Premi HUGO


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Jirel
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 29 Gen, 2015 15:57    Oggetto:   

jonny lexington ha scritto:
Jirel ha scritto:
se hanno vinto il premio SONO stati pubblicati almeni in USA

non ci capiamo: io intendo dire quelli che non hanno vinto, ma che evidentemente erano abbastanza validi da essere finalisti. e nn giusto quei due che ho citato, ma un po' tutti, visto che il meticoloso tobanis aggiunge sempre a tutti se sono inediti.
No-no


ahhhh
comunque credo che si riferisca alla INEDITICITA' in Italia Laughing Laughing Laughing
La paura uccide la mente
doralys
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MessaggioInviato: Gio 29 Gen, 2015 15:57    Oggetto:   

Alba3 reloaded ha scritto:
Tobanis ha scritto:
... Fu il primo fantasy, si dice, a vincere l’Oscar come migliore film. Avrà differenze col libro, probabilmente, ma chissà, il libro non l’ho letto. Non c’è altro da aggiungere, guardatevi tutta la trilogia, se per caso foste tra i 15 del mondo occidentale che ancora non l’hanno fatto...

Grande Tobanis... mi mancavano i tuoi post Very Happy
Quello che ho quotato sopra però forse facevi meglio a non scriverlo... ora la Dory (non si è persa) la trovi di certo, anzi arriva direttamente qui e ti tira le orecchie Laughing


come fa un pesce a tirargli le orecchie? Boh!
Per decreto imperiale la velocità della luce resta quella stabilita dalla natura.(Risen!)

Incantesimi e Pozioni Magiche dal pentolone di Doralys
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Horus Horus
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MessaggioInviato: Ven 30 Gen, 2015 15:19    Oggetto:   

@Doralys: Era un timore... ovvero che avresti tirato le orecchie a Tobanis (quello reale) per non aver letto uno fra i capostipiti della letteratura fantasy Very Happy
Forse ce ne sono in giro nell'occidente un po' di più di 15 che non l'hanno letto, ma se hai apprezzato il film non dovrebbe mancare il libro, anche per capire come e dove hanno fatto scelte diverse... a me ad esempio che abbiano tolto tutta la parte di Tom Bombadill non è dispiaciuta come scelta, perchè al cinema difficilmente sarebbe stata trasposta bene.


Riguardo ai finalisti non publicati da noi... presumo non ci sia un mercato sufficiente a sostenere tali "rischi" e poi si fa prima a ripubblicare che a tradurre/editare/stampare ex novo.
Ci oscureremo in un mondo di luce.
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mer 03 Feb, 2016 17:24    Oggetto:   

Oh eccoci qua!


2005. Trasferta scozzese. E con buona pace della cara vecchia SF, vittoria della magia. Almeno, è la protagonista indiscussa del romanzo vincitore (e sicuramente appare nel romanzo che vince il Nebula, pura fantasy). Appare nel romanzo breve vincitore dell’Hugo (ma non in quello del Nebula, deo gratias). I racconti vincenti (Hugo e Nebula) sono magia già dai titoli. Sarà l’influsso di Harry Potter? Saranno stati i fantasmi dei castelli diroccati della Scozia? Fatto sta che questo abbiamo, e questo ci teniamo, come si suole dire.
Convention piuttosto affollata, per essere fuori dagli States. E anche se fuori, c’erano un bel po’ di bei nomi. E i soliti panel, tantissimi e su tutti gli argomenti. Greg Bear era a quello intitolato più o meno “L’ennesima epidemia, di che morremo?” perché era d’attualità il discorso su HIV, Sars e allora anche l’Aviaria. Bear riuscì a dire moltre castronate, viene riportato, come, ad esempio, avrebbe detto che “historically, plagues may cause 30% to 50% deaths, not more” ah ecco, una grande consolazione sapere che metà dei tuoi parenti e amici è morta, ma non di più. “He also pointed out that this revitalizes population, and that the Black Plague was one of the main triggers for the Industrial Revolution”, vabbè, qua siamo al delirio, certi autori pare sia meglio leggerli che sentirli.
Sempre attuale il panel su maggiore sicurezza = minore libertà, e viceversa; sulla pseudo Hard-SF , sottotitolato polemicamente “Fiction that looks superficially like science-oriented SF, but on closer examination is little more than a hackneyed rehash of Frankenstein or some such. Michael Crichton has a lot to answer for!”; ognuno disse la sua in “Cinque libri horror che non dovresti leggere” (sottinteso, per non avere incubi); ce ne fu ovviamente uno su Harry Potter, ma anche uno su Jules Verne…insomma pare non ci fu tempo per annoiarsi.
 
Vince l’Hugo 2005 per il migliore romanzo Jonathan Strange & il signor Norrell, della 46enne Susanna Clarke, al primo premio importante, dunque primo Hugo.
Gli altri erano Il fiume degli dei, di Ian McDonald; l’inedito The algebraist, di Iain M. Banks; L’alba del disastro, di Charles Stross e Il treno degli dei, di China Miéville.
Il Nebula conferma l’Hugo dello scorso anno, premiando con il Nebula 2004 il romanzo La messaggera delle anime, della 56enne Lois McMaster Bujold, al terzo Nebula.
Niente da fare per l’inedito Down and out in the Magic Kingdom, di Cory Doctorow, l’inedito Omega, di Jack McDevitt, L’atlante delle nuvole (cioè Cloud atlas), di David Mitchell; l’inedito Perfect circle, di Sean Stewart e l’inedito The knight, di Gene Wolfe.
Certo, appena uno dice “Clarke” nella fantascienza, è un po’ come dicesse “Einstein” nella fisica, è normale che ti domandino poi subito “Parente di ….?”.
No, non c’è nessuna parentela con Arthur, anche se entrambi sono inglesi. Tra l’altro, la nostra Susanna ha pure vissuto in Scozia, e dunque in un certo senso giocava in casa, data la location della premiazione.
Questo per lei fu il classico libro nel cassetto, che pare tutti abbiano, a cui lavorò per tanti anni (undici sembra, fino al 2003). E’ infatti il suo libro d’esordio, andato anche “benino”, direi, no?  E’ anche vero che in seguito la stessa Clarke non ha più ripetuto, ad oggi, simili exploit, ed è ormai un decennio che si vocifera di un seguito a questo libro. Susanna la meteora, insomma.
E’ il classico librone, che nell’edizione fighetta (cioè la mia, copertina rigida, rilegata come si deve, con illustrazioni e quant’altro) sfiora le 900 pagine. Un tomone che, è stato detto, ci riporta un po’ ai romanzi dell’800. E proprio nell’Inghilterra di inizio ‘800 è ambientato il libro, anche se siamo in piena ucronia, seppure non molto marcata. Compaiono nell’opera molti personaggi storici, tra tutti il più famoso sarà Napoleone (ma viene sfiorato, per meglio dire); ben più spazio ha il duca di Wellington. La storia con la S maiuscola viene raccontata di sovente, perché spesso si intreccia alle storie dei protagonisti…sempre con varianti sovrannaturali, certo; vedi Waterloo, dove nel libro si narra di come vi operò la magia.
L’opera tratta della rinascita della magia in Inghilterra. Paese dove, si dice, non era mai morta, quanto meno a livello teorico, anche se da secoli nessuno operava più un incantesimo in concreto. Fino all’arrivo del sig. Norrell, che decide di scendere in campo e dare alla Nazione i suoi servigi di unico mago presente e non ciarlatano. Non ci vorrà molto che un altro mago sorgerà dal nulla, Jonathan Strange, che diverrà prima allievo di Norrell, poi autonomo praticante, infine in dissidio con lo stesso Norrell e nel finale non di dice.
Oltre ai due protagonisti, che rimangono direi figure indimenticabili, ci sono molti altri personaggi “minori”, ma tali per modo di dire, perché spesso di importanza capitale nell’opera. Il tutto è molto “English” nella narrazione, nel comportamento irreprensibile dei vari gentiluomini (quando lo sono veramente), nei loro dialoghi, negli scenari in cui operano. British ma con una puntata interessante anche qua da noi, nel nostro Nord Est italiano. Il libro è molto piacevole, pure nella sua sterminata lunghezza; assume via via, se vogliamo, le caratteristiche addirittura di un romanzo gotico, quando le vicende arriveranno a sfiorare l’horror.
Che aggiungere? Bello è bello, gli do un 8,5, per i lettori di una famosa rivista è pure uno dei più bei libri di fantasy degli ultimi tempi (secondo dopo American Gods).  Eh sì, s’ha da precisare, qua la SF nisba, nulla, nix. Siamo in piena ambientazione fantasy, pure senza fate o unicorni, giganti nani o ballerine, ma di sicuro non siamo nella SF.
Si parlò a lungo di farne un film, impresa credo impossibile. Si è da non molto deciso di farne una fiction tv, che per il respiro dell’opera è scelta più oculata, ed è da poco già andata in onda, con successo, in GB. Dunque si è speranzosi che passi su i nostri schermi e si spera abbiano mantenuto la grande qualità presente nel libro.
Tra gli sconfitti per l’Hugo, che non ho letto, ricorderei che per i lettori di una famosa rivista Cloud Atlas era l’11imo migliore romanzo di SF del secolo e Il fiume degli dei il 12imo.
Del vincente il Nebula, glisso, ne ho già parlato come vincitore dell’Hugo la volta scorsa.



