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Per diversi anni ho letto con molto piacere i romanzi steampunk di James Blaylock e di Tim Powers, così ho deciso di provare io stesso a cimentarmi in questo curioso sottogenere della fantascienza. Anche perché ho sempre amato le diramazioni vecchie e polverose della storia e della scienza. Due dei tre racconti sono stati prima pubblicati su rivista, e successivamente raccolti insieme al terzo, l'inedito, Hottentots, per comporre un'improbabile trilogia in volume unico. Non ho provato rimorso ad appropriarmi della parola "steampunk" (coniata, tra parentesi, da K.W. Jeter) per il titolo del libro, perché so che se non l'avessi fatto io l'avrebbe fatto qualcun altro! A quanto ne so, è stata la prima volta che la parola "steampunk" è apparsa nel titolo di un libro.
Davvero molto della nostra cultura attuale deriva direttamente dall'epoca di Vittoria e di Edoardo: tendenze e idee artistiche, dilemmi e soluzioni sociologici, l'atteggiamento verso la tecnologia, e così via. Il postmodernismo in effetti può essere visto come una riconciliazione tra gli anni "pre-moderni" dell'epoca vittoriana e i geni modernisti come Picasso, Einstein, Joyce, D.H. Lawrence e altri. La guerra titanica tra le generazioni fra il 1895 e il 1945 è finita con la nascita dei buoni a nulla di fine secolo e dei pigri allegroni come me! Ed essendo l'era vittoriana la prima a essere documentata da fotografie, essa esercita un fascino davvero unico per il ricercatore trasformato in scrittore. Ti puoi calare molto più in profondità in quel periodo.
Il collegamento è tenue. Forse l'unico vero cyber-steam-punk è La macchina della realtà di Gibson e Sterling. Il resto, inclusi i miei lavori, sono molto più spostati verso il fantastico. Ma si può giustificare anche chi vede un elemento "punk" in entrambi i generi: una tendenza a screditare l'autorità, una speranza nichilista, il plasmarsi di stili personali in contrasto con l'offerta standardizzata, e così via.
Oltre a quelli già citati, recentemente mi sono piaciuti molto American Goliath di Harvey Jacobs, un finto resoconto di un famoso scandalo americano dell'Ottocento, noto come lo Scherzo Gigante di Cardiff. Jacobs si sintonizza sulle radici della pubblicità e della cultura delle celebrità, e le fa venire alla luce in modo graffiante. Un gran libro.
Thomas Pynchon ha una chiara sensibilità fantascientifica che traspare da tutte le sue opere. Ha a che fare con la vasta rete di sistemi interconnessi sotto i quali noi cerchiamo di vivere le nostre piccole vite, e questo è uno dei temi principali della fantascienza. Scrive passaggi realistici davvero belli e convincenti, ma non ha paura degli elementi surreali o fantastici della realtà. E il suo grande senso dell'humor e della tragedia è qualcosa che troppo spesso manca in questo genere. Chiunque ami la fantascienza dovrebbe leggere, almeno, The Crying of Lot 49.

Ora ho un agente per l'Italia e l'Europa, Piergiorgio Nicolazzini, che è (era all'epoca, N.d.R.) anche editor per la Casa Editrice Nord. Lui sta cercando di vendere gli altri miei libri che non sono stati ancora tradotti. Se qualche editore è interessato, può contattarlo (www.pnla.it). Il mio primo romanzo, Ciphers, è un libro che mi piacerebbe vedere tradotto in Italiano, ma potrebbe essere scritto in modo troppo gergale ed essere troppo difficile da tradurre. Be', buona fortuna a chiunque voglia raccogliere questa sfida!
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