.

Oggi, 28 dicembre 2021, mi chiamo Kandar. Mi sveglio e so che la giornata sarà dura. Ma si fa l’abitudine a tutto. Vivo in una grande città del Maharashtra: Pune…

Ne conosco strade, viuzze, aromi, fetori, parenti, amici, nemici. Seguo puntualmente i dettami sociali del luogo e la mia religione è il brahmanesimo, che si fonda sul sistema delle caste, sulla credenza nella reincarnazione e sulla dottrina del sacrificio. Ho famiglia, moglie, tre figlie. Il lavoro è un punto dolente, ora sono venditore di acqua per una ditta straniera. Amo molto il mio Paese. L’India è immensa, un insieme di etnie, civiltà e religioni. C’è ancora molta povertà, ma anche tanta sapienza che ha radici antichissime. E non da ora molti dei migliori cervelli del mondo vengono dall’India. E’ anche un luogo meraviglioso: non lo cambierei con nessun posto del mondo, perché io “sono” le nostre tradizioni, la nostra cucina, i nostri odori, i nostri sconfinati panorami, il nostro modo di vivere…

Oggi, 5 gennaio 2023, sono Kaunda e vivo nello Zambia, in Africa Centromeridionale. Ho una famiglia. Lo Zambia è fra i Paesi più poveri del mondo ma è bellissimo, e sarà con immenso dolore che fra poco dovrò abbandonarlo e partire per l’Europa in cerca di un qualunque lavoro, sebbene si sappia ormai che anche al Nord lavori ce ne sono pochissimi. Sono cattolico, ma qui il cattolicesimo si incrocia in modo naturale con vecchi culti animisti. Dovreste visitare l’Africa per capire cosa vuol dire la parola Natura: l’Occidente non ne ha la più pallida idea…

Oggi, 12 gennaio 2017, sono chi devo realmente essere: Antonio Massa, di Roccavicina (Italia) e mi risveglio da un paio di “immedesimazioni” durate due settimane, durante le quali sono stato due persone fittizie ma “realistiche”, viventi in contesti realistici sebbene  molto lontani dalla mia: India e Zambia. Perché ho voluto spendere tempo e denaro in queste nuove psico-esperienze? Perché io, con realismo, oggi intravvedo la fine delle nostre etiche (occidentali) basate da millenni su territori, proprietà, confini. Voglio immergermi in acque purificatrici che mi aprano a una nuova etica legata non più al vecchio Diritto, ma alla Diversità (talora incompatibilità) delle variegate esperienze umane. Desidero acquisire un’anima da “viandante” - viandante di Culture - secondo me vitale nella nostra epoca di deterritorializzazione. Oggi il mio “prossimo” sembra sempre meno specchio di me stesso, sempre più “altro”: siamo obbligati a fare i conti con la “differenza”. Sarà questo il terreno su cui far crescere la nuova etica, mentre i decrepiti autoreferenziali concetti già inaridiscono come foglie d’autunno. Stiamo vivendo la fine dell’idea ”uomo occidentale bianco”, che avevamo venerato per millenni, ma anche la nascita di un globe trotter dei piedi e della mente, senza più nessuna delle vecchie garanzie, ma con una nuova elasticità. Trovo quindi fondamentali le mie volontarie “immedesimazioni” in genti, usi e costumi da noi lontanissimi: o vorremo vivere nella storia che si sta creando o ne resteremo ai margini per sempre. Non è facile, credetemi. Ma per fortuna oggi esistono nuove tecnologie della mente che possono soccorrere.

Perché, a pensarci bene, non abbiamo altre scelte. 

Ma c’è anche una “giustizia” in ciò che accade.

                                                                                                                                        [Pubblicato la prima volta su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di mercoledì 28.12.05 nella rubrica settimanale  Accadde... domani].