Il fantastico: narrativa di bassa lega, o letteratura?


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Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 26 Set, 2013 16:15    Oggetto: Il fantastico: narrativa di bassa lega, o letteratura?   

Questo post nasce dall'interesse incrociato al fantastico come genere letterario (in gran parte preso spunto dal link che ho messo nella sezione Fantanet per i Fantasy & SCi Fi master Works, che ha una lunga introduzione sulla dignità del genere, anche se mi trovo a dissentire su vari punti, ma anche derivato dalle varie prefazioni che si trovano in testa al libro Visioni del fantastico e meraviglioso prima dei surrealisti, catalogo di una mostra di qualche anno fa a Milano, presso la FOndazione Mazzotta) e poi come il fantastico sia rimasto molto in disparte nella letteratura italiana.
Sebbene siano nate col tempo varie antologie che hanno raccolto narrativa italiana che dall'ottocento in poi si è inserita nel filone del racconto fantastico/"nero", non si può non ammettere che altrove si sia coltivato molto di più.

Negli anni '20-'40 noi non abbiamo mai avuto un equivalente dei pulp, e sebbene non li abbia avuti neanche il regno unito, hanno una solidissima tradizione dal dopoguerra in poi che a noi manca.
E perché manca? Perché, sembra a leggere la critica - che all'estero esiste in abbondanza (qui mostra che in questa biblioteca ci sono 103 saggi in tutte le lingue sul fantastico: http://catalog.hathitrust.org/Search/Home?lookfor=%22%20Fantasy%20literature%20History%20and%20criticism.%22&type=subject&inst=) in Italia langue abbastanza se non nelle riviste specializzate o poco altro (qui un velocissimo excursus: http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2007-i/Lazzarin.html) - in Italia sia sempre stata argomento considerato puerile e non certo materia di letteratura.
Questo a partire dalla filosofia crociana che seprava letture per adulti e quelle per ragazzi (relegando in un canto il fantstico) ma noi sappiamo che anche l'intervento degli storici curatori di Urania hanno soffocato il tentativo del fantastico autoctono. E questo perché loro stessi avevano in poca consideraizone letteraria il genere stesso.

Un testo di critica come questo: http://stealth-prod-files.s3.amazonaws.com/previews/9788866330141_preview.pdf?AWSAccessKeyId=AKIAI5TBINYBVNOTNYYQ&Expires=1638056337&Signature=%2BY1aHluaXzMhwHGcl9PtldSLUX8%3D(che purtroppo non ho integrale, ma si può leggere un breve anticipo), conferma che il racconto fantastico italiano è più che altro un disturbo della realtà, un'angoscia per lo più interiore, ma non parla assolutamente di una esaltazione dell'immaginario.

Anche nella prefazione che dicevo, http://greatsfandf.com/apologia-1.php, cita la qualità letteraria di un lavoro fantastico come possibilità di scuscitare un alto pensiero (e scherzosamente lo indica come capaci non di dire qualcosa di diretto ma di suggerire un pensiero autonomo riguardante "la Vita, l'Universo e Tutto Quanto"), mentre qui http://greatsfandf.com/apologia-2.php affronta di sfuggita la principale critica del genere letterario verso la narrativa fantastica, ossia l'escapismo. Anziché rifuggire questa critica, cita una fonte che parla di una fuga positiva ed una negativa.

Ora, non ho letto purtroppo quanto c'è in lingua nostra a riguardo (chissà, un giorno... ) che non sarà tantissimo ma un tot di lavori esitono, però viene da dire istintivamente (e qui correggetemi se sbaglio) che insomma, tutti a mettere le mani avanti che l'immaginario di per sé non è motivo di plauso.

Ma è davvero così? Io penso di no, e credo che l'accusa di escapismo sia dei mediocri, dei codardi, di chi non vede al di là del proprio naso.
Senza l'immaginazione, dove sarebbero le invenzioni? Il volo, la terra sferica, la counicazione senza fili, che diamine anche di diritti per una società giusta non sono nati tutti da una immaginazione senza il freno di ciò che è possibile e ciò che non lo è? L'immaginazione non è solo escapismo, è anche travalicare il recinto per aprire nuove strade che un giorno saranno date per scontate. Non è questione solo di terapia per l'uomo frustrato di una esistenza misera (e che molti realisti vogliono ricacacciarci, misura della loro di miseria), ma di utopia, se non di sfida verso noi stessi o nuovi orizzonti.

