.                                                                                                                                                                        La fantascienza è, a mio modesto parere, una scansione a 360 gradi del reale, nel senso che non ha come temi solo guerre stellari e raggi laser e Ufo, ma il suo campo è esteso,  direi, a ogni aspetto della vita quotidiana. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se questa narrativa si è Papa robot appena elettomolte volte occupata anche del Papa, con risultati spesso notevolissimi. Ne è una dimostrazione il testo che segue, da me ripreso - con qualche aggiunta finale - dal blog di Daniele Barbieri (testo intitolato Papi da fantascienza). Grazie, Daniele!

Fumata bianca o nera? Nel racconto Buone notizie dal Vaticano (1979), di Robert Silverberg, si discuteva in Piazza San Pietro, in attesa che il Conclave eleggesse l’ennesimo successore di Pietro, di come la Chiesa stesse adattandosi ai nuovi tempi. Finalmente la proclamazione: e subito papa Sisto VII si sollevava verso il Cielo su una scia infuocata, mentre un cardinale commentava: «Ogni epoca ha il papa che si merita: oggi è un robot, domani sarà una balena o una montagna».

Fantascienza, certo. Ma che ci parla del complesso rapporto fra la Chiesa di Roma (forse vale per tutte le religioni) e la modernità. Se, con Giovanni Paolo II, il Vaticano scelse un profilo innovativo, almeno nei media, e con Ratzinger finì su twitter, altre sorprese non sono da escludere. Nulla di nuovo, obietta qualcuno: se il cristianesimo (come potenza oltre che come idea) resiste da un paio di millenni, è perché ha saputo – seppure con grandi ritardi – adattarsi ai tempi.

Un po’ per gioco e un po’ per guardare il futuro senza i paraocchi del breve periodo, esaminiamo cosa ha proposto la fantascienza sui papi venturi.

Un pontefice-computer c’è nel romanzo L’ultima astronave per l’inferno di John Boyd (1968). Nel breve racconto «L’era psichedelica» (1971), Norman Spinrad appare certo che, nel suo costante camaleontismo, il Vaticano annunci – non senza qualche polemica interna – una permissiva «enciclica pontificia sulla marijuana».

Molto più complesso il romanzo di Clifford Simak, uscito nel 1981, Il papa definitivo. Su un pianeta ai margini della Galassia uomini e robot lavorano a un progetto segretissimo chiamato Progetto Papa. Sono chiusi dentro il palazzo Vatican-17 che ospita robot cardinali e un immenso computer chiamato Papa. Come spiega il robot-cardinale Ecuyer: «Incominciò mille anni fa, con un gruppo di robot provenienti dalla Terra. Lì i robot non avevano fatto parte di nessuna religione… Per professare una fede, era necessario avere un’anima o l’equivalente. I robot non l’avevano: vennero qui e istituirono il loro Vaticano perché ne ammiravano l’organizzazione, la gerarchia, la lunga tradizione, i dogmi». La trama è assai complessa ma dominano due interrogativi: se il cristianesimo, cinquemila anni dopo Gesù, sia ancora la strada migliore verso la verità. E se un super-computer sia il migliore dei papi possibili… o «un’eresia».

Nel 2003 il romanzo Papa nero (il riferimento è alla pelle) scandalizza la chiesa brasiliana e l’autore, il sacerdote Joao Machado Evangelo, perde il posto di insegnante nel seminario di Nova Friburgo. Mentre in Italia passa sotto silenzio, nel 2008, un papa malato e attaccato alla spina per 13 anni nel romanzo Cronache dal futuro (con il sottotitolo Zeffirino II e il dramma della sua Chiesa), ambientato nel 2100 e scritto da Luigi Sandri, vaticanista di lungo corso.

Anche il famoso Morris West affrontò il tema di un papato-choc: il romanzo (del 1963) divenuto poi film con il lungo titolo L’uomo venuto dal Kremlino - Nei panni di Pietro (1968, con Anthony Quinn e Laurence Olivier) immaginò un cardinale russo che, dopo 20 anni di prigionia, era eletto papa: nel primo discorso annunciava che il Vaticano avrebbe donato ai poveri tutti i suoi beni.

Nel marzo 1978, “Urania” pubblicò un racconto di Herbie Brennan intitolato Il dilemma di Benedetto XVI: osservate bene (basta andare in rete) la copertina di Karel Thole e noterete una notevole rassomiglianza fra Ratzinger e quel papa immaginario. Nessuna profezia, solo una buffa coincidenza. Si narra una sordida storia avvenuta anni prima nell’ambiente vaticano, rimasta segreta e nota a pochissimi, e di come un Papa possa restarne coinvolto. [Qui termina il testo di Daniele Barbieri e inizia il mio].

Nel 1974 Adelphi pubblicò il romanzo Roma senza papa, di Guido Morselli. Un’opera - non l’unica - scritta da un autore mainstream che spesso si esprimeva tramite moduli di pura fantascienza, con una visionarietà e profondità di analisi stupefacenti. In questo romanzo le idee proliferano in ogni pagina, narrando e ipotizzando modi e significati che potranno coinvolgere in futuro la figura del “papa” e il significato della Chiesa, con l’evoluzione della scienza, delle tecnologie e dei costumi (qui si possono trovare dettagliate notizie sul romanzo). Purtroppo Morselli non riuscì a pubblicare nessuno dei suoi lavori, e all’ultimo rifiuto (della Mondadori, Fruttero & Lucentini) si suicidò. Lo scoprì anni dopo Adelphi, e divenne (troppo tardi) un ”caso” editoriale. 

In questi giorni stampa e tv hanno fatto notare forti similitudini tra il “caso Ratzinger” e quanto narrava, nel 2011, il  film Habemus papam di Nanni Moretti.

Nel romanzo San Leibowitz e il Papa del giorno dopo, di Walter Miller jr. e Terry Bisson (1997), si narra la storia di un lontano futuro, dopo una serie di vicende culminate in una catastrofe nucleare. Tutto è cambiato, ed esiste ancora la figura del Papa, ma i conclave si tengono nella città di Valana (in Italia ma oggi inesistente), in cui il Papato è insediato in esilio. In questa epoca i Papi durano pochi giorni, continuamente eliminati da diversi nemici della Chiesa, ma anche da sicari prodotti all’interno del clero stesso. Quest’opera conclude una storia avviata da Walter Miller jr. con il romanzo Un cantico per Leibowitz (1959) che ebbe a suo tempo un grande successo. Il co-autore Terry Bisson ha completato un’opera rimasta inedita, per la morte di W. Miller (1996), anch’egli suicida. 

…E scavando ancora tra libri e riviste, certamente c’è dell’altro. 

 

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