.                                                                                                                                                                      C’è un rinato interesse negli Usa per l’esplorazione spaziale. Da parte del governo e - per la prima volta nella storia umana - anche di imprenditori privati.  

Barack Obama è tornato a parlare di spedizioni su Marte. E anche sugli asteroidi, per valutarne le possibilità di sfruttamento dei minerali. La Planetary Resources Inc., società privata recentemente costituita, è interessata alle risorse esistenti nello spazio e tra le sue finalità emerge l’estrazione di minerali dagli asteroidi più vicini al nostro pianeta.

Ovviamente nella Planetary si respira atmosfera plurimiliardaria: a parte gli imprenditori Eric Anderson, Peter Diamandis, Chris Lewicki e altri, tutti già coinvolti in iniziative spaziali varie, tra i finanziatori troviamo l’amministratore delegato di Google (Larry Page), il direttore esecutivo di Google (Eric Schmidt), l’astronauta veterano della Nasa Thomas Jones, nonché il famosissimo regista James Cameron. L’azienda ha diffuso un comunicato stampa in cui si dichiara che “…l’esplorazione dello spazio e la ricerca di nuove risorse copriranno due settori oggi critici e aggiungeranno milioni di dollari al Pil globale (…) Si darà così vita a un’industria che creerà una nuova definizione di “risorse naturali”. Tra i primi obiettivi, l’estrazione di ferro e nickel. In verità questo progetto non è affatto nuovo.

L’idea circola da oltre mezzo secolo, ma negli ambienti fantascientifici più che in quelli scientifici. Ciò a causa degli enormi costi che ne comporterebbe la realizzazione e per la mancanza – fino a poco tempo fa – di adeguate tecnologie. Un recente studio della Nasa ci dà qualche idea sulle prospettive di una “caccia agli asteroidi”. Catturarne uno di 500 tonnellate (circa 7 metri di diametro), deviarlo dalla sua traiettoria trascinandolo nelle nostre adiacenze, fissarlo in un’orbita attorno alla Luna per poterlo analizzare e sfruttare, comporterebbe un costo di oltre 2,5 miliardi di dollari. E in aggiunta occorrerà una navicella con idonee attrezzature robotiche per i nuovi “minatori dello spazio”. L’intera operazione impiegherebbe circa un decennio.

Ma quell’asteroide si rivelerebbe un autentico “tesoro”: si calcola che dalle 500 tonnellate si potrebbe estrarre una quantità di metalli pari a quella ricavata a tutt’oggi nell’intera storia umana. Le “miniere” dello spazio rivelerebbero davvero risorse infinite. E si potrebbero trovare anche nuovi, preziosi  minerali. La faccenda non si ferma qui.

Si ritiene che vi siano asteroidi ricchi di acqua. Un’acqua che si dovrebbe estrarre dai materiali, ma che sarebbe preziosissima in quanto consentirebbe il rifornimento degli astronauti, permettendone prolungate permanenze nello spazio e agevolando le esplorazioni planetarie. E va considerato che dove c’è acqua cresce la possibilità che vi siano forme di vita, sia pure batteriche. Esperti della Planetary Resources Inc. ritengono che più di mille dei circa diecimila NEA esistenti (Near Earth Asteroids, “asteroidi vicini alla Terra”) siano raggiungibili con costi energetici non superiori a quelli di un viaggio sulla Luna. Il progetto prevede, a lungo termine, ambiziosi ampliamenti. Giungere a corpi celesti sempre più lontani, studiarli, esplorarli. Magari in tandem con la Nasa.  Che tutto ciò possa non restare più un sogno sembrerebbe quindi attestato da dati concreti.

L’interesse che di recente Obama ha manifestato all’argomento riguarda un analogo programma della Nasa, l’Osiris-Rex. Missione, quest’ultima, che dovrebbe partire tra quattro anni per atterrare su un asteroide, esaminarlo, prelevarne campioni, tornare a casa: il tutto da concludere entro il 2023.

