Neri Pozza Editore, nella collana Bloom ha recentemente pubblicato il romanzo 2084 La fine del mondo (2084. La fin du monde, 2015) dello scrittore algerino Boualem Sansal.

Chiaramente l’autore con questa titolo e con la data 2084 fa riferimento proprio al famoso 1984 di George Orwell (e in un capitolo successivo riporteremo proprio il pensiero espresso da questo autore in merito al romanzo di Orwell).

L’autore nel suo romanzo trasporta il lettore nell’anno 2084, ma gli abitanti di questo impero non sanno a cosa corrisponda quel 2084: che è scritto ovunque e “marchiato” a fuoco nella mente di ogni abitante. Potrebbe essere l’inizio del grande conflitto che permise la creazione dell’impero come pure un altro episodio non conosciuto.

Questo impero conosciuto come Abistan prende il nome da Abi il “Delegato di Yolah” e tornando al 2084 potrebbe essere la data di nascita di Abi oppure l’anno in cui quest’ultimo ebbe l'illuminazione divina.

In ogni caso tutti devono essere sottomessi alla volontà del Dio Yolah di cui Abi è il rappresentante in Terra. E’ un impero totalitario dove esiste solo la religione, e Abistan è il “paese dei credenti”, ma, oltre che a credere,  vi sono molti divieti, ogni pensiero personale è bandito e un sistema assillante di monitoraggio permette di conoscere le idee e gli atti devianti. Ufficialmente tutti vivono nella gioia della fede senza porsi domande.

Questo sistema dittatoriale è governato da regole e rituali perfettamente codificati, molto precisi; esiste anche una nuova lingua ”l’abilang”, mentre tutte le altre o non esistono più o devono essere dimenticate. Tutto è controllato dagli Onorevoli, gli Adepti della Giusta Fratellanza e i membri della Fratellanza.

Non esiste la Storia, ma qualcuno sa che nel passato vi è stata la “Grande Guerra Santa” e in varie zone vi sono ancora le tracce di questa lunga e sanguinosa guerra.

In questo contesto seguiremo il viaggio (e i dubbi) di Ati un trentacinquenne che dopo alcuni anni passati in sanatorio, posto sulle montagne, rientra a Qodsabad la capitale dell’impero.

Nella mente di Ati si insinua il dubbio su questo governo oppressivo e totalitario, sul significato di libertà, si chiede cosa c’era prima e inizia anche a indagare sull’esistenza di un popolo di rinnegati che vive in ghetti senza essere oppressi dalla religione. Ma attenzione: pensare autonomamente in Abistan è molto pericoloso…

Un romanzo molto interessante, vincitore del “Grand Prix du roman de l’Académie française” e che, come abbiamo già scritto ricorda molto il 1984 di Orwell e il più recente “Sottomissione” di Houellebecq.

Una affermazione dell’autore 

Il lettore si guardi bene dal credere che questa è una storia vera o ispirata a una qualsiasi realtà nota. No, sul serio, è tutto inventato, i personaggi, i fatti e il resto, prova ne sia che il racconto è ambientato in un remoto futuro e in un remoto universo che non somiglia per nulla al nostro.

È un'opera di pura fantasia, il mondo di Bigaye che descrivo in queste pagine non esiste e non c'è alcun motivo che esista in futuro, proprio come il mondo del Grande Fratello immaginato dal maestro Orwell, e raccontato in modo tanto mirabile nel libro bianco 1984, non esisteva ai suoi tempi, non esiste ai nostri e non ha davvero alcun motivo di esistere in futuro. Dormite tranquilli, brava gente, è tutto assolutamente finto e il resto è sotto controllo.

L’autore 

Boualem Sansal è nato nel 1949 in Algeria e vive a Boumerdès, nei pressi di Algeri. Alto funzionario del ministero dell’Industria algerino fino al 2003 (incarico da cui fu allontanato per i suoi scritti e le sue prese di posizione politica), ha vinto il Prix du premier Roman e il Prix Tropiques 1999 con il suo primo romanzo Le serment des barbares, il Grand Prix RTL-Lire 2008 con Le Village de l’Allemand, e il Grand Prix du roman 2015 de l’Académie française con 2084. Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura.

Una nota: l’autore non è pubblicato nel suo paese, è totalmente ignorato dai media, ed è trattato come un paria. Ma viaggia in tutto il mondo, invitato a tenere conferenze nelle grandi università.

Il libro

Nell’Abistan – un impero cosí vasto da coprire buona parte del mondo – 2084 è una data presente ovunque, stampata nel cervello di ognuno, pronunciata in ogni discorso, impressa sui cartelli commemorativi affissi accanto alle vestigia dello Shar, la Grande Guerra santa contro i makuf, i propagandisti della «Grande Miscredenza».

Nessuno sa a che cosa corrisponda davvero quella data. Qualcuno dice che ha a che fare con l’inizio del conflitto, altri con un suo particolare episodio. Altri ancora che riguardi l’anno di nascita di Abi, il Delegato di Yölah, oppure il giorno in cui Abi fu illuminato dalla luce divina, al compimento del suo cinquantesimo anno di età. In ogni caso, è da allora che l’immenso paese, che era detto semplicemente il «paese dei credenti», fu chiamato Abistan, il mondo in cui ci si sottomette gioiosamente alla volontà di Yölah e del suo rappresentante in terra, il profeta Abi.

La Grande Guerra santa è stata lunga e terribile. Le sue tracce sono religiosamente conservate: edifici sventrati, muri crivellati, interi quartieri sepolti sotto le macerie, enormi crateri trasformati in immondezzai fumanti.

Tuttavia, l’armonia piú totale regna ora nelle terre dell’Abistan. Nessuno dubita delle autorità – gli Onorevoli e gli Adepti della Giusta Fraternità e i membri dell’Apparato – cosí come nessuno dubita che Yölah abbia offerto ad Abi di imprimere un nuovo inizio alla storia dell’umanità. L’abilang, una nuova lingua, ha soppiantato tutte le lingue precedenti, considerate stolti idiomi di non-credenti. Le date, il calendario, l’intera storia passata dell’umanità non hanno ormai piú alcuna importanza e senso nella Nuova Era, e tutto è nella mano di Yölah. Yölah sa le cose, decide del loro significato e istruisce chi vuole. Agli uomini non resta che «morire per vivere felici», come recita il motto dell’esercito abistano.

Perché, però, dubbi e sospetti si insinuano nella mente del trentacinquenne Ati al ritorno a Qodsabad, la capitale dell’impero, dopo anni trascorsi in un sanatorio arroccato su una montagna? Perché nel suo cuore si fa strada la tentazione di attraversare la Frontiera, al di là della quale, si dice, vivano i Rinnegati, i makuf, i propagandisti della Grande Miscredenza capaci di tutto?

Boualem Sansal, 2084 – La fine del mondo (2084. La fin du monde, 2015), Traduzione Margherita Botto, Neri Pozza Editore, collana Bloom, pagg. 253, euro 17,00