Pagine piene di frasi sgrammaticate e parole sbagliate, una terribile sintassi e un’ortografia ancora peggiore, un inizio quasi illeggibile, una barriera da superare per poter entrare in una storia meravigliosa, questa è la prima cosa che colpisce leggendo Fiori per Algernon, il capolavoro di Daniel Keyes.

Non è facile parlare di un romanzo come questo, si tratta di un’opera molto particolare, profonda e affascinante, una vicenda che potrebbe svolgersi indifferentemente oggi o nel futuro, o che forse è già avvenuta, senza che nessuno ne sapesse nulla tranne i pochi personaggi coinvolti.

Non dirò niente sulla trama, solo che il romanzo è in forma di diario, scritto da uno dei due protagonisti, un uomo di nome Charlie Gordon, e che il secondo protagonista è un topo che si chiama Algernon.

Superato lo sconcerto delle prime pagine si rimane catturati da una vicenda scritta in maniera superba, dove ogni frase e ogni parola hanno un loro preciso significato, a un certo punto si comprende la genialità dell’autore, che ha utilizzato il linguaggio per sottolineare in modo assolutamente straordinario i cambiamenti subiti da Charlie durante il suo viaggio interiore.Doverosa una citazione per l'ottima traduzione di Bruno Oddera, che ha saputo mantenere le diverse sfaccettature dell'originale. Il romanzo è tratto da un racconto pubblicato nel 1959 sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction, l’autore stesso ha raccontato come sia avvenuto il passaggio tra le due opere nell’autobiografia romanzata “Algernon, Charlie and I: A Writer’s Journey”, pubblicato nel 2000 e non ancora edito in Italia.

Il racconto, serrato e commovente, costituisce la base dalla quale si sviluppa il romanzo che, nonostante la maggiore lunghezza, mantiene intatto il pathos iniziale, approfondendo e svelando a poco a poco il passato del protagonista umano.

Sia il racconto che il romanzo vennero premiati, rispettivamente con il premio Hugo nel 1960 e con il premio Nebula nel 1966, inoltre dall’opera lunga venne tratto il film «I due mondi di Charlie», che nel 1968 valse a Cliff Robertson un Oscar quale miglior attore protagonista, decisamente un’idea vincente e sviluppata in modo perfetto ad ogni successivo passaggio.

Crudele e affascinante Fiori per Algernon è un libro che non dovrebbe mancare in una biblioteca, sia che il proprietario ami la fantascienza sia che non sia così.

Nato a New York nel 1927 Daniel Keyes all’età di 17 anni si imbarcò per un breve periodo, terminato il quale riprese gli studi sino a raggiungere il titolo di Bachelor of Arts in psicologia.

Insegnante di inglese in diverse scuole di New York e successivamente di scrittura creativa presso la Wayne State University e la Ohio University Keyes ha pubblicato opere sia di fantascienza che di altro genere, pur non essendo un autore molto prolifico.

Nel 2000 ha ricevuto dalla Science Fiction and Fantasy Writers of America il riconoscimento di Autore Emerito.

Attualmente vive in Florida, maggiori informazioni si posono trovare sul suo sito personale www.danielkeyesauthor.com.