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I progetti per un'astronave interstellare proseguono

Un convegno a Londra getta nuova luce sulle reali possibilità di costruire e lanciare una nave interstellare.

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Il sogni di molti appassionati di fantascienza è quello di salire su un'astronave e partire alla volta di un'altro sistema solare, se possibile più veloci della luce.

Al momento non si puà fare una cosa del genere, dato che non esistono astronavi interstellari, ma qualcuno sta pensando di rimediare alla mancanza, anche se per il momento si parla di navi ben lontane dalla velocità limite.

Lo scorso 21 ottobre si è tenuto a Londra presso la sede della Royal Astronomical Society, il secondo Starship Symposium, dove si è discusso delle sfide e delle opportunità offerte dall'eplorazione spaziale.

Tra i relatori figuravano James e Gregory Benford, Ian Crawford, Stephen Baxter e Lord Martin Rees, Astronomo Reale nonché padrone di casa.

Tra i vari argomenti discussi non poteva mancare la possibilità di costruire effettivamente un'astronave interstellare, in particolare si è discusso sulla fattibilità del progetto Orion, ideato dallo scienziato Freeman Dyson, e di Daedalus, una nave progettata dalla British Interplanetary Society negli anni settanta.

Il progetto Orion si basa sull'esplosione di una serie di bombe atomiche, che spingerebbero l'astronave (protetta da uno scudo e una serie di ammortizzatori) a grande velocità in un tempo molto breve.

Per quanto sembri pazzesca questa idea potrebbe funzionare davvero, i problemi di ordine pratico e ambientale sono però davvero tanti, forse troppi; in ogni caso il principio è stato utilizzato da Poul Anderson nel suo romanzo Orion risorgerà (Orion shall rise, 1983).

Leggermente più pratico sembra essere il Progetto Daedalus, messo a punto negli anni settanta dalla British Interplanetary Society.

Si tratta di utilizzare un razzo a  fusione per raggiungere il 12% della velocità della luce, questo permetterebbe di arrivare alla Stella di Barnard, che è a circa sei anni luce di distanza, in "soli" 50 anni.

In effetti un mucchio di tempo per un obiettivo limitato, visto che solo le tre stelle del sistema di Alfa Centauri sono più vicine della Stella di Barnard.

Per questo la British Interplanetary Society, congiuntamente con la Fondazione Tau Zero (questa volta Anderson non c'entra... credo), sta aggiornando il progetto.

L'obiettivo è quello di raggiungere almeno il 30% della velocità della luce, questo permetterebbe in 60 anni di viaggio una ventina di sistemi stellari.


Le stelle più vicine ingrandisci

Certo, ancora un mucchio di tempo ma anche molti obiettivi, alcuni dei quali potrebbero ospitare pianeti compatibili con la vita.

Il nome del nuovo progetto è Icarus, lo sfortunato figlio di Daedalus, la sfortunata fine del giovane non sembra però impressionare i responsabili, loro vogliono sfiorare un'altra stella a tutti i costi.

E il costo (quello economico) sarà senza dubbio alto, per un'astronave del genere saranno probabilmente necessarie risorse di ordine planetario, la vecchia Daedalus doveva pesare 54.000 tonnellate, Icarus probabilmente passerà questo limite.

Si renderà necessario assemblare l'astronave nello spazio, e sarebbe utilissimo poter disporre dell'ascensore spaziale caro ad Arthur C. Clarke, dopotutto è come costruire un corazzata della seconda guerra mondiale in orbita e usare i razzi sarebbe terribilmente inefficiente.

Il vero problema è però il carburante, il reattore a fusione utilizza un sistema a contenimento inerziale e fasci di elettroni per comprimere e fondere capsule di Helium-3, un isotopo molto raro sulla Terra e molto complesso da produrre.

Sembra però che si trovi in maggior quantità nella crosta lunare e nelle atmosfere dei giganti gassosi, non resta che organizzarsi e andarlo a prendere.

