

Salvatore Proietti insegna Letterature anglo-americane all'Università della Calabria, ed è direttore di Anarres. Fra i suoi lavori più recenti, la cura di Henry David Thoreau, Dizionario portatile di ecologia (Donzelli 2017), e saggi su Samuel R. Delany (Leviathan, A Journal of Melville Studies, 2013) e sui conflitti razziali in Philip K. Dick (in Umanesimo e rivolta in Blade Runner, a cura di Luigi Cimmino et al., Rubbettino 2015), e una panoramica storica della SF italiana (in Science Fiction Studies, 2015), oltre alla riedizione della traduzione di Paul Di Filippo, La trilogia steampunk (Mondadori 2018). 

Ci riproviamo. E' ormai passato più di un ventennio dall’ultimo numero di La città e le stelle, unico tentativo italiano di rivista critica dedicata alla fantascienza.

Mentre, ci si assicura, la fantascienza e in generale il fantastico hanno raggiunto un riconoscimento e pieno diritto di cittadinanza nella cultura del nostro paese, è ancora più grave l’assenza di uno spazio che rivolga in maniera sistematica un’attenzione rigorosa e scientifica al genere. Troppo spesso si dà per scontato un buon senso comune, sulla fantascienza e sulla letteratura popolare in generale, che si rivela un rifiuto di affrontarle con gli strumenti che normalmente la critica riserva a generi più “rispettabili”; o, specularmente, un modo per dar legittimità a pochi testi o autori, ammettendoli a malincuore alla periferia del canone negandone comunque le origini testuali e istituzionali, cancellandone dunque la storia.

Nelle università si moltiplicano le tesi e il lavoro sporadico di molti/e studiosi/e (ufficialmente legati/e all’accademia, o nel mare magnum del precariato universitario, o al di fuori) di vari ambiti disciplinari. Spesso, paradossalmente e incredibilmente, si sono trovate e si trovano occasioni di pubblicare le proprie ricerche su altri “mercati”, in altre lingue. Così, anche all’estero, in atti di convegni, riviste e raccolte specialistiche, un poco di critica italiana sulla fantascienza e sul fantastico continua a vedere la luce. Ma si tratta troppo spesso di momenti isolati, occasionali per quanto ricorrenti: la fantascienza e il fantastico restano aree di ricerca marginali. E si rischia di vedere disperso un bagaglio di motivazione, passione e rigore scientifico che, semplicemente, non trova spazi che lo rendano visibile e lo promuovano.

Anarres vuol essere una rivista che si occupa dei generi non mimetici, a partire dall’ambito letterario e ampliando lo spettro di interesse a tutti gli altri media. Riconoscendo e studiando l’esistenza e le distintività specifiche della fantascienza e dei vari sottogeneri del soprannaturale (fantasy, horror, sword & sorcery, realismo magico, ecc.), di ogni provenienza linguistica o nazionale. Dando priorità alla fantascienza scritta, innanzitutto perché a partire da quell’ambito di letteratura popolare si è sviluppato il maggior volume di riflessione critica sui generi non mimetici, ma senza limitarsi a essa. E intendendo rivolgere l’attenzione a elaborazioni teoriche e metodologiche che, in questo come in altri campi, hanno raggiunto una diffusione e una sofisticazione che è giusto promuovere e riconoscere, fermo restando un orientamento verso la (ri)scoperta dei testi.

Cercando di far da punto di contatto fra la critica “accademica” e la critica degli insider, si darà spazio a ricerche svolte anche al di fuori dell’università. Con lo scopo di parlare anche a un pubblico non italiano, l’intenzione sarà quella di pubblicare in futuro anche contributi in inglese, e l’ambizione ideale quella della rivista bi— o multilingue, in cui il sito web potrà fungere da risorsa di riferimento e informazione per le attività critiche e didattiche riguardanti la fantascienza.

Aggiungiamo che Anarres vuol essere una rivista che assicuri uno spazio costante al fantastico italiano, non per sciovinismo ma per portare un contributo allo studio di una modalità della scrittura meritevole, anche nella storia del discorso culturale italiano, di più approfondita esplorazione. 

Richiederemo e accetteremo, dunque, contributi di teoria, critica e storia della fantascienza e del fantastico, anche nell’ambito di numeri o sezioni monografiche. Assicureremo una sezione di recensioni, che facciano centro sulla produzione critica (italiana innanzitutto, ma non solo, senza scartare la possibilità di tradurre interventi critici di cui si reputa importante la diffusione). Riserveremo uno spazio a note, comunicazioni, annunci di iniziative in quest’ambito, a discussioni che si dovessero sviluppare a seguito dei saggi pubblicati.

Mala tempora currunt, in prosaici termini di finanziamenti agli studi umanistici (dobbiamo davvero ripetere i dettagli?), nel calo del numero dei lettori e dei fruitori di narrativa di ogni forma (osiamo chiederci, una diminuzione casuale o promossa da chi non ama la dimensione civica che appartiene a ogni esplorazione di “storie” altrui?), e in un mondo a tasso distopico sempre crescente.

Ma non ci sembra una buona ragione per non (ri)provarci.

 

L’allestimento del sito ha richiesto molto lavoro, ma ora confidiamo di avere una struttura grafica in grado di sostenere le nostre esigenze. Non è stato lavoro breve né facile, lo ammettiamo a beneficio di coloro che (con riconoscenza da parte nostra) attendono da tempo questa uscita: come sempre, ciò che conta è la motivazione, e il nostro primo ringraziamento va all’editore Silvio Sosio, che ha sin dall'inizio creduto in Anarres.

Consapevoli che un primo numero ha sempre un po’ il valore di un manifesto, abbiamo voluto dedicare una sezione monografica a Ursula K. Le Guin. Ci è sembrato che la sua fede laica nell’utopia e nella creazione letteraria di mondi fantastici complessi e articolati, riaffermata attraverso generi e decenni, fosse per noi il migliore di tutti i modelli. A lei va il nostro secondo ringraziamento, per i suoi libri e per il sostegno che ci ha trasmesso via email.

Abbiamo inoltre scelto di dedicare spazio a tradizioni nazionali di lingue diverse; oltre a quella italiana, su cui insisteremo in maniera particolare, questo numero presenta interventi sulla SF statunitense, francese e tedesca. Anche questa scelta trans-disciplinare è una dichiarazione di intenti.

La traduzione del saggio di Fredric Jameson su Robinson vuole ulteriormente sottolineare il nostro interesse (intellettuale e civico) verso l’utopia: ribadiamo il nostro grazie al prof. Jameson per averci permesso di tradurlo. Ugualmente, ringraziamo tutti i componenti del comitato scientifico e coloro che hanno agito come referee; su tutti, Darko Suvin ci ha rivolto incessanti stimoli di incoraggiamento. Nostri preziosi sostenitori in varia forma all’inizio, ma purtroppo venuti a mancare, ringraziamo Lino Aldani, Vittorio Curtoni (entrambi per questo numero nell’elenco dei consultants) e Franco La Polla: tre amici a cui dedichiamo il lavoro.

Nelle recensioni, abbiamo mirato sia agli interessi presenti, sia a recuperi del passato e di una memoria storica di cui il genere ha senz’altro bisogno. Non solo come inizio della sezione “miscellanea”, la nota finale serve anche a ricordare a noi stessi che le prese di posizione civiche non sono sempre una scelta: ce le impone il mondo di cui le istituzioni culturali fanno parte, ed è giusto che sia così.