- Il robot con una coscienza dentro
- I nemici che vengono dal passato per parlare del futuro
- Il futuro che ha raggiunto il presente
- Il nuovo eroe e la macchina che crea
Il 29 ottobre, nella Sala d'Oro della Camera di Commercio di Lucca, il press café dedicato a Go Nagai e moderato dal giornalista del TG3 Riccardo Corbò ha portato sul palco l'uomo che ha inventato il super robot moderno. Non una semplice presenza da ospite per il 60° di Lucca Comics & Games, ma una consacrazione culturale costruita in oltre un anno: dal Pegaso d'Argento alla Cultura consegnato all'Expo di Osaka per il suo lavoro su Dante, alla nomina a socio onorario dell'Unione Dantesca Fiorentina per la sua Divina Commedia a fumetti, fino all'invito congiunto di Ministero della Cultura, Regione Toscana e Ambasciata del Giappone. In sala, accanto alle sue tavole, quattro fogli originali provenienti dagli Uffizi.
Il cuore fantascientifico dell'incontro è emerso subito.
Il robot con una coscienza dentro
Alla domanda su Mazinga Z, Nagai ha spiegato che all'inizio non esiste un piano per una saga. L'intuizione di partenza è quasi ingegneristica: immaginare una macchina da guerra che non è autonoma, ma ospita al suo interno una coscienza umana. Un uomo alla guida. Solo in un secondo momento, quando un produttore ne intuisce la portata seriale, gli chiede di pensare a piloti capaci di reggere più storie. Da quella richiesta nascono Koji Kabuto e tutti i piloti a seguire. Un processo che lui definisce continuo e naturale, mai preordinato.
Sulla sua formazione indica come primo modello Osamu Tezuka e confessa di aver sognato invano di diventarne assistente. La sua vera scuola è lo studio di Shōtarō Ishinomori, autore di Cyborg 009, dove ricopre il ruolo di capo assistente. Non riceve lezioni formali, racconta, ma osservando il lavoro quotidiano a stretto contatto impara moltissimo.
I nemici che vengono dal passato per parlare del futuro
Uno dei passaggi più interessanti per il pubblico sci-fi riguarda gli antagonisti. Interrogato sul perché i suoi nemici arrivano sempre da un passato remotissimo — Micenei, sauri, demoni — risponde che ogni epoca umana ha tramandato miti su creature malvagie. Il suo lavoro è riprenderle e riadattarle come minaccia futura, facendole funzionare in un racconto di guerra tecnologica. Tra i riferimenti decisivi cita l'Inferno dantesco, che costituisce un enorme serbatoio per le sue architetture demoniache. Proprio quel cortocircuito tra epos classico e robotica da combattimento rende possibile l'accostamento, oggi agli Uffizi, tra disegni cinquecenteschi e tavole di Goldrake.
Lo stesso principio vale per le trasformazioni. Alla domanda sulla differenza tra Duke Fleed e Hiroshi Shiba, chiarisce che i due casi non hanno nulla in comune dal punto di vista fantascientifico. Il primo è un alieno costretto a mimetizzarsi in forma umana e poi a rivelare la sua natura per combattere; il secondo è un cyborg la cui mutazione lo rende parte integrante della macchina stessa, la testa di Jeeg. Precisa anche di non aver mai voluto costruire supereroi in senso occidentale: quei corpi ibridi nascono solo perché funzionali alla storia.
Il futuro che ha raggiunto il presente
Il momento più profetico arriva con le domande su guerra e tecnologia. Sul tema del bene contro il male, dice che nelle sue opere i personaggi vivono la guerra e soffrono, con piena coscienza del dramma. L'auspicio è che quella sofferenza raccontata possa influenzare chi legge nel mondo reale.
Alla domanda sui droni e sui robot già impiegati sui campi di battaglia, ammette che si tratta di una visione che lo rende triste e preoccupato. Quando immagina quelle macchine, pensa a un futuro che non si avvera mai. Vederle oggi all'opera, come in un incubo scritto decenni fa, gli appare come un confine superato, con il timore che la situazione degeneri ulteriormente.
Inevitabile il riferimento ai giovani che in questi giorni manifestano in Italia. Osserva che quando la società non funziona come deve, le proteste diventano inevitabili, e auspica che si trovi un canale adeguato per far arrivare il dissenso ai governanti.
Il nuovo eroe e la macchina che crea
Interrogato su che superpotere darebbe oggi a un personaggio inedito, afferma che non punta più sulla potenza fisica. Immagina una figura fantasy fondata sulla forza interiore, sulle virtù, capace più di ispirare che di distruggere.
Sul presente del manga racconta che il settore è diventato venti o trenta volte più grande rispetto ai suoi esordi, con autori influenzati dalla tecnica giapponese in tutto il mondo. A colpirlo di più oggi è il passaggio dalla carta al digitale, che continua a non praticare ma che osserva con curiosità. Lo stesso vale per l'intelligenza artificiale: ha iniziato sessant'anni fa con matita e carta, non la conosce a fondo, ma ne segue con interesse l'evoluzione, perché nessuno può ancora prevedere come si integra nel processo creativo.
In chiusura, parlando di Lucca, ricorda di esserci stato negli anni Novanta, quando la manifestazione è molto più piccola, e di averla ritrovata trasformata in un evento diffuso in tutta la città. Dice di percepire un calore e una positività che augura diventino una spinta non solo per il festival, ma per il Giappone e per il mondo intero.











