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Nelle librerie il romanzo d’esordio, rivolto a giovani lettori, di William Osborne, sceneggiatore cinematografico di successo, che si presenta nelle librerie con il romanzo L’angelo di Hitler (Hitler’s Angel, 2012), curiosamente stesso titolo di un bellissimo romanzo di Kristine Rusch pubblicato da Delos Books alcuni anni fa.
Il romanzo si svolge nel 1941, l’autore ci narra una storia che avrebbe potuto cambiare il corso della Storia, quella con la maiuscola e che come tale è scritta nei libri.
Due ragazzi, Otto e Lena sono arrivati in Inghilterra da poco. Sono fuggiti dalla Germania nazista, uno perchè di famiglia comunista e l’altra perchè ebrea, vengono “arruolati” dai servizi segreti inglesi, tornare in Germania per portare a termine un’impresa veramente pericolosa.
Devono attuare un rapimento che non è tale ma piuttosto una liberazione e la fuga avventurosa fino al suo epilogo imprevedibile. Ma chi è quella bambina e perché proprio due ragazzi sono stati segretamente mandati dagli inglesi a prenderla, nel mentre le autorità tedesche si mettono in movimento per impedire che i tre riescano a uscire dal Paese? Le cose, in verità, non sono mai come sembrano e, poco a poco, i due protagonisti scoprono qual è la vera identità della loro piccola amica...
Un romanzo avventuroso, pieno di colpi di scena e una ipotesi che avrebbe potuto cambiare la nostra Storia.
«Ho pensato molto a lei, a chi può essere. Se Hess è il suo cosiddetto zio, chi pensi sia il padre?». «E dai, non vorrai mica dire…», sbottò Otto incredulo. «Sì, invece. È proprio quello che sto dicendo», rispose Leni. «Hitler?».
Otto pronunciò quel nome con cautela. «Sì. È per questo che i tedeschi la vogliono a tutti i costi. E anche gli inglesi». Otto la guardò, pallido in volto. Per la prima volta, Leni lesse la paura nel suo volto.
William Osborne è nato in Inghilterra nel 1960 e ha studiato a Cambridge, avviando una brillante carriera da avvocato. Nella seconda metà degli anni Ottanta si è reinventato come sceneggiatore cinematografico, contribuendo alla realizzazione di una sessantina di film di successo, tra cui I gemelli (1988), Fermati, o mamma spara (1992), Alaska — Sfida tra i ghiacci (2001), Il re scorpione (2002). L’angelo di Hitler è il suo primo romanzo per giovani adulti.
Europa, 1941. In Germania Hitler è all’apice del potere. Due ragazzi, Otto e Leni, sono costretti a fuggire in Gran Bretagna: la famiglia di Otto è stata catturata dalle SS perché comunista, quella di Leni perché ebrea. Convocati dall’ammiraglio MacPherson, il braccio destro di Churchill, vengono arruolati in una missione che cambierà per sempre le loro vite: rapire Angelika, una ragazzina rinchiusa in un convento in Baviera, che custodisce un terribile segreto. Dalla sua sopravvivenza potrebbe cambiare il corso della Storia…
William Osborne, L’angelo di Hitler (Hitler’s Angel, 2012) Traduzione di Simone Buttazzi, Edizioni Sonda, collana Hidrogeno 2, pagg. 235, euro 14,00
2 «Con tutto il rispetto per Osborne - e questo non è neanche un giudizio sul valore narrativo del romanzo, che non ho letto - preferirei che di Hitler e nazisti non se ne parlasse mai più, insomma che ce ne dimenticassimo per sempre. Ma questa è pura fantascienza
»
Non parlarne più vorrebbe dire dimenticare gli errori della storia e quindi essere costretti a ripeterli.
Tuttavia, è anche vero che spesso i nazisti godono del fascino del cattivo cinematografico. Più che gli orrori che hanno commesso viene messa in evidenza la forza. Il che ovviamente è molto diseducativo.
S*
» postato da S* alle 12:04 del 06-12-2012
3 ««Con tutto il rispetto per Osborne - e questo non è neanche un giudizio sul valore narrativo del romanzo, che non ho letto - preferirei che di Hitler e nazisti non se ne parlasse mai più, insomma che ce ne dimenticassimo per sempre. Ma questa è pura fantascienza
»
Non parlarne più vorrebbe dire dimenticare gli errori della storia e quindi essere costretti a ripeterli.
Tuttavia, è anche vero che spesso i nazisti godono del fascino del cattivo cinematografico. Più che gli orrori che hanno commesso viene messa in evidenza la forza. Il che ovviamente è molto diseducativo.
S*»
Spesso i nazisti in film e romanzi sono usati come macchiette, se togli le svastiche sono indistinguibili dal solito cattivo spaccatutto musulmano, nazista o anarchico alla Joker.
» postato da yurika m. alle 15:45 del 20-01-2013
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1 Con tutto il rispetto per Osborne - e questo non è neanche un giudizio sul valore narrativo del romanzo, che non ho letto - preferirei che di Hitler e nazisti non se ne parlasse mai più, insomma che ce ne dimenticassimo per sempre. Ma questa è pura fantascienza
» postato da Vittorio Catani alle 10:56 del 06-12-2012