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L’”Urania Collezione” n° 77 uscito a giugno scorso ripropone Come ladro di notte, romanzo di Mauro Antonio Miglieruolo pubblicato la prima volta nel lontano 1966, nella collana “Galassia” (ed. CELT, Piacenza) curata da Vittorio Curtoni e Gianni Montanari. Si tratta di una riproposizione importante, in quanto presenta un’opera tra le più originali, personali e discusse della fantascienza italiana. Con l’occasione riporto, in calce, una mia presentazione del romanzo che ebbi occasione di scrivere qualche anno fa, nonché notizie sull’Autore.

La nuova ristampa di Come ladro di notte contiene una lucidissima analisi-commento del romanzo, a firma di Giuseppe Lippi, curatore delle collane di fantascienza e fantasy mondadoriane. I lettori possono trovarla qui (sul blog di “Urania”).

Nel novembre 2000, sulla rivista telematica “Delos” n° 61 (webzine poi confluita in “Fantascienza.com”), in una mia rubrica di “ripescaggi” storici di autori e titoli della fantascienza italiana, volli a mia volta ripresentare il romanzo di Miglieruolo…

 La mia rubrica, intitolata “Quando le radici”, ripubblicava solitamente racconti; in quella circostanza feci un’eccezione (non fu l’unica volta): non potendo riproporre l’opera intera furono scelti quattro spezzoni del romanzo - Come ladro di notte, appunto - collegati fra loro con brevi riassunti della trama, scritti dallo stesso Miglieruolo. Il tutto era preceduto da una mia presentazione, in cui raccontavo dell’autore e del romanzo.

Qui di seguito ripropongo quella mia presentazione.

Nel febbraio del 1972 sulla collana “Galassia” (CELT, Piacenza) curata da Vittorio Curtoni e Gianni Montanari, usciva un insolito romanzo dovuto all’estro di Mauro Antonio Miglieruolo: Come ladro di notte. Miglieruolo era noto già da tempo ai lettori di fantascienza; aveva pubblicato racconti brevi e brevissimi, caratterizzati da una prosa personale e da idee fulminanti.
In particolare, su “Destinazione Uomo” - una precedente antologia italiana di autori vari, edita ancora dalla CELT nel 1970 - era apparsa una delle sue storie più personali, Gli Arpionatori, nella quale un ignoto storiografo di tempi a venire narrava di un’immane catastrofe planetaria, causata dagli uomini, per cui la Luna si schiantava sulla Terra: racconto drammatico e paradossale anche in virtù di una particolare prosa, che mescolava stilemi del genere con forme cinquecentesche:

“Assai mirabili cose si sarebbero potute notare in quei momenti di inaudita disperazione. Audacie di tentati tuffi con le cinture magnetiche dal pericoloso spazio. Eroismi di astronavi che si autodistruggevano contro l’incalzante nemico. Follie di uomini che lasciavano la Luna sopra diversa sorte di vettori, per sfracellarsi, insano olocausto, sui tetti delle fortificate metropoli. Tremoti di bombe a fissione, che scavavano morte nelle abitazioni per incandescenti chilometri. Miriadi di esistenze perivano nella lotta; ed era nulla. Molto più poterono i cataclismi naturali scatenati dalla vicinanza dei due corpi celesti(…)”

La gestione Curtoni-Montanari, ne ho già accennato in queste pagine, era sanamente incline alla sperimentazione linguistica e formale: si era ancora sull’onda della contestazione globale e della “fantasia al potere”, ed erano guardati con interesse i tentativi di innovazione, sia tematica sia stilistica. Il romanzo Come ladro di notte rientrava senz’altro nel novero. Nella loro presentazione al libro di Miglieruolo, i due curatori scrivevano a loro volta:

