Libri di fantascienza
Libri fantasy
Libri Delos Books
Urania - Editrice Nord
Fanucci - Usato
Collezionismo
Pagamenti con carta di credito, bonifico bancario o bollettino postale - Entra »

C'è stato un tempo in cui Urania era considerata una collana che massacrava i testi che pubblicava. Era l'epoca di Fruttero e Lucentini, che non facevano mistero di considerare la gran parte dei romanzi di fantascienza poco più di semplice intrattenimento che poteva essere riadattato ai formati della collana da edicola senza eccessive remore. Questa politica paradossalmente fece la fortuna di una serie di editori che si fecero notare sul mercato proprio grazie a un approccio più serio e rispettoso. In quegli anni era frequente trovare sulle copertine un bollino con l'avviso "edizione integrale", termine che oggi siamo certamente più abituati a trovare riferito alle fette biscottate che ai libri.
Con il passaggio della collana nelle mani di Montanari prima e di Giuseppe Lippi poi la qualità della cura è enormemente aumentata, e anche la considerazione degli appassionati. Ottime scelte, traduzioni di qualità e rispetto per i testi; il tutto a prezzi molto bassi, che uniti alla scarsità di altre proposte editoriali hanno riportato Urania al centro del mondo degli appassionati di fantascienza.
È particolarmente dolorosa quindi la polemica nata nelle ultime settimane intorno alla pubblicazione di Alla fine dell'arcobaleno, romanzo di Vernor Vinge vincitore del premio Hugo, il cui testo è stato, per usare un termine tecnico, "asciugato" per rientrare nei limiti massimi di lunghezza di Urania.
Il dibattito si è sviluppato con toni anche accesi sul blog di Urania, ma si è esteso anche sul nostro forum e ovviamente su siti amatoriali dedicati alla rivista mondadoriana. Alcuni lettori hanno postato il testo della prima pagina originale e della versione italiana, che appariva semplificata col taglio di alcune frasi. La stessa lunghezza del libro sembra suggerire un certo lavoro di asciugatura, se l'edizione USA è di 400 pagine e quella italiana di 350 (e di solito l'italiano è un 15/20% più lungo).
Mondadori da parte sua non nega i tagli. Come spiega il curatore, Giuseppe Lippi, quando un libro è troppo lungo per Urania le scelte sono solo due: spezzarlo in due o accorciarlo. In questo caso la prima opzione non era praticabile (i due volumi risultanti sarebbero stati troppo corti), quindi è stata scelta la seconda. I tagli, comunque, su questo Lippi insiste, sono stati fatti ragion veduta, lavorando solo su frammenti di testo non strutturali. Aggettivi, frasi ridondanti, spiegazioni inutili ai fini della storia. Un tipo di tagli, aggiungeremmo, che nella fantascienza moderna non è difficile fare vista la verbosità e la tendenza ad allungare il brodo di molti autori, anche se forse Vinge non è tra questi.
L'ultimo punto del dibattito riguarda la trasparenza dell'operazione. Alcuni lettori vorrebbero che sul libro tagliato comparisse un analogo del tagliandino di cui parlavamo sopra, qualcosa tipo "edizione non integrale", poco plausibile dal punto di vista commerciale. Più delicato invece il dubbio sulla posizione dell'autore: Urania garantisce che i tagli di questo tipo sono previsti e autorizzati dal contratto, mentre Vernor Vinge, contattato via mail da un lettore, afferma di non saperne nulla e di esserne seccato. È plausibile comunque che Urania abbia ragione su questo punto e che Vinge non abbia notato il punto sul contratto o abbia delegato al sua agente questo tipo di decisioni.
Dopo aver riportato i fatti, che obiettivamente sarebbe stato un "buco" ingiustificabile non riportare vista la dimensione ormai raggiunta da questo dibattito, la nostra opinione personale. In un mondo ideale preferiremmo che i libri venissero pubblicati nel miglior modo possibile e con il massimo rispetto possibile per il testo, e su questo sappiamo essere d'accordo, oltre alla maggior parte dei lettori, anche i curatori di Urania.
Fermo restando ovviamente le traduzioni possono variare per stile, impostazione, fedeltà, a seconda dell'epoca, del traduttore e della considerazione dell'autore.
Tuttavia va anche detto che, se qualcuno non l'avesse notato, questo non è affatto un mondo ideale. C'è tutta una categoria di libri di fantascienza che se non vengono pubblicati su Urania in Italia, molto semplicemente, non arrivano. Non siamo negli anni settanta, quando un libro che sfuggiva a Urania poteva uscire su Galassia o essere pubblicato dalla Nord o da Fanucci. Oggi le possibilità alternative per molti libri tendono a zero.
Piacerebbe che Urania prevedesse la possibilità di uscire un po' di più dai suoi limiti, magari aumentando per l'occasione il prezzo di copertina. Ma Urania è un periodico da edicola che vende molte copie su abbonamento, e questo è un fatto non compatibile con variazioni di forma e di prezzo, soprattutto per libri che costano così poco come gli Urania. E se libri di particolare interesse dovessero uscire in numeri speciali fuori abbonamento invece di essere un po' lavorati, gli abbonati che dovrebbero rinunciarvi sarebbero contenti lo stesso?
Con questo non vogliamo dire che sia giusto o che sia meglio "turarsi il naso", per usare una metafora molto usata in politica (dove peraltro gli "odori" da cui difendersi sono di ben altra nocività rispetto a questi), e pensiamo che comunque protestare se non si è d'accordo sia sempre comunque giusto, finché si resta nell'ambito della civiltà e dell'educazione.
Ma ci chiediamo anche se oggi come oggi ci sia un'alternativa che non comporti una diminuzione dei titoli di fantascienza che vengono tradotti, che già sono una minima percentuale rispetto ai titoli che lo meriterebbero.
(Puoi leggere i commenti precedenti sul forum)
19 «Altra cosa è che vada a contattare l'autore negli USA per avvertirlo. Comportamento inutile, "cattivo" e che lascia intendere una volontà puerile di creare casini, dato che a lui non ne viene nulla di buono se non il sentirsi figo per qualche minuto.» Io non la vedo cosi'. Lippi aveva, in precedenza, dichiarato in almeno tre occasioni, che i tagli erano concordati con gli autori. A questo punto, rivolgersi all'autore del cui romanzo si discutevano i tagli mi sembra - non solo lecito - ma decisamente opportuno; non foss'altro per chiedergli che cosa ne pensava della polemica scaturita da un'edizione di un suo romanzo. Scoprire poi che l'autore e' "surprised and disappointed" e', per lo meno, interessante. Tu giudichi questo un 'comportamento inutile, "cattivo"'? Inutile sicuramente no: ci ha fatto sapere cosa si deve intendere, nel mondo di Urania, con l'espressione "accordo con l'autore". Oltre a informare un autore che - al pari e forse anche piu' dei lettori - puo' avere motivo di lamentarsi di un simile trattamento riservato a un suo romanzo. Cattivo? Puo' darsi; ma allora viva un pizzico di cattiveria quando ci permette di verificare la validita' di affermazioni che altrimenti nessuno controllerebbe. Tornando al problema in se, vorrei ribadire sinteticamente (o quasi) il mio pensiero. Sono ostile alla pubblicazione di versioni tagliate (che a me non interessano) principalmente perche' una versione tagliata oggi rende estremamente piu' improbabile che domani venga pubblicata una versione integrale. Ma ammesso (e non concesso) che la pubblicazione di una versione tagliata sia l'unica alternativa alla non pubblicazione (poiche', come giustamente dice S*, non siamo in un mondo ideale) io esigo di sapere che cosa mi viene proposto di comperare. In quanto cliente pagante, esigo di sapere se il volume che sto per comprare (non importa se in edicola, in libreria o in un sito web; non importa se per 4 o per 400 euro) contiene una versione integrale (pur con tutti i limiti di una traduzione, che pero' sia al servizio dell'opera e non del numero massimo di pagine) o una versione tagliata. Quindi, se Urania vuole pubblicare versioni tagliate, non posso oppormi ma - in assenza di un qualche evidente bollino con indicazione "edizione tagliata" (o, al contrario, "edizione integrale" nei casi migliori) - mi sentiro' preso in giro e non acquistero' piu' la pubblicazione. Il fatto che Lippi abbia definito - con evidente disprezzo e, quel che e' peggio, con scarsa originalita' - "talebano" chi la pensa come me, non mi aiuta certo ad avere un atteggiamento conciliante.
» postato da A.B.Normal alle 16:59 del 02-09-2010
20 «Altra cosa è che vada a contattare l'autore negli USA per avvertirlo. Comportamento inutile, "cattivo" e che lascia intendere una volontà puerile di creare casini, dato che a lui non ne viene nulla di buono se non il sentirsi figo per qualche minuto.» la tua opinione mi sembra un voler interpretare un azione per forza nel modo più negativo. non vedo prove o motivi per cui contattare l'autore sia un atto da sabotatori delle istitzioni editoriali, anzi lo vedo più un tentativo di resistere. ma si sa che in italia va più di moda il servilismo. non conosco il tuo caso. concordo con S*, meglio un vaffanculo che una inutile risposta incollata.
» postato da _Kaos_ alle 17:43 del 02-09-2010
21 Che bello sarebbe trovare nel mondo vero, e per le cose più importanti, questa decisione nell'esigere e pretendere. Duri, fermi e cazzuti (non ho voglia di mettere in grassetto per far capire che alzo la voce con piglio intransigente). Chissà, magari adesso Vinge intenterà causa a Urania e prenderà un risarcimento stratosferico per danni, costringendola a una chiusura integrale. Vogliamo mettere però la soddisfazione?
» postato da Alco99 alle 18:06 del 02-09-2010
22 « ma si sa che in italia va più di moda il servilismo. non conosco il tuo caso. » Primo, non hai un caso da conoscere dato che non esiste un caso. Secondo, dovresti specificare meglio a chi è riferito il "servilismo". Se devi dirla, dilla tutta, almeno qua risparmiamoci l'ipocrisia.
» postato da Alco99 alle 18:10 del 02-09-2010
23 «Chissà, magari adesso Vinge intenterà causa a Urania e prenderà un risarcimento stratosferico per danni, costringendola a una chiusura integrale.» Non credo perché sono abbastanza sicuro che i contratti di Urania siano a posto. Non sarebbe la prima volta però che un autore pone un veto su Urania. Quindi si potrebbe dire addio a Vernor Vinge, almeno per un po'. S*
» postato da S* alle 18:27 del 02-09-2010
24 Questo non è l'anno buono per i Lippi e, come insegna Peppino, "ho detto tutto". Filologia ante omnia
» postato da Marco Casetta alle 19:37 del 02-09-2010
25 Uno dei miei film preferiti è L'uomo che sussurrava ai cavalli. Il 90% delle persone lo considera noioso, troppo lungo etc. Sicuramente ne taglierebbero via molte parti. Per me ogni singola scena conta ed è lì per un motivo. Le scene lunghe e pacate fanno contrasto (anche con il "trucco" del campo visivo più largo rispetto a quello usato per la città) con la prima parte del film, e ricordano che quei luoghi e quei paesaggi hanno un tempo diverso e saranno sempre lì quando noi avremo finito con le nostre urgenze. E mi piace vedere le cose che vanno a posto piano piano, senza scadenze. Mi piace notare come Tom, che per "principio" cura i cavalli e non lavora per le persone, decide, istantaneamente e tacitamente, di aiutare la bambina, appena la vede. Mi piace poter notare che Annie, quando sale sulla staccionata, si ricorda che la figlia non può farlo e allora scende anche lei. Tante piccole cose. Risultato? Film lungo 3 ore o più, considerato "pacco" da molti. Ora, quante scene un editore si sarebbe sentito legittimato a tagliare? Temo molte. Ma io le voglio tutte, e neppure io sono un "talebano" (chi mi conosce potrà ben confermare...). Fine dell'ovvio esempio. S* ha scritto un ottimo articolo, come sempre, e le ragioni dell'editore sono ben esposte e le capisco. Però non c'è solo un mercato "passivo", il mercato va anche creato, con le idee e con la qualità. Io capisco tutto, ma se alcuni anni fa ho deciso che non ne potevo più e ho deciso di mettermi sotto con l'inglese, un motivo ci sarà... Di questo passo di clienti se ne perdono parecchi. Quanti ne perderanno a questo giro per aver risparmiato 50 pagine?