Il lancio di Icarus è previsto per il 2050, forse una data ottimistica, ma i lavori proseguono, e chissà che non si parta davvero per la metà del secolo.


Daedalus a confronto con un Saturno 5 ingrandisci

Il simposio di Londra lascia comunque qualcosa di molto concreto e subito disponibile, un volume pieno di racconti e saggi ll cui titolo è Starship Century — Toward the grandest horizon, a cura di James e Gregory Benford.

I primi sono stati scritti da Neal Stephenson, David Brin, Joe Haldeman, Nancy Kress, Stephen Baxter, Gregory Benford, Richard A. Lovett e Allen Steele, mentre i saggi sono opera di  Stephen Hawking, Freeman Dyson, Robert Zubrin, John Cramer, Peter Schwartz, Martin Rees, Ian Crawford, James Benford, Geoffrey Landis, Paul Davies e Adam Crowl.

Un'opera davvero intrigante, che spero qualche editore di casa nostra decida di pubblicare, scienziati e scrittori di fantascienza uniti in un sogno che potrebbe diventare realtà.

 

Autore: Giampaolo Rai - Data: 28 ottobre 2013 - Fonte: http://io9.com/meet-the-people-who-want-to-build-our-first-starship-1452272371

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Commenti

1 Il sistema di propulsione Orion, per quanro a prima vista sconcertante, è stato dimostrato essere il più efficiente mezzo di propulsione spaziale. Fu accuratamente sottoposto a revisione tecnica dalla DARPA nei primi anni sessanta e il risultato fu di assoluta realizzabilità. La corsa alla Luna e il crescente ostracismo verso l'energia nucleare lo segregaromo poi nelle segrete del pensiero. Dyson affermava che Orion avrebbe consentito di raggiungere Marte in una settimana e Saturno in un mese. Si racconta che la NASA avesse proposto a Kubrick tale propulsore per la Discovery di 2001, ma il regista, nauseato dalle tematiche atomiche dopo il dottor Stranamore, non ne avesse voluto sapere. Orion compare senza citazione diretta anche in Titano di Varley e in Deep Impact di Spielberg, per citare solo due note opere.

» postato da (Ivo Luigi Bertani) alle 11:56 del 28-10-2013

2 Purtroppo Orion non ha molte possibilità, dato che solo il citare la propulsione nucleare scatenerebbe una reazione da parte delle associazioni ambientaliste di dimensioni bibliche. Le tematiche della sicurezza legate alla costruzione e all'accumulo di tante minitestate sarebbero in effetti terribili, basti pensare a cosa succederebbe se qualcosa andasse storto nelle primissime fasi dell'accensione.

» postato da Anacho alle 14:29 del 28-10-2013

3 «Purtroppo Orion non ha molte possibilità, dato che solo il citare la propulsione nucleare scatenerebbe una reazione da parte delle associazioni ambientaliste di dimensioni bibliche. Le tematiche della sicurezza legate alla costruzione e all'accumulo di tante minitestate sarebbero in effetti terribili, basti pensare a cosa succederebbe se qualcosa andasse storto nelle primissime fasi dell'accensione.» A parte il problema di portare le testate in orbita (cosa succede se il vettore si rompe?), ho seri dubbi sul fatto che lo scudo di poppa e gli ammortizzatori siano in grado di sopportare esplosioni multiple: bene che vada dovrebbero come minimo surriscaldarsi e senza un enorme radiatore per dissipare il calore (che nel progetto non si vede), dovrebbero fondere. Ammesso che lo scudo sia indistruttibile come quello di Capitan America, l'esplosione dovrebbe essere poi perfettamente omogenea e simmetrica, in modo che la nave non perda il suo assetto, innescando un pericolosissimo tumbling che porterebbe l'habitat fuori dall'ombra dello scudo, esponendo l'equipaggio all'esplosione e alle radiazioni. Penso che sia più pratico il progetto Starwisp http://en.wikipedia.org/wiki/Starwisp

» postato da Quaoar alle 15:19 del 28-10-2013

4 Mah! Quante bombe atomiche bisognerebbe stivare per poter accelerare la "nave" ad un numero di "G" sopportabile? Forse quando si riuscira' ad ottenere la fusione nucleare controllata, la si potra' utilizzare per accelerare un propellente inerte ad altissime velocita' come nei propulsori ionici. C'e' poi forse la possibilita' di utilizzare un reattore nucleare a fissione per produrre l'energia necessari ad alimentare un motore a ioni di tipo Vasimir.