Migliore romanzo breve, vince La giungla di cemento, del 41enne Charles Stross, al primo Hugo.
Ha la meglio su l’inedito Sergeant Chip, di Bradley Denton; Elettore, dello stesso Charles Stross; Festa d’inverno a Barrayar, della Lois McMaster Bujold e l’inedito Time Ablaze, di Michael A. Burstein.
Nebula, il premio 2004 va a L’era del flagello, del 52enne Walter Jon Williams, al secondo Nebula, vinto ora con un’opera già finalista nella scorsa edizione dell’Hugo ma battuta da I simulacri di Vernor Vinge.
Nulla da fare per Un ponte sull’abisso, di Catherine Asaro; per l’inedito The tangled strings of the marionettes, di Adam-Troy Castro; per I simulacri, di Vernor Vinge e per Just like the ones we used to know, della Connie Willis.
Il romanzo di Stross è un curioso e riuscito tentativo di unire mondo di oggi (o del 2005) con l’esistenza di persone che hanno il potere della Medusa, intesa come quella tipa della mitologia, cioè di pietrificare le persone. Un’organizzazione governativa inglese supersegretissima è incaricata di gestire la cosa, ed è molto funzionale e divertente il mix del loro equipaggiamento, che mescola high technology a strumenti magici (funzionanti), fino, a volte, a veri e propri incantesimi.
I personaggi, pure nel breve arco di 100-120 paginette, sono molte ben delineati, e verrebbe voglia di saperne ancora, o di vederli impegnati in altri casi. In questo, giusto per non dire troppo, devono gestire una fronda interna, e allora ho già detto troppo.
Stross è la prima volta che lo leggo. Qua, a parte un paio di occasioni in cui vuole fare lo spiritoso e non gli riesce bene, è molto piacevole da leggere, scorrevole, avvince e riesce a scrivere di vicende magari non originali ma con un nuovo punto di vista. Non è la prima volta che trovo infatti enti moderni che trattano antichi casi di magia, infatti echi di altri scritti ce li ho qua e là, nella mia testolina, ma Stross dà un vestito ben tagliato a una materia forse già sentita ma che comunque ha ancora il suo perché. Giudizio positivo, mi è piaciuto.
WJ Williams l’avevo amato alla follia per il precedente premio Nebula, Il mondo di papà. Qua non sfioriamo neanche quei livelli, ma rimane interessante questa opera vincente il Nebula, un romanzo breve che magari non entusiasma, ma che ha elementi che lo fanno apprezzare. In un futuro lontano dei ricercatori rivedono la biografia di un personaggio di un futuro a noi molto vicino (e dunque del loro passato), cioè di uno studioso che ha cambiato la storia dell’umanità. Come sfondo delle vicende di tale studioso, viene scoperto un modo definitivo per vincere la fame nel mondo e, da quanto si capisce, sarà questo studioso ha impedire il successivo collasso economico, per quanto possibile. La parte più bella, secondo me, è stata proprio quella dove lo scienziato valuta le conseguenza economiche della fine della fame nel mondo, e arriva a supporre, con la logica, la distruzione del nostro mondo (per la parte economica, ma con ovvie implicazioni negli altri campi). Il libro ha dunque due vicende parallele, la ricerca che effettua la protagonista (lontano futuro), ora sirena e un tempo scimmia, abitante di un mondo in cui non si muore più definitivamente; e le avventure, suo malgrado, dello studioso di cui sopra. Non è malvagio, ma siamo un po’ borderline per una premiazione, che magari è stata di manica larga. Va però detto che anche chi lo battè la scorsa edizione dell’Hugo (e perse qua per il Nebula), cioè I simulacri, parimenti non mi aveva fatto impazzire…Non solo, tra le due opere, anche se le differenze come qualità non sono marcate, preferirei questa qua di WJ Williams. Ah già, finale di crudeltà un po’ spiazzante.





