Archive for Novembre, 2012

Casa mia, casa mia, per robotica che tu sia…

Posted on Novembre 25th, 2012 in Tempo presente | No Comments »

“Domotica”: da molti anni, ogni tanto la stampa torna a occuparsene. Di recente se n’è parlato in un programma tv. Il termine viene dal latino “domus”, che significa “casa”, e il fine della domotica è, in breve, migliorare la qualità della vita domestica e in generale dei luoghi in cui si vive, grazie all’automazione, all’elettrotecnica, all’informatica, ai nuovi materiali dell’ingegneria edile.

Si tratta quindi di una scienza interdisciplinare a vasto raggio, che interessa argomenti quali la sicurezza, la riduzione dei costi domestici, l’assunzione di mansioni servizi e controlli finora eseguiti dall’uomo. Quest’ultimo punto assume particolare importanza allorché ci si riferisce ai disabili, ma è in ogni caso importante perché influisce favorevolmente sul “tempo libero” di ciascuno di noi.

La domotica è anche il creare reti comunicative in casa rendendo “intelligenti” oggetti ed elettrodomestici. Gli esempi sono numerosi, e partono da apparecchiature già oggi in uso, per proseguire con quelle che – si ritiene – presto vedremo.

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Nella nostra famiglia

Posted on Novembre 18th, 2012 in Accadde... domani | 2 Comments »

.                                                                                                                                                                  Tutto sommato siamo una famiglia all’antica, noi. La mattina facciamo colazione insieme: mia madre, mio padre e io. Si alza per primo Antonio, perché c’è un solo bagno in casa e lui è quello che, come dice Ingrid, “perde più tempo a rifarsi i connotati”. L’importante è che ci ritroviamo a tavola all’orario giusto: le 7,30. Poi ciascuno prenderà la sua strada…

Stamattina eravamo seduti e mentre aprivo il distributore di biscotti per un caffellatte appena espulso dalla cucina, papà ha detto con espressione tesa:

«Da lunedì prendo una settimana di ferie. Non sopporto più questa storia. Voglio guardarmi intorno». 

«Antonio» gli ho risposto «non ci credo. Lo ripeti da due mesi». Mio padre lavora in una grossa azienda di prospezioni geologiche per ricerche petrolifere. Le sedi sono a Roma, Istanbul e Manila, con laboratori anche in Antartide. Le cose vanno male, il petrolio comincia seriamente a scarseggiare ed estrarlo diventa più difficoltoso, costoso e inoltre più si va giù, peggiore è la qualità. L’ho sempre chiamato Antonio. D’altronde mica è mio padre genetico, è solo il marito di mamma Ingrid.

«Ettore» mi ha detto mamma con tono dolce, «tuo padre sta attraversando il suo momento peggiore». Poi, rivolta ad Antonio: «Inutile agitarsi tanto. Di geologi oggi c’è più bisogno che mai non solo per il petrolio. Tu sei in gamba».

«Uhm» ha fatto lui, cupo. Una volta promise di portarmi a visitare il Polo Sud. Beve in un sorso ciò che resta nella tazza e si alza. «Vado a sprofondare nell’inferno. Buona giornata a tutti».

Mamma mi guarda un tantino contrariata. E’ molto bella. Trentun anni, capelli biondi, occhi celesti penetranti, modo di porgersi sempre dolce e paziente. I suoi genitori sono di origine svedese. Non mi meraviglio che Antonio abbia perso la testa per lei…

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L’arte di essere un cadavere

Posted on Novembre 11th, 2012 in Tempo presente | No Comments »

.                                                                                                                                                                       Fa molto discutere la mostra itinerante Body World, giunta anche in Italia (dapprima Roma, alle Officine Farneto, ora a Milano alla Fabbrica del Vapore) che esibisce corpi di defunti posizionati in vari atteggiamenti, sottoposti a plastinazione.

Si tratta di una tecnica che sostituisce i liquidi del corpo umano con polimeri di silicone, e può essere considerata una evoluzione tecnologica dell’antica imbalsamazione: il procedimento rende i corpi – o i reperti organici – inodori e rigidi, mentre lascia intatti i colori. Ne è ideatore e proprietario del brevetto l’anatomopatologo tedesco prof. Gunther von Hagens, che da decenni lavora a questi progetti e ha al contempo avuto l’idea di esporre corpi plastinati in atteggiamenti vari, talora quotidiani, o ripresi da celebri dipinti e sculture, o anche in pose atletiche. Altre volte invece i corpi sono sezionati a puro scopo didascalico.

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Le nubi barocche di Marte

Posted on Novembre 8th, 2012 in Tempo presente | 3 Comments »

                                                                                                                                                                Ricordo bene, sulla Terra doveva essere il settembre 2035, su Marte chissà che stagione era e comunque era identica a un settembre…

D’altronde Marte, freddo glabro e spoglio com’è, con quella luce giornaliera tra il rosa e il color cenere, a noi astronauti è sempre apparso un eterno autunno, o un eterno tramonto. Un pianeta silente, immobile, forse inutile. Sì, ricordo bene quel pomeriggio. Tu, Liza, facevi parte della spedizione al Polo Nord e dovevi restare alla Base per altri tre mesi, ma era in arrivo dalla Terra la navetta delle turnazioni e io avevo deciso di ripartire. Non era indispensabile la mia sostituzione, pure mi ero intestardito a tornarmene.

Uscimmo dalla Base, formata da tante stanze semisferiche allineate. Sembravano igloo, collegati da piccole gallerie. Uscimmo per appartarci e salutarci, lasciando dentro Wachowski, Corbett, Nakamura e Delillo.

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