» postato da (Enrico R) alle 18:59 del 28-10-2013

5 Le esplosioni nucleari devono essere necessariamente piccole, per non disperdere l'energia nel vuoto, e quindi non servira' molto materiale fissile, ma serviranno tante piccole o piccolissime bombe atomiche... il problema semmai e' che (se ricordo bene) la fissione richiede una massa critica di uranio per innescare la reazione, quindi le bombe non possono essere "troppo" piccole. Parlo da assoluto profano, ovviamente :-))

» postato da Jory Kaiden 2 alle 20:18 del 28-10-2013

6 «Purtroppo Orion non ha molte possibilità, dato che solo il citare la propulsione nucleare scatenerebbe una reazione da parte delle associazioni ambientaliste di dimensioni bibliche. Le tematiche della sicurezza legate alla costruzione e all'accumulo di tante minitestate sarebbero in effetti terribili, basti pensare a cosa succederebbe se qualcosa andasse storto nelle primissime fasi dell'accensione.» Non solo, qualsiasi sistema di propulsione sufficientemente potente è anche un arma, nel caso dell'Orion sarebbe pure un cannone orbitale capace di sparare testate nucleari su bersagli al suolo. NESSUNO stato vorrebbe che un aggeggio simile fosse in orbita e sotto il controllo di un altra nazione.

» postato da L.MCH alle 21:17 del 28-10-2013

7 Jory Kaiden 2 ha scritto: "serviranno tante piccole o piccolissime bombe atomiche... il problema semmai e' che (se ricordo bene) la fissione richiede una massa critica di uranio per innescare la reazione, quindi le bombe non possono essere "troppo" piccole." L'ultima bomba a uranio fatta detonare (dagli Stati Uniti) fu quella di Hiroshima, a Nagasaki e Bikini furono usate bombe al plutonio, elemento (artificiale) più adatto alla fissione nelle armi nucleari in quamnto richiede una massa critica ridotta. Dopo la realizzazione della bomba H a fusione tutti i primari di innesco furono micro bombe atomiche al plutonio. Si racconta che Stalin agli scienziati che volevano realizzare la prima atomica sovietica usando il più avanzato pluronio impose l'uranio perchè voleva una copia esatta della bomba di Hiroshima. Questa la leggenda vuole che fosse stata assemblata con l'uranio tedesco del famoso sommergibile U234 partito dalla Germania verso il Giappone negli ultimi giorni di guerra. Gli Stati Uniti erano infatti a corto di uranio 235 e per altro non erano sicuri che la bomba al plutonio (sperimentata ad Alamogordo) avrebbe funzionato. Quanto agli ambientalisti o pseudo tali (luddisti?), o si avrà il coraggio di farli ragionare o è meglio dire addio per sempre alla conquista dello spazio.

» postato da (Ivo Luigi Bertani) alle 21:48 del 28-10-2013

8 «Quanto agli ambientalisti o pseudo tali (luddisti?), o si avrà il coraggio di farli ragionare o è meglio dire addio per sempre alla conquista dello spazio.» Mi pare che il problema attualmente sia trovare finanziamenti decenti per portare avanti un programma spaziale, gli ambientalisti al momento mi sembrano l'ultimo degli ostacoli.

» postato da Paolo7 alle 22:08 del 28-10-2013

9 Francamente mi sembra una gran boiata di idea. ... Il futuro sta in quello che non conosciamo, prima fra tutte la gravità, poi la struttura dell'universo e della materia, poi l'unificazione delle leggi della fisica, ecc... Fare progetti senza le conoscenza base mi sembra immaginoso, pericoloso e sciocco. (e anche... poco utile... a cosa servirebbe una nave che per raggiungere anche solo le stelle più vicine impiegherebbe 50/80/100 anni...?!)

