Gianfranco Viviani lascia l'Editrice Nord

Dopo quarant'anni la casa editrice di riferimento della fantascienza da fine aprile non sarà più diretta dall'uomo che l'ha fondata nel 1965

Gianfranco Viviani

Dopo quasi quarant'anni, Gianfranco Viviani a fine aprile lascerà la casa editrice che aveva fondato e diretto sin dal 1965.

All'epoca quando l'idea di una casa editrice specializzata in fantascienza era quantomeno azzardata. In quarant'anni l'Editrice Nord non solo ha conquistato e tenuto per lunghissimo tempo la leadership nel settore della fantascienza e del fantasy, ma ha anche dato anche un contributo indispensabile e irripetibile a portare nelle librerie un genere che fino ad allora era stato relegato quasi completamente alle edicole, dando un impulso decisivo allo sdogadamento della fantascienza e della fantasy nel nostro paese.

"Lascio la casa editrice in buone mani" ci ha confessato, "perchè sarà gestita da gente giovane e dinamica che certamente non farà sentire la mia assenza." Affermazione che non ci sentiamo di condividere: senza nulla togliere a chi ha preso il suo posto, siamo certi che di una personalità come quella di Gianfranco Viviani non sia possibile non sentire l'assenza.

Da parte nostra vogliamo aggiungere che siccome Viviani la fantascienza e la fantasy ce l'ha nel sangue, conoscendo il suo dinamismo non pensiamo che smetterà di occuparsene, e contiamo al più presto di poter dare qualche notizia al riguardo. Per il momento ci accontentiamo di fargli i nostri migliori auguri, qualsiasi strada decida di intraprendere.

Autore: S* - Data: 18 aprile 2005 - Fonte: Gianfranco Viviani

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Commenti

1 Così forse ora la Nord smetterà di proporci i soliti tre, quattro titoli che continua a propinarci, con copertine diverse, ormai da alcuni anni! Vedi ultima "nuova" proposta della Biblioteca Nord

» postato da Bruno Codan alle 12:28 del 18-04-2005

2 Va anche detto, però, che prima che la crisi del mercato si facesse sentire al punto da obbligare la Nord ad aderire al Gruppo Longanesi, questa era l'unica casa editrice italiana a pubblicare con una certa sistematicità autori nostrani... Il che non mi pare un merito da poco. Cordialmente, X

» postato da X alle 13:43 del 18-04-2005

3 Speriamo che davvero gli "eredi" rimangano nell'ambito sf - fantasy, e non facciano come la Fanucci che ormai pubblica pochissime novita sf :cry:

» postato da Jirel alle 14:22 del 18-04-2005

4 :shock: Ecco. Aspettiamo uno stravolgimento in casa Fanucci e poi è davvero tutto finito. :cry:

» postato da metalupo alle 14:53 del 19-04-2005

5 Fiducia? :cry:

» postato da Andrea Liscio alle 09:52 del 20-04-2005

6 «Fiducia? :cry:» Intendevo che è un altro sintomo del clima di sempre crescente disinteresse di grandi masse di lettori per la fantascienza, fenomeno che non mi pare poi neanche solo italiano. Tristezza, più che (s)fiducia. 8)

» postato da metalupo alle 12:14 del 20-04-2005

7 Già adesso la Nord pubblica pochissima fantascienza ed in genere soprattutto ristampe di vecchi successi. Credo che adesso diverrà una casa editrice semplicemente "di genere", ma dove imperverseranno il giallo, il fantasy, il paranormale ed altro ancora non strettamente correlato con la fantascienza. Il primo brutto segnale è stata la sparizione della rivista Cosmo, poi è stata tutta una discesa. Emme