Racconto, vince l’Hugo 2005 La borsa fatata, della 36enne Kelly Link, al primo Hugo. Al momento (2005) la Link era l’autrice più giovane vivente tra quelli premiati con Hugo o Nebula, essendo del 1969, battendo Chiang che è del ’67.
Sconfitti l’inedito The clapping hands of God, di Michael F. Flynn; l’inedito The people of sand and slag, di Paolo Bacigalupi; Note biografiche a Una dissertazione sulla natura della causalità, con aero-plani di Benjamin Rosenbaum, di Benjamin Rosenbaum (geniale fin dal titolo, vi assicuro che non ci sono errori); l’inedito The voluntary state, di Christopher Rowe.
Vince invece il Nebula 2004 per il migliore racconto l’inedito, in Italia, Basement magic, della 51enne Ellen Klages, al primo Nebula.
Perdono l’inedito Zora and the zombie, di Andy Duncan; l’inedito The voluntary state, di Christopher Rowe; l’inedito Dry bones, di William Sanders e l’inedito The gladiator's war: a dialogue, di Lois Tilton.
Inizio ad avere problemi col mitico Catalogo Vegetti, sono arrivato infatti più o meno agli anni in cui non trovo più le opere che leggo (probabilmente perché non viene più aggiornato, io avevo proposto già a suo tempo di lasciare immutato il Catalogo, ma farne un’altra versione “alla Wiki”, cioè aperto agli inserimenti, alle note dei lettori, ma immagino ci voglia pure un bel po’ di lavoro sotto….magari esistono volontari a retribuzione zero?), e insomma non è facilissimo capire se alcune opere sono state o meno pubblicate in Italia. Prendiamo The faery handbag, vincente l’Hugo in questa occasione. Mi ero rassegnato a leggerlo in inglese, dato che era inedito (pensavo), me lo ero anche procurato in tale idioma….ebbene, no. Fermo restando che gli errori che trovate qua e là sono solo miei (ma sempre in buona fede), scopro che la Kelly Link ha pubblicato (almeno) due libri in italiano. Uno è Ne succedono anche di più strane, una raccolta, che però è uscito a inizio 2006, e gli Hugo 2005 si tennero 5 mesi prima, vuoi dirmi che era là… no, in quello non c’era. Ma mi sa che là c’era l’altro racconto della Link che aveva vinto un Nebula in precedenza, e che io davo come inedito in Italia. Vabbè, se qualcuno vuole controllare, buon lavoro.
L’altro libro pubblicato da noi è Piccoli mostri da incubo, altra raccolta, uscita a fine 2010, che guarda un po’, contiene la nostra opera vincente.
Ora per procurare copia di tale libro, ho adottato la nuova via maestra, che non è il Kindle (seconda via maestra), ma le biblioteche pubbliche. Appurato che una copia c’è a Padova (un’unica copia!), ho visto in quale biblioteca e se era libera…e TAC!, ne sono entrato in possesso, temporaneo, mensile, ma felice.
Non era male il precedente racconto della Link che aveva vinto il Nebula 2002; questo è pure interessante anche se un po’ deludente (relativamente, certo, ma avendo vinto – anticipo – pure il Nebula, mi aspettavo di più). Si parla di questa borsa fatata, in cui si nascosero tempo addietro addirittura un villaggio e i suoi vicini, da cui ogni tanto qualcuno esce anche fuori (pure il marito della nonna, posseditrice… ma lo sapevate che il femminile di possessore è sta roba là?) e dove il tempo passa molto lentamente, e dove ora è finito il fidanzatino della protagonista (che è la nipote della nonna in questione). Ma forse no, è tutta un’illusione, una facciata per non vedere la realtà, e quella è solo una comune borsa. O forse no, è tutto vero, e la magia esiste, come dice nell’incipit la giovane protagonista, che ci crede, e narra il tutto in prima persona…E allora, ho trovato il racconto molto gradevole, direi 7, anche 7,5, non direi di più, e invece pensate che per i famosi lettori della famosa rivista, questo è il quinto migliore racconto del secolo, alla pari con quello inedito di Bacigalupi e sconfitto in questa tornata.
Il Nebula 2004 va a un racconto che ruota attorno a una bambina molto trascurata, presto orfana di mamma e tralasciata dal papà, una specie di cenerentola, dato che suo padre presto si risposa, ma con una persona completamente idiota, che diventa subito un’odiata matrigna. La nuova domestica, da poco assunta, insegnerà alla bambina incantesimi di difesa e non solo, il finale è un po’ un happy ending molto tirato e tutto sommato deludente. Operina per cui direi… 6,5, e dunque premio esagerato.
Un piccolo appunto, su Robot 48, sul quale ho trovato l’opera di Resnick vincente l’Hugo (di cui si parla sotto), è stata pubblicata, giustamente, anche quella di Benjamin Rosenbaum, finalista qua per l’Hugo. Non voglio parlare troppo bene della sua e troppo male di La borsa fatata, ma secondo me il confronto neanche si pone. Rosenbaum vince a mani basse, intendo. La sua opera ha tutto. E’ originale, è spiazzante, è bella, è geniale, è fresca, è moderna, è SF, è roba che avrebbe voluto scrivere Harlan Ellison (dico io, ma lui mi è venuto subito in mente, finito il racconto). Un gioiellino, con un anti-eroe simpaticissimo, gli Zeppelin, un raja avvelenato, pirati, una Terra molto alternativa, una fisica irriconoscibile; insomma, non consegnare tale opera alle generazioni future con un premio, è uno scandalo. E bravo Robot 48, che ha pubblicato un piccolo capolavoro. Ma forse questa in Scozia era la convention della magia, e dunque un’opera così spiazzante (all’inizio il lettore è – letteralmente – in balia degli eventi, capendoci ben poco) non era al posto giusto. Per me, invece, è questo quello che cerco leggendo le opere premiate, per fortuna mi è capitata sotto mano.
E allora, se vi capita, leggete pure il vincente l’Hugo (ma non vi sarà facile trovarlo), meglio ancora, non fatevi scappare Robot 48, cioè, recuperatelo, e leggetevi questa opera indimenticabile.






Migliore racconto breve, vince l’Hugo 2005 In viaggio coi miei gatti, del 63enne Mike Resnick, ormai al quinto Hugo.
Niente da fare per l’inedito The best Christmas ever, di James Patrick Kelly; La principessa della Terra, dello stesso Mike Resnick; l’inedito Shed skin, di Robert J. Sawyer e l’inedito Decisions, di Michael A. Burstein.
Il Nebula 2004 per il migliore racconto breve va invece alla 60enne Eileen Gunn (al primo Nebula) per l’inedito Coming to terms.
Ha la meglio sull’inedito The strange redemption of sister Mary Anne, di Mike Moscoe; In viaggio coi miei gatti, di Mike Resnick; l’inedito Embracing-the-new, di Benjamin Rosenbaum; l’inedito In the late December, di Greg van Eekhout e l’inedito Aloha, di Ken Wharton.
Resnick parla nel suo racconto di una persona assolutamente anonima che nel suo percorso di vita ha trovato, e poi letto più volte negli anni, un libro intitolato In viaggio coi miei gatti, di tale Priscilla Wallace (è tutto inventato, ho controllato). Tanto ama alla follia tale libro che la protagonista a un certo punto, seppure morta nel 1926, gli riappare sulla veranda di casa.
Mah, è un raccontino piacevole, non un capolavoro, una cosetta caruccia che forse però premiare è stato eccessivo. Altro non direi, e non c’è da dire.
Nebula. Sospirone preventivo. Mi sono messo a leggere il racconto breve vincente il Nebula con un minimo di animo prevenuto. Sono infatti una dozzina di edizioni ormai che in tale categoria finiscono sempre delle cagate (parere mio), cioè opere talvolta da valutare, benevolmente, al massimo con risicate sufficienze, talaltra da ritenersi vere e proprie porcherie e perdite di tempo (per fortuna poco tempo, sono pur sempre opere brevi).
Qua signore e signori, ahinoi, la tradizione continua. Che abbiamo…abbiamo un signore anziano che muore; la figlia, che da tempo non lo frequentava, va a casa sua per il disbrigo di varie pratiche, e trova libri, pile di libri, maree di libri. Libri che spesso hanno all’interno i commenti del genitore. Ma non solo, anche in giro per la casa ci sono strisce di carta con commenti, che vengono trovati dappertutto, anche sulle varie cose (il tè, per dire). E…fine. E fine, esatto. C’è una breve colluttazione, una sera, probabilmente il parto di una mente stanca (quella della protagonista) e basta. Fine, the end. Che dire?
La mia teoria è che forse è possibile che i giurati del Nebula, quando vedono “racconto breve” se ne sbattono di leggere l’opera, o di valutarla, e si scambiano il premio così, senza giustificazioni, come dei pacchi di Natale, oggi premio te, tu domani premi me, poi premiamo lui…
Insomma, ho fatto mente locale, l’ultimo racconto breve degno di nota era stato Laggiù, di Alan Brennert, Nebula 1991 (suo unico Nebula, al momento). E facendo mente locale, vedendo se capita spesso sta storia dell’”unico Nebula”, realizzo che tra i vincenti degli anni successivi abbiamo  Martha Soukup (Nebula ’94, l’unico), Leslie What (Nebula ’99, l’unico), Severna Park (Nebula 01, l’unico), quello di quest’anno (unico per ora)…mah, il sospetto che ogni tanto lo piazzino come regalino, fregandosene del valore dell’opera, io non me lo tolgo di testa. Come dire, c’è un’amica da salvare, la premiamo e tutti i contenti. Tranne alcuni lettori, magari… tipo io.

Libro non di narrativa, vince l’Hugo 2005 The Cambridge companion to science fiction, di Edward James and Farah Mendlesohn.
Libro che non costa poco, dato che Amazon lo propone per il Kindle sui 20 dollari, e in formato super cartaceo costa la bellezza di  77 e rotti dollari (ha poi 328 pagine, mica mille). In pratica è una collezione di saggi, scritti da studiosi, scrittori, etc…, che esaminano ogni aspetto possibile relativo alla fantascienza, guardandola da ogni possibile visuale. Politica e SF, Religione e SF, qualunque cosa e SF, a leggere i commenti è la versione definitiva (di 10 anni fa) della SF vista e letta e commentata dagli studiosi.