» postato da senji alle 09:26 del 29-10-2013

10 Caro Senji, le astronavi interstellari descritte nell'(ottimo) articolo fanno parte del dominio dell'Ingegneria, non della Scienza che si occupa di tutt'altri argomenti. Marconi era un tecnologo, Hertz e Maxwell scienziati e infatti non è a loro che viene attribuita l'invenzione delle radiocomunicazioni che però non esisterebbero senza i loro fondamentali studi. Ci sono poi eccezioni come Enrico Fermi che era un po' ingegnere e un po' scienziato e infatti prima teorizzò poi costruì materialmente la prima Pila Atomica. Va considerato inoltre che la Rivoluzione Industriale si è sviluppata con macchine a vapore costruite PRIMA che le leggi della termodinamica fossero compiutamente sistematizzate. Qualcosa di analogo è avvenuto con gli elaboratori elettronici che sono nati ben PRIMA che l'Informatica sorgesse come scienza. Questo per ricordare che il rapporto tra scienza e tecnologia non è così lineare come sembra a prima vista. Quanto a Orion e in generale alla tecnologia nucleare, questo è un sapere ormai maturo, tanto che gli scienziati "puri" tendono (giustamente) a snobbare le problematiche della fissione in quanto non portano alcun nuovo sapere. Astronavi nucleari a fissione sono già oggi alla nostra portata e consentirebbero di esplorare il sistema solare a costi e in tempi ragionevoli. Certo forse un giorno scopriremo che la relatività di Einstein può essere superata e la velocità della luce non costituire un limite, ma intanto... vogliamo andare su Marte in bicicletta? Come diceva mia nonna "Il Meglio è nemico del Bene".

» postato da (Ivo Luigi Bertani) alle 13:28 del 29-10-2013

11 « Quanto a Orion e in generale alla tecnologia nucleare, questo è un sapere ormai maturo, tanto che gli scienziati "puri" tendono (giustamente) a snobbare le problematiche della fissione in quanto non portano alcun nuovo sapere. Astronavi nucleari a fissione sono già oggi alla nostra portata e consentirebbero di esplorare il sistema solare a costi e in tempi ragionevoli. Certo forse un giorno scopriremo che la relatività di Einstein può essere superata e la velocità della luce non costituire un limite, ma intanto... vogliamo andare su Marte in bicicletta? Come diceva mia nonna "Il Meglio è nemico del Bene". » Ma serve parecchia (e costosa) sperimentazione prima di arrivare a qualcosa di utilizzabile, inoltre resta il problema che la versione originale di Orion è un arma che nessuno vorrebbe ritrovarsi sulla testa. Semmai avrebbe più senso un NERVA "ripulito". Resta poi il problema dei dissipatori di calore (nello spazio non c'e' aria o acqua esterna verso cui disspare il calore in eccesso) nel caso si installino anche reattori oppure RTG anche per la produzione di corrente dell'astronave e neil sistema di generazione di elettricità, ma ultimamente ci sono stati degli sviluppi parecchio interessati con dissipatori/generatori basati su "quantum well" (pozzi quantici) con la capacità teorica di "estrarre" circa 9KW per metro quadro per 1 grado di differenza tra le due superfici (in pratica se ci sono 100 gradi di differenza riesce ad "estrarre" quasi 1Megawatt per metro quadro :shock: ), solo che serve una struttura a sandwich di spessore microscopico con la parte "calda" all'interno, quindi le prestazioni realisticamente ottenibili per ora sono molto più basse di quelle teoriche di picco. Ma se si riuscisse a realizzare un sistema anche con solo 1/10 di quelle prestazioni si potrebbero realizzare dei propulsori "elettrici" (che sparano elettroni per ottenere spinta) usando reattori oppure RTG molto compatti (circuito di raffreddamento senza liquidi o almeno completamente sigillato e molto piccolo rispetto a quelli attualmente necessari).