» postato da emme alle 17:28 del 20-04-2005

8 Citazione Intendevo che è un altro sintomo del clima di sempre crescente disinteresse di grandi masse di lettori per la fantascienza, fenomeno che non mi pare poi neanche solo italiano. Tristezza, più che (s)fiducia. Ciao mi chiamo Clelia vi seguo spesso senza mai intervenire, ma l'argomento sullo "stato della fantascienza" mi spinge a dire la mia :) Credo che il disinteresse nei confronti della SF sia determinato dalla seriosità di cui si è sempre ammantata. L'ambizione ai "cieli alti" della letteratura ha fatto il resto. Seriosità per me significa che lo scrittore lavora con l'esplicito intento di lanciare un messaggio, ammonire gli uomini dei pericoli della scienza priva di etica, oppure farsi specchio deformante dell'attualità. Il moralismo è un aspetto imprescindibile della SF, lo condivido, ma è solo uno strato fra i molti, un piano interpretativo che dovrebbe risaltare poco, essere visto soltanto da alcuni, la maggior parte dei lettori dovrebbe essere divertita, intrattenuta, sollazzata perfino; dovrebbe chiudere il libro appagata dallo svago. Al principio degli anni '80 Stanislaw Lem scrisse alcuni saggi critici sulla fantascienza, cattivissimi, spietati. Accusava gli autori di seguire strutture obsolete e proponeva, quale via di fuga, il vuoto. Sto ancora riflettendo su cosa abbia voluto dire :roll: Ciao Clelia Farris

» postato da Clelia alle 11:32 del 26-04-2005

9 Ciao Clelia, innanzitutto benvenuta: se ti va di presentarti e di ricevere gli ossequi da parte degli altri utenti ti ricordo che c'è il canale apposito delle "Presentazioni". ;) «Credo che il disinteresse nei confronti della SF sia determinato dalla seriosità di cui si è sempre ammantata. L’ambizione ai “cieli alti” della letteratura ha fatto il resto. » Questa può essere una spiegazione, controcorrente rispetto all'opinione più diffusa nel forum - e cioè che la letteratura "altra" abbia sempre guardato con sufficienza alla sf ritenendola un genere per ragazzi - ma comunque condivisibile: le opere più gustose sono proprio quelle che non hanno altre velleità che essere semplici letture di svago. ;) «Seriosità per me significa che lo scrittore lavora con l’esplicito intento di lanciare un messaggio, ammonire gli uomini dei pericoli della scienza priva di etica, oppure farsi specchio deformante dell’attualità. Il moralismo è un aspetto imprescindibile della SF, lo condivido, ma è solo uno strato fra i molti, un piano interpretativo che dovrebbe risaltare poco, essere visto soltanto da alcuni, la maggior parte dei lettori dovrebbe essere divertita, intrattenuta, sollazzata perfino; dovrebbe chiudere il libro appagata dallo svago.» Lo scrivere impegnato è una conseguenza della libertà concessa dal genere, che permette di costruire realtà alternative in cui affrontare a modo proprio i problemi che stanno a cuore. «Al principio degli anni ’80 Stanislaw Lem scrisse alcuni saggi critici sulla fantascienza, cattivissimi, spietati. Accusava gli autori di seguire strutture obsolete e proponeva, quale via di fuga, il vuoto. Sto ancora riflettendo su cosa abbia voluto dire :roll: » :lol: :lol:

» postato da Abigor alle 13:50 del 27-04-2005

10 « Lo scrivere impegnato è una conseguenza della libertà concessa dal genere, che permette di costruire realtà alternative in cui affrontare a modo proprio i problemi che stanno a cuore. :lol: :lol:» Anch'io la penso così, però spesso le tesi dei romanzi di fantascienza (leggi: i problemi che stanno a cuore allo scrittore) sono soltanto enunciate e mai sviluppate sino in fondo. Ti faccio un esempio, alcuni mesi fa ho letto un romanzo americano di SF nel quale la protagonista era morta e "resuscitata" per tre volte, ciò le aveva fatto sviluppare tre differenti personalità, che emergevano inaspettate nel momento del bisogno. Detto così sembra interessante, però lo scrittore non era riuscito a differenziare in modo chiaro le personalità, e neppure a entrare nell'ottica di un personaggio di tale complessità. La fantascienza ha il brutto vizio di scansare le conseguenze profonde dei suoi temi. Dal romanzo si ricavava la conclusione che avere una personalità o averne tre, quattro, cinque, fosse una cosa utile e leggera. Mah! Basti pensare allo strazio che una cosa simile poteva generare nelle persone che avevano conosciuto e amato una sola delle precedenti personalità, per rendersi conto che la storia doveva condurre da un'altra parte. A questo punto si torna al problema della disaffezione del pubblico nei confronti della SF: se tutto è così leggero, se questo e quello pari sono, perché ci dovremo annoiare leggendo? Ciao Clelia

