Su segnalazione di un amico circa un ulteriore riferimento alla mia persona sull’ormai esausto tema degli orrori editoriali fantascientifici italiani, mi sono recato sui siti di Giovanni De Matteo e Iguana Jo.

Sul blog di “Urania”, al momento ho preferito non andare, mi è più che bastato ciò che lessi vari mesi addietro.

Sul sito di Iguana Jo, idiotaignorante ha lasciato una breve frase: ” (…) era intervenuto Vittorio Catani facendo lo gnorri e dandoci dei bambini cretini…”

Boh: lo gnorri? Bambini? Non ho alcun motivo per fare lo gnorri. Ho sempre detto - anche sul sito “idiotaignorante” - ciò che penso, né sono abituato a sottrarmi ad eventuali responsabilità. Sull’argomento avevo già scritto sul blog di “Urania”. Non mi sembrava il caso che ne riscrivessi ancora.

Da semplice “lettore di passaggio”, e cercando di restare quanto più esterno e obiettivo possibile, ho trovato ossessivo nelle sue minuzie e ripetitività il “carteggio” Iguana Jo/De Matteo, in appendice al post intitolato Modi di porsi. Francamente non sono riuscito a leggerlo fino in fondo, né - confesso - avrei avuto l’encomiabile forza di Giovanni: avrei deposto le armi dopo pochi passi.

Allora torno a ripetere qui le mie posizioni, posto che interessino a qualcuno (ma si possono tranquillamente saltare, è roba che si ripete da millenni):

- Io non c’entro con i “tagli” al romanzo di Vinge o di altri, per il semplice fatto che non lavoro né ho mai lavorato in (o per) Mondadori, né sono (o sono mai stato) un collaboratore esterno. Il mio rapporto con questa casa editrice - della quale sono lettore da più di 50 anni - si limita ad aver pubblicato due “Urania” e due o tre raccontini in appendice a volumi della stessa collana.

- Quanto ai tagli, la mia posizione è semplice: non sono contrario, in linea di massima. Chiaro che sarebbe opportuno avvisare l’autore, o il suo agente. Ma questo spesso non avviene (non solo per la fantascienza, e non solo in Italia: lo sa bene chiunque abbia un minimo di dimestichezza con gli ambienti editoriali) e ciò ormai è una prassi acquisita, piaccia o non piaccia, e credo che non sarà lo “sdegno” di un gruppetto di lettori, peraltro limitato all’asfittico spazio del fandom nostrano (fandom? e chicazz’è?) a trasformare il mondo. In realtà un problema si pone, ed è: “chi” taglia e “cosa”. Il mio primo “Urania” (1990) ebbe un editing di Lippi: mi avvisò che provvedeva lui, e gli detti carta bianca. Sono tra quelli che non considerano “sacro” un testo scritto, salvo forse la Bibbia (ma non sono credente). Un’esperienza ormai cinquantennale di scrittura mi ha convinto da molto, molto tempo che, solitamente, ogni romanzo - anzi, ogni scritto, questo incluso - ha parole, frasi e anche interi paragrafi superflui, togliendo i quali si perde poco o nulla, anzi il testo guadagna in speditezza, specie se è un romanzo o racconto “di genere”. E difatti, il mio romanzo “tagliato” da Lippi, a mio parere risultò molto più leggibile. Lippi non è certo l’ultimo arrivato: per di più sa ben scrivere, sia saggistica, sia racconti. E sa anche tradurre benissimo: per tradurre da qualsiai altra lingua occorre conoscere innanzi tutto l’italiano.

Al mio secondo romanzo (2009), l’editing è stato apportato da Riccardo Valla, ma solo per le prime 100 pagine. Valla ha tagliato e modificato alcune cose, aggiunto qualche piccolo dettaglio, e insomma mi ha dato alcune dritte sul che fare perché portassi io stesso a termine l’editing delle restanti 450 pagine. Magari qualcuno troverà il mio romanzo una boiata, ma per chi lo ha apprezzato, certamente le modifiche sono state utili.

- Quanto al fatto che “Urania” sia e sia stata la catastrofe della sf italiana: certamente lo è stata in alcuni periodi, in particolare quello di Fruttero/Lucentini (romanzetti scadenti, ultra-tagliati, ma qui forse era bene così, e totale ostracismo agli italiani tranne agli autori… Fruttero e Lucentini. Unico merito: aver fatto conoscere in Italia Ballard, Lafferty e Lovecraft). Altro momento triste per “Urania”: l’ultimo periodo di Monicelli, con carrettate di pessimi romanzi francesi. Certamente però “Urania” non è più catastrofe ora, né lo è dacché F&L sparirono, e subentrarono quali curatori Gianni Montanari e poi Lippi. Sul resto della querelle preferisco non esprimermi direttamente, ne accenno in un discorso più generale.

Trovo riprovevole e deprecabile il fenomeno ricorrente d’una congrua componente del fandom italiano, litigiosa, presuntuosa, iper-suscettibile, complessata, colpevolizzante, inconcludente, che da oltre 50 anni starnazza con odio e livore e però commette sempre lo stesso sbaglio: è incapace di imparare dal passato - che forse neanche conosce - e dai suoi errori.

