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Giuseppe Lippi - Curatore di “Urania”, Mondadori - intervista Vittorio Catani, che torna in questi giorni sulla nota collana di fantascienza con la pubblicazione del suo ultimo romanzo Il Quinto principio.

Domanda: Vittorio, nei circa 50 anni di frequentazione della fantascienza in veste di autore, tu hai prodotto quasi esclusivamente opere brevi e brevissime. Lo testimonia, fra l’altro, la tua raccolta di racconti L’essenza del futuro edita nel 2007 da Perseo Libri, circa 650 pagine. L’unico tuo romanzo, finora, è stato Gli universi di Moras, che nel 1990 inaugurò la serie dei premi Urania. Come mai ora questo corposo volume, che solo un “Urania” Speciale ha potuto accogliere?

Risposta: È vero, mi sono sempre ritenuto uno scrittore di opere brevi. La mia bibliografia annovera inoltre quattro o cinque titoli intorno al centinaio di pagine ciascuno. Il quinto principio, in verità, è nato quasi per caso. Era la fine degli anni ’90 ed Elisa, la mia compagna di vita, mi ripeteva con insistenza che racconti ne avevo scritti anche troppi ed era il caso che mi presentassi al pubblico dei lettori con un’opera di maggior respiro. Secondo lei potevo farcela, o almeno tentare. Anche io sentivo il bisogno di esprimermi attraverso un testo più ampio, articolato, d’una maggiore complessità, possibilmente ricco di eventi e situazioni, di umori, e soprattutto che – in accordo con la mia personale visione della fantascienza – ponesse in campo alcuni radicali cambiamenti che stavano avvenendo nel mondo e nella vita di tutti i giorni. Il cyberpunk aveva saputo egregiamente “cantare” la controversa epopea delle nuove telecomunicazioni, era il caso, ora, di romanzare nuovi, spregiudicati portati della globalizzazione e d’una “allegra” gestione della politica, della finanza, dell’economia, dell’ambiente, di nuove tecnologie. Insomma, la vastità della scelta fra questi temi mi appariva davvero allettante.

[L'intervista prosegue sul blog di "Urania" , da cui è ripreso il brano sopra riportato].

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