» postato da Il_Console alle 20:03 del 02-09-2010
26 «Che bello sarebbe trovare nel mondo vero, e per le cose più importanti, questa decisione nell'esigere e pretendere. Duri, fermi e cazzuti (non ho voglia di mettere in grassetto per far capire che alzo la voce con piglio intransigente).» Scusa tanto se esigo di non essere preso in giro da chi mi vende un prodotto.
» postato da A.B.Normal alle 20:39 del 02-09-2010
27 ««Altra cosa è che vada a contattare l'autore negli USA per avvertirlo. Comportamento inutile, "cattivo" e che lascia intendere una volontà puerile di creare casini, dato che a lui non ne viene nulla di buono se non il sentirsi figo per qualche minuto.» Io non la vedo cosi'.» concordo informarsi, chiedere, andare a fondo non è nè cattivo, nè puerile, semmai è puerile non farlo se cercassimo di andare a fondo su altre (ben altre?) questioni poco chiare forse creeremmo abbastanza casino per cambiare in meglio le cose e augh
» postato da Wintermute alle 21:17 del 02-09-2010
28 Come scritto sull'ottimo blog di urania (no, non sono ironico) ritengo che scrivere in seconda o ultima interna un disclaimer del genere "La traduzione potrebbe essere stata oggetto di revisione per motivi editoriali, con il consenso dell'autore e/o degli aventi diritt0" sarebbe sufficiente. Quanto all'aver contattato l'Autore, credo sia stato utile per verificare da un canto l'attendibilità di un'affermazione rilevante al fine della discussione, dall'altro che sia stato rispettato il contenuto e il valore dell'opera. Di cattivo non ci vedo nulla, mi pare solo legittima difesa.
» postato da (Rosario Conte) alle 21:28 del 02-09-2010
29 Personalmente non sono contrario, in linea di massima, a un lavoro di editing che tenda ad "asciugare" un romanzo, fosse anche il mio. Vorrei però conoscere chi eseguirà questo lavoro, o comunque averne già un'idea. Per principio (derivante da constatazioni ed esperienze) resto convinto che "più si taglia, meglio è". Certo, dipende anche dal genere di romanzo e/o da cosa poi si va a tagliare. Quanto a questo, Urania ha curatori di cui mi fiderei totalmente. Probabilmente i tagli a Vinge sono del tutto ininfluenti. Magari tagliare un Egan potrebbe essere più complicato. Saluti, V.
» postato da Vittorio Catani alle 01:29 del 03-09-2010
30 Sorge una questione: esagerando un po', non è che un autore universalmente noto come palloso, ridondante, prolisso, etc... qua in Italia si fa la fama di essere secco, sintetico, uno che bada al sodo e non sta a menarla? Da tutta questa discussione, un minimo di sospetto può esserci. E magari un'opera che in Italia prende 4 stelline su 5, nel resto del mondo ha preso 2 (maroni, però).
» postato da Tobanis alle 08:43 del 03-09-2010
31 «Scusa tanto se esigo di non essere preso in giro da chi mi vende un prodotto.» Ti fossi disturbato a leggere avresti scoperto che in un precedente messaggio avevo scritto: "... il lettore ha il sacrosanto diritto di arrabbiarsi o meno. Accetto anche il fatto, e ci mancherebbe, che abbia il diritto di protestare o chiedere spiegazioni alla Mondadori, a Urania, a Lippi, al traduttore fino all'ultima segretaria." Per contro avevo ironizzato sul comportamento in stile "Mi manda Rai 3" che, ripeto, ai fini della storia e dei risultati da ottenere mi è sembrato del tutto inutile. E se si verificherà quel che, forse, ipotizza Silvio... "Non sarebbe la prima volta però che un autore pone un veto su Urania. Quindi si potrebbe dire addio a Vernor Vinge, almeno per un po'." ... Ecco l'unico risultato a cui si potrebbe andare incontro.
» postato da Alco99 alle 08:46 del 03-09-2010
32 «Per principio (derivante da constatazioni ed esperienze) resto convinto che "più si taglia, meglio è". » Anche il lettore fa le sue di considerazioni basate su esperienze. Schiere di critici negli anni hanno sostenuto che nel Signore degli Anelli ci sono parti troppo lunghe e dinamiche sbagliate. Molti ancora lo dicono. Hanno il diritto di continuare a dirlo, e io ho il diritto di leggermi un capolavoro (in questo caso, faccenda ormai comprovata) così com'è e giudicare da solo. « "Non sarebbe la prima volta però che un autore pone un veto su Urania. Quindi si potrebbe dire addio a Vernor Vinge, almeno per un po'." ... Ecco l'unico risultato a cui si potrebbe andare incontro.» Meglio. Non era Vinge ma un Bignami su Vinge. E poi si comincia a capire il perchè di tutti questi veti...
» postato da Il_Console alle 08:49 del 03-09-2010
33 «E poi si comincia a capire il perchè di tutti questi veti...» Be', gli altri che io sappia risalgono all'epoca F&L. Se non sbaglio Disch aveva posto il veto, e mi sembra anche Silverberg. Posso sbagliarmi e le cose possono essere cambiate. S*
» postato da S* alle 09:04 del 03-09-2010
34 Personalmente ricordo lo sconcerto quando scoprì che la SALANI aveva saltato/tagliato/censurato nove (9!!!) pagine consecutive di un libro di Pratchett...
» postato da Zak Fett alle 09:11 del 03-09-2010
35 Se posso dirlo, la questione è comunque universale: nel libro Bantam che ho letto, tascabile (Green Mars), è chiaramente ricordato all'inizio che (traduco a memoria) NEANCHE UNA SOLA PAROLA è stata tralasciata o modificata rispetto alla versione "hardcover" (quella fighetta, insomma). Il maiuscolo l'hanno messo loro, per dare ancora più evidenza. Da ciò parrebbe che anche negli USA ci sia chi, proponendo un tascabile, tagliuzza qua e là.
» postato da Tobanis alle 09:21 del 03-09-2010
36 Innanzitutto complimenti all'articolo di Silvio, pacato e sopratutto equilibrato. E' innegabile che Lippi e la Mondadori debbano sottostare a logiche di mercato e alla severa regola del P&L, tuttavia questo concetto dell'"Asciugatura" porta con sè una conseguenza importante per il modo di concepire la SF che vorrei proporvi. Rendendo leciti dei piccoli tagli al testo originale si ammette (consapevolmente o meno) che la "parola" della fantascienza non è essenziale, che la narrativa SF è fondamentalmente la trama raccontata, il suo il dipanarsi in un plot avventuroso, il suo essere "fatti che si accavallano" per creare intrattenimento. In questa prospettiva diventa secondario il modo con cui questa è raccontata, diventa secondaria la scelta di scrittura dell'autore, diventa secondario il "come" questi fatti sono scritti. Le descrizioni, gli aggettivi, le digressioni, sono inessenziali per la trama ma, a mio parere, sono fondamentali per trasformare un plot in "letteratura". Sto leggendo l'enorme Infinite Jest di DFW... 1200 pagine di frasi inessenziali alla trama che nella loro caotica interazione costituiscono una narrazione sensata e formano uno dei romanzi più interessanti degli ultimi anni. Concludendo questo mio prolisso intervento, credo che ammettere la logica dell'"asciugatura" significa in fondo rassegnarsi consapevolmente al fatto che SF sia un genere costruito per il puro intrattenimento e non per la ricerca di uno stile, di una espressività sua propria.
» postato da (Alex "Logos" Tonelli ) alle 09:23 del 03-09-2010
37 Effettivamente già di per se tradurre significa in una certa misura tradire il testo, se poi ci aggiungiamo svariati rimaneggiamenti e "asciugature" possiamo scordarci di attribuire al testo qualunque valore di natura "letteraria" ma limitarci a considerare la fantascienza genere di puro intrattenimento (per carità, non che ci sia niente di male, però occorre dare pane al pane e vino al vino). Per quanto mi riguarda ritengo che ogni libro abbia un proprio valore letterario, al di là del fattore di intrattenimento rappresentato dalle battaglie spaziali e dai pianeti che esplodono (io amo alla follia sia le battaglie che le esplosioni planetarie). Penso che sia stato corretto informare Vernor Vinge dei tagli subiti dalla sua opera: nell'epoca di internet penso sia possibile stabilire legami più diretti tra un autore ed i suoi lettori. Se questo vorrà dire in futuro non avere più romanzi di Vinge su Urania ritengo sia perfettamente legittimo per un autore imporre veti contro case editrici che a suo giudizio non traducono con fedeltà i propri libri.
» postato da (Davide Pognant) alle 11:22 del 03-09-2010
38 ««Scusa tanto se esigo di non essere preso in giro da chi mi vende un prodotto.» Ti fossi disturbato a leggere avresti scoperto che in un precedente messaggio avevo scritto: "... il lettore ha il sacrosanto diritto di arrabbiarsi o meno. Accetto anche il fatto, e ci mancherebbe, che abbia il diritto di protestare o chiedere spiegazioni alla Mondadori, a Urania, a Lippi, al traduttore fino all'ultima segretaria."» per quanto riguarda la mia risposta, considerami legittimato ad aver fatto quel commento (non su di te) in quanto lettore "arrabbiato" che si rivolge inutilmente all'ultima segretaria. «Per contro avevo ironizzato sul comportamento in stile "Mi manda Rai 3" che, ripeto, ai fini della storia e dei risultati da ottenere mi è sembrato del tutto inutile.» da questo perè si intravede la faziosità dei tuoi giudizi. da quando "un comportamento in stile mi manda rai 3" è sinonimo di inutile e futile polemica da stadio? forse non ti piace il programma? o forse non ti piace che qualcuno si lamenti a prescindere e stop? chissà...
» postato da _Kaos_ alle 14:31 del 03-09-2010
39 Kaos, mi arrendo, non si riesce a nasconderti nulla vedo...
» postato da Alco99 alle 15:59 del 03-09-2010
40 «ritengo che scrivere in seconda o ultima interna un disclaimer del genere "La traduzione potrebbe essere stata oggetto di revisione per motivi editoriali, con il consenso dell'autore e/o degli aventi diritt0" sarebbe sufficiente.» Intendi dire un disclaimer presente indistintamente nei volumi contenenti edizioni tagliate e in quelle non tagliate? Scusa ma, se ho capito bene, lo troverei un miglioramento ma non mi sembrerebbe sufficiente: non permetterebbe di discriminare i due casi. Inoltre, un messaggio all'interno del volume saprebbe un po' di clausola in piccolo, come nei contratti standard di banche e assicurazioni.
» postato da A.B.Normal alle 16:20 del 03-09-2010
41 ««Scusa tanto se esigo di non essere preso in giro da chi mi vende un prodotto.» Ti fossi disturbato a leggere avresti scoperto che in un precedente messaggio avevo scritto: "... il lettore ha il sacrosanto diritto di arrabbiarsi o meno "» Sbagli due volte: non solo l'avevo letto, ma non e' neppure stato un disturbo farlo. La mia replica era al messaggio seguente nel quale ho percepito - correggimi se ora sbaglio io - derisione nei confronti della mia rabbia. Che pure definisci sacrosantamente lecita. «Per contro avevo ironizzato sul comportamento in stile "Mi manda Rai 3" che, ripeto, ai fini della storia e dei risultati da ottenere mi è sembrato del tutto inutile.» E ti riconosco il sacrosanto diritto di farlo (anche se a me sembrava molto piu' un'aspra critica che semplice ironia). Ma, ripeto, io non sono per nulla d'accordo: penso che chi ha segnalato la questione all'autore abbia fatto un'opera meritoria e gli rinnovo il mio "grazie". «E se si verificherà quel che, forse, ipotizza Silvio... "Non sarebbe la prima volta però che un autore pone un veto su Urania. Quindi si potrebbe dire addio a Vernor Vinge, almeno per un po'." ... Ecco l'unico risultato a cui si potrebbe andare incontro.» Se cosi' fosse... sei certo che sarebbe un male? E comunque: preferivi evitarlo nascondendo a un autore che un suo romanzo e' stato pubblicato con dei tagli? Non pensi che avesse il sacrosanto diritto di saperlo?
