Un sistema solare scoperto a 5.000 anni luce

La notizia della scoperta di un nuovo sistema solare non ha (quasi) nulla di eccezionale, ma in questo caso è l'innovativa tecnologia impiegata a fare la differenza

Un'immagine della stella OGLE-2006-BLG-109

A 5.000 anni luce dalla terra, esiste un sistema solare con una stella gemella del sole e due enormi pianeti orbitanti simili a Saturno e Giove. La spettacolare scoperta astronomica è frutto del lavoro di un’equipe internazionale di scienziati ma anche appassionati, che hanno lavorato grazie a 11 telescopi e con l’ausilio di una nuova tecnica: la microlente gravitazionale.

 

«Abbiamo trovato un sistema solare simile, in versione ridotta, al nostro», ha dichiarato Scott Gaudì dell’Ohio State University, che ha guidato lo studio. La stella è leggermente più piccola, oscura e debole del sole e i pianeti hanno una massa inferiore, ma orbitano alla stessa distanza dei giganti gassosi del nostro sistema solare. Per scoprire i due pianeti (OGLE-2006-BLG-109Lb e OGLE-2006-BLG-109Lc) il team di astronomi ha usato una nuova tecnica chiamata “microlensing”, che individua le distorsioni di luce provocate dalla gravità di una stella, quando un corpo massiccio le transita dinanzi. Resta da sapere se, nel sistema solare scoperto, ci sia una terra. «Per quello che ne sappiamo, potrebbero esserci pianeti rocciosi,

 ma non siamo stati in grado di trovarli».

 

Gli 80 membri del Optical Gravitational Lensing Experiment hanno lavorato freneticamente, notte dopo notte, negli 11 giorni del periodo tra la fine di marzo e l’inizio d’aprile 2006 quando i corpi celesti erano sufficientemente vicini da poter causare l’effetto di microlente gravitazionale, una tecnica è particolarmente efficace nell'evidenziare il transito di pianeti davanti a una sorgente luminosa, la cui luce, in accordo con le previsioni della relatività generale di Einstein, viene deflessa dalla gravità.

Innovativo anche il metodo di osservazione, «Abbiamo tentato di avere una copertura totale dell’evento», ha spiegato Andrew Gould, professore di astronomia all’Ohio State University. «Quando faceva notte da una parte, abbiamo qualcun altro che osservava da qualche altra parte». Nell’equipe, quasi tutti professionisti (tra cui gli astronomi di Campo Catino e Arcetri, in Italia), ma anche semplici appassionati di astronomia.

Autore: Giampaolo Rai - Data: 13 giugno 2008 - Fonte: http://www.jb.man.ac.uk/news/unlonelyplanets/

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Commenti

1 Adess bisogna solo scoprire l' iperassistenza, costruire una colonia spaziale "rotor" e partire!

» postato da Juan Rico alle 13:13 del 13-06-2008

2 io aspetto la nave iperluce però...si fa prima! E speriamo di trovare qualcosa un po' meglio di Eritro!! "Nemesis", ho appena finito di leggerlo... non mi è piaciuto molto. Troppo lungo e pieno di digressioni astronomiche che appesantiscono i dialoghi gia di per sè non proprio brillanti. Non ho trovato un personaggio che mi ispirasse simpatia a parte un 'po il comandante della stazione su Eritro e il paranoico leader di Rotor. Coinvolgente quanto una cenetta a base di sogliola surgelata cotta al vapore e verdure bollite. Giudizio personale: menoso!

» postato da katy alle 14:17 del 13-06-2008

3 ah comunque anche a me questa notizia ha fatto pensare subito al romanzo di Asimov...il sopracitato "Nemesis".... tanto per riportare in topic questa discussione :)

» postato da katy alle 14:19 del 13-06-2008

4 Proprio vero. Soprattutto il fatto che il sistema solare risultava "nascosto".. difficilmente individuabile, insomma.. Beh, mi fa piacere non essere stato l'unico a fare questo volo pindarico..

» postato da Juan Rico alle 17:29 del 13-06-2008

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