» postato da Clelia alle 10:54 del 28-04-2005

11 «« Lo scrivere impegnato è una conseguenza della libertà concessa dal genere, che permette di costruire realtà alternative in cui affrontare a modo proprio i problemi che stanno a cuore. :lol: :lol:» Anch'io la penso così, però spesso le tesi dei romanzi di fantascienza (leggi: i problemi che stanno a cuore allo scrittore) sono soltanto enunciate e mai sviluppate sino in fondo. Ti faccio un esempio, alcuni mesi fa ho letto un romanzo americano di SF nel quale la protagonista era morta e "resuscitata" per tre volte, ciò le aveva fatto sviluppare tre differenti personalità, che emergevano inaspettate nel momento del bisogno. Detto così sembra interessante, però lo scrittore non era riuscito a differenziare in modo chiaro le personalità, e neppure a entrare nell'ottica di un personaggio di tale complessità. La fantascienza ha il brutto vizio di scansare le conseguenze profonde dei suoi temi. Dal romanzo si ricavava la conclusione che avere una personalità o averne tre, quattro, cinque, fosse una cosa utile e leggera. Mah! Basti pensare allo strazio che una cosa simile poteva generare nelle persone che avevano conosciuto e amato una sola delle precedenti personalità, per rendersi conto che la storia doveva condurre da un'altra parte. A questo punto si torna al problema della disaffezione del pubblico nei confronti della SF: se tutto è così leggero, se questo e quello pari sono, perché ci dovremo annoiare leggendo? Ciao Clelia» si spesse volte gli scrittori di sf accennano ai prbolemi ma non li sviluppano fino in fondo. Esempio, secondo me classico e´Dick (non me ne vogliano i fan dello scrittore :lol: ). Spesso ha delle idee geniali, ma che poi alla fine non vengono sviluppate, per privilegiare trame da banale telefilm americano. Questo fa si che il pubblico reputi la sf come puerile e superficiale. Ragazzi so bene che non lo e´ (se no non sarei in questo forum), ma diciamoci la verita´: di autori di sf con la A maiuscola comparabili con i classici della letteratura mondiale ce ne sono pochi. Mi aspetto fiumi di contestazioni :lol:

» postato da Rodia alle 11:40 del 28-04-2005

12 « si spesse volte gli scrittori di sf accennano ai prbolemi ma non li sviluppano fino in fondo. Esempio, secondo me classico e´Dick (non me ne vogliano i fan dello scrittore :lol: ). Spesso ha delle idee geniali, ma che poi alla fine non vengono sviluppate, per privilegiare trame da banale telefilm americano. Questo fa si che il pubblico reputi la sf come puerile e superficiale. Ragazzi so bene che non lo e´ (se no non sarei in questo forum), ma diciamoci la verita´: di autori di sf con la A maiuscola comparabili con i classici della letteratura mondiale ce ne sono pochi. Mi aspetto fiumi di contestazioni :lol:» Io concordo in pieno con quanto dici (sarà la comune aria di Cagliari? :lol: ) Soprattutto su Dick, che era visitato da idee fantastiche e le sprecava trasformandole in hamburger per palati americani. Però non ci sono soltanto gli autori di lingua inglese. Dovremo smetterla di farci rifilare in modo acritico tutto ciò che proviene da quel mercato. Una parte della colpa ce l'hanno anche le case editrici, a ritenere che il gusto del pubblico sia orientato verso l'estero. Il gusto va anche formato. Nella società dei consumi l'industria crea il bisogno di ciò che poi fornirà. Ciao Clelia

» postato da Clelia alle 10:31 del 29-04-2005

13 «Anch’io la penso così, però spesso le tesi dei romanzi di fantascienza (leggi: i problemi che stanno a cuore allo scrittore) sono soltanto enunciate e mai sviluppate sino in fondo.» E' vero, quasi mancasse agli autori la voglia o la capacità di approfondire. Probabilmente è questo che differenzia un'opera classificata come "fantascienza" generica ed un'altra che invece viene apprezzata da un pubblico più ampio. ;) «A questo punto si torna al problema della disaffezione del pubblico nei confronti della SF: se tutto è così leggero, se questo e quello pari sono, perché ci dovremo annoiare leggendo?» Quante volte ci capita di leggere un libro di fantascienza (anche se è un fenomeno più frequente nel fantasy) ed avere l'impressione che sia la copia di un altro già letto? «diciamoci la verita´: di autori di sf con la A maiuscola comparabili con i classici della letteratura mondiale ce ne sono pochi. Mi aspetto fiumi di contestazioni :lol:» Nemmeno un ruscello, perché è per lo più vero: ci sono comunque le eccezioni. ;) «Però non ci sono soltanto gli autori di lingua inglese.» E' vero, ma quelli dell'area anglofona sono i migliori. «Dovremo smetterla di farci rifilare in modo acritico tutto ciò che proviene da quel mercato.» Mi pare che l'approccio verso gli Stati Uniti ed i loro prodotti sia sempre molto critico, direi anche troppo... ;)