» postato da A.B.Normal alle 16:55 del 03-09-2010
42 «Kaos, mi arrendo, non si riesce a nasconderti nulla vedo...» scusa...come hai criticato te la posizione di quell'utente che ha chiesto informazioni alla sorgente, non posso io criticare te per questo senso di dovere alla rassegnazione? se ho sbagliato qualcosa dimmelo invece di preoccuparti di cosa nascondi.
» postato da _Kaos_ alle 17:10 del 03-09-2010
43 Con tutto il rispetto per una narrativa che leggo da 58 anni, vorrei dire che le cose non sono sempre tutte bianche o tutte nere. Nella maggior parte dei casi, non si scrive sf per fare letteratura, ma per narrare dei fatti. Certo, lo stile personale, l'atmosfera, etc. sono importanti, anzi talvolta in alcuni (rari) autori possono risultare essenziali, ma non mi sento - personalmente - di cadere nell'eccesso per cui la parola scritta, o la virgola, diventano sacre. Poi, è questione anche di autori: un Tolkien meriterebbe di essere tradotto com'è, anche se qualche lettore potrà cedere alle lungaggini e alle ripetizioni, mollando il volume dopo 100 pagine. Quando dico che "più si taglia meglio è", intendo dire che nella stragrande maggioranza dei casi tutti i libri che leggiamo non perderebbero praticamente nulla se si tagliasse una frasetta qua e una parolina là, acquistando forse il vantaggio di una lettura piu' sciolta. Talora si potrebbero eliminare addirittura pagine. Non che questa sia una norma che valga per tutti, sia chiaro, e lo ripeto. Ma - dicevo - in genere lo scrittore sf scrive cercando appunto di essere anzitutto dinamico e leggibile da tutti; in secondo luogo spera anche di essere originale nelle trovate e conservare un proprio stile. Se editorialmente nascono problemi di lunghezza, un buon autore resta tale anche se gli toglie qualcosa. Non griderei alla profanazione. Certo, trasparenza vorrebbe che il lettore certe cose le sapesse, e anzitutto le sapesse l'autore. Anche se entrambi non gradirebbero mai proposte di tagli. Non sempre, però. Se si avesse tempo e denaro per farlo, certi tagli potrebbero essere concordati. Alla fine, l'autore (a volte) ringrazierebbe... Saluti. V.
» postato da Vittorio Catani alle 17:11 del 03-09-2010
44 Mi vien da pensare che parte dello sforzo per tradurre, leggere, tagliare, asciugare e, immagino, rileggere l'asciugatura per ricontrollarla, abbia un certo costo che, mi piacerebbe pensarlo, potrebbe essere dirottato per valorizzare gli autori italiani.
» postato da Massimo_Baglione alle 18:45 del 03-09-2010
45 x Vittorio Catani. Sono d'accordo che iI lavoro dell'autore non è "intoccabile" ma i punti fondamentali sono, secondo me, due: 1. il rapporto tra l'editore e il consumatore che deve essere trasparente, specialmente se l'editore è uno "grande" e, in teoria, superprofessionale. 2. tra editore e autore ci deve essere comunicazione in tutte le fasi che portano alla pubblicazione. Mi sembra che, in questo caso, il comportamento di Lippi (sicuramente, peraltro, una persona con grandi meriti nel mondo della sf) e/o della Mondadori è, a mio avviso, censurabile. Oltretutto i gestori del blog hanno indirettamente ammesso i loro "errori" autocensurandosi e cercando con metodi "obliqui" di nascondere gli "sbagli".
» postato da (carlo s) alle 19:33 del 03-09-2010
46 «Certo, lo stile personale, l'atmosfera, etc. sono importanti, anzi talvolta in alcuni (rari) autori possono risultare essenziali, ma non mi sento - personalmente - di cadere nell'eccesso per cui la parola scritta, o la virgola, diventano sacre.
»
Sì ma... chi decide?
«Quando dico che "più si taglia meglio è", intendo dire che nella stragrande maggioranza dei casi tutti i libri che leggiamo non perderebbero praticamente nulla se si tagliasse una frasetta qua e una parolina là, acquistando forse il vantaggio di una lettura piu' sciolta. Talora si potrebbero eliminare addirittura pagine. »
Sì ma... chi decide?
« Ma - dicevo - in genere lo scrittore sf scrive cercando appunto di essere anzitutto dinamico e leggibile da tutti; »
Secondo chi?
Non ero un "fondamentalista" su questa questione, sostanzialmente perchè non ci avevo mai tanto pensato, ma più va avanti la discussione e più lo divento.
Tenete presente che nei cataloghi americani ho visto versioni ridotte di libri "importanti" specificamente editate per i bambini. Tutto alla luce del sole, c'è scritto sopra. E io italiano che sono, talmente bambino che non mi devono neanche dire che è ridotta?
Se qualcun altro deve decidere per me anche quando mi voglio fare una sana lettura, per me chiude i battenti.
Mi dia pure del "talebano" ma per me chiude e io i libri li compro da un'altra parte.
» postato da Il_Console alle 19:34 del 03-09-2010
47 «Personalmente non sono contrario, in linea di massima, a un lavoro di editing che tenda ad "asciugare" un romanzo, fosse anche il mio. Vorrei però conoscere chi eseguirà questo lavoro, o comunque averne già un'idea. Per principio (derivante da constatazioni ed esperienze) resto convinto che "più si taglia, meglio è". »
Io no. Non ne sono convinta. Ma io scrivo anche fantasy.
«Nella maggior parte dei casi, non si scrive sf per fare letteratura, ma per narrare dei fatti. Certo, lo stile personale, l'atmosfera, etc. sono importanti, anzi talvolta in alcuni (rari) autori possono risultare essenziali, ma non mi sento - personalmente - di cadere nell'eccesso per cui la parola scritta, o la virgola, diventano sacre. »
Mi dispiace, una volta tanto, trovarmi in forte disaccordo col Catani.
Nella mia esperienza personale, invece, trovo che pochissimi editor siano in grado di avere la sensibilita' "chirurgica" per adeguarsi all'autore e suggerirgli i tagli giusti, che asciughino e migliorino il testo. Nella maggior parte dei casi, si tratta di una, magari piccola, violenza alle intenzioni dello scrivente, per pure esigenze editoriali.
Un conto sono gli aggiustamenti, i miglioramenti, i cambi. A volte, qui, la prospettiva di un esperto, un vero esperto, sia del genere, sia del gusto dei lettori, sia di letteratura in assoluto, permette all'autore di "uscire da se stesso", di rinunciare al narcisismo e a quell'autocompiacimento letterario che spesso non gli fa scorgere i difetti, le incongruenze, le parti zoppicanti. Fa aprire gli occhi, insegna molto, e' preziosissima.
Un conto sono i tagli puri e semplici, magari anche ampi e sanguinosi. Sono quasi sempre, secondo me, un sacrificio che toglie qualcosa comunque al testo, non che aggiunge.
Specifico che qui parlo di autori italiani, non di traduzioni.
La cultura del "tagliare e' bello" non mi trova consenziente in assoluto.
E non sono neppure d'accordo (ohe' , mi spiace dissentire dal Catani, lo ripeto) sul fatto che chi scrive fs voglia narrare dei fatti e non fare letteratura.
Va be', ho parlato. Magari poi si scopre che in realta' diciamo piu' o meno la stessa cosa, a dispetto delle apparenze, perche' in effetti l'idea dell'autore presuntuoso che si sente "mostro sacro intoccabile" e non vuole sia sfiorata neppure una virgola non mi trova certo consenziente, anzi, sono sempre stata molto disponibile all'editing e interessata a migliorarmi.
Ho giusto un po' di idiosincrasia, in assoluto, a sentirmi dire: quella pagina li', quella scena, quella frase, quelle situazioni, le puoi anche togliere, non sono essenziali al testo.
» postato da dued alle 21:03 del 03-09-2010
48 «Poi, è questione anche di autori: un Tolkien meriterebbe di essere tradotto com'è»
Tolkien è proprio l'esempio perfetto per far vedere quanto diversi possono essere gli atteggiamenti nei confronti di un autore.
Quando è stato tradotto per la prima volta era considerato un romanzetto per bambini. È stato tradotto un po' alla carlona e buttato sul mercato.
Per Il signore degli anelli è diventato un libro cult, un best seller. È stato ritradotto (dalla famosa "Vicky Alliata di Villafranca"
e poi è stato anche rivisto da un esperto umanista, Quirino Principe. Ne è venuta fuori, a mio avviso, un'edizione eccellente che rispettava lo spirito dell'originale.
Ora Tolkien è passato da "cult" a "sacro", e i fan pretendono traduzioni letterali, che non rispettino lo spirito ma la lettera. Non solo i "Sacconi" ma anche tutti gli altri nomi tradotti spariscono per tornare ai nomi originali. Il risultato a mio avviso è inferiore, ma è fedelissimo all'originale.
S*
» postato da S* alle 22:01 del 03-09-2010
49 accidenti! io ho l'edizione della rusconi presa da bambino, suppongo sia la seconda che nomini. mi sono sempre chiesto un parere sulla traduzione rispetto alle altre...
» postato da _Kaos_ alle 22:21 del 03-09-2010
50 «accidenti! io ho l'edizione della rusconi presa da bambino, suppongo sia la seconda che nomini. mi sono sempre chiesto un parere sulla traduzione rispetto alle altre...» Sì, è quella curata da Principe. Riguardando sul catalogo vedo che in effetti la prima traduzione era proprio quella di Vicki Alliata, edita da Astrolabio; solo La compagnia dell'anello, a quanto pare. Fu rivista da Principe quando la riprese Rusconi. È comunque la stessa edita da Sonzogno; le traduzioni letterali a cui mi riferivo sono produzioni amatoriali o riferite a opere di pubblicazione più recente. S*
» postato da S* alle 22:35 del 03-09-2010
51 x Massimo Baglione: infatti questo lavoro spesso è stato fatto anche con autori italiani. / x carlo s: nei casi che io conosco (molto limitati in verità) questo dialogo c'è sempre stato. Che per Vinge non sia accaduto, non so che dire. / x Il Console: dovrebbero decidere l'autore e colui che farà l'editing. Perdonate se mi intrufolo un attimo parlando di me stesso, ma per me, quando è capitato, è stato così: editing concordato. Ma in un'altra volta precedente, i tempi stringevano e mi affidai totalmente a chi faceva l'editing, persona che conoscevo; il risultato mi fu dato vederlo solo in edicola, e mi parve del tutto soddisfacente. Fine del parlare di me stesso. Ciao! V.