Migliore film, vince l’Hugo Gli incredibili, del grande Brad Bird.
E’ un film di cui posso parlare solo che bene, su IMDB ha 8 ,0 e pure io gli diedi 8 . Però, è anche vero che non metterei mai Gli incredibili tra i 10 migliori cartoni visti, e magari neanche tra i primi 20. Non un capolavoro, dunque, ma come detto, non si può che volergli bene. La storia è nota, c’è questa famiglia di supereroi, che in gran parte ricopia i poteri dei Fantastici Quattro. C’è quello fortissimo (il papà), quello elastico (la mamma), quello invisibile (la figlia) e al posto della Torcia Umana c’è quello velocissimo (il figlio). Si sono ritirati, i due genitori, per cercare di fare una vita normale; ai figli proibiscono di mettere in pratica i loro poteri. Questa è la base di partenza, poi ne capiteranno di ogni tipo. La Pixar fece centro pieno, il film ebbe incassi da grande successo; vinse l’Oscar per il migliore cartone animato (e lo vinse pure per il montaggio sonoro). E’ notizia solo da poco confermata che si sta lavorando al sequel, dopo tanti anni.
Al secondo posto arrivò Eternal Sunshine of the Spotless Mind, che come si sa in Italia ha forse il peggiore titolo nella storia del cinema italiano (settore, traduzioni “alla c***o di cane”) dove il poetico Infinita letizia della mente candida diventa Se mi lasci, ti cancello. E’ un film che è piaciuto non tanto, ma tantissimo, su IMDB ha un 8 ,4; per me è un gradino sotto. La prima parte, soprattutto, non mi entusiasmò per nulla, la trovai trita e ritrita, vista e rivista, con questi tecnici, poi, insopportabili. Nell’ultima mezz’ora decolla, e ci regala in definitiva un gigantesco Jim Carrey, più che la Kate Winslet, che trovai poco adatta per la parte, e poi con quei capelli, non si può vedere. Grande Jim, invece, strepitoso. Film d’essai che vinse l’Oscar per la sceneggiatura.
Al terzo posto, Spider-Man 2, classico film caruccio, su IMDB ha 7,3, per me vale un po’ meno, un 6/7. I problemi di questo film secondo me sono nel casting. MJ non può essere la Kirsten Dunst; spiacente, è brava, bellina, ma insomma, MJ…un noto figone spaziale, che non è, ahilei, la Kirsten. Pure Peter, con Tobey Maguire, non funziona poi sto granchè. E poi Spidey è una vita che lotta per salvaguardare la sua identità segreta, qua si toglie la maschera ogni volta….ma dai. Il film non è malvagio, il dottor Octopus vale e le sue braccia sono la cosa migliore da vedere. Vinse l’Oscar per gli effetti speciali e al botteghino andò super – bene.
Quarto, Sky Captain and The World of Tomorrow, per IMDB un filmetto da 6,1, per me anche meno.  Il film ha una vicenda un po’ particolare. Tale Conran è quello che lo scrive e lo dirige; ne aveva già fatta una bozza breve semi amatoriale. Trova poi chi lo produce, seriamente, la Filmauro di De Laurentiis. Fanno questo film, che è particolare, non molto riuscito, secondo me, ma guardabile, perché almeno è qualcosa di diverso. Alla fine vengono spesi pare 70 milioni, e risulterà un gigantesco fiasco al botteghino, un disastro. Non è finita. Il regista aveva chiesto un budget di 3 milioni, per farlo in bianco e nero e senza nomi noti. Poi vennero invece una fotografia molto particolare, attori noti e un bel po’ di effetti speciali. Anche così, dice il regista, costerà sui 20 milioni. Dove sono finiti i 50 milioni che mancano e di cui si parla? Mah, può essere che il regista sia nato sotto i cavoli, e non capisca i costi che sono necessari, alla fine. Però 50 milioni….mah, certo che la coincidenza vuole che nello stesso 2004 De Laurentiis si sia comprato il Napoli, appena fallito. Mentre di tale Conran, dopo questo flop, si sono perse le tracce.
E infine quinto l’Harry Potter del momento, cioè Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Per gli utenti di IMDB, il film merita 7,8 , per me un gradino meno, più sul 6/7.
Terzo film della serie, non è più un film per bambini, ma per ragazzini e per adulti. Le atmosfere virano verso il lato oscuro (belle atmosfere, tra l’altro); presenta i nostri protagonisti già belli cresciuti rispetto ai bimbi del primo, Harry Potter (l’attore) ha 14/15 anni, Ron 15, Ermione ha le sue prime tettine, come è giusto che sia a 13/14 anni; ciò pone problemi insormontabili per i futuri film. Alla regia ora c’è Cuaron e non più Columbus. Non c’è neanche Silente, o meglio c’è, ma si vede che è cambiato, non essendo più Richard Harris, passato a miglior vita. Cambia la scuola, cambiano le divise, un po’ di restyling ovunque. Le musiche sono inconfondibili, e direi che nel complesso il film funziona. Inutile ricordare il consueto trionfo al boteghino.
Chi manca nella cinquina? Forse The day after tomorrow e Io, Robot
I film molto belli del 2004, a detta del pubblico, sono poi La caduta – gli ultimi giorni di Hitler; Il castello errante di Howl (per me 10); Hotel Rwanda; Million dollar baby (per me 10) e Prima del tramonto.
Ma di solito la gente non fa la fila per i super belli, nel 2004 la fece per Shrek 2, Harry Potter, SM2 e Gli incredibili; poi anche per La passione di Cristo, The day after tomorrow, Mi presenti i tuoi?, Troy, senza dimenticare Shark tale, Ocean’s twelve, Il mistero dei templari, Io, Robot.
E ricordiamo anche The polar express, Van helsing, The Bourne supremacy, Che pasticcio, Bridget Jones! e The village.
Infine le chicche, cioè film del tempo che magari all’epoca nessuno andò a vedere, o sottovalutò, e che ora sono dei cult: vedi Kill Bill (vol.2) e L’alba dei morti dementi.
Il Nebula 2004 andò a Il signore degli anelli: il ritorno del re.
Fu preferito a Gli incredibili; The Butterfly Effect e Eternal sunshine of the spotless mind.

Migliore rappresentazione drammatica breve, vince l’Hugo 2005 Battlestar Galactica con l’episodio 33 minuti, primo episodio della prima stagione, ove 33 minuti è la cadenza degli attacchi da parte dei Cyloni.
Secondo posto per la serie Angel con l’episodio L’ora del sorriso, 14° dell’ultima stagione, in cui il nostro Angel diventa un pupazzo.
Terzo posto per la serie Stargate SG-1 con l’episodio Eroi (parte 1 e parte 2, sono in realtà due episodi), 17° e 18° episodio della settima stagione. Su Wiki Italia c’è un errore...per chi ha voglia di correggere.
Quarto posto ancora per la serie Angel, con l’episodio Non svaniremo, ultimo episodio dell’ultima stagione.
Infine al quinto posto la serie Lost con il primo episodio della prima stagione, l’episodio Pilota.

Migliore artista, vince l’Hugo il 57enne Jim Burns, se non sbaglio al terzo Hugo. A 83 anni ci lascia un grande artista, FK Freas, che di Hugo ne vinse ben 10.



Ken McLeod si diverte





In alto a sx, la Gunn (Nebula); lui è Swanwick (nada)




Jim Burns e famiglia, Hugo per l'artista.




Ian McDonald si sente a casa...ma l'Hugo va alla distinta signora in mezzo (Susanna Clarke), per ora China Mieville è affabile.




