.

Da un po’ di tempo catastrofi d’ogni genere e dimensione si susseguono quasi giornalmente. E’ una nostra sbagliata percezione o sta accadendo “qualcosa”? 

Il 29 agosto abbiamo visto in tv Barack Obama in visita a New Orleans in occasione del quinto anniversario dell’uragano Katrina. L’alluvione devastò la Louisiana e il Mississippi causando la morte di oltre 1600 persone e circa un milione di senza tetto. Le stesse zone, alcuni mesi fa, furono colpite dalla “marea nera” provocata dall’incidente al pozzo petrolifero della British Petrol. In un discorso alla Xavier University il Presidente ha lodato la resistenza della città, promettendo supporto per la ricostruzione “’fino al termine dei lavori”’.

Ai primi di agosto, nel Pakistan, piogge monsoniche insolitamente abbondanti provocano un’alluvione di proporzioni bibliche. Il disastro uccide 1700 persone e interessa circa 20 milioni di pakistani che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni (dati ancora non definitivi)…

Duramente danneggiate infrastrutture e l’agricoltura, comparto basilare del Paese, mentre 22 ponti sul fiume Swat sono stati inghiottiti dalle acque, andate a ingrossare i fiumi Kabul e Indo. Maurizio Giuliano, portavoce dell’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari dell’Onu, ha parlato di evento “peggiore dello tsunami dell’Oceano Indiano del dicembre 2004, del terremoto del 2005 e della tragedia di Haiti”. La popolazione ha accusato il governo - appoggiato dagli Usa - per le difficoltà nell’affrontare la tragedia. Gli aiuti tardano a giungere e sono insufficienti: scarseggiano cibo, medicine, energia elettrica, gas, i pozzi d’acqua potabile sono colmi di fango e inquinati, dilagano malattie. L’Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha chiesto 21 milioni dollari per i soccorsi; il Dipartimento di Stato Usa avverte che gruppi estranei potrebbero avere di mira gli operatori umanitari internazionali. Cinque anni fa un terremoto devastò la regione di confine tra Pakistan e India, con un bilancio di oltre 40.000 morti, senza contare i feriti e le distruzioni materiali.

Questo, e molti altri eventi del genere tristemente d’attualità, quali la recentissima frana ad Atrani, eruzioni di vulcani, terremoti, nubi tossiche, smottamenti, inquinamenti oceanici, siccità, incendi di enorme estensione (quello russo ha interessato anche il territorio di Chernobyl, a suo tempo contaminato da radiazioni) stanno creando una sensazione: che negli ultimi tempi cataclismi d’ogni genere siano cresciuti in frequenza e in distruttività. La lista degli eventi e delle vittime appare incontestabilmente lunga. David Caron, uno dei maggiori studiosi di catastrofi naturali, nel 2001 evidenziava come queste si verificassero con frequenza media settimanale e ogni tre settimane accadesse una catastrofe di entità superiore alle capacità di reazione dello Stato maggiormente colpito, con danni conseguenti di almeno un milione di vittime per decennio. Notiamo peraltro che dal 2000 ad oggi, in tema di terremoti, si è verificata una notevole intensificazione numerica, come si rileva da studi specializzati. Dieci anni, in realtà, sono quasi nulla per trarre qualunque deduzione: i fenomeni del pianeta Terra agiscono su decenni e secoli, talora su  migliaia di anni.