» postato da Vittorio Catani alle 23:45 del 03-09-2010
52 «Con tutto il rispetto per una narrativa che leggo da 58 anni, vorrei dire che le cose non sono sempre tutte bianche o tutte nere. Nella maggior parte dei casi, non si scrive sf per fare letteratura, ma per narrare dei fatti. Certo, lo stile personale, l'atmosfera, etc. sono importanti, anzi talvolta in alcuni (rari) autori possono risultare essenziali, ma non mi sento - personalmente - di cadere nell'eccesso per cui la parola scritta, o la virgola, diventano sacre. Poi, è questione anche di autori: un Tolkien meriterebbe di essere tradotto com'è, anche se qualche lettore potrà cedere alle lungaggini e alle ripetizioni, mollando il volume dopo 100 pagine. Quando dico che "più si taglia meglio è", intendo dire che nella stragrande maggioranza dei casi tutti i libri che leggiamo non perderebbero praticamente nulla se si tagliasse una frasetta qua e una parolina là, acquistando forse il vantaggio di una lettura piu' sciolta. Talora si potrebbero eliminare addirittura pagine. Non che questa sia una norma che valga per tutti, sia chiaro, e lo ripeto. Ma - dicevo - in genere lo scrittore sf scrive cercando appunto di essere anzitutto dinamico e leggibile da tutti; in secondo luogo spera anche di essere originale nelle trovate e conservare un proprio stile. Se editorialmente nascono problemi di lunghezza, un buon autore resta tale anche se gli toglie qualcosa. Non griderei alla profanazione. Certo, trasparenza vorrebbe che il lettore certe cose le sapesse, e anzitutto le sapesse l'autore. Anche se entrambi non gradirebbero mai proposte di tagli. Non sempre, però. Se si avesse tempo e denaro per farlo, certi tagli potrebbero essere concordati. Alla fine, l'autore (a volte) ringrazierebbe... Saluti. V. » Ciò che dici è in buona parte condivisibile, anche se dal mio punto di vista scrivere fantascienza è fare letteratura (cioé raccontare una storia), per cui un po' d'attenzione allo stile non guasta. Per quanto riguarda il discorso dell'editing, il punto più problematico è: ma quanti sono coloro in grado di fare editing di fantascienza? Perché non è la stessa cosa che fare editing di un romanzo giallo o rosa, eccetera. Bisogna avere conoscenza del genere, e anche un bravo editor non è detto che sia in grado di maneggiare un romanzo fs con le dovute cautele. Questo vale anche per gli agenti, che stanno diventando sempre più importanti nel rapporto tra autori ed editori. Quanti sono gli agenti in grado di trattare fs, cioé che conoscono il genere e sanno promuoverlo insieme all'autore che rappresentano? Il più volte citato Santachiara (che però viaggia solo sull'estero), Nicolazzini, e poi? Il fatto è che tra agenti ed editori, anziché provare a valorizzare la fs come genere letterario, si preferisce buttarsi sul fantasy che è più collaudato e più commerciale, cioé si vende più facilmente (secondo loro). Senza offesa per chi legge e scrive fantasy. Tutti questi sono ostacoli. Poi, una volta che si trova un agente o un editor preparati, la revisione andrebbe fatta di comune accordo con gli autori. E normalmente è così, anche per quanto riguarda la mia esperienza personale. Sono d'accordo che la sindrome della modifica, che colpisce parecchi autori, è negativa, e che la singola parola si può anche modificare o togliere; purché lo si faccia, appunto, con cognizione di causa.
» postato da Maurizio Del Santo alle 00:16 del 04-09-2010
53 Ciao dued, io invece sono lieto che stavolta tu sia in disaccordo con me
E' dal confronto civile che nascono il dialogo e anche a volte i risultati. In queste cose, penso io, non si è mai imparato tutto, e nessuno scrittore in realtà è in grado di essere un vero critico di se stesso. Magari tutto è sempre perfetto se a scrivere è un Grande della letteratura, ma di Grandi ne nascono uno ogni secolo, se pure. Se uno che ti fa l'editing è in gamba, alla fine ti ha fatto un favore. Naturalmente non deve stravolgere testo e scrittura. Per quello che è stato fatto a me, e che riguardò essenzialmente solo una prima parte dell'opera, devo dire che chi faceva l'editing proponeva: se io "sentivo" la modifica come fosse roba mia, l'accettavo, altrimenti no: era questo il patto. Penso sia proponibile. A meno che non vi siano plateali errori o lungaggini o infodumping o incongruenze etc. Comunque sono convinto che l'editing sia anche un esercizio di umiltà. Vero che sentirti dire che quella pagina non va, può addolorare. Ma la scrittura è anche un "lavoro": se in ufficio, lavorando, qualcuno ti fa notare che hai commesso uno sbaglio, che fai? Perseveri? Ora qualcuno magari dirà che questa mia è una concezione burocratica dello scrivere. Macché burocratica: scrivere è un "mestiere", o se vogliamo un artigianato. Una volta si usava un termine decaduto, a metà tra arte e mestiere, per chi eseguisse un certo tipo di lavori: "artiere". A chi gli chiedeva cosa fosse per lui l'ispirazione, il celebre compositore statunitense Cole Porter rispose: "Una telefonata del mio impresario".
Buone scritture e letture a tutti...
» postato da Vittorio Catani alle 00:33 del 04-09-2010
54 x Maurizio Del Santo: beh, chiaro che sono d'accordo con quanto dici. Noi qui stavamo discutendo su Mondadori, Urania, e l'editing lo fanno - se e quando c'è da farlo - le competentissime persone che da decenni masticano sf... Ciao!
» postato da Vittorio Catani alle 00:37 del 04-09-2010
55 «
Sì, è quella curata da Principe.
Riguardando sul catalogo vedo che in effetti la prima traduzione era proprio quella di Vicki Alliata, edita da Astrolabio; solo La compagnia dell'anello, a quanto pare. Fu rivista da Principe quando la riprese Rusconi.
S*»
Grandissima traduzione, se è quella che avevo anch'io.
Quasi meglio dell'originale (che poi ho pure letto).
E con questo ritorno al mio esempio "principe".
Gli editori credono di sapere troppo.
In quanti hanno creduto di poter dire che il Signore degli Anelli ha un incipit inutilmente lungo e noioso, che scoraggia troppi lettori?
Certo gli editori la sanno lunga e per loro è una faccenda matematica.
Ma per me l'inizio "troppo lungo" è uno dei punti di forza del libro.
Perchè nel prosieguo dell'avventura, quando i personaggi ripensano alle comodità che hanno lasciato indietro a casa... li capisci, hai condiviso le comodità con loro. Certo c'era pure la noia, ma c'era anche la pace, la tranquillità, la ricerca del piccolo piacere quotidiano. Il contrasto delle due situazioni estreme (vita confortevole - avventura ai limiti della sopravvivenza) è perfettamente compreso dal lettore, che lmanterrà il ricordo per tutta la vita.
Se invece un editore convinto di saperla lunga avesse sostituito le 50 pagine "troppo lunghe" con un "narrativamente funzionale" ... e Frodo lasciò le comodità quotidiane per una grande avventura... penso che non staremmo qui oggi a parlare del Signore degli Anelli.
Cari editori, più umiltà e meno supponenza.
E poi devo dire, tutta questa vicenda mi ricorda molto la storia di Luttazzi: un altro che era convinto che l'inglese lo sapesse solo lui, e che nessuno avrebbe MAI fatto raffronti con gli originali.
Bella pensata (specie considerato il target, bene o male un po' più evoluto della media).
Basta ho bevuto troppo stasera... letto
» postato da Il_Console alle 00:44 del 04-09-2010
56 «Con tutto il rispetto per una narrativa che leggo da 58 anni, vorrei dire che le cose non sono sempre tutte bianche o tutte nere. Nella maggior parte dei casi, non si scrive sf per fare letteratura, ma per narrare dei fatti. Certo, lo stile personale, l'atmosfera, etc. sono importanti, anzi talvolta in alcuni (rari) autori possono risultare essenziali, ma non mi sento - personalmente - di cadere nell'eccesso per cui la parola scritta, o la virgola, diventano sacre.»
Una piccolissima perplessita': rinunciare, di default, a classificare "letteratura" un testo di sf non equivale ad auto emarginarsi? A rassegnarsi ed accettare l'opinione (diffusa e temo prevalente) che "la fantascienza non e' una cosa seria"?
Comunque, neanch'io definirei "sacro" - anche perche', altrimenti, a S* viene voglia di tirar fuori la pistola
- il testo uscito dalla penna dello scrittore.
Pero' distinguerei tra i tagli fatti da un editor (e' il termine corretto?) che nella fase di prima pubblicazione interagisce con l'autore - d'accordo con l'autore - per migliorare il testo da quelli fatti dal curatore (magari anche bravissimo) di una pubblicazione per far rientrare un testo, ormai consolidato, entro limiti di lunghezza della pubblicazione stessa.
«Quando dico che "più si taglia meglio è", intendo dire che nella stragrande maggioranza dei casi tutti i libri che leggiamo non perderebbero praticamente nulla se si tagliasse una frasetta qua e una parolina là, acquistando forse il vantaggio di una lettura piu' sciolta. Talora si potrebbero eliminare addirittura pagine. Non che questa sia una norma che valga per tutti, sia chiaro, e lo ripeto.»
Sono anche d'accordo, ma mi sembra ci sia una differenza sostanziale tra le opere che guadagnerebbero limando qualche parola da quelle che meriterebbero di perdere intere pagine: nel secondo caso forse sono solo opere che non meriterebbero di essere pubblicate ma che dovrebbero tornare all'autore con dei suggerimenti su come modificarle.
E comunque, il fatto che un'opera guadagni o meno tagliando qualcosa e' un aspetto squisitamente soggettivo; io credo che le decisioni a riguardo dovrebbero essere sempre e comunque sotto il controllo sostanziale dell'autore (che e' poi quello che ci mette la faccia) e non lasciate all'arbitrio di un editor anonimo, non importa quanto bravo.
«in genere lo scrittore sf scrive cercando appunto di essere anzitutto dinamico e leggibile da tutti»
Spero che il suo stile non debba necessariamente essere dinamico al punto da avere opere che si trasformano ad ogni pubblicazione.
«Certo, trasparenza vorrebbe che il lettore certe cose le sapesse, e anzitutto le sapesse l'autore.»
Questo e' il punto che mi sta piu' a cuore: la trasparenza. In certi momenti mi sembra che il solo invocarla, nei confronti di Urania, corrisponda a un reato di lesa maesta'.
Qui abbiamo una collana che pubblica alcuni romanzi tagliati - e non per migliorarli, ma per farli rientrare in una lunghezza prefissata - e i suoi curatori considerano "talebani" quelli che vogliono essere informati della cosa.
Nel caso specifico, abbiamo un romanzo tagliato in maniera pesante - in base agli esempi riportati in questo forum - e il relativo autore che ne era contrattualmente informato della cosa ma che e' rimasto sorpreso nello scoprirlo.
» postato da A.B.Normal alle 00:49 del 04-09-2010
57 « Gli editori credono di sapere troppo. In quanti hanno creduto di poter dire che il Signore degli Anelli ha un incipit inutilmente lungo e noioso, che scoraggia troppi lettori?» Certo, io rientro nella categoria editori per cui forse la mia opinione è prevedibile, ma dal mio punto di vista Il signore degli anelli è un libro con enormi difetti strutturali a cui sopperiscono meriti ancora più grandi. Penso che molti però saranno d'accordo con me che se Tolkien avesse avuto l'aiuto di un buon editor esperto in scrittura creativa, che lo avesse aiutato a bilanciare meglio la storia, a essere meno noioso in alcuni punti, a non lasciare le cose a metà per centinaia di pagine, a non calcare troppo la mano su Frodo piangina, eccetera eccetera, Il signore degli Anelli avrebbe potuto essere il bestseller cosmico assoluto di tutta la storia dei libri e superare in diffusione anche il catalogo Ikea e quell'altro libretto che viene ristampato dall'epoca di Guthenberg. Ma probabilmente Tolkien avrebbe guardato i consigli dell'editor con espressione disgustata e si sarebbe rivolto a un altro editore. S*
» postato da S* alle 08:48 del 04-09-2010
58 Appunto, proprio perché peggiori degli editori nel credersi intoccabili e di sapere tutto ci sono solo gli autori. ![]()
» postato da Alco99 alle 09:45 del 04-09-2010
59 «Vero che sentirti dire che quella pagina non va, può addolorare. Ma la scrittura è anche un "lavoro": se in ufficio, lavorando, qualcuno ti fa notare che hai commesso uno sbaglio, che fai? Perseveri?» mi sono sempre chiesto da quale processo mentale derivi questa tendenza per ogni autore a considerare sacra ogni sua virgola, ci deve essere una spiegazione psicoanalitica perché è un atteggiamento che riguarda ogni processo produttivo alla fine.