Anche Charlie Stross si sente a casa, o almeno pare




E infine, come simbolo del buon gusto, ne metto solo una, dai

Albacube reloaded
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 04 Feb, 2016 00:51    Oggetto:   

Grazie Toby Very Happy mi mancavano questi post!
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 04 Feb, 2016 14:58    Oggetto:   

Grazie anche da parte mia! Ma per consocere bene cosa fu detto alla convention, tu c'eri?
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Gio 04 Feb, 2016 15:12    Oggetto:   

Beh no, e magari...mi rileggo i vari report del tempo, community, cose scritte da fan presenti, etc....
K.Trout
Hoka
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Località: Pescara
MessaggioInviato: Mer 06 Lug, 2016 16:04    Oggetto:   

La butto li, non so se sono in argomento....ma non pensate  che tutti sti premi che ci sono in giro, visto che alla fine sono gestiti o comunque ruotano intorno ad una ristretta cerchia di appassionati/lettori/addetti ai lavori non siano una reale cartina al tornasole della qualità degli autori selezionati? Cioè i numeri di chi decide sono talmente bassi che qualche dubbio su quali siano gli autori meritevoli mi viene.
Nirgal
Ghem-Lord Ghem-Lord
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MessaggioInviato: Mer 06 Lug, 2016 17:08    Oggetto:   

Alla fine come è stato recentemente dimostrato con gli Hugo e puppies vari, i premi possono essere ampiamente manipolati a qualsiasi livello.
Io ho trovato alcuni volumi molto interessanti, altri decisamente fuori luogo (nel senso che avevano poca a che fare col genere del premio), alla fine vanno presi come uno strumento che segnala dei libri interessanti, senza pensare che sia "il meglio", anche perché non credo sia così facile definirlo in modo univoco.
Riguardo gli autori per me in genere sono molti ad essere meritevoli, indipendentemente dai premi.
Questo perché la maggior parte dei libri che leggo mi soddisfa, alcuni sono decisamente meglio di altri, ma nel complesso di delusioni vere ne conto poche.
K.Trout
Hoka
Messaggi: 44
Località: Pescara
MessaggioInviato: Gio 07 Lug, 2016 17:30    Oggetto:   

...ecco come immaginavo, diciamo che l'approvazione di un autore su un forum alla fine vale piu di  un premio anche se non inciderà sulle vendite allo stesso modo (forse)....forse un premio che ha senso è il Damon Knight Memorial Grand Master visto che è alla carriera ed in qualche modo codifica autori che forse più di altri si sono cimentati con la SF.[url=https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Grand_Master]
[/url]
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 14 Lug, 2016 13:10    Oggetto:   

A me appassionano ad esempio le antologie, dove è facile scoprire nimi nuovi o consolidare i noti, mentre ai premi in generale invece non bado tantissimo.
Non ne nego però l'utilità, in fondo è una sfida per gli scrittori e una "garanzia" per il lettore. Penso anche ai premi minori, che pescano racconti molto validi che sarebbero altrimenti ignorati o cmq difficilmente avrebbero visibilità, mentre una sorta di "medaglia" aiuta la diffusione in un mondo come il nostro, dove l'informaizone è tutto.

Cmq il premio Hugo è prestigioso proprio in parte perché coinvolge molto i lettori (come potrebbe farlo un forum) e dall'altra perché la qualità dei risultati è mediamente molto alta, quindi è sia ambito dagli scrittori che apprezzato dai lettori, alzandone la reputazione.
Tobanis
Antinano Antinano
Messaggi: 14633
Località: Padova
MessaggioInviato: Lun 28 Nov, 2016 15:25    Oggetto:   

2006. Si torna a Los Angeles, per la quarta volta. Malgrado alcuni difetti, anche non minori, deve essere stata una Convention molto interessante e ben organizzata.
Come sempre, una miriade di incontri sui più vari argomenti. Selezionandone qualcuno, noterei che già allora c’era il panel su Il futuro del giornalismo, dato l’evidente calo di vendite di quotidiani anche Oltreoceano, e la possibilità per ogni cittadino di informarsi da sé, se non addirittura diventare reporter. A cosa arriveremo? Si chiedevano 10 anni fa. A chi diceva che il livello del giornalismo “faceva cagare” (pardon), veniva risposto, ok, ma tenere un reporter dall’Iraq costa al giornale 150.000 dollari al mese (possibile?), il giornalismo ha dei costi e ciò che spendi da una parte devi risparmiarlo dall’altra. Vabbè, poi le solite lamentele sul giornalista da Internet, che copia notizie altrui senza neanche capire cosa c’è scritto, e l’annoso problema di come capire ciò che è vero da ciò che è falso, nella grande rete. C’è chi chiuse il discorso profetizzando la fine dei quotidiani stampati in 10 anni, ma si sa, se c’è il numero tondo, di solito viene detta una scemenza.
Più affollato il panel intitolato Dei film sopra e sottovalutati (traduco al volo), Una discussione al riguardo, è impossibile, direi. Gli stessi relatori dicevano che ricevevano e-mail di gente incavolata perché loro avevano stroncato film amati dai fan, e tra gli stessi relatori, fatto il nome di Pitch black (bel film!) c’era chi lo amava e chi lo detestava. Dunque, a che pro discutere? Se non per l’amore della discussione in sé, no? Tanti i film citati, tra cui, tra i sottovalutati, The revenants, ma non può essere la serie TV…no, ho trovato un film che nel 2004 uscì e su IMDB ha voto 5,9….e imparo ora, è da quel film che è poi stata tratta la serie TV, ma dai! Praticamente senza partecipanti il panel Misura del successo: i premi dalla A alla Z; molti invece per “Da vedere in Giappone: dove andare, cosa fare nella prossima Convention e cosa devo conoscere della cultura giapponese per evitare di insultare tutti per sbaglio?” e tantissimi per “L’ascesa della teocrazia: aveva ragione Heinlein? E’ il nostro futuro?”, ma forse negli USA il problema è più serio che altrove, chissà, con quella botta di sette cristiane (260 pare) che hanno da quelle parti. Cambiamo argomento.
 