» postato da L.MCH alle 16:08 del 29-10-2013

12 « Ma serve parecchia (e costosa) sperimentazione prima di arrivare a qualcosa di utilizzabile, inoltre resta il problema che la versione originale di Orion è un arma che nessuno vorrebbe ritrovarsi sulla testa.» Credo che qualsiasi astronave capace di raggiungere il 30% della velocità della luce, come dice nell'articolo, sarebbe una possibile arma. Ora, io non sono un fisico, ho fatto qualche calcolo, e non so se sono corretti, ma se lo sono, un oggetto di soli 200 kg lanciato a una velocità simile dovrebbe contenere più energia cinetica di quella rilasciata dall'esplosione della Tsar Bomba. Usato come proiettile qualche danno lo farebbe.

» postato da AKKA alle 19:24 del 29-10-2013

13 Privo come sono di qualunque conoscenza scientifica, vedo al momento grossi problemi soprattutto dal punto di vista economico. Un conto in sostanza è teorizzare, un conto realizzare. Per quanto consideri altrettanto nobile il mero studio teorico di fattibilità, ho inoltre il forte dubbio che senza una forte spinta dettata da necessità o curiosità (segnali da qualche parte dell'universo, la scoperta di un asteroide che tra x decenni possa impattare sul nostro pianeta), nei prossimi anni non faremo grandissimi passi nell'ingegneria aerospaziale.

» postato da Antha alle 19:34 del 29-10-2013

14 « Credo che qualsiasi astronave capace di raggiungere il 30% della velocità della luce, come dice nell'articolo, sarebbe una possibile arma. » C'è un bel romanzo in proposito: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Killing_Star PS l'autore, Charles Plellegrino è quello che ha disegnato l'astronave di Avatar.

» postato da Quaoar alle 23:14 del 29-10-2013

15 «Privo come sono di qualunque conoscenza scientifica, vedo al momento grossi problemi soprattutto dal punto di vista economico. Un conto in sostanza è teorizzare, un conto realizzare. Per quanto consideri altrettanto nobile il mero studio teorico di fattibilità, ho inoltre il forte dubbio che senza una forte spinta dettata da necessità o curiosità (segnali da qualche parte dell'universo, la scoperta di un asteroide che tra x decenni possa impattare sul nostro pianeta), nei prossimi anni non faremo grandissimi passi nell'ingegneria aerospaziale.» Già, ma quello che servirebbe davvero è qualcosa che riduca drasticamente i costi di messa in orbita. Una volta che succede questo, tutto quello che c'è "la fuori" diventa "interessante" per una ragione o l'altra e diventa più semplice mettere a punto tecnologie per eventuali passi successivi.

» postato da L.MCH alle 23:48 del 29-10-2013

16 Grande articolo. Grazie. Mi sentivo orfano di qualche notizia importante dal mondo scientifico. Ultimamente, la mia impressione è che la fantascienza si sia un po' ripiegata su se stessa, seduta a guardarsi l'ombelico, trascurando i progressi della scienza e le esplorazioni dello spazio (che poi dovrebbero essere uno dei suoi principali motivi di esistenza). Ed è bello vedere tanti che si appassionano alla discussione.

» postato da Franco Piccinini alle 20:52 del 30-10-2013

17 «Ultimamente, la mia impressione è che la fantascienza si sia un po' ripiegata su se stessa, seduta a guardarsi l'ombelico, trascurando i progressi della scienza e le esplorazioni dello spazio.» Bhè...complimenti...una frase e quasi 30 anni di Cyberpunk, New Space Opera ed affini buttati nello scarico. Quanto è passato da quando hai letto "vera" fantascienza? ...un mezzo secoletto? «che poi dovrebbero essere uno dei suoi principali motivi di esistenza» io ci vedrei una relazione un pochetto più complicata di quella che sembra una parassitosi...e comunque mai letto Reynolds, Simmons, Asher, Banks, Stross...etc etc...