Alcuni disastri cui ci riferiamo hanno origine del tutto naturale, in altri c’è in modo più o meno diretto la mano dell’uomo. Storicamente, in passato tutte le catastrofi erano ritenute “ineluttabili”: è con il terremoto di Lisbona del 1755 (circa 100 mila morti ) che il compromesso tra volontà divina e natura, risalente a San Tommaso d’Aquino, viene a incrinarsi (“Dio è la causa prima di ogni catastrofe naturale; la natura è la causa seconda”). Per Lisbona, la motivazione era stata individuata nell’“l’ira e il castigo di Dio per intimare all’intera Europa di abbandonare l’inquisizione e l’estremismo religioso”. Ma un insieme di circostanze provocò, sull’evento, l’interesse di filosofi (Rousseau, Kant, Voltaire), medici, epidemiologi, architetti, urbanisti. Si deve tuttavia attendere la seconda metà del ’900 perché si possa dire abbandonata, in Occidente, la concezione teologica delle catastrofi naturali. Una presa di coscienza a livello internazionale della prevenzione (o almeno dell’individuazione di mezzi per ridurre gli effetti delle catastrofi) avviene solo dagli anni ’60 e interessa la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Quest’ultima ha individuato, nell’Art. 2 della Convenzione dei Diritti, i principi per cui lo Stato ha l’obbligo di adeguate pianificazioni e controlli in materia, nonché il dovere di garantire al cittadino d’essere informato. Sono i punti-chiave per la prevenzione dei rischi derivanti da attività umane - prevalentemente industriali - pericolose. Ma si riduce anche (anzi si annulla) lo storico divario fra disastri naturali e altri dovuti all’attività umana. Conclusione peraltro non ancora pacificamente recepita da tutti. E va evidenziata - in quanto importantissima - la discussione tuttora in corso circa la liceità e le modalità di avviso dei sismologi alla popolazione, in previsione d’un eventuale evento sismico.

 

Qui si innesta la questione della ipotetica crescita degli eventi catastrofici negli ultimi anni. Che peraltro ci sembra non sia affatto ipotetica. Oggi assistiamo troppo spesso alle nefaste conseguenze di tre principali “fattori di rischio” mescolati fra loro: uno sviluppo urbano incontrollato, il degrado ambientale, i mutamenti del clima dovuti alle emissioni dei gas serra (gas creati se non totalmente, in altissima percentuale dalle attività umane); il tutto, troppo spesso, con l’implicito laisser faire (se non l’avallo) di governi sempre a corto di quattrini, o interessati a tutt’altro. Non è possibibile prevedere con precisione i terremoti, le eruzioni, gli smottamenti, le inondazioni, gli tsunami e così via, ma è possibile - anzi oggi è d’obbligo - imporre il divieto di costruire case o avviare attività nelle zone a rischio, e prendere le adeguate precauzioni. Ma l’incremento della popolazione mondiale e delle attività umane, insieme all’insufficiente prevenzione, mostrano gli effetti di un crescente e inarrestabile impatto antropico.

 

Negli ultimi decenni sono stati comunque creati a livello internazionale osservatori, anche via satellite, in contatto fra loro, che registrano gli eventi e le intensità, disegnando mappe che seguono nei territori e nel tempo l’evoluzione dei fenomeni, per segnalare probabili pericoli imminenti. Numerose, a livello mondiale, le organizzazioni per il soccorso. Il tutto, nei limiti ovvi del prevedibile.

 

Quanto all’altro recente e preoccupante fenomeno, cioé un più attutito interesse verso le popolazioni colpite, i moventi possono essere diversi. Si va dalla crisi economica in atto, a un certo modo ripetitivo e “lontano”, se non spettacolare, con cui i media presentano spesso fatti e immagini. Oggi i media sono ovunque, e quindi, molto più di ieri, siamo bombardati da notizie di catastrofi e tragedie, il che ci rende ciechi, sordi e muti. Anche questa è una catastrofe: la caduta dell’interesse e della solidarietà.

A ben pensarci può essere la peggiore.