Ovviamente gli Usa non hanno il monopolio delle iniziative spaziali, per cui non sorprende se anche la Cina ha qualcosa da dire in materia. Un gruppo di studiosi cinesi sta lavorando a un progetto del professor Hexi Baoyn, dell’Università di Beijing, che dovrebbe attuarsi nel 2049. Scopo è va finora “catturare” asteroidi e trascinarli verso la Terra per sfruttarli come miniere. In particolare la ”preda”  sarebbe l’asteroide 2008EA9, diametro 10 metri, che transiterà a 10 milioni di km. dalla Terra. Secondo i cinesi, il valore dei minerali in un asteroide con superficie di 2 km quadrati ammonterebbe a 25 triliardi di dollari… Vogliamo “farci un pensierino”?  

Il fascino degli asteroidi nella fantascienza

Gli asteroidi sono corpi celesti di dimensioni che vanno da quelle di un piccolo sasso (frammenti) a massi di centinaia di metri di diametro (ma il più grande, Cerere, ha circa 750 km. di diametro). Veri e propri “proiettili” vaganti ad altissime velocità, la loro notorietà derivava finora soprattutto dal pericolo che essi rappresentano costantemente per le sonde e le navicelle spaziali, o per gli astronauti che “passeggiano” nel vuoto, nonché per noi tutti e il nostro pianeta. Sono diffusi nell’intero Sistema solare, ma la maggior parte è situata tra Marte e Giove, in un’orbita circolare chiamata Fascia degli Asteroidi.

Circa la loro origine, si ritiene che si tratti di residui della “nebulosa primordiale” da cui nacque l’intero Sistema solare: la Fascia conterrebbe i “pezzi” di un pianeta che non si è mai formato, a causa delle forti perturbazioni gravitazionali dell’attiguo e gigantesco pianeta Giove. Per decenni gli asteroidi sono rimasti un mistero irrisolto, e ad oggi non tutto è stato chiarito al riguardo. Naturale quindi che la narrativa di fantascienza si sia sbizzarrita in ipotesi e leggende.

Una di queste immaginava gli asteroidi come residui di un pianeta già esistito (al quale fu attribuito anche un nome: Minerva), abitato da esseri simili a noi. Ma poi questo mondo sarebbe esploso per il cattivo uso dell’energia atomica da parte dei suoi abitanti. Su questo tema vanno ricordati due “Urania” degli anni ‘50 di un importante autore italiano che si firmava “L.R. Johannis” (pseudonimo di Luigi Rapuzzi). I titoli erano: C’era una volta un pianeta… (1954) e Quando ero aborigeno (1955). Il primo narrava l’antichissima storia di un pianeta tra Giove e Marte, abitato da uomini e donne, esploso appunto per un incauto uso dell’energia atomica (va ricordato che negli anni ‘50 si era in piena Guerra fredda e molta fantascienza si ispirava a una eventuale e temuta guerra atomica). Un gruppo di persone però riusciva a salvarsi e a trasferirsi sulla Terra, pianeta simile al “gemello” esploso. Il secondo romanzo raccontava la discesa sulla Terra di questi sopravvissuti, che poi si sarebbero amalgamati con la stirpe di umanoidi già presente sul nostro pianeta. L’Homo sapiens ne sarebbe, quindi, il diretto discendente. Non solo: dell’arrivo sulla Terra di questi fuggitivi resterebbe traccia nelle leggende di varie popolazioni che parlano di creature scese dal cielo su carri di fuoco e dotati di poteri sovrumani.   

Più improntato a un “realismo” è invece lo scenario descritto da Jerry Sohl nel romanzo “Il mistero degli asteroidi” (1958). Vi si narrava come l’umanità avesse avviato la colonizzazione di Marte e il prelievo di minerali nella fascia asteroidale, in particolare alla ricerca di uranio. Anche qui un riferimento alla “bomba”: verissimo che la fantascienza interpreta in positivo o in negativo visioni del nostro presente. Tanto più che alle stupefacenti avventure nel ventre misterioso di mondi lontani, Jerry Sohl univa due elementi: avidità umana e sfruttamento del lavoro. Evidentemente anche questi non conoscono confini.   

[Questo articolo riprende e amplia quello apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di sabato 12 maggio 2012 con il titolo: I minatori? Presto li troveremo a caccia nello spazio].     

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