» postato da Zakalwe alle 21:22 del 30-10-2013

18 « Già, ma quello che servirebbe davvero è qualcosa che riduca drasticamente i costi di messa in orbita. Una volta che succede questo, tutto quello che c'è "la fuori" diventa "interessante" per una ragione o l'altra e diventa più semplice mettere a punto tecnologie per eventuali passi successivi.» Quel qualcosa, volendo ci potrebbe essere senza alcun bisogno di nuove tecnologie: http://www.bristolspaceplanes.com/ A differenza di altri progetti come il Venture Star o lo Skylon, gli spazioplani della Bristol sono progetti conservativi che fanno uso di propulsori ampiamente collaudati e presenti sul mercato: turboreattori e razzi LOX-Kerosene per il carrier e razzi LOX-LH2 per l'orbiter. L'idea geniale consiste nel riconoscere che un orbiter a stadio singolo riutilizzabile è al limite delle attuali possibilità tecnologiche, ma se si "spezza" lo spazioplano in due stadi, sempre completamente riutilizzabili, andare in orbita diventa molto più semplice: avremo quindi un primo stadio chiamato "carrier" che decolla orizzontalmente come un aereo e vola fino a Mach2 con quattro turboreattori, poi accende i razzi a ossigeno liquido e kerosene e accelara fino a Mach4 mentre sale nello spazio. Una volta fuori dall'atmosfera, l'orbiter viene sganciato e prosegue fino all'orbita bassa spinto da sei razzi a idrogeno e ossigeno liquido, mentre il carrier rientra e atterra come un normale aeroplano. Terminata la missione l'orbiter rientra e atterra planando come uno shuttle.

» postato da Quaoar alle 22:48 del 30-10-2013

19 Diversi di voi, più addentro a materie tecnologiche, parlano giustamente di alcune tecnologie, diciamo alla portata di mano. E magari la cosa ci sta. Ma per il momento (intendo dire il contesto attuale), non la penso del tutto come L.MCH, sul fatto che la "fattibilità" di una cosa, abbia poi come conseguenza lo sviluppo dell'interesse. Anzi, ritengo che sia il contrario. Intanto per quel che ne sappiamo, la fuori (alla nostra portata...), non c'è nulla. Quindi il mio dubbio è che i discorsi su vettori spaziali ecc. ecc. , rimarranno esclusivamente oggetto di teoria se prima non si trova comunque "l'interesse" da ottenere, ancor prima che approfondire. Che so. Prelievo, con ritorni economici, di materie prime dagli asteroidi, pianeti o lune del ns sistema solare. Qualche cosa tipo quello visto nel film "Atmosfera zero", tanto per intenderci. Ma anche per quello ho idea che ci vorranno decenni.

» postato da Antha alle 18:58 del 31-10-2013

20 «Diversi di voi, più addentro a materie tecnologiche, parlano giustamente di alcune tecnologie, diciamo alla portata di mano. E magari la cosa ci sta. Ma per il momento (intendo dire il contesto attuale), non la penso del tutto come L.MCH, sul fatto che la "fattibilità" di una cosa, abbia poi come conseguenza lo sviluppo dell'interesse. Anzi, ritengo che sia il contrario. Intanto per quel che ne sappiamo, la fuori (alla nostra portata...), non c'è nulla. » Il grosso del costo è il trasferimento dal suolo terrestre ad orbita terrestre. Se si trova un modo per rendere sufficientemente economico il costo di messa in orbita si aprono automaticamente un sacco di opportunità per la "pulizia degli slot orbitali" e per la messa in orbita di satelliti ENORMI (con molte più capacità di quelli attuali e che prevedano pure un "servizio di assistenza" per prolungarne l'operatività). Questo farà da volano per tutto il resto. Ad esempio una delle mie fisse è la costruzione sulla Luna di installazioni per la produzione di infrastrutture e ricerca avanzata, sistemi di backup e data processing (tipo "cloud spaziale" per elaborazione e storage che non richiedono tempi di interazione ridotti), ecc. ecc. Questo farebbe anche da volano per il biotech "spaziale" (in particolare ricerche su come mitigare gli effetti della bassa gravità, ma anche sviluppo di tecnologie di coltivazione su suoli non-terrestri ecc.) in modo poi da aprire la strada ai passi successivo ovvero Marte e Venere. Marte è il più promettente per il terraforming (parziale) a breve termine, ma Venere lo è molto di più se si trova il modo di dare una sistemata alla sua atmosfera prima raffreddandola (e riducendo la pressione al suolo) e poi "rendendola più amichevole per forme di vita".