Chi non è d'accordo lo dica, una piazza pubblica serve a questo. Ma chi è d'accordo forse vuol fare con me il prossimo passo. Può l'immaginazione essere arte? Lo è, se c'è il senso del meraviglioso (o come dicono alcuni scritti, quel supplemento d'anima che manca al meschino e al fattuale). Lo stesso senso di meraviglioso che coglie quando si guarda un'opera di pittura, una scultura, anche un edificio sacro o imponente. E' il senso del meraviglioso, quella cosa che prima sembrava impossibile o mai pensata prima, quella genialità, quel gioco di rimandi che fanno correre speculazioni (e qui si ritorna al tema di opera che stimola intellettualmente) e fantasia (che invece è direzione opposta, perché sono eprcorsi che uno ancora non consoce, quindi non si possono cogliere come rimando). Il meraviglioso, come fatto fisico o come nuova vetta dell'immaignario fattosi materia, non è solo il soggetto dell'arte, è la sua essenza più profonda.

Anche qui, critiche e commenti son benvenuti, altrimenti il passo successivo è certamente il passaggioda arte a letteratura. In fondo il senso del meraviglioso è stato citato più che altro nelle arti visive. E quindi, nella scrittura? Se si pensa al senso del meraviglioso, come senso, come emozione, allora sì. Perché la grande letteratura non è solo fatta di idee ma di emozioni. E come umani sentiamo vibrare l'eco, risuoniamo a situazioni simili alle nostre, riflettiamo quando si pizzicano le nostre stesse corde non solo di amore o di odio (così basilari da essere materia anche di grossolone manipolaizoni della comunicazione grossolana e priva d'arte) ma anche di rimpianti per cose specifiche, eventi magari marginali che pure ci posson far riflettere - ma su noli stessi non sui "massimi sistemi". Quindi non è solo il pensiero a cose più grandi di noi che conta, ma il pensiero di noi stessi, in quanto umani, a così piccoli così grandi. Non è il tema di Delitto e Castigo? o della Madame Bovarie? non solo letteratura? E parlano di "Universo e Tutto Quanto"? No, parlano di Vita, cioè le emozioni.
E come emozioni a pienissimo titolo il senso del meraviglioso marcia a testa alta. Ma solo chi ha sensibilità e l'intillegenza, e il coraggio di uscire dal canone, può risuonarne. Chi accusa il fantastico di escapismo non è che un misero di spirito, vuoto di qualsiasi grandezza, pieno solo del risaputo.

Il fantastico, è solo robetta? perché abbiamo Letteratura Fantastica solo Calvino e pochi altri? Quando il senso del meraviglioso coglierà qualche altro grande scrittore della nostra povera, bistrattata (uff parlo io che tra errori di battitura, mancata rilettura ed errori puri... ) e mezzo dimenticata lingua? Uqalcuno che parli di noi, e non di derivazioni dall'estero, non di "realismo magico", non di fantastico come rapporto col quotidiano (che è un grandissimo genere, vedasi Buzzati, ma qui si punta in alto) ma proprio come Immaginazione, come Senso del Meraviglioso e in degna prosa?

Se non ora, quando?
il_Cimpy_spinoso
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MessaggioInviato: Gio 26 Set, 2013 17:04    Oggetto:   

Però è un po' lunghetto: mi sono distratto a lungo e spesso...Hai citato anche Virgilio e Dante tra gli autori delle opere fantastiche? Qualcosina anche Leonardo (almeno qualche disegno)...Ne avremmo altri, ma adesso non me li ricordo bene (Rodari, forse?), che quel giono lì a scuola ero assente. O parlavi dei contemporanei come ad esempio Benni? E' che a scuola i contemporanei te li puoi scordare...poi adesso il 99% della gente (professori compresi) di norma aspetta che esca il film, anziché leggere il libro...
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 26 Set, 2013 20:06    Oggetto: Re: Il fantastico: narrativa di bassa lega, o letteratura?   