» postato da Abigor alle 14:50 del 29-04-2005

14 ««diciamoci la verita´: di autori di sf con la A maiuscola comparabili con i classici della letteratura mondiale ce ne sono pochi. Mi aspetto fiumi di contestazioni :lol:» Nemmeno un ruscello, perché è per lo più vero: ci sono comunque le eccezioni. ;) Vediamo se riesco a smentirvi: Thomas Pynchon, Kurt Vonnegut Jr, James Graham Ballard, Stanislaw Lem, Philip K. Dick, William Gibson, Robert A. Heinlein, Ursula Le Guin, Isaac Asimov. Sono solo i primi che mi vengono in mente. Gente come Pynchon si è portata a casa il National Book Award, Lem è stato tra i papabili di un Premio Nobel e non escludo che nel giro di qualche anno sorte analoga potrebbe toccare a Ballard o a Vonnegut. Gente, io direi che è ora di uscire dal ghetto e farsi due passi in città! « «Però non ci sono soltanto gli autori di lingua inglese.» E' vero, ma quelli dell'area anglofona sono i migliori.» E questo, scusa, chi lo dice? Noi ci proclamiamo il popolo della fantascienza italica, però un sondaggio mi pare che ha dimostrato che Evangelisti è molto più letto fuori della nostra bella cricca. Evangelisti, ma anche Franco Forte, Ricciardiello, Gallo, Grasso, Nicoletta Vallorani e il S*ommo Antico del 10 Forward, sono tutta gente che, a quanto pare, è molto più apprezzata all'estero. Un altro segno del nostro provincialismo... Comunque, se ho ben capito, colgo l'occasione per fare i miei complimenti alla vincitrice dell'ultimo Fantascienza.com. Au revoir, X

» postato da X alle 15:08 del 29-04-2005

15 «Evangelisti, ma anche Franco Forte, Ricciardiello, Gallo, Grasso, Nicoletta Vallorani e il S*ommo Antico del 10 Forward, sono tutta gente che, a quanto pare, è molto più apprezzata all'estero. Un altro segno del nostro provincialismo...» Mah, il S*ommo ha pubblicato 1 (un) racconto negli ultimi dieci anni; è stato pubblicato in Italia e in Francia pubblicato e ristampato; pura fortuna (e promozione da parte di Valerio). La Francia è stata per un po' un mercato interessante, ma è durato abbastanza poco. Ormai hanno difficoltà gli stessi autori francesi, viene pubblicata quasi solo roba americana. E se accade questo in Francia, figuriamoci nel resto d'Europa. L'unica che si salva, per ovvie ragioni, è l'Inghilterra. Per tornare al discorso di partenza, pensavo che il fatto di considerare la letteratura di genere una letteratura inferiore fosse un preconcetto ormai lasciato al passato, ma vedo che c'è qualcuno che se lo porta ancora dietro. Ci sono indubbiamente parecchi scrittori di sf che possono essere considerati autori di valore assoluto, a partire da quelli che hai giustamente elencato. E questo vale almeno anche per il giallo, il thriller, l'hottor e indubbiamente anche per il fantasy. Poi è anche ovvio che ci saranno vagonate di fantascienza che vale solo il divertimento di leggerla o anche meno. Ma come diceva Sturgeon "il 90% di tutto è spazzatura": le vagonate di roba da buttare ci sono anche nella letteratura non di genere, e probabilmente sono anche meno divertenti da leggere. Di certo non si può criticare un genere dicendo che spesso Dick sprecava delle idee. Dick ha scritto anche lui le sue vagonate di porcate e sono pronto ad ammettere che sia sopravvalutato, ma ha lasciato un'impronta che non si sbiadirà tanto rapidamente, e credo che il ricordo di Dick sopravviverà al ricordo di gran parte dei Nobel per la letteratura che spesso vengono scoperti e dimenticati un mese prima e un mese dopo essere stati premiati.