Vince l’Hugo 2006 per il migliore romanzo l’inedito (da noi) Spin, del 53enne Robert Charles Wilson, al primo Hugo.
Gli altri erano l’inedito Learning the world, di Ken MacLeod; Il dominio della regina – L’ombra della profezia, di George R. R. Martin; Morire per vivere, di John Scalzi e Accelerando, di Charles Stross.
Il Nebula 2005 va a I protomorfi, del 63enne Joe Haldeman, al quinto Nebula.
Niente da fare per Jonathan Strange & il signor Norrell, della Susanna Clarke, che vinse l’Hugo nella passata edizione; per l’inedito Polaris, di Jack McDevitt; per l’inedito Going postal, di Terry Pratchett; per l’inedito Air, di Geoff Ryman e per l’inedito Orphans of chaos, di John C. Wright.
Il vincente l’Hugo, cosa rara, è inedito in Italia ancora oggi, dopo 10 anni. Le ipotesi che vengono in mente sono due: o è un mattone pazzesco, un bidone, una porcheria, o vengono chiesti tanti e tali soldi per i diritti che la pubblicazione in Italia non è un’ipotesi percorribile.
Non so la seconda, posso parlare solo della prima. Premetto, penso che questo romanzo per alcuni versi, non sia granchè, per altri, invece, non sia male.
Di che parla. Di punto in bianco, non ci sono più le stelle. Si scopre a breve che la Terra è stata avvolta da una membrana permeabile, le stelle ci sono ancora, ma non è più dato vederle dal suolo terrestre (idem la Luna: non si vede più neanche lei). Chi sia stato, e perché, non si sa. I tre protagonisti quella notte sono dei ragazzi, e saranno protagonisti anche nel resto del romanzo, da adulti. Il secondo fatto sconcertante è che il tempo, fuori dalla membrana, cioè nello spazio, scorre velocissimo, un anno qua sulla Terra equivale a circa 100 milioni di anni nel resto dell’Universo. Questo pone un problema decisivo: il Sole non è eterno, se tra 3-4 miliardi di anni si espanderà fino a noi…e cioè, tra 30-40 anni (ora) terrestri, saranno cavolacci amari. La membrana che ricopre la Terra (lo “Spin” del titolo) proteggerà gli abitanti dal Sole in futuro?
Insomma, detta così non è male, il romanzo pare intrigante, e pure alcune soluzioni adottate nell’opera (es. la terraformazione di Marte, magari fattibile quando si ha in pratica tutto il tempo del mondo, se non dell’Universo) sono accattivanti. Ripeto, infatti, che per certi versi questo libro non è male. Quello che non funziona è piuttosto ovvio, per me, e alla fine si riferisce al poco talento dell’autore. Che ci regala, si fa per dire, personaggi di poco o nullo interesse, e poco spessore, poco più che clichè, macchiette, e mai persone vere. I dialoghi spesso fanno cadere le braccia, così come le descrizioni mostrano molte volte poca capacità tecnica. Il problema grosso insomma è che il signor Robert Charles Wilson non è un grande scrittore, qua almeno, e questo inficia tutto. Non voglio sottolineare poi un libro che percorre i decenni e dove mai nessuno fa una battuta, una pausa, mai nessuno dei protagonisti (tutti odiosi) smette per un attimo di prendersi sul serio, di smettere un momento gli abiti della macchietta che è, ma a parte tutto ciò, che non è obbligatorio, ma gradito: temo che mr. Wilson si sia dato un compito che lo eccede nella capacità, e non di poco, radunando idee non sempre originalissime, seppure ben incastrate.
Meritava un Hugo? Non direi, per me siamo sul sette, sul caruccio e nulla più, il classico libro dove trovi due – tre spunti, o momenti, e che mai più penserai di rileggerti, un giorno, per gustarlo meglio. Sarà dunque per questo che non è stato pubblicato in Italia?
Sarebbe curioso sapere se i romanzi allora in competizione, e ora celeberrimi (ma che non ho letto!), di Scalzi e Stross sono così brutti da perdere con questo, per non parlare di GRR Martin.
Con il Nebula si rivede Joe Haldeman. La pubblicazione italiana, per motivi oscuri destinati temo a rimanere tali, tramuta l’originale Camouflage in I protomorfi. Non è l’unica chicca, se sulla copertina Urania si può leggere bene Nebula 2004, quando invece come sto dicendo ha vinto il Nebula 2005. Ma 2004, 2005…numeri elevati, che evidentemente fanno girare la testa. Però dai, non è grave, tra Hugo e Nebula è sempre un casino e poi in fondo è solo un errore che rimarrà per sempre, bello in vista.



Meno male che c’è Haldeman, con il suo stile secco, preciso, diretto, con dialoghi e personaggi reali, per un romanzo solido, che fa tanto “bella fantascienza” di un tempo, quando non si era pagati un tanto a chilo o a parola. Una bella storia, ben raccontata, adulta sicuramente (non un libro di avventure per ragazzi, non fosse altro per il sesso e la violenza), che potrebbe diventare un bel film o, sperando troppo, una bella serie tv HBO. Vero, la storia d’amore “aliena – umano” è ben più che ridicola, irreale e mal costruita, ma c’è tanta “buona roba” nel libro.
Che parla di come questo alieno giunse sulla Terra tanti anni fa, di come possa assumere qualunque forma, oltre ad essere di fatto immortale, e di come lui stesso, passati eoni, in varie forme, non ricordi più chi sia in realtà e perché sia qua. Assumendo forme umane nel XX secolo, comincerà a imparare e potrà forse ricordare. Peccato che sulla Terra ci sia un altro alieno, simile nei poteri, ma votato soprattutto e principalmente a uccidere. La storia è ambientata in un futuro prossimo (nel 2019), che dunque oggi per noi è futuro molto prossimo, con vari flashback, ben orchestrati. Giudizio: un libro a cui darò 8 ; libro che, va detto, si fa fuori in un week-end (come ho fatto io). E’ meglio di Jonathan Strange (vincitore Hugo della passata tornata), come ha deciso la giuria del Nebula? Mah, non direi, quello ha un’ampiezza e una profondità maggiori, ma sono cose diverse, non facilmente confrontabili, e anzi cono contento che grazie al premio Nebula mi sia toccato leggermi questo bel romanzo.
Ultimo sui romanzi, il libro di Scalzi è ritenuto il migliore romanzo dai lettori di una rivista specializzata. Il migliore del secolo, non di questa edizione. E Accelerando sempre gli stessi lettori lo mettono nella top ten. Mettono quarto anche Spin, però.

Migliore romanzo breve, vince La voce dall’aldilà, della 61enne Connie Willis, al nono (!) Hugo.
Ha la meglio su L’utopia di Walden, di James Patrick Kelly; Magia per principianti, di Kelly Link; l’inedito The little goddess, di Ian McDonald; Furto d’identità, di Robert J. Sawyer.
Nebula, il premio 2005 va a Magia per principianti, della 37enne Kelly Link, al secondo Nebula.
Nulla da fare per l’inedito The tribes of Bela, di Albert Cowdrey; per Furto d’identità, di Robert J. Sawyer; per l’inedito Clay's pride, di Bud Sparhawk e per Left of the dial, di Paul Witcover.
La Willis, che avendo già vinto tanto ho letto spesso, mi piaciucchia, ma non mi entusiasma. Almeno finora. Se ho fatto bene i compiti, al massimo nelle vittorie precedenti le diedi un 7,5. Che è un bel voto, ma finisce lì. Non il mio autore preferito, insomma.
Invece qua oso dire che ha raggiunto una maturità tecnica e ne giova questo bel romanzo, per me la sua opera migliore tra tutte le premiate, dato che siamo sul 7/8, o qualcosa in più.
Si racconta di come il protagonista abbia un’agenzia per smascherare ciarlatani, e quando troverà la solita medium che fa da tramite di non so quale entità, avrà una grande sorpresa. Tutto è molto anni ’30, o meglio ricorda le commedie lui – lei in bianco e nero di quell’epoca, ma ovviamente attualizzate ad oggi. Le “lei” è una famosa attrice di Hollywood, che si prende una cotta per il protagonista (cosa a cui non crede neppure lui, ma vera!), con qualche scusa va a lavorare alle sue dipendenze e lo aiuta nel caso incredibile in questione. Non direi altro, il libro vale l’acquisto e la lettura, che è molto facile e gradevole: il libro è un libriccino e si smaltisce molto rapidamente. Bello bello, pare pronto per la trasposizione cinematografica fin da subito (ma ormai sono passati 10 anni, non ci spererei più).



La Link vince il Nebula, mi era già piaciuta per le sue due altre opere premiate, secondo me non capolavori ma cose di qualità. Qua già dal titolo ispira molto, sembra quasi un Magic for dummies (beginners comunque nell’originale, più elegante), ma il titolo svia, la storia è tutt’altro.
Questo romanzo si può trovare trova nella raccolta uscita in Italia un po’ in sordina, Piccoli mostri da incubo.
L’opera premiata è deludente. E’ il classico romanzo che cattura l’attenzione, prosegue bene, con le varie vicende, mentre quasi da subito ti chiedi, ok, alla fine mi immagino, nelle ultime pagine, ecco l’avvenimento che spiegherà ciò che al momento è confusissimo. Si parla infatti di una comunità in cui tutti seguono alla tv la serie La biblioteca, che va in onda a episodi con cadenza casuale e non prevedibile (non si sa quando, in che canale, etc…). La serie ha molte stranezze, ma è ancora più strano quanto scrive la Link, quando dice che i protagonisti di questa storia sono anche dei personaggi della serie La biblioteca. Dunque personaggi di una serie che guardano la stessa serie in tv, in un intreccio un po’ caotico ma affascinante. E ti chiedi, bon, alla fine arriva la spiegazione, tutto si chiarirà…una mazza. Alla fine, finisce, e basta. Con un finale aperto, senza spiegare come sia possibile tutto ciò che si vede, o meglio, si legge. E allora? Boh, il romanzo ha parecchi estimatori, ho scoperto, ma fatico a comprendere le motivazioni, dato che gli stessi ammettono che il tutto è piuttosto confuso. Addirittura alcuni di loro hanno tirato in ballo Borges… ma figuriamoci, ma dai, siamo alla blasfemia. Insomma alla fine la sensazione è di fregatura. La Link scrive bene, in uno stile piano, semplice ma molto efficace, ma se la prosa convince, il romanzo proprio no.
Il titolo poi, geniale, è completamente sprecato, non c’entrava per nulla.
Qual è più bello tra Hugo e Nebula? C’è poco da avere dubbi, per me, ci siamo capiti.