Scusa se mi permetto di ridurre il tuo articolato pensiero all' osso: semplicemente una cosa non esclude l' altra.
Il fantastico, o meglio i generi del fantastico e le varie commistioni ecc, sono semplicemente dei contenitori che vengono poi riempiti con quello che gli autori preferiscono o semplicemente sanno fare.
Nei fatti non manca letteratura di alto livello: da Lem a Ballard, da Aldani a Simmons.
Probabilmente a buon ragione i fan dell' hard sf hanno ottime ragioni per inserire qualche autore e relative storie.
La favoletta della letteratura fantastico come escapismo e' futile, tanto quanto e' futile cercare bizzarre definizioni per i film di gente come Fellini.
Citi il realismo magico, per dire, che e' un po' come cercare una definizione un po' ipocrita per non fare la figura dei pirletta che raccontano favolette girandoci attorno.
Una delle grandi qualita' della fantascienza e' il riuscire a superare in maniera convincente, piu' o meno scientificamente credibile, i limiti del presente per raccontare possibili o impossibili scenari alternativi.
Questa e' una peculiarita' del nostro genere e chi vuole tentare questa strada deve passare per forza per la fantascienza, anche se lo fa tappandosi il naso e poi magari lo nega.
All' assalto del fortino!
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Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Ven 27 Set, 2013 08:21    Oggetto:   

IN realtà, più che dire una cosa ovvia a tutti noi, vorrei porre l'accento sulla critica letteraria. Spesso lacunosa se non proprio errata, sembra voler sfuggire qualcosa di ampiamente argomentabile.
Voi avete letto qualche sagigo dic ritica? Vi ponete in maniera critica di fronte ad un testo?
jetscrander
Horus Horus
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MessaggioInviato: Sab 28 Set, 2013 11:14    Oggetto:   

A mio modestissimo parere è una dicotomia inesistente, nella letteratura fantastica sono presenti entrambi gli elementi, abbiamo esempi di narrativa di pura evasione e intrattenimenti ma anche di alta letteratura, rimanendo naturalmente nell'ambito di un discorso di genere, che per alcuni addirittura non esiste a priori.
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Sab 28 Set, 2013 11:51    Oggetto:   

Fedemone ha scritto:
IN realtà, più che dire una cosa ovvia a tutti noi, vorrei porre l'accento sulla critica letteraria. Spesso lacunosa se non proprio errata, sembra voler sfuggire qualcosa di ampiamente argomentabile.
Voi avete letto qualche sagigo dic ritica? Vi ponete in maniera critica di fronte ad un testo?


Se ti interessano dei saggi critici sulla narrativa fantascientifica da contrapporre a critica e recensioni piu' superficiali dai un' occhiata a Intercom ( http://www.intercom-sf.com/ ) e Anarres ( http://www.fantascienza.com/anarres/ ).
Gli aggiornamenti sono scarsi, ma il meteriale e' parecchio.
Esistono una discreta quantita' di contributi in lingua italiana, tanto su web quanto su carta, con discreta pluralita' di voci.
Da una visione religiosa della sf a quella piu' vicina alla controcultura, passando per una miriade di altre piccole e grandi differenze.
Insomma, da Robot a IF passando per Nova, tanto per fare tre dei nomi piu' noti.
Ad ogni modo gia' solo quanto gratuitamente fornito dalla rete e' di discreta entita' ed interesse.
Su Intercom trovi anche un (credo non aggiornato) elenco alfabetico dei saggisti italiani http://web.tiscalinet.it/fantascienzaitaliana/critici/index.htm che e' pur sempre una base di partenza ( i contributi on line sono dotati di link, anche se credo che parecchi di questi non siano aggiornati dato che il prontuario era caricato sul vecchio portale del sito).
All' assalto del fortino!
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Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Lun 30 Set, 2013 09:46    Oggetto:   

Grazie mille, mi spulcio un po' di roba!
val62
Morlock
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MessaggioInviato: Lun 07 Ott, 2013 12:54    Oggetto:   

