In Astronaut, corto fantascientifico del 2020, il futuro dell’esplorazione spaziale viene osservato da una prospettiva decisamente poco eroica: quella di un astronauta che deve fare i conti con la propria crescente inutilità. Il progresso tecnologico, invece di aprirgli nuove frontiere, rischia infatti di trasformarlo in un reperto di un’epoca ormai superata. Una piccola storia di fantascienza che usa lo spazio soprattutto per parlare di lavoro, identità e del rapporto non sempre indolore tra esseri umani e automazione.

A scrivere e dirigere il corto è il britannico Joe Connor, regista proveniente anche dal mondo dei videoclip e della pubblicità. La lavorazione di Astronaut ha avuto una storia insolitamente lunga: il film è stato girato in due fasi, tra Londra e Manchester, nell’arco di circa otto anni.

Il protagonista è Mikey Brett, nei panni dell’astronauta, affiancato da David Garrett nel ruolo dell’agente dell’agenzia spaziale. Con pochi personaggi e un’idea molto semplice, Connor costruisce così una malinconica parabola fantascientifica sull’obsolescenza: non quella delle macchine, questa volta, ma quella degli esseri umani che le hanno precedute.