Immaginate che la nostra civiltà venga colpita da un virus terribilmente letale, che spazzi via la maggior parte della popolazione in poco tempo.

Con i pochi sopravvissuti vi trovereste di fronte a un mondo vuoto, con moltissimi beni disponibili ma tutti destinati a finire più o meno velocemente, cosa fareste per sopravvivere?

Riuscireste a continuare la civiltà o la ricaduta in un nuovo medioevo sarebbe inevitabile?

Nel romanzo La terra sull’abisso, sua unica opera di fantascienza, lo scrittore e storico George Rippey Stewart cerca di dare una risposta a queste domande.

Siamo di fronte a una storia post apocalittica complessa e atipica, che copre un arco temporale di decenni e fornisce una versione verosimile di come potrebbe essere la vita dopo una catastrofe planetaria.

Questo romanzo ha ispirato Stephen King per il suo L'ombra dello scorpione (The Stand, 1978), opera che fornisce una versione decisamente inverosimile di quello che potrebbe succedere dopo lo sterminio.

In fondo anche questo fa parte del fascino della fantascienza, dallo stesso inizio si possono costruire storie diverse ma comunque affascinanti.

Il libro

Come ci comporteremmo realmente in uno scenario post-apocalittico?

Diventeremmo davvero degli esseri brutali di punto in bianco, o resteremmo le persone che siamo, solo più spaesati e alle prese con sfide quotidiane per assicurarci la sopravvivenza?

La terra sull’abisso (Earth Abides: the novel, 1949), vincitore della prima edizione dell’International Fantasy Award, è una pietra miliare del genere post-apocalittico.

Tra le sue pagine non troverete zombie, tribù cannibali o inferni radioattivi, ma persone come voi alle prese con il peggiore incubo che si possa mai realizzare.

Come Isherwood Williams, giovane laureando dell’università di Berkley, che mentre accade il patatrac si trova tra le montagne della Sierra Nevada, in California, al lavoro sulla sua tesi di laurea, una ricerca che l’ha assorbito completamente, tagliandolo fuori dal mondo.

Ish non ha la minima idea del virus letale che nel frattempo sta decimando la popolazione mondiale, inizia giusto a notare qualche stranezza, come il fatto che sia passato parecchio tempo dall’ultima volta che ha incontrato un pescatore lungo il fiume.

Durante una gita in solitaria viene morso da un serpente a sonagli e perde conoscenza.

Quando torna in sé va a cercare la famiglia di fattori più vicina e trova il posto deserto.

Allora prosegue, e inizia a trovare i primi chiari segni che qualcosa non va, come un cadavere abbandonato per la strada, pieno di mosche…

Quella che segue è l’appassionante epopea di tre generazioni di sopravvissuti, che in un mondo vasto e desolato si ritrovano a dover ricominciare da zero.

Perché… “gli uomini vanno e vengono, ma la terra rimane.”

L'autore

George R. Stewart – Nato nel 1895 a Sewickley, Pennsylvania, è morto nel 1980 a San Francisco. Professore di Letteratura inglese dai primi anni Quaranta, ha scritto una trentina di libri che spaziano dai romanzi storici ai trattati di onomastica, con sempre un profondo interesse per la storia e il paesaggio nordamericano, indagando come l’ambiente riesca a plasmare le attività umane.

La terra sull’abisso (1949, Earth Abides) è la sua opera più famosa, oltre che l’unica di genere fantascientifico.

George R. Stewart, La Terra sull'abisso (Earth Abides, 1949), Mondadori, collana Urania Jumbo n. 39 – traduzione di Gianluigi Zuddas – euro 9,90, ebook euro 7,99.