» postato da S* alle 09:11 del 03-05-2005

16 Abigor ha detto: E' vero, quasi mancasse agli autori la voglia o la capacità di approfondire. Probabilmente è questo che differenzia un'opera classificata come "fantascienza" generica ed un'altra che invece viene apprezzata da un pubblico più ampio. Dick non approfondiva perché doveva consegnare i romanzi in tempi brevi, visto che si guadagnava la pagnotta scrivendo. Gli attuali scrittori di SF italiani, e sottolineo italiani, in genere hanno un lavoro "alimentare", perciò potrebbero prendersela comoda e sgranare meglio la loro scrittura. Ma non lo fanno. Il motivo? La capacità. E' una verità sperimentata in prima persona: non posso saltare oltre la mia ombra. Abigor ha detto: Mi pare che l'approccio verso gli Stati Uniti ed i loro prodotti sia sempre molto critico, direi anche troppo... E' avvilente essere una riserva di caccia per venditori USA. Viene a mancare il requisito della reciprocità, il mercato anglofono ha una forte resistenza verso tutto quello che non è nella loro lingua. X ha scritto: Comunque, se ho ben capito, colgo l'occasione per fare i miei complimenti alla vincitrice dell'ultimo Fantascienza.com. Grazie. Non sapevo che Lem fosse stato proposto per il Nobel. L'avrebbe meritato, però già la menzione è un bel colpo. Ciao. Clelia

» postato da Clelia alle 09:15 del 03-05-2005

17 «Mah, il S*ommo ha pubblicato 1 (un) racconto negli ultimi dieci anni; è stato pubblicato in Italia e in Francia pubblicato e ristampato; pura fortuna (e promozione da parte di Valerio)..» Maddai, mi sono fatto un giretto sui siti specializzati d'oltralpe e entrambe le raccolte in cui il tuo Ketama è apparso sono state ottimamente recensite, con un occhio di riguardo proprio per il tuo racconto. Oltretutto, se la prima volta sei apparso in una raccolta curata da Evangelisti (che non mi pare poi il tipo disposto a fare concessioni), la seconda volta sei stato scelto da selezionatori francesi per apparire in un tomo di fianco ai maestri del genere... Se qualcuno può avere intercesso per te, non pesso sia stato qualcuno meno influente di Shai-Hulud. « La Francia è stata per un po' un mercato interessante, ma è durato abbastanza poco. Ormai hanno difficoltà gli stessi autori francesi, viene pubblicata quasi solo roba americana. E se accade questo in Francia, figuriamoci nel resto d'Europa. L'unica che si salva, per ovvie ragioni, è l'Inghilterra.» A me pare che Ligny, Dunyach, Andrevon, l'autore di Perry Rhodan che al momento mi sfugge il nome, vadano sempre piuttosto bene. Almeno, gli scaffali delle librerie traboccano dei loro libri, e questo mi pare un buon segno. Nelle librerie italiane, questo bisogna ammetterlo, arrivano pochissimi autori italiani (per lo più restano confinati nelle edicole - lo sapevate, a proposito, che gli Urania come libri ufficiali non esistono, non essendo inclusi in quanto collana da edicola nel Catalogo Generale? - o nei bookstore internet), che passano quasi sempre inosservati al grande pubblico oppure vengono sdegnosamente ignorati dal pubblico di nicchia. « Poi è anche ovvio che ci saranno vagonate di fantascienza che vale solo il divertimento di leggerla o anche meno. Ma come diceva Sturgeon "il 90% di tutto è spazzatura": le vagonate di roba da buttare ci sono anche nella letteratura non di genere, e probabilmente sono anche meno divertenti da leggere.» Penso che sia una frase da ripetere a tutti i denigratori dei generi. Inoltre, proprio per il suo alto tasso di generalismo, il mainstream tende a percentuali ben oltre questa soglia. « Di certo non si può criticare un genere dicendo che spesso Dick sprecava delle idee. Dick ha scritto anche lui le sue vagonate di porcate e sono pronto ad ammettere che sia sopravvalutato.» Io no, ma mi trovi d'accordo sul tuo ragionamento. 8) X

» postato da X alle 09:37 del 03-05-2005

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