Gli uomini vuoti di Dan Simmons

Un grande autore su Urania di dicembre: ritorna l'autore di Hyperion con un romanzo sul tema della telepatia

Con Gli uomini vuoti, (il titolo del romanzo è mutuato dalla poesia The Hollow Men di Thomas Eliot) Dan Simmons affronta il tema non nuovo della telepatia con originalità. La storia è quasi complementare a Morire dentro di Robert Silverberg: mentre là un telepate perde progressivamente i suoi poteri, in questo romanzo Jeremy, fortissimo ricettore, dopo la morte della moglie Gail, anch’essa telepate, si ritrova privo dello scudo mentale che ella gli aveva fornito e assordato dalle grida delle menti di miliardi di persone si ritrova sull’orlo della pazzia. Ricco di dati scientifici, per lo più sulle capacità cerebrali umane il romanzo, con i suoi capitoli stringati e un ritmo sostenuto è una ulteriore prova delle capacità di Simmons.

 

Dan Simmons nasce a Peoria in Illinois nel 1948 e cresce in varie cittadine del Midwest, una delle quali, Brimfield, fa da sfondo ai suoi romanzi L’estate della paura e L'inverno della paura. Conseguito nel 1971 un Master in Educazione presso la Washington University di Saint Louis si dedica all’insegnamento elementare per circa diciotto anni. Il suo primo racconto, The River Styx Runs Upstream, pubblicato nel 1982 su Twilight Zone Magazine, vince il Rod Serling Memorial Award ma è nel 1985 con Il canto di Kali (Kali Song), vincitore del World Fantasy Award che si impone all’attenzione del pubblico.


Dan Simmons
Scrittore eclettico, Simmons spazia dal fantasy al noir, dal romanzo storico alla fantascienza fino all’horror e ai romanzi di genere. Nel 1989 con il suo Hyperion, che vince sia il premio Hugo che il Locus, conquista definitivamente un posto di primo piano tra i più amati scrittori di fantascienza. A Hyperion, storia dalla struttura narativa simile al Decamerone di Boccaccio e ai racconti di Canterbury di Chaucer, fa seguire altri tre romanzi, così come a Ilium, romanzo col quale vinse nel 1994 il Locus Award e ispirato all'epica omerica, segue Olympus nel 2005. Nel campo del fantastico ha al suo attivo anche un Bram Stoker Award per il romanzo horror Carrion Comfort nel 1989 e un Locus Award per Children of the Night, ancora un horror, nel 1993.

 

Su alcuni aspetti dell’opera di Simmons abbiamo rivolto alcune domande a Giuseppe Lippi curatore di Urania.

Dan Simmons nei suoi libri spesso ha riproposto temi esistenti come nel ciclo di Ilium dove rielabora le storie di Omero e quello di Hyperion che deve la sua struttura ai racconti di Chaucer; anche in questo Gli uomini vuoti affronta un tema, quello della telepatia, trattato già da decine di autori, secondo te è mancanza di originalità oppure segno di genialità?

Ogni autore affronta gli argomenti eterni dal proprio punto di vista. I temi potranno anche essere gli stessi, ma se lo scrittore ha una personalità autentica il tratto sarà caratteristico e innovativo. Credo che Dan Simmons appartenga alla categoria dei geni, i quali, a volte, possono persino mancare di originalità!

Simmons si ama alla follia o si detesta in toto, uno dei peccati che gli attribuiscono i suoi detrattori è che per ragioni meramente commerciali ha scritto il seguito dei suoi libri più fortunati, come Hyperion o Ilium cavalcando l’onda del loro successo, queste ulteriori storie hanno la stessa dignità del romanzo che li ha generati?

Non vedo perché no. In fondo sono romanzi autonomi, pur partendo da premesse già date. I lettori si sono resi conto, ciascuno con la propria sensibilità, che Dan Simmons non è autore da "appassionati di fantascienza" punto e basta. È anche questo, ma è un romanziere ricco di sfaccettature che fa della fantascienza un motivo centrale della sua letteratura. Per questa ragione ha bisogno di sviluppare le sue storie su una tela molto vasta, di rielaborarle di continuo. A mio avviso è uno dei pochi ad esserci riusciti in modo soddisfacente, non velleitario: in epoche precedenti e più stringate per ragioni di mercato, altri autori hanno sviluppato discorsi analoghi attraverso serie di romanzi invece che cicli, ma forse non c'è molta differenza. Penserei a colleghi come Ursula K. Le Guin, Philip K. Dick, Ray Bradbury, J.G. Ballard o Kurt Vonnegut...

I canti di Hyperion oltre a richiamare alla mente i racconti di Canterbury, in qualche modo l’Huckleberry Finn e i poemi di Keats trattano temi importanti, il potere della chiesa, il libero arbitrio e le I.A.; a distanza di qualche anno come si inquadra la visione di Simmons nella realtà?

Penso che Simmons non sia un grande realista, dopo tutto; ma è un grande mitografo, e quindi della realtà offre uno spaccato multistrati. Uno spaccato del mondo, quale lui lo conosce, filtrato attraverso un'immaginazione di stampo letterario classico. Ecco perché ama ricorrere ai grandi testi del passsato che tu hai ricordato, da Keats a Chaucer a Omero: perché, come scrittore, ama la forma classica. Il suo tentativo è quello di rinverdire alcuni grandi miti attraverso un'operazione letteraria rispettosa della forma. Siete d'accordo?