argomento spinoso... a parte la cultura superficiale, a livello di critica d'arte non credo esista realmente questa dicotomia, se non in misura relativa. Più che altro la critica mainstream ritiene (e come darle torto?) che la letteratura sia fatta innanzitutto di qualità letteraria, appunto. Ecco allora che nessuno si sognerebbe di non mettere tra i Grandi un Kafka o un Borges, ma esitano maggiormente di fronte ad autori in cui la qualità della scrittura non è avvicinabile a quella dei classici.
Non per nulla si parla spesso della Fantascienza, ad esempio, come di una Letteratura di Idee, come a voler sottolineare che, non essendo quasi mai di levatura letteraria assoluta (e spesso abbastanza mediocre), ciò viene comunque compensato da un vigore immaginativo tale da darle un valore riconoscibile a se stante.
E' invece indubbio che la critica qualunquistica segua il pensiero dei più, che tendono a interessarsi maggiormente alle vicende del quotidiano che non alla Poesia (intesa come mondo dell'Immaginario). Ma, su questo, cosa possiamo farci? Se il sentimento prevalente è quello del Realista, possiamo solo prenderne atto, e sentirci, in qualche modo, dei privilegiati, essendo stati baciati da una sensibilità che va oltre le apparenze e l'usualità.

Comunque, bravo! Ci vuole qualcuno che ogni tanto affronti argomenti non banali come questo.

ciao.
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Lun 07 Ott, 2013 21:50    Oggetto:   

val62 ha scritto:

Non per nulla si parla spesso della Fantascienza, ad esempio, come di una Letteratura di Idee, come a voler sottolineare che, non essendo quasi mai di levatura letteraria assoluta (e spesso abbastanza mediocre), ciò viene comunque compensato da un vigore immaginativo tale da darle un valore riconoscibile a se stante.


Il problema e' che quando vengono presi in considerazione romanzi universalmente riconosciuti, ad esempio 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley (tanto per fare due titoli non recenti e dunque non cassabili come "moda" e certamente universalmente riconosciuti) la critica "alta" glissa evitando di usare il termine fantascienza (oppure lo usa, uscendosene con bizzarre affermazioni del tipo "vedete questi signori erano tanto capaci da andare oltre i limiti del genere" che nulla vuol dire: un genere e' al pari di uno strumento musicale appunto uno strumento, se un autore e' in grado di produrre suoni di qualita' fatti venire il sospetto che sei te ad essere ignorante e non il genere limitato) e facendo notare come questi autori in realta' fossero solo occasionalmente (?) impegnati (sporcati?) dalla fantascienza.
Nota, per dire, la polemica tra Moravia e Luce d' Eramo.
Se poi qualcuno obietta, sempre nell' ottica di fare nomi ormai consolidati dalla storia, dicendo "Scusate ma Wells..." in genere la risposta, ignorantella, cade proprio su "letteratura di idee" o al massimo "di anticipazione".
Gli incauti che si spingono fino a Ballard e Vonnegut ricevono un mix tra le precedenti risposte, con un aggiunta di "loro non volevano farsi identificare come autori di sf" (sicuramten vero per Vonnegut, che IMHO riteneva di vendere di piu' senza catalogazioni) ed un pizzico di perplessita' sulle opere principali ed esaltazione oltre il dovuto di opere mainstream o quasi di minor valore (anche se non di minor interesse).
C'e senza dubbio un razzismo letterario di fondo, in parte o completamente superato per altri generi, dovuto a tanti fattori.
IMHO per quel che riguarda la fantascienza le principali ragioni sono: paura nel confrontarsi con il tema scientifico (anche in senso morbido o molto lato) da parte di una critica in materia piuttosto ignorante ed abituata a stare in cattedra; fastidio nello scoprire che opere minori di autori sopravvalutati (da loro) toccano in maniera meno efficace temi e situazioni molto piu' efficacemente trattati da autori sf in romanzi e racconti sf.
All' assalto del fortino!
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Fedemone
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MessaggioInviato: Mar 08 Ott, 2013 12:50    Oggetto:   

Grazie per gli interventi, che esprimono ogni volta una sfaccettatura di quella letteratura mal digerita, ma l vista e per essere sdoganata, spesso o travisata o appuratamente selezionata per renderla presentabile al conliabolo della letteratura tout court.
Che la FS sia letteratura di Idee è verissimo, mi ricordo che tra gli elogi ad Asimov si diceva che se avesse avuto una prosa alla portata del soggetto, sarebbe stato un gigante della letteratura.
ma anche a livello letterario ci sono ottimi scritti,e vorrei ricordare nel mio piccolo i più recenti Gene Wolfe (la cui tecnica di narrazione è di una coomplessità da rendere spesso i suoi libri poco fruibili ad una prima lettura ma immensamente godibili ad una critica minuziosa), Neil Gaiman, la cui poetica e spessore di personaggi non è minore rispetto la Grande Letteratura, le circonvoluzioni linguistiche del Vance in lingua originale (ho preso l'omnibus della terra morente) o di CLark Ashton Smith, il battito post moderno di Gibson, l'unico che riesca a tradurre veramente su carta la frenesia moderna, il senso dello Zeitgeist sia umano che tecnologico.

