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Circola una leggenda metropolitana che ha aspetti molto, molto inquietanti. Ma forse la conoscete: è quella dei “sogni estremi”. Cosa sarebbero? Semplice: si assume un farmaco, il Dreamex (extreme dream), che provoca un’apparente catalessi…

In realtà il soggetto diviene preda d’una fantasia talmente vivida da sovrapporsi alla realtà e divenire apparentemente tale essa stessa. Il soggetto, steso su un letto e ad occhi aperti, non vede più il mondo concreto ma resta preda delle intense vicende immaginarie che vorticano nel suo cervello. Al “risveglio” ricorderà tutto nei minimi dettagli.

Nonostante le mie indagini, non sono tuttora riuscito a rintracciare il Dreamex, che peraltro pare sia venduto sottobanco: perciò suppongo che si tratti di leggenda, ma non ne ho certezza. Comunque: cosa “sogna” la persona che ingerisce il farmaco? Qui le versioni divergono.

Premesso che il Dreamex consente di spaziare “volontariamente” in fantasie personali, insomma in sogni guidati dalla stessa volontà del sognatore, secondo alcuni c’è chi (virtualmente) parte in vacanza con l’attrice preferita; qualcun altro diventa un imprenditore ricchissimo, affascinante carismatico e di successo; altri vanno sulla Luna o su Marte, altri ancora ammazzano una persona che detestano nel mondo reale…

Cose che in verità accadono anche nei normali sogni di noi tutti, benché in questi casi il soggetto non abbia un controllo sulle sue fantasie notturne. Ma allora: perché scomodarsi a parlarne?

Perché secondo altre versioni, la nuova moda è che si assume il Dreamex per sognare della propria morte. O di quella di persone care. Ma che razza di roba, penserete. Già. Immaginate: io assumo il farmaco per sognare (molto realisticamente!) di essere - per esempio - preda d’una malattia che non mi darà scampo, attraversandone tutte le fasi fino all’esito finale. O sono su un aereo che improvvisamente precipita. O scopro d’essermi buttato giù dimenticando il paracadute. O credo di fare un salto oltre il muretto del terrazzo, per poi accorgermi di precipitare da un palazzo alto ventiquattro piani. O resto inchiodato sulle rotaie al sopraggiungere di un treno. O anche sogno (credendo sia realtà) che alcune di queste cose succedano a persone della mia famiglia, a gente a me cara anzi carissima.

Masochismo patologico? Eppure… La leggenda metropolitana pretende di dare anche una spiegazione. I “sognatori” non sarebbero affatto pazzi (almeno non del tutto). Essi farebbero questi sogni volontari, magari anche “ripetutamente”, per un motivo semplice: vaccinarsi. Chiaro? Mitridatizzarsi. “Vivere” con intensità situazioni letali che si ricorderanno traumaticamente al “risveglio”, ma per abituarsi a certe evenienze (verosimili, seppure sperate lontanissime). Per convivere con l’idea della finitudine. Per allenarci all’evento finale, per non rimuoverne il concetto (come solitamente succede). Far sì che un evento malvagio non colga impreparati. Indifesi.

Non so dirvi se siano o no leggende. A voi decidere se si tratta di qualcosa di orrendo, maniacale, macabro, o (entro certi limiti) di “auto-educativo”, se non di sinistramente affascinante. Le nuove tecnologie, la nuova farmacologia, oggi consentono anche questo…

[Apparso su "La Gazzetta del Mezzogiono" di mercoledì 20 luglio 2005 nella rubrica Accadde... domani].