"Il terrore è il luogo in cui la cottradizione si salda, si compone in figura", scrisse Giorgio Manganelli parlando di Melmoth, L'uomo errante di Charles Robert Maturin. Maturin nacque a Dublino nel 1782 e presto si dedicò alla carriera ecclesiastica; Melmoth è un romanzo gotico di forte impatto: il Diavolo interpreta se stesso fuori dai cliché faustiani, è difatti un "povero diavolo malvagio quanto romantico" dove le contraddizioni che C. R. Maturin sciorina lungo la narrazione sono un altissimo esempio di inquisizione dello spirito antropologico/primevo della coscienza umana. Il Melmoth di Maturin non concede un facile deus ex machina, anzi mette continuamente in gioco le sorti dei personaggi che ruotano intorno al Diavolo lasciando davvero poco spazio a facili interpretazioni: "ci voleva proprio un ecclesiastico per parlare del Male puro senza peli sulla lingua!"

Il Prete di Thomas M. Disch uscito per Fanucci è un romanzo difficilmente catalogabile: è un po' dark e un po' gotico, è qualcosa di nuovo? Per il momento è difficile dirlo con tutta sicurezza: potrebbe essere un nuovo "nuovo" oppure, semplicemente, un "vecchio" nuovo; se fosse vera la seconda ipotesi, allora Il Prete è un romanzo che non ha nulla da dire. Quando Thomas M. Disch iniziò a scrivere agli inizi degli anni Sessanta molto ci si aspettava da lui; ed in effetti, per quanto concerne il filone fantascientifico ha consegnato alla storia esempi mirabili di SF; più tardi si è concesso una pausa e si è destreggiato nel mondo della fantasy uscendone onorevolmente... Oggi ci propone Il Prete: il romanzo è sicuramente di forte impatto, ma dopo i primi due capitoli diventa un polpettone pulp; i personaggi inseriti in un contesto storico, quello della persecuzione alle eresie dei Valdesi, si muovono in uno scenario a dir poco anacronistico dove è difficile, se non impossibile, seguire il filo del discorso. Gli inserti pseudofilosofici reggono e non reggono anche se considerati su di un piano ampiamente immaginativo; detti inserti appesantiscono la narrazione e sviluppano un corpus narrativo arzigogolato dove è impossibile comprendere appieno le idee sociali di Disch: una cosa è però certa, Disch è un anticatollico sfegatato.

Molto intelligente la postfazione di Valerio Evagenlisti che accompagna l'uscita di questo romanzo in Italia: Evangelisti non può fare a meno di notare gli anacronismi e i blandi espedienti narrativi adottati da Disch per render coerente la sua storia, ma precisa che T. M. Disch è uno "scrittore da combattimento, satanico quel tanto che occorre... Il vero peccato è leggere Susanna Tamaro. Lì sì che non c'è remissione possibile." Thomas M. Disch con questo romanzo esce mezzo sconfitto: ha proposto molti punti di riflessione, ma li ha sviluppati poco o nulla e in non pochi casi li ha lasciati languire nel corpo narrativo. Il romanzo si conclude con una agnizione a dir poco infantile: Disch tenta indarno di spiegare tutti quei punti oscuri che ha lasciato in sospeso durante la narrazione, ci riesce, ma il lettore deve essere disposto a far non pochi voli di fantasia forzati, davvero troppo forzati.

Il Prete ha non pochi spunti interessanti che possono interessare i lettori amanti della letteratura dark, ma si deve essere anche disposti a leggere quattrocento e passa pagine con lo spirito di non attendersi un capolavoro, al massimo facili emozioni di quelle che si possono assumere quotidianamente bevendo direttamente da un brick di latte parzialmente scremato. Dispiace veramente che questa prova letteraria di Disch non sia all'altezza delle sue reali capacità; tuttavia va detto, ad onor di onestà, che Disch si è inoltrato in un sentiero a lui nuovo e forse ha gettato le basi per un nuovo filone letterario al di fuori degli stilemi dark e gotici. Insomma non è nulla affatto detto che Il Prete con il passare degli anni non possa essere rivalutato in maniera maggiormente positiva rispetto ad oggi: in fondo, questo romanzo impossibile da inquadrare in un filone letterario preciso soffre dell'incomprensione che viene tributata a tutto quanto è nuovo, e il "nuovo", se di qualcosa di nuovo si tratta davvero, deve aver tempo di poter maturare nella coscienza di lettori e critici.