Racconto, vince l’Hugo 2006 Due cuori, del 67enne Peter S. Beagle, ora al suo primo Hugo.
Sconfitti l’inedito The calorie man, di Paolo Bacigalupi; l’inedito Telepresence, di Michael A. Burstein; Io, robot, di Cory Doctorow e l’inedito The king of where-I-go, di Howard Waldrop.
Vince invece il Nebula 2005 per il migliore racconto La borsa fatata (premio Hugo nella precedente edizione), della 37enne Kelly Link, dunque anche al terzo Nebula.
Perdono l’inedito Flat Diane, di Daniel Abraham; l’inedito The people of sand and slag, di Paolo Bacigalupi; l’inedito Nirvana high, di Eileen Gunn e Leslie What e l’inedito Men are trouble, di  James Patrick Kelly.
Il racconto che ha vinto l’Hugo si trova in italiano nel romanzo L’ultimo unicorno: alla fine swl libro infatti c’è questo racconto, che è l’ideale prosecuzione del romanzo. Il romanzo uscì già nei tardi anni ’60 ed è ritenuto un “must” dai cugini della Fantasy; con un po’ di pazienza ora gli stessi (ma anche noi) possono vedere le nuove vicende, con i “vecchi” protagonisti che ora sono vecchi veramente.



Il racconto è narrato con gli occhi della bimba protagonista, il cui villaggio è tormentato da un grifone. A nulla sono valsi nel tempo i cavalieri inviati dal re, per ucciderlo. Il grifone è molto cattivo, e dopo avere rubato pecore, per mangiarle, ora è passato ai bambini. La piccola protagonista, neanche 10 anni, scappa di casa per trovare il re; lungo la strada incontrerà un mago e una signora, (i protagonisti de L’ultimo unicorno), che la accompagneranno dal re, pure lui protagonista del romanzo. Tutti sono molto invecchiati; il re stesso decide di risolvere personalmente la questione col grifone, ma lo sforzo potrebbe essere troppo.
Dopo tutti questi anni l’autore fa tombola, dato che si prende ora l’Hugo e la prossima edizione pure il Nebula (anticipo).
Il racconto vale, c’è tanta qualità. Non si trova l’originalità, ok, siamo nel fantasy più fantasy, ma l’autore è valido nel delineare i protagonisti, nel renderli veri nella loro lotta e nei loro sentimenti. L’attenzione è calamitata dall’inizio alla fine e insomma è un gran bel racconto, meritava il premio.
Della vincitrice il Nebula già dissi nella precedente tornata, dato che là aveva vinto l’Hugo.

Migliore racconto breve, vince l’Hugo 2006 Tk’tk’tk (idem in originale), del 45enne David D. Levine, al primo Hugo.
Niente da fare per l’inedito Seventy-five years, di Michael A. Burstein; l’inedito The clockwork atom bomb, di Dominic Green; Cantare per mia sorella che scende giù, di Margo Lanagan e l’inedito Down memory lane, di Mike Resnick.
Il Nebula 2005 per il migliore racconto breve va invece all’inedito I live with you, dell’85enne (!) Carol Emshwiller, al secondo Nebula, all’epoca la più vecchia vincitrice di un Hugo o un Nebula ancora in vita, ed è ancora in vita tutt’oggi!
Ha la meglio sull’inedito The end of the world as we know it, di Dale Bailey; l’inedito There's a hole in the city, di Richard Bowes; l’inedito Still life with boobs, di Anne Harris; l’inedito My mother, dancing, di Nancy Kress, Cantare per mia sorella che scende giù, di Margo Lanagan e l’inedito Born-again, di K.D. Wentworth.


Il vincente l’Hugo, che si trova in ROBOT 50, è una figata, ma proprio bello bello. Narra di questo rappresentante (figlio di generazioni di rappresentanti), finito in un pianeta dove gli essere senzienti sono scarafaggi e similari, che nel traffico si camminano sopra l’un con l’altro, con indifferenza, come fanno gli insetti, e a cui lui cerca di vendere, tra l’altro, un software. La parlata degli insetti (tradotta) è geniale, educatissima, all’orientale, sempre sottilmente umoristica. Il nostro cercherà con disperazione di piazzare l’affare, ma altro non direi.
Un racconto brillantissimo, un premio strameritato. Recuperatelo.
Si sa che affronto i Nebula al migliore racconto breve ormai prevenuto, perché scottato specie ultimamente da vere porcherie. Dunque per questo motivo e anche perché il precedente lavoro premiato della Emshwiller l’avevo trovato ributtante, mi sono messo a leggere l’originale senza speranze, toccando gli attributi scaramanticamente, chissà, magari stavolta andava bene.
E’ andata così cosà. Si racconta in prima persona di quello che in definitiva dovrebbe essere un fantasma (per quanto ho capito), che si piazza in casa della protagonista, che più volte ne ha sentore ma mai certezza, e intriga e trama per farla incontrare con un uomo. E…fine, e fine, cioè là finisce. La fa sì incontrare con un uomo, un tantino disadattato come lei, i due finiscono pure a letto, ma fine. Il raccontino va via spedito, ma il finale deludente e tutto l’insieme mi fanno propendere per un 5. Come di consueto per la categoria, un premio è scandaloso, ma almeno in questa edizione si possono evitare termini come “ripugnate” e “distinta porcheria letteraria dei miei maroni”.

Libro non di narrativa, vince l’Hugo 2006 un’opera della Kate Wilhelm dal titolo lunghissimo: Storyteller: Writing Lessons and More from 27 Years of the Clarion Writers’ Workshop, facilmente trovabile su Amazon, anche in versione Kindle. Come da titolo; il Clarion Writers’ Workshop (fondato nel ’6Cool è deputato a insegnare a scrivere fantascienza e fantasy; la Kate Wilhelm ha 27 anni di cose da raccontare al riguardo. Alunni famosi ne sono passati: la Butler, Doctorow, Effinger, la Vonda McIntyre, Kelly Link, Sterling, e chi sa quanti altri. E poi magari alcuni sono diventati docenti (per il 2017, tra gli altri, Doctorow e la Hopkinson).

Passiamo ai film, che ormai sono quelli di pochi anni fa e non serve ricordarli o approfondirli più tanto, essendo in genere stra-noti.
Migliore film, vince l’Hugo Serenity, scritto e diretto da Joss Whedon.



