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Nella nostra famiglia

Vittorio Catani (Lecce, 1940) è una delle colonne della fantascienza italiana. Scrittore, saggista, animatore culturale a 360 gradi. Sotto le spoglie del gentiluomo d’altri tempi, Catani è in realtà un gran combattente. Uno di quelli che non si risparmiano mai. Nella sua più che quarantacinquennale carriera ha sempre sostenuto la fantascienza come genere – quando il solo leggerla era considerato quasi un atto osceno – e quella scritta da autori italiani. Basta pensare che oltre che alla scrittura, si è occupato di narrativa fantastica anche attraverso sceneggiature radiofoniche, trasmissioni radio e tv, spettacoli teatrali, conferenze, laboratori di scrittura nelle scuole, contribuendo non poco alla diffusione stessa del genere letterario a cui ha dedicato gran parte della sua vita. Suoi racconti sono apparsi sulle più prestigiose riviste (Urania, Galaxy, Galassia, Robot - prima serie, Nova Sf, Futuro Europa, Robot - nuova serie) e su quotidiani (L'Unità, Il Secolo d’Italia e La Gazzetta del Mezzogiorno).

Lo scrittore pugliese ha quasi sempre posto al centro della sua narrativa l’Uomo: non troverete nelle sue storie migliori astronavi o alieni, ma uomini che affrontano gli eventi straordinari di cui sono protagonisti con i loro difetti e pregi.Ne sono testimonianza le sue antologie L'eternità e i mostri, apparsa sulla rivista Galassia nel 1972, e la più recente L’essenza del futuro ((Perseo Libri, 2007) che raccoglie praticamente quasi tutta la sua narrativa breve.

Nel 1990, Catani ha vinto la prima edizione del Premio Urania, con il romanzo Gli universi di Moras, anche questa una storia che narra di un uomo che entra in crisi davanti alla consapevolezza e all’esplorazione di decine di migliaia di possibili universi paralleli.
Il racconto che presentiamo, Nella nostra famiglia, è una storia per certi versi intima, ma con risvolti anche sociali e, soprattutto, è di una scottante attualità. La crisi della famiglia è ormai un dato di fatto, ma il paradosso insito nel racconto ha il sapore di una agghiacciante profezia.

Tutto sommato siamo una famiglia all’antica, noi.

La mattina facciamo colazione insieme: mia madre, mio padre e io.

Si alza per primo Antonio, perché i bagni in casa sono due e lui è quello che, come dice Ingrid, “perde più tempo a rifarsi i connotati”. L’importante è che ci ritroviamo a tavola all’orario giusto: le 7,30. Poi ciascuno prenderà la sua strada.

Stamattina eravamo seduti e mentre aprivo il distributore di biscotti per un caffellatte appena espulso dalla cucina, papà ha detto con espressione tesa:

— Da lunedì prossimo prendo una settimana di ferie. Non ce la faccio più con questa storia. Voglio guardarmi intorno.

— Antonio — gli ho risposto — non ci credo. Lo ripeti da due mesi.

Mio padre lavora in una grossa azienda di prospezioni geologiche per ricerche petrolifere. Le sedi sono a Roma, Istanbul e Manila, con laboratori anche in Antartide. Da un po’ le cose vanno male. Il petrolio comincia seriamente a scarseggiare ed estrarlo diventa più difficoltoso, costoso e inoltre più si va giù, peggiore è la qualità. L’ho sempre chiamato Antonio. D’altronde mica è mio padre genetico, è solo il marito di mamma Ingrid.

— Ettore — mi ha detto mamma con tono dolce, — tuo padre sta attraversando il suo momento peggiore. — Poi, rivolta ad Antonio: — Inutile agitarsi tanto. Di geologi oggi c’è più bisogno che mai non solo per il petrolio, e tu sei in gamba.

— Uhm — ha fatto lui, cupo. Una volta promise di portarmi a visitare il Polo Sud. Beve in un sorso ciò che resta nella tazza e si alza. — Vado a sprofondare nell’inferno. Buona giornata a tutti.

Mamma mi guarda un tantino contrariata. È molto bella. Trentun anni, capelli biondi, occhi celesti penetranti, modo di porgersi sempre dolce e paziente. I suoi genitori sono di origine svedese. Non mi meraviglio che Antonio abbia perso la testa per lei. Quando la vedono, i miei compagni di scuola cominciano a comportarsi come cretini e a fare allusioni. Io sono affezionato a Ingrid: dei miei diciassette anni, gli ultimi sette li ho trascorsi con lei. Antonio è il suo secondo marito e hanno appena rinnovato il loro contratto di matrimonio a tempo. Ingrid non è la mia vera madre, è solo l’attuale compagna di vita di Antonio.

— Ciao, Ingr… mamma — le dico. Un bacio veloce e corro a scuola.

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Autore: Vittorio Catani - Delos Science Fiction 107 - Data: 10 luglio 2008

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Commenti

1 Davvero un bel racconto! Per certi versi la cosa si è già realizzata, ma più per le costrizioni di una vita costretta a essere vissuta di corsa, in cui si sta più tempo con gli estranei che con i familiari, ma perché c'è sempre qualcosa da fare altrove e non per scelta. Però, in fondo, la propria casa (e quindi la prorpia famiglia) è dove uno ha il cuore...