Si parla di mezzo secolo, e non è uno scherzo. Basta andare sui vecchi testi, le vecchie fanzine, per scoprire come - fin dagli albori del fandom, diciamo inizi anni ‘60 - ci siano state continue liti e siano volate parole grosse. Ne narrava Inìsero Cremaschi nel volume della Nord, da lui curato, Futuro”. Il meglio di una mitica rivista di fantascienza (1978) che ristampava alcuni titoli apparsi, appunto, su “Futuro” fondata da Aldani, Lo Jacono e Raiola nel 1963. Cremaschi vi riportava anche la descrizione della lotta all’ultimo sangue tra “rambelliani” e “aldaniani”, due gruppi - il primo ruotante attorno alla testata “Galassia” (Ed. La Tribuna, Piacenza) e alla curatrice Roberta Rambelli, il secondo appartenente a “Futuro” - che si contendevano il primato della “autentica fantascienza”. Quanto alla fantascienza italiana, i “rambelliani” erano ferocemente avversi a quella pubblicata su “Futuro”  (che tendeva a un linguaggio più letterario) e comunque non erano molto favorevoli alla sf italiana tout court. Rivedendo quelle pagine, le ho trovate estremanente attuali e istruttive. Penso che leggerle o rileggerle oggi non farebbe male a nessuno. Per capire il presente bisogna conoscere il passato.

Altro esempio autorevole. Nel suo saggio in volume Le frontiere dell’ignoto, (Nord, 1977) dedicato alla fantascienza scritta in italia, Vittorio Curtoni dedicava un intero capitolo alle fanzine e alle liti all’ultimo sangue fra gruppi, gruppetti, gruppettini e gruppettuscoli.

Potrei proseguire con riferimenti, ma basterà che prendiate vecchie fanzine e le sfogliate, per affogare in  anatemi, insulti, veleni etc. etc. etc.

In Italia siamo stati sommersi da miriadi di pubblicazioni amatoriali perennemente in lotta l’un l’altra, perchè ciascun fondatore o gruppo o curatore era convinto di possedere la vera, intima e sacra formula della fantascienza, ma specie di quella che gli italiani “avrebbero dovuto scrivere”. In questi gruppi, già composti da pochissimi individui, scissioni e secessioni interne a catena provocavano la nascita nuove fanzine (”ora vi faccio vedere io come e cosa si stampa…”) e in definitiva, alla fine non di rado queste pubblicazioni si ritrovavano ad avere un unico creatore, curatore, direttore, scrittore, e probabilmente anche lettore.

Il pomo della discordia? Sempre lo stesso: ciascuno aveva la magica idea precisissima e indiscutibile (oggi diremmo non negoziabile) di “cosa” fosse la “vera” fantascienza da pubblicare e di come sarebbe “dovuta essere” quella scritta dai nostri autori. Altrimenti, si invitavano gli italiani a non scrivere affatto, in quanto assolutamente negati per la science fiction (sindrome F&L, alias dell’”Ufo di Lucca”).

Va da sé che - forse per errore - ci sono state, nei decenni, e ci sono, anche fanzine valide e serie: per esempio “The Time Machine”, “L’aspidistra”, “THX 1138″, “Intercom” (ora solo online), “L’Eterno Adamo”, “Sevagram”, “The Dark Side”, “Arcon”, “Un’ambigua utopia“, “Quark”, “Fantasia sociale”, “Ucronia”, “Il Re in giallo”, “Blade runner” e altre. Tutte, o quasi, avevano vita brevissima o breve. E non va dimenticato che: 1) i nostri migliori autori, curatori e traduttori (anche qualche editore) vengono - e continuano a venire - in pratica tutti dal fandom; 2) nei tempi più bui (anni ‘80, quelli del riflusso), con la chiusura a raffica di collane e riviste, la fantascienza italiana sopravvisse grazie a qualche fanzine superstite, in particolare “Intercom” e “The Time Machine”. Questo per quanto riguarda il passato, ma va da sé che anche in questo decennio ci sono (o ci sono state) fanzine ottime, talora più professionali che amatoriali (un tempo, per queste pubblicazioni si usava il termine prozine (cioé professional magazine). Cito per tutte “Avatar”, “Carmilla” (versione cartacea, oggi online), “Next”, “Fondazione”, e certo dimentico qualche titolo.

Insomma era - ed è - molto facile e comodo sputare sentenze, giudizi, offese, stando seduti dietro una tastiera, ma le persone si giudicano non da ciò che dicono bensì da cio’ che HANNO FATTO in CONCRETO: occorre “fare”, sia pure sbagliando.

Molti di noi alcune cose le hanno fatte, per la sf. Nel bene o nel male. E sono sotto gli occhi di tutti. Basta sfogliare il Catalogo Vegetti, i documenti delle Convention, i cataloghi delle case editrici, i programmi di rassegne cinematografiche.

Gli altri, coloro che solo starnazzano, berciano e hanno brillanti soluzioni globali, cosa fanno, uno per uno? Cosa hanno fatto? Cosa hanno creato, cosa ci mostrano, cosa lasciano di visibile in eredità? Dove sono le loro opere, di qualunque cosa si tratti: un libro, un titolo, un dipinto, una convention?

Ci rendiamo - e si rendono lorsignori - conto di quanto si sarebbe potuto FARE per la fantascienza in 50 anni (mezzo secolo) se ciascuno di noi (fan, fanzinisti, fanzinari, partecipanti, e soprattutto ora anche blogger, con le vastissime potenzialità di Internet) avesse posto, o ora ponesse, anche un solo mattone?

E’ stato sempre, ed è, un modo d’agire frustrante e da frustrati, il cui scopo sempre più dichiarato, specie attualmente, è “distruggere”: ben altro che FARE o EDIFICARE. Un atteggiamento che denota anche una mancanza di senso di responsabilità davanti al potere della Rete, talora sfruttato per vere e proprie campagne di linciaggio, a volte - duole dirlo, ma è una cosa indegna e va detta - con un livello di insulti di stampo razzista-omofobo. In realtà siamo perfettamente in linea con i tempi: dossieraggio e “ciarpame” (in sedicesimo).

Ok, che si continui a remare contro. Intanto, finora sono emersi non fatti, ma fanta-seghe mentali.

Padronissimi se tanto vi piace, ma per favore senza chiamare in causa gli estranei.