 

In appendice questo mese trova posto anche un articolo su come Urania è entrata di prepotenza anche nel web (a firma di Stefania Guglielman, N.d.R.).

 

Gli uomini vuoti (The Hollow Men, 1992), Mondadori, Urania 1528 pagg 348 euro 3,90.

Autore: Stefania Guglielman - Data: 10 dicembre 2007

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Commenti

1 Desidero segnalare un piccola inesattezza alla fine dell'articolo, in cui si dice che in questo numero di Urania non è presente il racconto d'appendice. Invece anche in questo numero di Urania è presente un racconto, e precisamente "Il quarto piano" di Fabio Lombardi. Cordiali saluti.

» postato da Ettore Varengo alle 01:25 del 10-12-2007

2 anche qua? :)

» postato da _Kaos_ alle 02:02 del 10-12-2007

3 grazie per la correzione, me ne sono accorta ieri dopo la pubblicazione e avrei segnalato stamani alla redazione. accecata dall' hubris e incalzata dalla fretta non ho ricontrollato per bene la scheda prima di spedirla. Dory

» postato da doralys alle 09:17 del 10-12-2007

4 Ho iniziato a leggerlo ieri.. Che bella la parte con cui inizia, descrivendo la morte di Gail. I giorni successivi alla sua morte, poi, sono concreti e cinici. Le parti scientifiche sono intense, ma tagliano un po' troppo la narrazione. Sono appena ad un terzo del libro. Vediamo..

» postato da mm alle 13:18 del 10-12-2007

5 hmm, l'ho finito in fretta, tirare tira, però non mi ha convinto del tutto. da grandissimo fan della saga di Hyperion di nuovo resto un po' deluso nel leggere qualcosa "d'altro" di quest'autore. Simmons è comunque sempre un fenomeno nella descrizione delle sensazioni che provano i personaggi (veramente vivide ed efficaci).

» postato da Il_Console alle 20:54 del 10-12-2007

6 nn dubito che l'impressione sia quella di uno che scrive bene, ma io ho fato fatica a leggere il primo capitolo oggi gli do ancora un paio di capitoli, massimo, e poi se continua cosi' tanti saluti, lo mando a chi lo vuole (detesto avere in casa libri che nn mi piacciono, mi ricordano soldi buttati :D)

» postato da tzenobite alle 21:53 del 10-12-2007

7 Ho divorato i primi capitoli in treno. Adoro lo stile di questo omino :D

» postato da Botolo alle 22:48 del 10-12-2007

8 Ho trovato il romanzo bellissimo e straziante. Dan Simmons, specie in storie come questa, non è certo un autore da consigliare ai depressi. Ma che storia, ragazzi! Chapeau! :-)

» postato da ammiraglio_naismith alle 15:14 del 10-01-2009

9 «hmm, l'ho finito in fretta, tirare tira, però non mi ha convinto del tutto. da grandissimo fan della saga di Hyperion di nuovo resto un po' deluso nel leggere qualcosa "d'altro" di quest'autore. Simmons è comunque sempre un fenomeno nella descrizione delle sensazioni che provano i personaggi (veramente vivide ed efficaci).» Prova con la scomparsa dell'Erebus...poi dimmi...è horror-fantastico ma non è per nulla malaccio...

» postato da Zakalwe alle 16:18 del 10-01-2009

10 avevo perso, prestandolo, questo libro. ringrazio urania che l'ha riproposto, gli uomini vuoti è stato uno dei miei capisaldi culturali e formativi e cerebralmente speculativi

» postato da zoon alle 16:44 del 10-01-2009

11 « Prova con la scomparsa dell'Erebus...poi dimmi...è horror-fantastico ma non è per nulla malaccio...» E' "The Terror" vero il titolo originale? Se è quello mi pare lo stesse traducendo Staffilano. In effetti un libro in italiano ogni tanto lo potrei anche inserire, mi sto disabituando :shock: A proposito Zakalwe, ho finito ora Use of Weapons, cos'è che ti ha tanto affascinato del personaggio?

» postato da Il_Console alle 10:49 del 11-01-2009

12 «« Prova con la scomparsa dell'Erebus...poi dimmi...è horror-fantastico ma non è per nulla malaccio...» E' "The Terror" vero il titolo originale? Se è quello mi pare lo stesse traducendo Staffilano. In effetti un libro in italiano ogni tanto lo potrei anche inserire, mi sto disabituando :shock: A proposito Zakalwe, ho finito ora Use of Weapons, cos'è che ti ha tanto affascinato del personaggio?» ...premetto che la prima volta me lo son letto verso i 22-23 anni...in periodo universitario (ma credo faccia ancora la sua porca figura)...mi piace il personaggio perchè è tragico ma divertente, cinico, un pò bastardo e decisamente mancante di un congruo numero di scrupoli ma riesce comunque a mantenersi umano...mi piace perchè gli viene assegnato il lavoro sporco ma così sporco che nemmeno circcostanze speciali se lo fila e lei tenta di venirsene fuori come meglio può...e soprattutto mi piacciono i contrasti che Banks riesce a rendere congruenti in Zakalwe...come il suo passato, i suoi sentimenti etc etc... Entrando nel particolare...hai presente l'ode al fucile al plasma nella stiva del VSG...favolosa... ...finendo mi piacciono le sedie ed il fatto che Zakalwe non sia propriamente Zakalwe ma sia lo Zakalwe che per più tempo ha vissuto come Zakalwe e quindi possa dirsi il vero Zakalwe... :lol:

» postato da Zakalwe alle 09:01 del 13-01-2009

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