 

NB - Va da sè che, accanto a evidenze tecniche o scientifiche, proliferano correnti alternative che cercano di spiegare a loro modo quanto accade. Non manca, per esempio, chi si rifà alla “attuale prossima fine del mondo” (la definisco così, per distinguerla dalle trascorse e dalle future fini del mondo), cioé quella che avverrà il 12/12/12 (si prega avvisare le popolazioni che non usano il nostro calendario) e quindi tragici eventi del genere sono letti come segnali premonitori. E c’è chi, un tantino più verosimilmente, addebita questa sorta di “rivolta della natura” a un generico degrado dell’agire e pensare umano (guerre, razzismi, scempio ambientale, perdita dell’etica, del senso religioso, del mito e così via). 

.

Catastrofi nella fantascienza e nell’immaginario

Il tema della catastrofe è da sempre uno dei più frequentati dalla fantascienza: se questa narrativa è una proiezione nel futuro del nostro presente, è chiaro che gli scenari deriveranno da quelli attuali. Si può pensare a un avvenire felice, che abbia realizzato l’utopia o quasi; come pure temere – e descrivere – un peggioramento del vivere quotidiano. Ma in quanto narrativa obbligata a costruire in ogni sua storia scenari plausibili, sia della natura sia della società descritte, la fantascienza risulta di per sé una narrativa fortemente “ecologica”.

Tra i massimi autori “catastrofici” è il grande scrittore inglese James G. Ballard (1930-2009), con personalissime storie di oceani che sommergono la terraferma (Deserto d’acqua, 1962), o di continenti divorati dalla siccità (Terra bruciata, 1964); sommovimenti atmosferici globali (Il vento dal nulla, 1962). Ma soprattutto, Ballard nei suoi lavori ha descritto la catastrofe “interiore” dell’essere umano, colto nella sua allegorica nudità, in un’epoca ultra-mediatica di rivolgimenti, transizione e capovolgimento di miti e certezze. E dunque egli ha narrato - per esempio - anche di bambini che tramano per uccidere i genitori; o ha descritto una compenetrazione ossessiva della carne umana con il metallo (i reiterati scontri d’auto con persone, in Crash, 1973); il ritorno della mente umana a un passato arcaico che fa retrocedere a sentimenti e gesti elementari, primordiali. 

Ma sono dozzine gli autori e i titoli che potremmo citare, e riguardanti una vastissima gamma di argomenti. Ricordiamo almeno i romanzi Morte dell’erba (1956) e L’inverno senza fine (1962) di John Christopher (i titoli sono abbastanza esplicativi); Il gregge alza la testa (1972), Tutti a Zanzibar (1968) e L’orbita spezzata (1969), tre splendidi romanzi del grande John Brunner (1934-1995), imperniati rispettivamente sul degrado ambientale, la sovrappopolazione, il razzismo.

 

Fra il saggio scientifico e la fantascienza si pone il libro Mondi in collisione (1950), d’un autore dimenticato, a suo modo geniale ma molto discusso per le sue idee del tutto controcorrente, Immanuel Velikovskij  (1895-1979). L’autore, che fu amico di Einstein, parte dall’ipotesi che eventi di natura catastrofica descritti nella letteratura antica, in particolare nella Bibbia (per es. il Diluvio universale), siano effettivamente accaduti, ma che la loro spiegazione non può essere data in un contesto puramente terrestre. Essa va quindi attribuita a interazioni fra la Terra e corpi extraterrestri. Per questo, Velikovskij ipotizzava che migliaia d’anni fa le orbite dei pianeti Marte e Venere fossero leggermente diverse, interferendo con quella del nostro pianeta.

 

Catastrofi anche nella Grecia antica: il mito di Deucalione e Pirra è la variante greca del Diluvio, avvenimento peraltro presente in quasi tutti i culti e le religioni asiatici, europei e africani. Deucalione e Pirra erano due anziani coniugi senza figli: gli dei permisero loro di salvarsi dal diluvio che si sarebbe abbattuto sulla terra in modo che facessero rinascere l’umanità.

 

[Questo post riprende, ampliandolo, l'articolo Colpiti da catastrofi come ieri, più di ieri, pubblicato su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di mercoledì 8 settembre 2010].

.