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Ricerca: «robot-ita-01-cento-storie-italiane-di-robot»

Segue - Pagina 32
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Le tre stimmate sintetiche (parte I)

di Emiliano Farinella lunedì 15 dicembre 1997

Droga e cyberpunk, a prima vista appare un accostamento facile e naturale. Lo squallore di certi contesti cyberpunk è il sito ideale in cui possa capillarmente diffondersi l'uso di sostanze stupefacenti d'ogni genere, con tutte le connotazioni negative che a livello di coscienza sociale siamo soliti attribuirvi nel presente. Ma quei contesti sono anche - nell'ottica degli abitanti di quelle storie future - il posto migliore per arricchire i propri sensi, meglio stimolare il proprio corpo e far schizzare in alto in una profusione di indimenticabile realismo i propri sogni attraverso l'uso di svariate droghe.
La droga (come fenomeno generale) è perfettamente inserita in quel tessuto sociale umano, e a raccontare una storia con la narrazione focalizzata su un abitante di quei luoghi molti aspetti possono passare in sordina, tanto sembrano naturali e integrati. Non è certamente la droga a far notizia in quei contesti.

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Ma come si può uccidere così un amore?

Racconto di Lanfranco Fabriani

sabato 15 novembre 1997

Ogni tanto vale la pena fare un po' di revival, nel senso di andare a ripescare le buone cose che sono uscite nel tempo che fu. Roba italiana, certo, apparsa in riviste italiane. Come questo racconto di Lanfranco, che anche se è uscito nel 1982 su TTM, in realtà è di una attualità impressionante. Spero proprio che non ci si debba ridurre in questo modo.

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Stefania Rocca: dal cyberspazio con sensualità

di Marco Spagnoli sabato 15 novembre 1997

Stefania Rocca, 25 anni, torinese, figlia di un capo di sorveglianza della FIAT è oggi una delle attrici italiane più richieste e "desiderate" anche dal pubblico. Gli occhi di un blu profondissimo, Stefania è una ragazza dal fascino "misterioso" e sembra piena di una grande forza interiore, la stessa che a diciotto anni la costrinse a lasciare Milano per tentare la fortuna nel mondo degli spot.
E oggi che sta per paritre per gli Stati Uniti per andare a doppiare in inglese (lingua che Stefania Rocca parla perfettamente ) Nirvana la sua vita artistica è davvero cambiata. Tutto grazie a Gabriele Salvatores.

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Storie di convention

di Roberto Quaglia mercoledì 15 ottobre 1997

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La città 2

di Francesco Grasso lunedì 15 settembre 1997

La grandezza di un fumetto non è necessariamente in relazione col numero delle sue tavole. A volte anche un'opera breve, una miniserie, può colpire il lettore con la forza e l'acutezza di uno spillo, risaltare proprio per la sua concisione, brillare di concretezza sull'oceano crepuscolare di tutte quelle storie (troppe) che mascherano con la corposità una penosa carenza di idee. Questo è il caso di La Città, un fumetto di fantascienza argentino che è un autentica perla del genere: appena dodici puntate (più una seconda serie in cinque episodi, una variazione sul tema piuttosto che un seguito), ma in esse un concentrato, un estratto di fantascienza purissima, un po' Ballard e un po' Dick, ma soprattutto tanta, tanta ottima esibizione d'arte e fantasia.