» postato da L.MCH alle 20:22 del 31-10-2013

21 «Diversi di voi, più addentro a materie tecnologiche, parlano giustamente di alcune tecnologie, diciamo alla portata di mano. E magari la cosa ci sta. Ma per il momento (intendo dire il contesto attuale), non la penso del tutto come L.MCH, sul fatto che la "fattibilità" di una cosa, abbia poi come conseguenza lo sviluppo dell'interesse. Anzi, ritengo che sia il contrario. Intanto per quel che ne sappiamo, la fuori (alla nostra portata...), non c'è nulla. Quindi il mio dubbio è che i discorsi su vettori spaziali ecc. ecc. , rimarranno esclusivamente oggetto di teoria se prima non si trova comunque "l'interesse" da ottenere, ancor prima che approfondire. Che so. Prelievo, con ritorni economici, di materie prime dagli asteroidi, pianeti o lune del ns sistema solare. Qualche cosa tipo quello visto nel film "Atmosfera zero", tanto per intenderci. Ma anche per quello ho idea che ci vorranno decenni.» L'interesse c'è, per lo meno da parte dei privati, come Elon Musk, il miliardario fondatore di Pay Pal, che ha fondato la SpaceX, il cui vettore Falcon 9 viene attualmente utilizzato per rifornire l'ISS. Per abbattere i costi di lancio da 50 milioni ad appena 300 mila $, la SpaceX sta lavorando su una versione completamente riutilizzabile del Falcon 9, i cui il primo, il secondo stadio e la capsula eseguono un rientro controllato e atterrano verticalmente sulla stessa postazione di lancio. http://www.youtube.com/watch?v=sSF81yjVbJE I primi test sono già cominciati la scorsa estate con risultati promettenti. http://en.wikipedia.org/wiki/SpaceX_reusable_rocket_launching_system In questo video potete ammirare i test del dimostratore Grasshopper: un razzo alto più di 300 metri che decolla e atterra verticalmente, che serve a mettere a punto il sistema di stabilizzazione per la discesa controllata. http://www.spacex.com/news/2013/03/31/reusability-key-making-human-life-multi-planetary Il primo lancio con un recupero del primo stadio dovrebbe avvenire alla fine del 2014.

» postato da Quaoar alle 15:18 del 01-11-2013

22 Intervengo pure io in questa discussione. Non sono un ingegnere spaziale, neppure uno scienziato, ma un profano amante delle space opera: questa la premessa. Direi che prima di fare qualsiasi ragionamento sulla potenza/velocità, sui tempi per arrivare alla stella più vicina e di conseguenza sulla propulsione da utilizzare sarebbe il caso che spiegaste ai comuni mortali come è possibile evitare le radiazioni cosmiche, notoriamente nocive per gli esseri umani e concepire un viaggio così lungo con la stessa assenza di gravità, che comporta problemucci di non poco conto nel lungo periodo. Ah non potete cavarvela con l'ibernazione in capsule, stasi e cose simili perché non è cosa possibile per così lunghi periodi. Per me l'esplorazione dello spazio profondo sarà possibile solo quando si risolveranno questi problemi e quando ci sarà una rivoluzione robotica che abbia come punto di arrivo la creazione di androidi simili in tutto e per tutto nelle movenze e che si avvicinino per processi logici e cognitivi agli esseri umani. Quindi prima di studiare la propulsione forse e dico forse bisognerebbe risolvere problemi più impellenti e direi basici per la sopravvivenza dell'uomo nello spazio.