E sì, credo che siamo dei privilegiati a esser capaci di risuonare ai potenti colpi dell'emozione chiamata Senso del Meraviglioso, e come esso sia una parte essenziale dell'Uomo e della sua spinta ad alzare la testa dalle semplici fatiche, e come tale il suo essere Poesia.

PS: ehmm non conosco per nulla la polemica tra Moravia e la D'Eramo, puoi dare qualche ragguaglio per favore?
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mer 09 Ott, 2013 18:58    Oggetto:   

Fedemone ha scritto:


PS: ehmm non conosco per nulla la polemica tra Moravia e la D'Eramo, puoi dare qualche ragguaglio per favore?


SEmplicemente Moravia ne critico' la "deriva" fantascientifica,invitandola a ritornare sui suoi passi.
Luce D' Eramo da par suo spiego' perche' riteneva il tema dell' alienita' tanto importante.
I dettagli li hanno meglio presenti, per ovvie ragioni anagrafiche, i piu' maturi iscritti in lista.
Per altro oggi e' veramente difficile trovare i libri della D'Eramo: io non sono mai riuscito a reperire neppure i libri piu' noti (ma notoriamente non sono un tipo fortunato).
All' assalto del fortino!
"Siamo nella follia a norma di legge" - Andrea Zucchi
Fedemone
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MessaggioInviato: Gio 10 Ott, 2013 11:26    Oggetto:   

Grazie per la risposta, sarebbe interessante leggere qualcosa, anche se sarà alquanto difficile. Probabilmente racconti del genere non sono stati considerati degni di nota...
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 10 Ott, 2013 21:31    Oggetto:   

Fedemone ha scritto:
Grazie per la risposta, sarebbe interessante leggere qualcosa, anche se sarà alquanto difficile. Probabilmente racconti del genere non sono stati considerati degni di nota...


D' Eramo ha avuto una storia personale controversa ed interessante, discretamente documentata in rete, ed era una scrittrice di discreta considerazione di critica.
Per questo il suo Partiranno fu criticato tanto aspramente.
Ad ogni modo la famosa questione di Moravia e del giorno del gran rifiuto della critica e della cultura letteraria italiana nei confronti della fantascienza e' documentata per esperienza diretta, ad esempio, qua http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/02/26/luce-deramo-laliena/ ma, ripeto,non dubito che i piu' maturi in lista possano integrare e completare con altre personali letture dei fatti del tempo.
Quello che ricordo di aver letto ai tempi su liste di conversazione e simili dai vari Curtoni, Catani, Valla e compagnia piu' o meno corrisponde a questo.
D' altro canto io sono troppo giovane per poter avere diretta conoscenza dei fatti e la mia memoria e tutto meno che fallace: se Vittorio bazzica da queste parti magari puo' meglio commentare.
All' assalto del fortino!
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Recenso
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MessaggioInviato: Ven 11 Ott, 2013 02:56    Oggetto:   