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Scacco doppio

Racconto di Lino Aldani

giovedì 15 maggio 1997

Lino Aldani, da molti, è considerato il padre della fantascienza italiana, eppure io, che indubbiamente sotto molti aspetti sono un suo "figlio" narrativo (nel senso che ho potuto beneficiare dei suoi preziosissimi consigli per aggiungere pepe e sale al mio modo di scrivere), credo che Lino non sia affatto uno scrittore di fantascienza. No, non voglio ricominciare con quelle sterili discussioni sul fatto che "Quando le radici" (il più bel romanzo di Aldani) o "Visita al padre" (il suo più bel racconto), secondo alcuni sono di fs mentre secondo altri no; voglio solo fare notare che quando le storie di Lino parlavano della nostra terra, con personaggi estremamente vicini a noi, al nostro presente umano e sociale (come nel romanzo e nel racconto citati prima), sono riuscite a intaccare la sensibilità del lettore, a trascinarlo in un universo evocativo di grande scrittura, a dargli insomma tutto quello che giustifica l'appellativo di scrittore. Lo stesso, a mio avviso, non è avvenuto quando Aldani si è cimentato in prove più specificatamente fantascientifiche. Alcuni dei suoi più applauditi racconti sono in realtà abbastanza approssimativi e mediocri, come se Lino fosse stato costretto a distrarre la sua ispirazione umanistica verso questi percorsi della narrativa di genere, che in definitiva non gli erano poi molto congeniali. Non mi riferisco solo a "Buonanotte Sofia", a "Trentasette centigradi" o ai piu' recenti "In attesa del cargo" e "Mochuelo", ma in generale a tutta la produzione di Lino che ha contribuito a classificarlo come uno scrittore di fs. Ebbene, se non fosse stata per questa "etichetta", Aldani avrebbe potuto conquistarsi uno spazio di rilievo come scrittore mainstream, producendo opere del livello di "Quando le radici" senza essere costretto a inventarsi mezzucci di second'ordine per farle apparire come appartenenti all'universo fantascienza. Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è. Aldani ha sempre cercato di appiccicare un'etichetta fantascientifica alle sue opere, anche quando non lo erano affatto o potevano farne a meno (forse perché credeva di non avere alcuna speranza nell'acido mondo del mainstream, e che fosse più semplice affermarsi nello scantinato della narrativa di genere), e quando ha scritto fs pura, non so sotto quali stimoli, ha dato il peggio di sé, perché accade spesso che uno scrittore, quando deve sottostare a imposizioni di carattere "tecnico", anziche' "creativo", non riesca a dare il meglio. Anche se i racconti che seguono ci dimostrano che Lino era bravo comunque, conosceva il mestiere e sapeva imbastire un racconto come dio comanda. Eppure una cosa è la fredda operazione d'imbastitura di un racconto, un'altra è il processo creativo dettato dall'ispirazione e dalla musa interna che ogni vero scrittore porta dentro di sé. Musa che Lino ha consultato a fondo, quando si è messo a scrivere alcune opere che sono delle pietre miliari della narrativa italiana. Certo non di fantascienza.

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Barbara

di Francesco Grasso sabato 15 febbraio 1997

Secondo un luogo comune antico e consolidato, il fumetto di fantascienza è un universo chiuso e riservato agli uomini. Per lungo tempo, una legge non scritta ha decretato che per un pubblico quasi esclusivamente maschile si scrivessero storie "maschie", vicende muscolari e dense d'azione, in cui l'eroe fosse inevitabilmente macho e virile, ed in cui le rappresentanti del gentil sesso recitassero invariabilmente il ruolo di comparse, con pochi vestiti indosso ed ancor meno spazio e spessore.

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Sellerio Editrice: intervista con Angelo Barbato 1

di Francesco Grasso martedì 15 ottobre 1996

Proseguendo la presentazione delle Case Editrici italiane che si occupano di fantascienza, questo mese Delos si sposta in Sicilia, e punta il suo obiettivo sulla Sellerio, realtà editoriale "storica" di Palermo, che di recente ha sorprendentemente inaugurato una collana dedicata al fantastico. Avendo dato parola a tutti gli altri editori del settore, per la "par condicio" Delos ha proposto un'intervista anche ad Angelo Barbato, responsabile di questa nuova collana.

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L'uomo dei ricordi

Racconto di Vittorio Curtoni

domenica 15 settembre 1996

Vittorio Curtoni non ha bisogno di presentazioni: è uno dei migliori autori italiani. Questo racconto, uscito anni fa sulla rivista "Oltre...", è una delle sue storie più bradburiane.

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La musica fantastica, ovvero: incroci tra letteratura fantastica e la musica

di Giovanni Savoini domenica 15 settembre 1996

Il baliset dei Fremen e poco altro: nelle storie scritte di SF la musica fa pochissime apparizioni, e solamente a livello superficiale, che non influenza la trama e l'azione dei personaggi. Con la promessa di ritornare sulla "musica nella SF", intanto cominciamo a sorvolare l'altro aspetto contrario: la "SF nella musica", che conta senz'altro numerosi esempi.

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