» postato da Otrebla alle 16:27 del 21-07-2008

2 il racconto mi è piaciuto, però ho trovato un po' forzati quei due-tre accenni al paradigma olografico. anche per la riflessione finale ("dovunque guardo trovo delle madri";) in fondo bastava tirare in ballo un ologramma "semplice", e non tutta la teoria della realtà come ologramma. comunque piacevole, e al limite dell'attuale: scommetto che nei prossimi anni il senso del racconto sarà sempre più difficile da cogliere.

» postato da Piscu alle 10:11 del 21-08-2008

3 Quello che conta ,non è sapere da dove proveniamo realmente ,ma prendere coscienza del nostro io ,rapportato a chi ci vuole veramente bene per come siamo.

» postato da (simone pierini) alle 19:22 del 07-09-2008

4 Ok, ringrazio tutti! Per "Piscu": il paradigma mi e' parso naturale tirarlo fuori in quanto il personaggio e' interessato a studi scientifici e fa analogie sul tema, comunque si', bastava tirare in ballo un semplice ologramma. Per "simone pierini": e' vero quello che dici, ma non ho capito se e' una critica o un commento che conferma il senso del racconto. In realta' il personaggio, alla fine, va da chi gli vuole "veramente bene". Ma a me sembra anche naturale che non sapere sulla delle proprie origini possa lasciare segni profondi. Ciao! Vittorio

» postato da Vittorio Catani alle 09:37 del 10-09-2008

5 Delicato nello stile e profondo nel contenuto, un buon connubio! Bel racconto Vittorio. Personalmente, e lo dico non in polemica con Piscu ma solo per confortare la tua idea e dare un punto di vista differente, trovo "necessario" il rimando al Paradigma Olografico. Aggiunge un leggero tono poetico-filosofico che evita al racconto di essere "solamente" una realistica visione profetica. E' questione di gusti, forse, ma mi pare appropriato. E' come lasciare aperto un piccolo ulteriore spiraglio all'immaginazione. E la visione giova pure al livello squisitamente letterario. Questo senza nulla togliere alla storia in sè, che reggerebbe benissimo anche senza. Ma ad una sensibilità poco incline alle immagini troppo esclusivamente legate al mondo reale, non può che far piacere. Ciao.

» postato da val62 alle 22:58 del 10-10-2008

6 Bel racconto e fa riflettere tantissimo soprattutto sulla direzione che sta prendendo la nostra vita e la nostra società

» postato da Luigi Di Baldo alle 15:38 del 17-10-2008

7 Grazie gente, grazie mille! Tanta gratitudine dal vostro Vittorio

» postato da Vittorio Catani alle 22:07 del 22-10-2008

8 «il paradosso insito nel racconto ha il sapore di una agghiacciante profezia.» Ma dove? le possibilità che ciò avvenga sono pari a 0. Non solo in Italia. In America, il dibattito tra creazionisti ed evoluzionisti è al limite del terrorismo. Gli anti-abortisti mettono le bombe negli ospedali (è la notizia di qualche anno fa, spero non ce ne siano altre), dimostrando un distorto rispetto per la Vita. La legge italiana sulla procreazione impedisce pure di selezionare gli spermatozoi fertili da quelli sterili, non parliamo degli ovuli; la possibilità che Ettore possa avere nella realtà sei madri :?: è pari a zero. Personalmente, non ho mai trovato immorale l'affitto dell'utero, anzi lo consideravo un aspetto solidale. Purtroppo, c’è da dire che le implicazioni affettive sono tante e non si può imporre un distacco ai sentimenti umani, a norma di legge. Comunque, questa lontanza dal possibile non ne fa un brutto racconto. Al contrario. Mi è piaciuto molto. Il racconto permetteva anche l'uso di quella prima persona, che non amo tanto, rendendo la storia personale e contemplativa, allo stesso tempo. Verso la fine, a proposito del mix di sperma, ho pensato che fosse stato usato anche qualcosa di femminile, per compensare le carenza del dna maschile difettato. :wink: Aggiungendo così un'altra madre al curriculum di Ettore. :lol:

» postato da rita71 alle 15:53 del 26-12-2008

9 Ciao Rita, ti ringrazio per il tuo intervento, sia pure con... due anni di ritardo! E senz'altro introdurrò "un'altra madre" in una eventuale prossima riedizione. Saluti. V.

» postato da Vittorio Catani alle 22:56 del 23-01-2011

10 Un crescendo gestito con maestria e raccontato con una naturalezza e una pacata ironia che fanno da giusto contraltare alla complessità dei rapporti descritti, in una definizione di famiglia molto allargata dove il peso maggiore è dato dai legami affettivi e non da quelli genetici. Profetico senz'altro. Bravo, Vittorio :)

» postato da Recenso alle 19:47 del 15-08-2014

11 Bel racconto. P.s. E s.e mi pare che la legge sulla procreazione assistita abbia avuto alcune modifiche.

» postato da Antha alle 10:38 del 28-09-2014

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