Parliamo di un film che ha un sacco di fan, così come li ha la serie Firefly, che pure fu chiusa subito dopo la prima stagione. Io lo vidi senza il background della serie, perciò lo presi così com’è, senza filtri e senza conoscere vicende e personaggi. E mi piacque molto (gli diedi 8 ), così come piacque molto a tutti (su IMDB ha appunto 8 ,0). Però c’è una specie di maledizione, o parliamo di piaceri di nicchia. Così come la serie, molto seguita e piaciuta, ma chiusa, anche il film, malgrado il gradimento, fu un bel flop al botteghino, cosa che chiuse da subito altri possibili discorsi.
Pure, come scrissi quando lo vidi, a metà 2009, “… ha un gran bel ritmo, è ben scritto, recitato il giusto, con parecchie buone idee, anche nei dettagli, fila liscio come l’olio e diverte.”
Secondo a sorpresa si piazzò Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, che su IMDB ha un lusinghiero voto di 7,5 ma a me risulta meno gradito, dato che mi fece pure inferocire: vinse l’Oscar (!) davanti a Il castello errante di Howl (eresia!!!) e a La sposa cadavere. Quasi noioso, per me, ma devo ammettere che in giro ha una botta di estimatori. Io gli diedi una sufficienza, perché Gromit è proprio forte. Per chi non lo sa, è un film in stop motion “a passo uno” con personaggi di plastilina o pongo o quel che l’è.
Terzo un altro film piacevole ma non sto gran capolavoro, cioè Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio. Su IMDB ha un giusto, ritengo, voto di 6,9; il film è fantasy piuttosto celebre, tratta da romanzi. Il film è fatto bene ed è una favoletta guardabile e godibile.
Al quarto posto il bel Batman Begins di Christopher Nolan, che su IMDB ha un gran bel voto (8 ,3), che in definitiva corrisponde al mio giudizio. E’ la celebre storia di Batman, ripresa per l’ennesima volta, con il grande Christian Bale dietro la maschera, Michael Caine maggiordomo, e altri grandi attori (Gary Oldman, Morgan Freeman, etc…). Non è esente da pecche, per me: la trama è banalotta, i combattimenti girati e ripresi male, per il resto il classico buon prodotto che regala 2 ore ben spese e ben passate.
Quinto l’Harry Potter del momento, cioè Harry Potter e il calice di fuoco, quello delle sfide tra i campioni delle varie scuole, in cui a sorpresa spunta anche il nome di Potter, che per l’età non poteva partecipare. Su IMDB 7,7; ci sta, io magari do un pochino meno, ma il film è molto piacevole.
Chi manca nella cinquina?
Beh è incredibile non ci sia Star Wars III, che pure non sarà il massimo, ma direi sia paragonabile ad alcuni in cinquina….la delusione fu tanta, allora, si vede.
La guerra dei mondi con Tom Cruise non ha tanti estimatori, ma a me piacque. Niente da dire sul film I fantastici quattro, un target maledetto con cui pare ancora oggi impossibile fare un film decente.

Anche il Nebula 2005 per il migliore film va a Serenity, di Joss Whedon.

Per cosa faceva la fila al cinema la gente, allora, inteso come, “al tempo”?
Tre film su tutti, e tutti e tre SF/Fantasy: Harry Potter, Star Wars e Narnia; un gradino sotto ci sono gli incassi di La guerra dei mondi, King Kong (un onesto rifacimento), Madagascar (il primo), Mr & Mrs. Smith (bruttino ma che fece nascere l’ora ex coppia Pitt – Jolie), e il rifacimento de La fabbrica di cioccolato.
Più sotto  Batman e il bel Hitch con Will Smith. Poi di seguito I fantastici quattro, Chicken Little, 2 single a nozze, Robots, et so on.
Quali i film veramente belli del periodo? Tra i tanti, ne ricorderei almeno due, V per vendetta (sarà in gara nella prossima edizione dell’Hugo) e Sin city.



Migliore rappresentazione drammatica breve, vince l’Hugo 2006 Doctor Who – Il bambino vuoto (prima e seconda parte), che non ho visto. Siamo nella nuova serie, che riprende un personaggio che alla fine degli anni ’80 era arrivato alla XXVI stagione (!!!) e poi le trasmissioni erano cessate. Qua viene premiato l’episodio 9 assieme all’episodio 10, sui 13 complessivi della stagione. Il dottore in carica è il grande Christopher Eccleston, che odiò parecchio il progetto, tanto che nell’ultimo episodio di questa stagione è già sostituito. In interviste successive, chiarì che non ne poteva più della scarsezza e dell’incompetenza che regnavano sovrani in quella produzione.
Secondo fu Jack-Jack Attack, del grande Brad Bird, un simpaticissimo corto che riprende il più piccolo della famiglia degli Incredibili (Jack-Jack, appunto, che ha una serie di poteri potentissimi) alle prese con la baby sitter.
Terzo ancora il Doctor Who – Il padre di Rose, ottavo episodio della serie che è ripresa.
Al quarto posto viene votata la Cerimonia di premiazione del premio VICTOR Hugo del 2005. Non trovo nulla su questo, se non quel Victor che deve fare capire che si parla del grande scrittore francese, e dunque non del NOSTRO premio Hugo. Perché sarà stata votata? Qualche fan aveva sbagliato premio? O il discorso di qualcuno è scivolato in una qualche gaffe, parlando dell’Hugo alla fantascienza? Mistero.
Quinto Lucas Back in Anger, cioè la presentazione della passata edizione degli Hugo, simpaticamente finita in nomination per i corti.
Ne abbiamo ancora due: Battlestar Galactica – Scontro mortale, episodio 10 (su 20) della II stagione di Battlestar Galactica e ancora il dottor Who con l’episodio Dalek, il sesto di questa pluripremiata

Migliore artista, vince l’Hugo il 39enne Donato Giancola, al primo Hugo. Malgrado il nome, è ahimè americano e non italiano. Ed è di una bravura piuttosto esagerata…troppo bravo.

In nomination per l'Hugo romanzo corto: McDonald, Willis, Kelly e Sawyer.



Scalzi con Wilson, con Scalzi che pensa "Ma veramente date l'Hugo a lui e non a me?"



Esibizione di robots, tutti famosi:



Toilette per maschi di ogni specie:



Robots ancora:



Vince per il racconto breve e per l'abbigliamento un tantino che si nota:
Nirgal
Ghem-Lord Ghem-Lord
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MessaggioInviato: Lun 28 Nov, 2016 22:20    Oggetto:   

Concordo abbastanza con il parere su Spin, quando lo lessi, mi parve il classico romanzo facile, abbastanza godibile, con qualche idea un po' più originale del solito, ma nel complesso niente che lasci il segno.
Personalmente considero Wilson un buon scrittore, privo della capacità di fare romanzi di spicco, certo se lo paragoni per esempio a gente che scrive bene, non regge assolutamente il confronto.

Riguardo ai libri di Scalzi e Stross, Old's  Man War non mi ha impressionato, ho letto due romanzi di Scalzi e devo dire che stilisticamente lo trovo molto scarno, il suo punto di forza è la scorrevolezza, non certo il linguaggio ricco, quindi stilisticamente non mi pare tanto superiore a Wilson, anche il romanzo in concorso non mi ha impressionato, buon romanzo, ma mi pare  sopravvalutato.
Accelerando invece è un romanzo più particolare, soffre di una certa frammentarietà dovuta al fatto di essere composto da una serie di racconti, però a livello di idee è nettamente superiore agli altri, ma questo lo rende anche più arduo da leggere.
Nel complesso direi che Accelerando meritava di più, ma l'impressione è che abbia vinto il romanzo più semplice e classico
jonny lexington
Genio del Male Genio del Male
Messaggi: 24575
Località: Quasi polare
MessaggioInviato: Ven 02 Dic, 2016 15:53    Oggetto:   

"accelerando" stilisticamente è una fenomenalata e ribolle di idee futuristiche come pochi le sanno pescar fuori. non ho letto quelsto wilson, ma da quanto mi pare di capire non si avvicina minimamente a stross in quanto a maturità retorica e capacità di creare personaggi e situazioni accattivanti.
Albacube reloaded
Horus Horus
Messaggi: 3868
Località: Un paesello in provincia di Padova
MessaggioInviato: Ven 02 Dic, 2016 16:47    Oggetto:   

Grazie, Tob Smile
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