» postato da _Kaos_ alle 10:27 del 04-09-2010
60 «x Massimo Baglione: infatti questo lavoro spesso è stato fatto anche con autori italiani.» Sì, appunto. Dicevo che magari parte di quello sforzo di taglia e cuci, lo si potrebbe riversare nella pura valorizzazione di autori emergenti bravi, che restano perennemente nell'ombra del pochi grandi. Chessò: rinunciare ogni tanto al solito big per fare un'antologia di italiani, no?
» postato da Massimo_Baglione alle 11:57 del 04-09-2010
61 Beh, mi sembra che di italiani negli ultimi anni ne siano stati pubblicati parecchi. Le antologie purtroppo lasciano un po' il tempo che trovano (tentate anche quelle comunque). Possiamo considerare una buona alternativa invece l'inserimento di un racconto italiano in appendice.
» postato da Alco99 alle 12:46 del 04-09-2010
62 «
Penso che molti però saranno d'accordo con me che se Tolkien avesse avuto l'aiuto di un buon editor esperto in scrittura creativa, che lo avesse aiutato a bilanciare meglio la storia, a essere meno noioso in alcuni punti, a non lasciare le cose a metà per centinaia di pagine, a non calcare troppo la mano su Frodo piangina, eccetera eccetera, Il signore degli Anelli avrebbe potuto essere il bestseller cosmico assoluto
S*»
Non sono d'accordo.
Non è una formula chimica, è una formula alchemica.
Se togli qualcosa non sai quale sarà il risultato.
Avete presente quei difetti che rendono alcune donne (o uomini) più belle, uniche e mozzafiato di altre teoricamente più vicine alla perfezione?
Stessa cosa.
Poi guarda, il bello è che l'editore può avere pure ragione. Magari la versione tagliata può vendere pure di più... per il grande pubblico. Ma io non sono il grande pubblico, e francamente non mi interessa se l'editore ha ragione o torto.
Quando spendo, scelgo. Se un editore mi offre roba tagliata (certo che detta così...
) non la voglio. I miei soldi non li prende.
Evidentemente anche i nostri di Urania se ne rendevano conto ... semplicemente, ripeto, hanno sperato/creduto che nessuno se ne accorgesse.
» postato da Il_Console alle 13:33 del 04-09-2010
63 «Beh, mi sembra che di italiani negli ultimi anni ne siano stati pubblicati parecchi.»
"Parecchi"? Boh.
Dicevo che magari non sarebbe tempo sprecato tentare di valorizzare meglio qualcuno di essi, tra questi "tanti" pubblicati, nella grande maggioranza "emergenti", credo..
«Possiamo considerare una buona alternativa invece l'inserimento di un racconto italiano in appendice.»
Anche, sì, sarebbe già un bel passo avanti! ![]()
» postato da Massimo_Baglione alle 16:59 del 04-09-2010
64 x A.B.Normal: guarda che usavo l'espressione "fare letteratura" in senso ironico. Forse non l'ho ben chiarito nel contesto. Certo, certissimo: ciascun autore quando scrive cerca di dare il meglio di sé. Ma si converrà che di solito - ovvero se non c'è anche lo scopo di scrivere un testo che sia anche linguisticamente "colto", complesso etc. - l'autore di fantascienza non si mette a fare i ghirigori stilistici: il primo a rifiutare il testo sarebbe proprio il lettore, quello che invoca il "turnerpage". Questo non significa che la sf è letteratura di serie B: lo sappiamo bene, ogni genere narrativo ha un suo linguaggio, specie se si pubblica in collane specializzate, e nell'ambito di questo linguaggio c'è chi è più "piatto" ma anche chi riesce a fare qualcosa di piu' e meglio. Ma ve l'immaginate un Urania col linguaggio di Gadda o di Joyce? Comunque non ho letto il libro di Vinge, né so l'entità dei tagli, quindi il mio è un parlare generico.
» postato da Vittorio Catani alle 00:12 del 05-09-2010
65 x Kaos, che scrive: "Mi sono sempre chiesto da quale processo mentale derivi questa tendenza per ogni autore a considerare sacra ogni sua virgola, ci deve essere una spiegazione psicoanalitica perché è un atteggiamento che riguarda ogni processo produttivo alla fine." Credo che molti di noi si siano soffermati su questo punto cruciale. Io ho una mia risposta. Mentre nel comune "lavoro" di solito ci si sforza di mettere soprattutto attenzione e precisione (posto che si voglia farlo...), la scrittura è una attività intima e personalissima, che riguardo solo noi stessi, e sembra quasi che tutto quanto andiamo a scrivere sia il meglio della nostra essenza per cui se veniamo contraddetti la prendiamo quasi come un'offesa al nostro modo d'essere. Ora, mi rendo conto che c'è del vero in questo: la scrittura è una cosa che ci viene dall'inconscio, che "pesca" in profondita', che ci mette a nudo. Ma questa è anche una esagerazione, è una errata visione della faccenda, una confusione che ci porta fuori strada. Lo scrivere è semplicemente la razionalizzazione - che passa attraverso la "parola" - di nostre fantasie e sentimenti, che vanno organizzate e mediate secondo schemi tecnici e che quindi possono avere un risultato con un equilibrio formale, o possono condurre a uno squilibrio. E l'autore stesso non è del tutto in grado di capire se ha creato equilibrio o squilibrio. Ma a questo punto, non è più questione di mettere sul tavolo la propria "essenza", bensì solamente le nostre capacità tecniche. Le quali possono sempre essere affinate con consigli ed esperienza. Ok, temo io per primo d'aver scritto ora in modo confuso...
» postato da Vittorio Catani alle 00:35 del 05-09-2010
66 ««Beh, mi sembra che di italiani negli ultimi anni ne siano stati pubblicati parecchi.»
"Parecchi"? Boh.»
Con quel parecchi intendevo dire al di fuori del premio urania. Non dimentichiamo che fino a poco tempo fa di italiano si vedeva solo il vincitore del premio. Gli ultimi a stretto giro di un anno, per dire, sono Asciuti, Passaro, Bonera & Frusca, Fambrini & Carducci, Catani... Non mi sembra poco.
««Possiamo considerare una buona alternativa invece l'inserimento di un racconto italiano in appendice.»
Anche, sì, sarebbe già un bel passo avanti!
»
Forse parliamo di due cose diverse perché non "sarebbe" ma "è", dato che Urania già da un paio d'anni ne pubblica.
» postato da Alco99 alle 01:43 del 05-09-2010
67 «x A.B.Normal: guarda che usavo l'espressione "fare letteratura" in senso ironico.»
Scusa: non l'avevo capito.
«Certo, certissimo: ciascun autore quando scrive cerca di dare il meglio di sé. Ma si converrà che di solito - ovvero se non c'è anche lo scopo di scrivere un testo che sia anche linguisticamente "colto", complesso etc. - l'autore di fantascienza non si mette a fare i ghirigori stilistici: il primo a rifiutare il testo sarebbe proprio il lettore, quello che invoca il "turnerpage".»
Ho pero' la sgradevole impressione che tu stia descrivendo perfettamente la fantascienza della Golden Age - e anche quella precedente - ma che, a partire dagli anni '50, i ghirigori stilistici e le complessita' che aspirano ad essere colte abbiano iniziato a infiltrarsi, siano diventati di moda e che ormai, purtroppo, siano quasi la norma.
Dico "sgradevole" e "purtroppo" perche' ho una profonda nostalgia della prima fantascienza basata su problemi scientifici, chiavi inglesi e fulminatori e raramente (anche se talvolta capita) trovo un autore contemporaneo in grado di entusiasmarmi.
Pero' perdona la mia ignoranza: che significa (cosa intendi con) "turnerpage"?
«Ma ve l'immaginate un Urania col linguaggio di Gadda o di Joyce?»
No.
Finora no!
E avrei tanto preferito non immaginarmelo!
Certo che, se Urania dovesse pubblicare Joyce, potrei persino rivalutare i tagli.
» postato da A.B.Normal alle 01:44 del 05-09-2010
68 x A.B.Normal: non mi riferisco ai ghirigori di cui parli tu, quella è una maldestra imitazione, che purtroppo prolifera. Si fa presto a imitare, ma poi occorre vedere "come". Insomma: esiste ed e' esistita in Italia, fin dai primordi, una sf scritta in modo + consapevole: prendi i racconti di Aldani, quelli di Curtoni e di pochi altri. "Pochi", appunto: pochissimi. Non è roba da periodici di fantascienza
E va detto che per questo motivo, a volte chi si è allontanato dallo standard del momento è stato messo da parte. - Chiedo scusa, il termine credo sia "pageturner". Saluti. V.
» postato da Vittorio Catani alle 11:08 del 05-09-2010
69 ««ritengo che scrivere in seconda o ultima interna un disclaimer del genere "La traduzione potrebbe essere stata oggetto di revisione per motivi editoriali, con il consenso dell'autore e/o degli aventi diritt0" sarebbe sufficiente.» Intendi dire un disclaimer presente indistintamente nei volumi contenenti edizioni tagliate e in quelle non tagliate? Scusa ma, se ho capito bene, lo troverei un miglioramento ma non mi sembrerebbe sufficiente: non permetterebbe di discriminare i due casi. Inoltre, un messaggio all'interno del volume saprebbe un po' di clausola in piccolo, come nei contratti standard di banche e assicurazioni.» ovviamente no, in quelli integrali andrebbe scritto edizione integrale scriverlo in copertina danneggerebbe innegabilmente le vendite casuali ho semplicemente proposto qualcosa che potrebbe salvare la capra (loro) e i cavoli (nostri) certo, l'ottimo sarebbe avere sempre traduzioni integrlai, ma le giustificazioni "editoriali" sono comprensibili
» postato da Chas alle 17:22 del 05-09-2010
70 «Ok, temo io per primo d'aver scritto ora in modo confuso...
»
ti ringrazio dell'opinione aperta, sei stato chiarissimo, ci mancherebbe che non capissi il confuso, è un'abilità tipica come individuare trappole dei nani o l'infravisione degli elfi giusto per restare in tema.
» postato da _Kaos_ alle 17:26 del 05-09-2010
71 «......e quell'altro libretto che viene ristampato dall'epoca di Guthenberg.» lool chissà cosa ne penserebbe lui di quest'affermazione. ...guthenberg ovviamente. il paragone delle donne del console non è dei più azzeccati. penso che nell'esempio l'editor di cui parlava S* avesse per definizione a disposizione nozioni alchemiche non solo chimiche, per restare nel solito campo.
» postato da _Kaos_ alle 17:29 del 05-09-2010
72 « il paragone delle donne del console non è dei più azzeccati. penso che nell'esempio l'editor di cui parlava S* avesse per definizione a disposizione nozioni alchemiche non solo chimiche, per restare nel solito campo.» Allora è un artista pure lui. In tal caso modifica secondo il suo gusto... peccato che io voglia leggere il libro creato secondo il gusto di Tolkien, non quello plasmato dal gusto (artistico-alchemico) dell'editore. Scriva un libro tutto suo (tagliatissimo con solo dialoghi) se ci tiene tanto. Questa è la mia posizione. Dal Signore degli Anelli non toglierei una virgola. Uno dei maggiori pregi del libro (anzi, quello che lo ha lanciato nel mito) è la capacità di far percepire un mondo vero, complesso e decadente sullo sfondo. Un mondo così vivo che i lettori se ne innamorano, come si innamorano dei personaggi. Questo risultato non sarebbe possibile senza le parti "noiose". Ora il Signore degli Anelli non lo tocca nessuno perchè non osano, ma qualunque libro deve avere la stessa "opportunità". Il lettore decide. Se trova una parte pallosa, può sempre saltarla. Se gli piace la legge. Se proprio l'editore vuole tagliare dove gli pare, lo deve scrivere a chiare lettere ("versione accorciata", o "per bambini", "per impazienti", "per indecisi" o come volete voi) Non vedo come si possa avere una posizione diversa da questa.