» postato da Kobol77 alle 18:16 del 01-11-2013

23 Anche la Kristel Aerospace ha il suo progetto per un lanciatore orbitale a due stadi completamente riutilizzabili. http://www.youtube.com/watch?v=x-YiLEaIvvA Notare l'interessante piattaforma d'atterraggio elastica, che fa risparmiare al secondo stadio il peso dei supporti e degli ammortizzatori. Come vedete, i privati si fanno avanti con progetti più economici e funzionali rispetto al faraonico e fallimentare progetto Shuttle dell NASA.

» postato da Quaoar alle 18:36 del 01-11-2013

24 «Intervengo pure io in questa discussione. Non sono un ingegnere spaziale, neppure uno scienziato, ma un profano amante delle space opera: questa la premessa. Direi che prima di fare qualsiasi ragionamento sulla potenza/velocità, sui tempi per arrivare alla stella più vicina e di conseguenza sulla propulsione da utilizzare sarebbe il caso che spiegaste ai comuni mortali come è possibile evitare le radiazioni cosmiche, notoriamente nocive per gli esseri umani e concepire un viaggio così lungo con la stessa assenza di gravità, che comporta problemucci di non poco conto nel lungo periodo. Ah non potete cavarvela con l'ibernazione in capsule, stasi e cose simili perché non è cosa possibile per così lunghi periodi. Per me l'esplorazione dello spazio profondo sarà possibile solo quando si risolveranno questi problemi e quando ci sarà una rivoluzione robotica che abbia come punto di arrivo la creazione di androidi simili in tutto e per tutto nelle movenze e che si avvicinino per processi logici e cognitivi agli esseri umani. Quindi prima di studiare la propulsione forse e dico forse bisognerebbe risolvere problemi più impellenti e direi basici per la sopravvivenza dell'uomo nello spazio.» Ecco questo è infatti un punto non da poco. E senza andare a pensare a missioni di lungo raggio. Mi pare che già la prolungata permanenza sulla stazione spaziale provochi qualche problema. Insomma di carne al fuoco da cuocere bene ve ne è tanta. Troppa per i tempi che viviamo

» postato da Antha alle 18:44 del 01-11-2013

25 «Intervengo pure io in questa discussione. Non sono un ingegnere spaziale, neppure uno scienziato, ma un profano amante delle space opera: questa la premessa. Direi che prima di fare qualsiasi ragionamento sulla potenza/velocità, sui tempi per arrivare alla stella più vicina e di conseguenza sulla propulsione da utilizzare sarebbe il caso che spiegaste ai comuni mortali come è possibile evitare le radiazioni cosmiche, notoriamente nocive per gli esseri umani e concepire un viaggio così lungo con la stessa assenza di gravità, che comporta problemucci di non poco conto nel lungo periodo.» Scudo a magnetosfera per le radizioni cosmiche: http://earthweb.ess.washington.edu/space/M2P2/rad.shielding.pdf La gravità artificiale non è un problema e la puoi ottenere facilmente con un habitat rotante. Ovviamente però il viaggio interstellare resta fantascienza. Al massimo si potrebbe pensare di spedire una sonda inanimata come la Starwisp, accelerata da un fascio di microonde generato da una stazione spaziale. Potrebbe raggiungere il 10-20% di c, ma ovviamente non potrebbe decelerare, perché manca una stazione nel sistema di destinazione. Però potrebbe raccogliere immagini durante un flyby e inviarle mediante un comunicatore a impulsi laser. C'è però un altro problema del viaggio interstellare a velocità relativistiche: lo spazio non è vuoto e l'impatto con un micrometeorite avrebbe conseguenze catastrofiche.

» postato da Quaoar alle 18:45 del 01-11-2013

26 Molto bello,spero che venga costruita un giorno

» postato da Glenn alle 01:46 del 05-10-2014

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