La questione se la narrativa fantastica sia puerile o possa essere annoverata nella letteratura mi ricorda l'eterna diatriba tra il liceo classico e lo scientifico.
Ancora esiste chi dice che la vera letteratura sarebbe costituita solo da:
- gli intramontabili classici
- storie che raccontano la realtà del presente, i tormenti dell'anima.
Credo che il problema non colpisca solo il fantastico ma un po' tutta la letteratura di genere. Certo è che solo il fantastico viene liquidato come trastullo per nerd affetti da sindrome di Asperger o aberrazione mentale di bambini mai cresciuti.
Da chi? Dalla maggioranza. Qui e di seguito il termine "maggioranza" non lo intenderò nel senso di "gli altri", ma come "massa", quel concetto statistico nel quale chiunque può venire incluso o meno, a seconda del punto di osservazione e del momento.
Il fantastico è essenzialmente l'espressione di un sogno, di una speranza o di una paura, che si manifesta o si realizza seguendo percorsi non "comuni", non "noti".
Per sognare e sperare bisogna provare fiducia, ambire al miglioramento oggi per ottenerlo nel tempo.
La maggioranza non ce l'ha questa fiducia, non ambisce al miglioramento generale. La maggioranza si conforma a una situazione globale già esistente.
Non sa davvero sognare, si arrabatta col presente accarezzando il passato. Al più persegue il miglioramento della storia individuale e familiare. Del futuro collettivo la maggioranza se ne frega. Tanto, dice, lei non ci sarà. Cosa gliene importa di immaginare una realtà aliena alla sua, o cosa accadrà in un tempo che probabilmente non vedrà? Ci pensino le generazioni future.
In realtà la maggioranza non agisce, ristagna nei suoi possedimenti. Sono le minoranze quelle che agiscono. Sono sempre state le minoranze e con questo termine non intendo i gay o simili, ma gli anticonformisti, chi sa pensare diversamente nell'affrontare una data questione. Anche il termine "minoranza" va inteso in senso statistico, non assoluto, e chiunque può venire incluso nella minoranza o meno a seconda del punto di osservazione e del momento.

Eliminato il vero sogno e la vera speranza, alla maggioranza resta solo la paura del presente.
Essa però viene analizzata ed espressa già in altri generi letterari, molto più semplici di quanto lo sia il fantastico, che invece si distacca da ciò che è "comune" e "noto".
Il fantastico impone di pensare in maniera non comune, catalizza l'azione, e, come sopra, la maggioranza non agisce, si conforma, preferisce stare ferma e contemplarsi allo specchio.
Chi scrive fantastico o SF si ritrova per forza di cose parte di una minoranza perché guarda oltre questa soglia. Da che mondo è mondo, la minoranza viene sempre derisa e sminuita dalla maggioranza perché mette in discussione le (poche) certezze acquisite, crea increspature.
Consideriamo poi il numero di autori che si adegua alla tendenza, sfornando storie scritte "tanto per", senza un significato profondo, prive di sottotemi da esplorare, di spunti di riflessione, e si instaura un circolo vizioso che rinforza la concezione del fantastico quale sinonimo di narrativa bidimensionale, cioè serie B.
Perciò, secondo me, il fantastico e la SF verranno quasi sempre ignorate o relegate all'intrattenimento, nel mondo in generale, in Italia di più.
Con eccezioni temporanee o locali più o meno estese nelle quali la tendenza si inverte e si esplorano nuove possibilità, come durante il Rinascimento.
Diciamo che un Rinascimento del fantastico sarebbe auspicabile.
Prima o poi accadrà. Poi torneremo a contemplarci allo specchio.
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Ven 11 Ott, 2013 12:47    Oggetto:   

Vorrei aggiungere un pensiero alle parole altamente condivisibili di Recenso, da mettere nei fondamenti del fantstico accanto alla volontà di un mondo diverso anche migliore. UN'altra contrapposizione al "qui e ora" della letteratura realistica, c'è anche quella voglia non dico di fuga, ma di infinito, quasi di trascendente che strappa il fantastico dalle mani della religione e le mette in quelle della ragione, o almeno del ragionevole (cioè sappiamo che stiamo leggendo un racconto fantasioso).
Quanti leggendo la Genesi hanno capito "mela" quando c'era scritto "frutto dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male" (che mi pare essere mooolto chiaro, è un oggeto non fisico, è pura trascendeza)? Se alcuni usano il fantastico per spiegare la religione, molti fanno religione dal fantastico ("ogni parola qui scritta è perfettamente vera") in contrapposizione al giorno d'oggi si può usare la ragione per raggiungere quelle cose impossibili, quel desiderio di trascendere che oggi identifichiamo non come il Cielo, ma magari come lo Spazio. E non si raggiunge tramite preghiere e sacrifici, ma tramite logica, ragionamento, ingegneria, fatica, razzi spaziali. La voglia di Infinito e di Comprensione, diventa la sfida della Scienza nel voler comprendere il Tutto - sperando di lasciarci dietr invece i fanatismi...

Insomma, uno dei molti pilastri che reggono il regno del fantastico forse può essere anche questo. Dovrei rileggermi Todorov per vedere se c'è accenno anche di questo
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