» postato da Il_Console alle 20:11 del 05-09-2010
73 «Se proprio l'editore vuole tagliare dove gli pare, lo deve scrivere a chiare lettere ("versione accorciata", o "per bambini", "per impazienti", "per indecisi" o come volete voi) Non vedo come si possa avere una posizione diversa da questa.» Concordo.
» postato da A.B.Normal alle 20:23 del 05-09-2010
74 «Forse parliamo di due cose diverse perché non "sarebbe" ma "è", dato che Urania già da un paio d'anni ne pubblica.»
Ne ho preso uno a caso, il 1541 del 2008 e c'è Sosio
.
Non è che abbia tutti i numeri, ma a caso non mi pare che dal 2009 ce ne siano altri. Mi auguro con tutto il cuore, quindi, di sbagliare.
Io, comunque, preferirei per esempio che si cominciasse con il sostenere tre o quattro italiani, per dire. Ma non pubblicarli e basta, ma anche con promozione, seguirli, perfezionarli e, diamine, tradurli!
Vivo di sogni, lo so... ma che diavolo, mi siano concessi, sono gratis!
E' ovvio che dal punto di vista Marketing, è meglio ristampare Herry potter, per dire, non sono mica scemo, però... ehhh, i miei sogni...
(sì, lo so, mi sono ripetuto... uffff...)
» postato da Massimo_Baglione alle 21:16 del 05-09-2010
75 «
Io, comunque, preferirei per esempio che si cominciasse con il sostenere tre o quattro italiani, per dire. Ma non pubblicarli e basta, ma anche con promozione, seguirli, perfezionarli e, diamine, tradurli!
»
Sarò perfido, ma sul momento, non avendo capito cosa intendessi, mi sono ritrovato a commentare "Ma tradurli in italiano...?!"
Scherzi a parte, avrei una domanda, la cui risposta sospetto potrebbe non essere tanto scontata come potrebbe sembrare: ma in sostanza, il limite di pagine per una collana da edicola come Urania, a cosa è realmente dovuto? Sono solo i costi di produzione (e questo porterebbe a un'ulteriore questione) o ci sono altri motivi, per così dire "più complessi"?
» postato da Calimero Jones alle 01:11 del 06-09-2010
76 «Sarò perfido, ma sul momento, non avendo capito cosa intendessi, mi sono ritrovato a commentare "Ma tradurli in italiano...?!"
»
ahaha, in effetti poteva essere mal interpretato... ![]()
» postato da Massimo_Baglione alle 08:21 del 06-09-2010
77 «
Ne ho preso uno a caso, il 1541 del 2008 e c'è Sosio
.
Non è che abbia tutti i numeri, ma a caso non mi pare che dal 2009 ce ne siano altri.»
Vado a memoria e ovviamente dimenticherò dei nomi (anche 200
: Tonani, Vernier, Catani, il sottoscritto, Argento, Fambrini, Fazio, Bellomi...
» postato da Alco99 alle 10:50 del 06-09-2010
78 Allora bene, sono contento di essermi sbagliato ![]()
» postato da Massimo_Baglione alle 10:55 del 06-09-2010
79 A me sembra che Urania stia facendo un ottimo lavoro con gli italiani. Il fatto di pubblicare racconti e romanzi al di fuori del premio consente di spingere e incoraggiare gli autori più validi, come ad esempio Tonani. Ho sempre detto che secondo me gli autori italiani vendono meno non perché sono italiani, ma perché sono sconosciuti. E pubblicare ogni volta solo il vincitore del premio Urania, in genere sempre diverso, non migliorava la situazione. Ora invece mi pare che siamo nella direzione giusta. Chiaramente, il tutto va fatto gradualmente e senza farlo apparire un'imposizione a scapito della fantascienza anglosassone. Inoltre, bisogna anche trovarli gli autori italiani da portare avanti, e la cose è MOLTO più difficile di quello che sembra. Quanto al tradurli all'estero, quello non dipende certo da Urania. Se arriva un editore estero a comprarli mica gli dicono di no. S*
» postato da S* alle 10:57 del 06-09-2010
80 «Ciao dued, io invece sono lieto che stavolta tu sia in disaccordo con me
Comunque sono convinto che l'editing sia anche un esercizio di umiltà. Vero che sentirti dire che quella pagina non va, può addolorare. Ma la scrittura è anche un "lavoro": se in ufficio, lavorando, qualcuno ti fa notare che hai commesso uno sbaglio, che fai? Perseveri? »
Ciao Vikk, e bentrovato.
Arrivo un po' in ritardo su questa tua risposta. Non vorrei andare molto avanti, perche' in realta' la discussione e' sui tagli di Urania e qui sconfineremmo in altri argomenti.
Ci tenevo solo a non fare la parte dell'autore presuntuoso innamorato delle virgole, e neppure dell'autore "letterato"perche' cosi' non e': ho sempre accettato l'editing in tutta umilta', e cercato di imparare a rendere piu' leggibile il mio testo, in un'ottica artigianale e non aulica .
Imparare a migliorarsi e' importante, l'ultimo libro per esempio ho cercato di scriverlo gia' tenendo conto di tutti i fattori e i suggerimenti, per alleggerire e sfrondare ed evitare lungaggini. Un editing di esperti e' sempre prezioso.
Rimango pero', in assoluto, lo ripeto, allergica alla politica del "tagliare e' bello, tagliare e' meglio comunque", qulora sia al servizio di pure logiche editoriali e non di miglioramento del testo e della sua scorrevolezza.
» postato da dued alle 14:55 del 06-09-2010
81 ««
Io, comunque, preferirei per esempio che si cominciasse con il sostenere tre o quattro italiani, per dire. Ma non pubblicarli e basta, ma anche con promozione, seguirli, perfezionarli e, diamine, tradurli!
»
Sarò perfido, ma sul momento, non avendo capito cosa intendessi, mi sono ritrovato a commentare "Ma tradurli in italiano...?!"
Scherzi a parte, avrei una domanda, la cui risposta sospetto potrebbe non essere tanto scontata come potrebbe sembrare: ma in sostanza, il limite di pagine per una collana da edicola come Urania, a cosa è realmente dovuto? Sono solo i costi di produzione (e questo porterebbe a un'ulteriore questione) o ci sono altri motivi, per così dire "più complessi"?»
Penso si tratti solamente di costi (di stampa, di trasporto eccetera).
» postato da Maurizio Del Santo alle 15:29 del 06-09-2010
82 Oltretutto non si parlava di tagli suggeriti su delle bozze, ma di tagli rispetto a opere già pubblicate. Quindi non è comunque appropriato parlare di presuntuosità degli autori.
» postato da Il_Console alle 15:38 del 06-09-2010
83 «Allora è un artista pure lui.
In tal caso modifica secondo il suo gusto... peccato che io voglia leggere il libro creato secondo il gusto di Tolkien, non quello plasmato dal gusto (artistico-alchemico) dell'editore.
Scriva un libro tutto suo (tagliatissimo con solo dialoghi) se ci tiene tanto.»
allora è un bravo artista pure lui certo, e se è anche un bravo editor sarà maturo abbastanza da modificare secondo il gusto dell'autore. indovinandolo, studiandolo o chiedendoglielo.
«Se proprio l'editore vuole tagliare dove gli pare, lo deve scrivere a chiare lettere ("versione accorciata", o "per bambini", "per impazienti", "per indecisi" o come volete voi)
Non vedo come si possa avere una posizione diversa da questa.»
io ho la tua stessa posizione, ma se volessi leggere un libro cinese, o se volessi che i cinesi leggessero tolkien, NON posso accettare che l'unica soluzione è che loro debbano imparare l'italiano o io il cinese.
se l'editore vuole tagliare ("dove gli pare" lo aggiungi tu perchè ti fa comodo dipingerlo come un cretino da romanzetti trash) laddove l'autore non può o non riesce, deve poterlo fare e l'autore e il lettore dovrebbe solo ringraziarlo....se ha fatto un buon lavoro.
non so...io ho sempre fatto caso con moltissima cura quando era possibile le diverse edizioni di un libro e le diverse traduzioni.
ora..per esempio nei libri di filosofia è facile trovare traduzioni ediverse per i soliti testi, c'è più varietà, più concorrenza e più libero mercato in senso positivo. suppongo che ragioni di economia, di mafia, o di monopolio (chiamale come vuoi a seconda dei casi) impediscano questo.
non vedo come puoi essere in disaccordo con questa posizione.
![]()
» postato da _Kaos_ alle 15:55 del 06-09-2010
84 « Penso si tratti solamente di costi (di stampa, di trasporto eccetera).» Se fossero solo problemi di costi di stampa, mi chiedevo perché non fosse possibile un ragionamento tipo "in un anno possiamo pubblicare 5000 pagine, da distribuire in dodici volumi"; i costi complessivi dovrebbero essere gli stessi, ma ci si potrebbe organizzare in modo che volumi "più lunghi" siano nel corso dell'anno compensati da volumi "più corti". Essendo una questione editoriale (le cui logiche non conosco fino a questo punto, naturalmente), mi piacerebbe conoscere un'opinione competente... Aggiungo un altro dubbio che mi è sorto: certi romanzi non possono essere spezzati in due perché i volumi risulterebbero troppo corti... ma QUANDO risultano troppo corti, per Urania? Qual è il limite? Voglio dire, se il romanzo di Vinge risulta lungo 400 pagine, se integro, sono sorpreso nel sapere che due volumi di 200 pagine siano considerati "troppo corti"... a me sembra che volumi (contenenti romanzi singoli) di questa lunghezza, poco più e anche poco meno, se ne vedano spesso...
» postato da Calimero Jones alle 16:55 del 06-09-2010
85 «Aggiungo un altro dubbio che mi è sorto: certi romanzi non possono essere spezzati in due perché i volumi risulterebbero troppo corti... ma QUANDO risultano troppo corti, per Urania? Qual è il limite? Voglio dire, se il romanzo di Vinge risulta lungo 400 pagine, se integro, sono sorpreso nel sapere che due volumi di 200 pagine siano considerati "troppo corti"... a me sembra che volumi (contenenti romanzi singoli) di questa lunghezza, poco più e anche poco meno, se ne vedano spesso...» È abbastanza probabile che se Urania dividesse in due un romanzo da due pagine ci sarebbero dieci volte tanto di polemiche perché il libro che poteva stare in un volume solo viene spezzato in due facendolo quindi pagare il doppio. Con anche persone che scrivono a Vinge per chiedergli se gli sta bene che i suoi libri vengano spezzati in due parti... S*
» postato da S* alle 17:21 del 06-09-2010
86 Grazie S* per l'ottima risposta. «Quanto al tradurli all'estero, quello non dipende certo da Urania. Se arriva un editore estero a comprarli mica gli dicono di no. S*» Scusate se vado fuori tema, ma questo aspetto mi interessa parecchio e perciò lo chiedo a te, S*, che di certo ne sai più di me (e se ritieni di dover spostare la discussione in ambiti più idonei ne sarò ben felice). Come potrebbe fare uno scrittore italiano, che non sa scrivere in inglese, a rendersi interessante a un autore estero? D'accordo, magari vincere l'Urania, il Galassia o lo Strega potrebbe aiutare, ma senza vincere premi (perché magari non partecipa)? Agenzie letterarie? Per forza?
» postato da Massimo_Baglione alle 17:29 del 06-09-2010
88 » Il console Il lettore decide. Se trova una parte pallosa, può sempre saltarla. Se gli piace la legge. Se proprio l'editore vuole tagliare dove gli pare, lo deve scrivere a chiare lettere ("versione accorciata", o "per bambini", "per impazienti", "per indecisi" o come volete voi) Non vedo come si possa avere una posizione diversa da questa.» ---------------------------------------------------------------------------- Penso sia l'unica pienamente onesta. Peraltro per quanto ne so (e di inglese pochissimo), potrei aver letto versioni straedulcorate di romanzi che ho trovato bellissimi. O magari viceversa. Chissà se averlo saputo avebbe modificato la mia attenzione di lettore!?
