Appena condannato a scontare sette anni di prigione per spaccio di stupefacenti, il giovane Monty (diminutivo di Montgomery Clift, attore preferito della madre) Brogan ha ancora davanti a sé un giorno di libertà prima di doversi consegnare alle Autorità. Monty è un giovane affascinante che ha rinunciato ad impegnarsi nello studio per diventare ricco come spacciatore, ma la condanna, di colpo, ha cancellato tutte le sue aspirazioni. Nella New York mutilata delle Twin Towers, prima di consegnarsi Monty vorrebbe passare un'ultima notte con i suoi due amici d'infanzia: Frank, un affermato e in ascesa brooker di Wall Street, e Jakob, che a differenza degli altri due non è irlandese. E' ebreo e di famiglia facoltosa ma ha scelto di fare l'insegnante vergognandosi della sua ricchezza. I tre trascorrono tutta la notte insieme andando nella discoteca più trendy del momento, insieme alla bellissima ragazza di Monty che sta cercando di scoprire chi lo ha tradito. E' una notte triste per tutti e quattro ma Monty ha bisogno dell'aiuto degli amici per essere in grado di sopravvivere al carcere.
Valutazione tecnica
In una New York addolorata e privata dell’abituale patina glamour della città che non dorme mai, Spike Lee costruisce il suo capolavoro.
Accompagnato dal solenne incedere della colonna sonora composta dal jazzista Terence Blanchard, il protagonista del film, uno spacciatore di droga interpretato da un grande Edward Norton, compie il viaggio di una giornata nell’incontrare i suoi amici e conoscenti prima di andare in prigione per sette lunghissimi anni. Ventiquattro ore nella vita di un uomo come tanti altri, che cova dentro una disperazione non comune e una rabbia profonda a causa del non sapere da chi e perché è stato tradito. Un viaggio alla scoperta di se stessi tra le rovine fisiche e morali di una città sopravvissuta a se stessa e all’11 settembre.
Prodotto dal novello Spiderman - Tobey Maguire, La venticinquesima ora è un film complesso incentrato su una figura tutt’altro che positiva di un ragazzo sedotto dal lato oscuro della vita nei confronti del quale non si può essere simpatetici. Oppresso dai debiti del padre e scosso da una voglia di riscatto senza pari, il giovane di origine irlandese inizia a spacciare droga per costruirsi un’alternativa ad una vita da cui desidera scappare. Noi lo incontriamo nel suo ultimo giorno di libertà. Solo qualche flashback ce lo mostrerà com’era: il giorno in cui ha trovato il suo cane mezzo morto per la strada, il giorno in cui ha conosciuto la sua amatissima ragazza (la seducente Rosario Dawson vista anche in Men in Black 2), il giorno in cui tutto è finito con la perquisizione a sorpresa della polizia e il ritrovamento della “merce”.
Tra sensi di colpa e speranze di vendetta, tra malinconica rassegnazione e vedute aeree del Ground Zero, l’ex spacciatore di droga attraversa la città con il suo cane al guinzaglio intraprendendo una ricerca di qualcosa di cui egli stesso, pensiamo, non conosca il senso.
Rivedendo i suoi amici, un professore di scuola ebreo represso e sedotto da una sua procace allieva, e uno yuppie egomaniaco con il vizio del bere e macerato da un grado di disperazione molto intima, il personaggio di Edward Norton comunica allo spettatore il senso di una vita condotta all’inevitabile limite ultimo dell’autodistruzione in un crescendo di emozioni forti, enfatizzate dalla conoscenza superficiale, ma al tempo stesso accurata e dettagliata di ciascuno degli uomini e donne che lo circonda.
Lungi dall’essere un eroe, più simile, invece, ad una vittima dell’ignoranza della celebre filosofia alla base del cinema noir, “il crimine non paga”, il protagonista de La venticinquesima ora è un fallito di successo, che vede nel benessere che lo circonda, la base della propria condanna. Il momento più alto del film viene raggiunto con un monologo allo specchio in cui Norton manda a quel paese gran parte dei cittadini newyorchesi, fino ad arrivare al riconoscimento delle proprie colpe e stupidità, commesse a causa dell’ingordigia o più verosimilmente alla paura di dovere rinunciare alla sicurezza derivata dall’avere tanti soldi. Sebbene questi siano stati “fatti” sul dolore e sul sangue di altre persone.
Più che sull’11 settembre e sulla perdita dell’innocenza di un’intera epoca, La venticinquesima ora è un film sulla fenomenologia della paura. Sul grado di timore personale di guardare in faccia le cose e sul coraggio che ci vuole nell’andare avanti e nel continuare ad avere paura di un mondo ostile nella sua grettezza e fragile nella sua garanzia di benessere.
Extra
L'evoluzione di un regista americano
Commento audio di Spike Lee e David Benioff per tutta la durata del film
Scene tagliate mai viste al cinema











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