» postato da Antha alle 19:08 del 06-09-2010
89 « Peraltro per quanto ne so (e di inglese pochissimo), potrei aver letto versioni straedulcorate di romanzi che ho trovato bellissimi. O magari viceversa. Chissà se averlo saputo avebbe modificato la mia attenzione di lettore!?» è quello che mi sono chiesto anche io, credo nel thread de: "la fine dell'arcobaleno".
» postato da Adidja Palmer alle 19:21 del 06-09-2010
91 « allora è un bravo artista pure lui certo, e se è anche un bravo editor sarà maturo abbastanza da modificare secondo il gusto dell'autore. indovinandolo, studiandolo o chiedendoglielo. » Opinabile. E' comunque un passaggio in più che nessuno ha richiesto « io ho la tua stessa posizione, ma se volessi leggere un libro cinese, o se volessi che i cinesi leggessero tolkien, NON posso accettare che l'unica soluzione è che loro debbano imparare l'italiano o io il cinese. » In questo topic non ho toccato il problema delle traduzioni. Quello è un male necessario se il lettore non conosce la lingua dell'originale. Ma il lettore è comunque consapevole che sta leggendo una traduzione, e il nome del traduttore è pure riportato. C'è scritto "Traduzione a cura di..." ma non "Tagli a cura di..." Quindi il discorso non c'entra a meno che tu non voglia far passare i tagli che abbiamo visto qui riportati come problema di "traduzione" (e in tal caso, rinuncio alla discussione, vado a prendere cavallo e armatura e ti sfido al confronto d'arme e valore) « se l'editore vuole tagliare ("dove gli pare" lo aggiungi tu perchè ti fa comodo dipingerlo come un cretino da romanzetti trash) laddove l'autore non può o non riesce, deve poterlo fare e l'autore e il lettore dovrebbe solo ringraziarlo....se ha fatto un buon lavoro. » E di nuovo... chi giudica? E come può il lettore confrontare se ha solo la versione tagliata? Ricordo ancora poi che si stava parlando di libri finiti, già pubblicati all'estero di cui si fa un'edizione italiana, non di libri ancora da "vagliare" e magari rifinire insieme all'autore.
» postato da Il_Console alle 20:23 del 06-09-2010
92 «Come potrebbe fare uno scrittore italiano, che non sa scrivere in inglese, a rendersi interessante a un autore estero? D'accordo, magari vincere l'Urania, il Galassia o lo Strega potrebbe aiutare, ma senza vincere premi (perché magari non partecipa)? Agenzie letterarie? Per forza?» Normalmente l'agente dell'autore o l'editore italiano che lo ha pubblicato partecipano a fiere internazionali (tipo Francoforte) e lo propongono agli editori stranieri che possono essere interessati. Il fatto di aver vinto qualche premio italiano non penso che commuova gli editori stranieri più di tanto. Aver venduto qualche centinaio di migliaia di copie è un argomento decisamente migliore. Se non sei un autore che ha venduto centomila copie, se non hai un agente e magari neppure un editore, non ti resta che spendere un po' di soldi per un traduttore inglese (madrelingua, se non vuoi fare figuracce) e cominciare a girare per fiere e convention, magari puntando soprattutto sugli editori dei paesi dell'est, che pubblicano di più e magari sono meno marketing oriented e quindi potrebbero essere attratti da qualcosa di diverso dai dati di vendita. S*
» postato da S* alle 21:10 del 06-09-2010
93 «(e in tal caso, rinuncio alla discussione, vado a prendere cavallo e armatura e ti sfido al confronto d'arme e valore)» hai ragione si fa prima! andiamo.. basta chiacchiere inutili. già che ad arezzo c'è stato il palio.
» postato da _Kaos_ alle 21:46 del 06-09-2010
94 A me sembra che in questo campo "tutto sia opinabile": romanzi che alcuni considerano bellissimi per altri sono una porcheria e viceversa, opere rifiutate da decine di editori (di tutti i tipi: grandi, piccoli, specialistici, ecc.) vengano accettati da un altro e diventano dei "classici". E si potrebbero fare centinaia di esempi. Quindi credo che editori, autori, revisori, traduttori dovrebbero fare un atto di umiltà e "accettare" l'assunto iniziale: "tutto è relativo"! Mi rendo, però, benissimo conto che "quasi" nessuno è obiettivo verso se stesso e tutti (anch'io...) considerano il proprio lavoro unico, indispensabile e "perfetto".
» postato da (carlo s) alle 09:57 del 07-09-2010
95 Intervengo per dire una cosa terra terra: non comprerò più Urania. Mi ero ravvicinato alla testata dopo un lungo periodo in cui la fantascienza mi aveva stancato, e non sospettavo questa nuova politica dei tagli. Non capisco perchè Montanari citava in continuazione l'integralità delle opere pubblicate sotto la sua gestione, mentre Lippi non si è fatto sfuggire mai questa storia delle asciugature. Urania è libera di pubblicare chi e come vuole, io sono libero di acquistarla. Per me un'Urania così può anche non esistere, ho casa piena di libri e non ne sentirò la mancanza. Lo dico dopo aver difeso strenuamente la rivista su altri forum. Complimenti poi ai partecipanti della discussione (altrove blindata): gli interventi sono tutti interessanti e condotti civilmente, e non è il caso di essere troppo permalosi per qualche espressione forte evedentemente ispirata più dalla passione che dalla malafede. Il problema di fondo comunque è anche questo: in America la produzione è molto diversificata ed esistono opere di lunghezza diversa; esistono opere più leggere, direi di puro intrattenimento, che hanno in genere una lunghezza limitata, ed opere più ambiziose che spesso sconfinano oltre le 400 pagine. E' diverso il tipo di lettore. Il paradosso è che se vogliamo vedere su Urania opere più interessanti per gli appassionati, l'asciugatura si impone, il che però non accontenta proprio l'appassionato, che magari sopporta di comprare titoli più leggeri (Somers. Oppegaard, Braziel) in attesa di acquistare qualcosa per lui più appagante.
» postato da (lino cipressi) alle 13:07 del 07-09-2010
96 «Intervengo per dire una cosa terra terra: non comprerò più Urania.» Cerchiamo di non buttare via il bambino con l'acqua sporca. Avendo partecipato alla discussione che piu' avanti hai definito interessante e civile (e, per di piu', in maniera fortemente critica verso la politica dei tagli) mi azzardo a farti una richiesta: discrimina tra Urania e Urania Collezione. La prima - ormai e' evidente - taglia significativamente alcune opere; la seconda (confermato nello stesso blog da cui e' partita la polemica) pubblica sempre opere integrali. Con questo non voglio chiederti di comperare tutti i numeri di Urania Collezione; ma ti chiedo di non estendere l'embargo - causato dai tagli - a una collana che di tagli (fino a prova contraria) e' priva. La mia speranza (forse e' un'illusione; ma ognuno ha le sue) e' che un calo di vendite di Urania associato a un mantenimento delle vendite di Urania Collezione dia maggiore forza a Lippi per ottenere dall'editore che anche Urania torni a rispettare l'integralita' delle opere.
» postato da A.B.Normal alle 17:05 del 07-09-2010
97 «A me sembra che in questo campo "tutto sia opinabile". ... Mi rendo, però, benissimo conto che "quasi" nessuno è obiettivo verso se stesso e tutti (anch'io...) considerano il proprio lavoro unico, indispensabile e "perfetto".» mi sembrano i due soli insegnamenti in-topic di questo argomento (non 3D). come provocazione potrei unire che "brontolare e cercare la verità è peccato" e "fare il proprio lavoro inutile a prescindere".
» postato da _Kaos_ alle 17:18 del 07-09-2010
98 « ... La mia speranza (forse e' un'illusione; ma ognuno ha le sue) e' che un calo di vendite di Urania associato a un mantenimento delle vendite di Urania Collezione dia maggiore forza a Lippi per ottenere dall'editore che anche Urania torni a rispettare l'integralita' delle opere.» Guarda che un calo di vendite in editoria, adesso come sempre, porta solo a un'altra cosa... ma come ha detto qualcuno, a quanto pare, ci sono un sacco di altri libri da leggere... e tanto ci si lamenterà comunque a prescindere
» postato da Otrebla alle 22:38 del 07-09-2010
99 ««
... La mia speranza (forse e' un'illusione; ma ognuno ha le sue) e' che un calo di vendite di Urania associato a un mantenimento delle vendite di Urania Collezione dia maggiore forza a Lippi per ottenere dall'editore che anche Urania torni a rispettare l'integralita' delle opere.»
Guarda che un calo di vendite in editoria, adesso come sempre, porta solo a un'altra cosa...
ma come ha detto qualcuno, a quanto pare, ci sono un sacco di altri libri da leggere...
e tanto ci si lamenterà comunque a prescindere»
E' vero. Un calo di vendite porta all'estrema conseguenza.
Potrebbe essere diverso se il calo di vendite è causato da un problema ben preciso.
Dico per assurdo. Urania vende 5000 copie (sono bravo, mi tengo alto) ma dopo la scoperta delle asciugature (o traduzioni migliorative) le copie scendono a 4000 nel giro di un mese e tali vendite si mantengo a un 20% nei mesi successivi rispetto al periodo precedente alla "scoperta".
Spero che il 20% sia una variazione maggiore delle fluttazioni medie, di certo.
Insomma, tutto questo può portare l'editore, il curatore, ecc ecc a rivedere alcune scelte editoriali.
Fine della fanta-editoria che però sempre di fanta-scienza parla. ![]()
» postato da Andrea Liscio alle 11:51 del 08-09-2010
100 « Dico per assurdo. Urania vende 5000 copie (sono bravo, mi tengo alto) ma dopo la scoperta delle asciugature (o traduzioni migliorative) le copie scendono a 4000 nel giro di un mese e tali vendite si mantengo a un 20% nei mesi successivi rispetto al periodo precedente alla "scoperta".» Da quello che vedo su questo forum e su quello di Urania le posizioni molto critiche nei confronti di Urania non sono certo la totalità, e quelle drastiche una stretta minoranza. Esagerando, se anche un solo utente su dieci decidesse di non comprare più Urania, per causare un calo di mille copie vorrebbe dire che almeno 10mila utenti hanno seguito il dibattito sulle asciugature sui forum. Che credo siano certamente più dei compratori abituali di urania. Implausibile. Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie. S*
» postato da S* alle 12:29 del 08-09-2010
101 «« Dico per assurdo. Urania vende 5000 copie (sono bravo, mi tengo alto) ma dopo la scoperta delle asciugature (o traduzioni migliorative) le copie scendono a 4000 nel giro di un mese e tali vendite si mantengo a un 20% nei mesi successivi rispetto al periodo precedente alla "scoperta".» Da quello che vedo su questo forum e su quello di Urania le posizioni molto critiche nei confronti di Urania non sono certo la totalità, e quelle drastiche una stretta minoranza. Esagerando, se anche un solo utente su dieci decidesse di non comprare più Urania, per causare un calo di mille copie vorrebbe dire che almeno 10mila utenti hanno seguito il dibattito sulle asciugature sui forum. Che credo siano certamente più dei compratori abituali di urania. Implausibile. Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie. S*» Sicuramente. Il mio era un ragionamento generale e al limite dell'assurdo, anche se sui numeri del venduto non penso di essere andato così lontano, ahimè...
» postato da Andrea Liscio alle 12:45 del 08-09-2010
102 x Otrebla. Non mi sembra (ma è una opinione) che questo sia un caso di: "lamentarsi comunque a prescindere". Stiamo discutendo di tagli (il termine "asciugatura" mi sembra meno adatto) "fino al 15%" (ma a questo punto mi sorge il dubbio che a volte siano anche di più) che rendono un romanzo "un'altra cosa"; meglio o peggio dipende dai casi ma certamente "un'altra cosa". Non è (secondo me) una cosa di poco conto. Aggiungi che i tagli NON vengono segnalati e ottieni che, come minimo, nasce un sentimento di "dubbio" verso TUTTI i libri di quella collana. Penso sia sbagliato non comprare più Urania ma credo che bisognerebbe "premere" sulla Mondadori perché le cose cambino.
» postato da (carlo s) alle 13:40 del 08-09-2010
103 « Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie. S*» Ci sarebbe magari anche la questione della trasparenza e della correttezza... e, visto che non si tratta di politica, poteva essere pure lecito aspettarsele davvero. Comunque va beh, che dire, peccato.
» postato da Il_Console alle 20:52 del 09-09-2010
104 ««
Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie.
S*»
Ci sarebbe magari anche la questione della trasparenza e della correttezza... e, visto che non si tratta di politica, poteva essere pure lecito aspettarsele davvero.
Comunque va beh, che dire, peccato.»
Toh!
Devo quotare il console.
Orpo. Il 2012 s'affretta verso di noi. ![]()
» postato da Andrea Liscio alle 22:21 del 09-09-2010
105 «« Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie. S*» Ci sarebbe magari anche la questione della trasparenza e della correttezza... e, visto che non si tratta di politica, poteva essere pure lecito aspettarsele davvero.» Tutto quello che vuoi, io mi limitavo a opinare sull'effetto numero auspicato da Liscio. S*
» postato da S* alle 23:05 del 09-09-2010
106 ««« Questa cosa causerà al massimo a Urania la perdita di qualche decina di copie. S*» Ci sarebbe magari anche la questione della trasparenza e della correttezza... e, visto che non si tratta di politica, poteva essere pure lecito aspettarsele davvero.» Tutto quello che vuoi, io mi limitavo a opinare sull'effetto numero auspicato da Liscio. S*» Star. Io non auspicavo niente. Mi riquoto, perchè forse non hai fatto caso alla mia risposta precedente. Il mio era un ragionamento generale e al limite dell'assurdo. 'notte, misure finite, reportino inviato, me ne vado a cercare una pizzeria ancora aperta.
» postato da Andrea Liscio alle 23:25 del 09-09-2010
107 «trasparenza.»
ormai i cittadini diventano sempre più trasparenti.
» postato da _Kaos_ alle 01:44 del 10-09-2010
108 «
Toh!
Devo quotare il console.
Orpo. Il 2012 s'affretta verso di noi.
»
Ci troveremo sul finire dell'ultimo giorno di esistenza dell'universo con una birra in mano e la subitanea consapevolezza che le nostre posizioni non erano POI così distanti tutto sommato.
Se si trova un bar aperto, offro io (tanto...
)
» postato da Il_Console alle 09:15 del 11-09-2010
109 «Se si trova un bar aperto, offro io (tanto...
)»
magari in un circolo dell'ARCI.
» postato da _Kaos_ alle 12:42 del 11-09-2010
110 ««Vero che sentirti dire che quella pagina non va, può addolorare. Ma la scrittura è anche un "lavoro": se in ufficio, lavorando, qualcuno ti fa notare che hai commesso uno sbaglio, che fai? Perseveri?» mi sono sempre chiesto da quale processo mentale derivi questa tendenza per ogni autore a considerare sacra ogni sua virgola, ci deve essere una spiegazione psicoanalitica perché è un atteggiamento che riguarda ogni processo produttivo alla fine.» Tornato dalle ferie mi imbatto in questo interessante thread. Per ogni autore? Calma. Ci sono autori che considerano intoccabili anche le virgole, alcuni che si limitano a considerare intoccabili i punti fermi, ci sono quelli dei due punti e così via. Scherzi a parte, mai dire "ogni autore", ogni autore è un universo a sé stante, ci sono autori che se gli suggerisci di togliere una virgola e un aggettivo ti danno un pugno sul naso e quelli che ci pensano su e poi ti dicono: "E' vero, così fila meglio, era proprio il giro di frase che cercavo, grazie". Ci sono quelli che considerano un romanzo o un racconto un tutto unico immodificabile e quelli che sono disposti a smontare un racconto sino ad avere sul banco di lavoro i singoli pezzi per poterli rimontare alla rovescia, che non hanno nulla in contrario a sacrificare una scena se gli si dimostra che non c'entra nulla e che il romanzo filerebbe meglio senza. Naturalmente, bisogna anche considerare come l'autore viene avvicinato, non sempre gli editor hanno la capacità di convincere che il loro giro di frase è il migliore, spesso capita che arrivino con un atteggiamento tipo "Io sono l'editor massimo, o si fa così o niente" e quando si sentono rispondere "niente" partono dal presupposto che l'autore si reputi un genio incompreso. Magari con un diverso approccio, se provassero a convincere l'autore della giustezza delle loro modifiche, probabilmente otterrebbero qualcosa in più. Ciao! Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 11:17 del 13-09-2010
111 «Per ogni autore? Calma.»
si proprio per ogni autore.
in ogni autore, anche chi cede volentieri, risiede la sensazione della sacralità di cosa ha scritto. vittorio ha indovinato una delle risposte possibili, io ne facevo un problema che riguardava lo scrivere in sé, te ne stai facendo una questione già editoriale/strategica/pratica.
non metto in dubbio che esista l'autore che nel tempo ha imparato a controllarsi e trattenersi e accettare l'editor competente di buon grado, ma a prescindere da questo, la storia emotiva comune di non voler che gli altri tocchino il loro scritto è sempre presente in tutti.
» postato da _Kaos_ alle 13:45 del 13-09-2010
112 ««Per ogni autore? Calma.»
si proprio per ogni autore.
in ogni autore, anche chi cede volentieri, risiede la sensazione della sacralità di cosa ha scritto. vittorio ha indovinato una delle risposte possibili, io ne facevo un problema che riguardava lo scrivere in sé, te ne stai facendo una questione già editoriale/strategica/pratica.
non metto in dubbio che esista l'autore che nel tempo ha imparato a controllarsi e trattenersi e accettare l'editor competente di buon grado, ma a prescindere da questo, la storia emotiva comune di non voler che gli altri tocchino il loro scritto è sempre presente in tutti.»
Nego
No
Niet
Nein
Manco per idea
Essere scocciati è un conto, parlare di sacralità è un altro.
Se qualcuno mi da un calcio su una rotula sono scocciato, ma non
necessariamente ritengo la rotula sacra.
Anche per quanto riguarda lo scrivere in sé vi sono due poli differenti
che vanno dall'estrema dinamicità e insicurezza rappresentata da:
"scrivo, so che domani ritocco, che dopodomani ritocco, che lunedì ritocco un'altra volta, che tra due settimane, se lo rileggo cambierò ancora, e
il mese prossimo e l'anno prossimo e tra due anni... e che alla fine
se avrò sufficiente coraggio poi dovrò discutere con un editor o anche semplicemente con un lettore che potrebbe dirmi 'bella merda'".
Spesso questo si porta dietro il fatidico:
"Ma sono proprio sicuro che piacerà a qualcuno? mica mi soddisfa
un gran che, quasi quasi nemmeno lo faccio leggere all'amica d'infanzia
perché se lei inarca un sopracciglio so già che andrò in depressione nera.
Anzi, è veramente brutto, non ho mai letto niente di più moscio!".
Solitamente all'estremo di questo polo ricadono tutti quelli che lasciano scritto nel testamento di bruciare i propri scritti se non ci sono riusciti
da soli; coloro ai quali la fidanzata ha involato di nascosto il dattiloscritto
per sottoporlo a un editore e così via
.
alla presunzione forsennata:
"Dio come mi piaccio! Sento lo Spirito che mi attraversa e depone attraverso la mia mano le parole sulla carta come fosse Dio e io Mosé!
Anzi, che c'entra lo Spirito! Sono proprio io ad aver partorito quelle parole! Se qualcuno mi dice che è brutto, o anche propone di toccare un accento lo uccido. Quell'aggettivo, ah quell'aggettivo! Guarda com'è rotondo, altisonante, ispirato! Come si può solamente pensare di modificarlo! Ce l'hanno tutti con me! Filistei!".
In mezzo c'è qualsiasi possibile atteggiamento di uno scrittore.
Accanto alla linea che passa tra questi due punti, e intrecciata ad essa,
c'è la linea che separa l'artista dall'artigiano, perché scrivo? Per
dimostrare che sono un grande artista o per dimostrare che sono un
buon produttore?. Gli intendimenti di come ci si pone di fronte alla scrittura possono essere diversissimi.
Quindi, ribadisco che quell' 'ogni', non è corretto.
Ciao!
Lanfranco
» postato da Lanfranco Fabriani 2 alle 15:08 del 13-09-2010
113 «Quindi, ribadisco che quell' 'ogni', non è corretto.
»
una volta un utente del forum aveva una firma che recitava "fatti non pugnette".
io letto un bel raccontino di due casi particolari, ma nessuna legge generale se non una riproposizione delle tue idee in altra salsa. forse non hai ben capito quello che veniva sostenuto riguardo la sacralità, forse ho usato una inizialmente una parola che ti ha urtato, ma quelli che hai descritto sono due casi particolari distinti, ma che non provano nulla anche se accostati con forza e tenacia.
...oppure forse tu sei l'eccezione che conferma la regola, non è detto che sia un assoluto, ma dubito che ci sia più dello 0.01% di potenziali scrittori che non rientrano in quell'"ogni" di cui sopra.
![]()
» postato da _Kaos_ alle 18:52 del 13-09-2010
114 «
magari in un circolo dell'ARCI.»
Dude, sono toscano.
C'ho fatto il solco pure io nei circoli, fosse solo per le partite a calcio balilla
Certo quelli come me imparano presto a stare zitti, ma quello vale anche con i professori al liceo e dopo...
» postato da Il_Console alle 19:10 del 13-09-2010
115 ««
magari in un circolo dell'ARCI.»
Dude, sono toscano.
C'ho fatto il solco pure io nei circoli, fosse solo per le partite a calcio balilla
Certo quelli come me imparano presto a stare zitti, ma quello vale anche con i professori al liceo e dopo...»
io sono negatissimo al biliardino. ci andavo da piccolo per i vecchi videogame innocenti e buoni da bar, prima della invasione malvagia di sale giochi e video poker.
ti dovresti ricordare quando giocare costava 400lire, no?
![]()
» postato da _Kaos_ alle 19:18 del 13-09-2010
116 «
ti dovresti ricordare quando giocare costava 400lire, no?
»
Mi ricordo quando costava 200...
Il buon vecchio ghost&goblins!
Pochi giorni fa ho rigiocato con alcuni amici al biliardino e ho avuto un "epiphany"... com'è che a 34 anni ancora non mi è venuto in mente di comprare un calcio balilla e metterlo in casa?!?
Comunque sono una schiappa anch'io ![]()
» postato da Il_Console alle 21:02 del 13-09-2010
117 ««
ti dovresti ricordare quando giocare costava 400lire, no?
»
Mi ricordo quando costava 200...
Il buon vecchio ghost&goblins!
Pochi giorni fa ho rigiocato con alcuni amici al biliardino e ho avuto un "epiphany"... com'è che a 34 anni ancora non mi è venuto in mente di comprare un calcio balilla e metterlo in casa?!?
Comunque sono una schiappa anch'io
»
noi l'abbiamo in cantina...
ed io mi ricordo quando nelle salette dei videogames ti davano 10 gettoni per 100 lire...
![]()
» postato da Jirel alle 00:36 del 14-09-2010
Puoi continuare la discussione sul forum
18 Ovviamente io non parlo né discuto le politiche altrui riguardanti la gestione di blog e forum. Che sono cose delicate e che spesso rispondono anche a politiche aziendali che vanno al di là delle volontà dei gestori. E di certo non sarei nella posizione di criticare risposte eccessive, se ve ne sono, visto che non di rado capita anche a me. Posso solo dire una cosa, le risposte irose possono essere sgradevoli ma significano che le persone ci mettono l'anima e sono appassionate di quello che fanno. Molto meglio quelle di un "gentile cliente, la sue opinione per noi è importante e le assicuriamo che sarà stata presa in grande considerazione per il futuro"... S*
» postato da S* alle 16:41 del 02-09-2010