“Eccoci dunque al terzo romanzo italiano che “Galassia” presenta ai lettori nella sua nuova veste. Più di un anno e mezzo ci è occorso per ritrovare e accomodare (grazie in special modo a Lino Aldani) quest’opera davvero unica, che da parecchio tempo languiva in un cassetto, ma ora possiamo tenerla a battesimo con legittimo orgoglio. La prima stesura di Come ladro di notte risale al 1966, pur essendo stata definita l’anno seguente. Come Miglieruolo tiene a sottolineare, e come l’opera stessa rivela chiaramente, il romanzo è stato scritto in un periodo di intensa trasformazione della sua personalità politica. La maturazione definitiva e successiva a quel periodo lo avrebbe poi costretto a rinnegare il tipo di impostazione filosofica e moralisticheggiante data al romanzo, ma fortunatamente non gli avrebbe impedito di conservarlo per tutti noi. Il carattere che più si presenta evidente alla prima lettura è la davvero enorme mole di elementi che sono stati chiamati a costruirlo: Come ladro di notte è un romanzo che oseremmo chiamare apocalittico, oltre che per la bizzarra operazione di sintesi subita dal linguaggio, per il suo coinvolgere più o meno quasi tutti gli aspetti attuali e futuri del vivere civile. Forse l’unico difetto risiede proprio in questa sua molteplicità di intenti mai portati compiutamente a termine. In  proposito, Miglieruolo stesso parla di ‘difetto inevitabile di ogni opera concepita in periodi di rapida trasformazione’; ma ciò che ci spinge a non tener conto della cosa è l’incredibile (e meraviglioso) universo che prende vita dalle pagine del libro. Mai nulla di simile era stato in precedenza tentato da uno scrittore italiano di fantascienza. Moduli e schemi classici vengono rilevati e deformati dall’Autore nella sua alchimia personale della parola, immersi in un bagno misterioso da cui emergono ricoperti di una patina affascinante. L’ideale cosmico di morte che pervade ogni mossa e ogni intento della Congrega appare come il punto fermo di un’intera concezione esistenziale. E il lento germe della corruzione si infiltra silenzioso in questo immenso apparato, mentre tutt’intorno si agitano le patetiche figure che intendono arrestarne o aiutarne la corsa maledetta. (…) Una morale, forse? Oppure un atto di accusa?”

Mi sembra quindi opportuno presentare Miglieruolo ai lettori di “Delos”, offrendo per l’appunto stralci significativi di questo suo romanzo (soluzione che ho già sperimentata con Dove stiamo volando di Vittorio Curtoni, presentato su “Delos”  n. 50 del settembre 1999). I brani sono stati scelti dallo stesso Miglieruolo, che ha anche anteposto una sua nota in cui vengono riassunti temi e situazioni dell’opera, perché il lettore possa meglio orientarsi.

Qui posso anticipare, in poche parole, che la narrazione si situa in un futuro lontanissimo in cui l’umanità si è sparsa per la Galassia. Un vasto gruppo di uomini, la Congrega degli Inumani, si è assegnata il folle compito di cancellare la vita intelligente dall’intera galassia, per riportare nel cosmo l’innocenza primordiale. Si forma una grande coalizione per sventare il piano. Il protagonista del romanzo, Zanzotto, è un fedelissimo della Congrega, la quale - benché sembri un paradosso - si fonda su regole interne giuste e leali. I temi che l’Autore affronta sono molti: dalla decadenza di una macchina organizzativa efficientissima, alla trasformazione di ogni ideale in sete sfrenata di potere, fino a un discorso - in realtà solo accennato - sul sesso (altro tabù fantascientifico per l’epoca a cui risale il romanzo),  o alla nascita di un profeta. Il tutto su uno sfondo dove tutto ha dimensioni ciclopiche, dagli spazi galattici alla potenza di fuoco dei miliardi di astronavi-asteroidi. Notevole anche qui l’uso del linguaggio, che mostra registri differenti a seconda delle circostanze e che possiede una sua immediatezza, pur nel fraseggio inconsueto e vagamente arcaicizzante.

Calabrese di nascita (Grotteria, 1942), Miglieruolo abita a Roma dal 1952 (dopo aver vinto un concorso statale risiedette per qualche tempo a Belluno). I suoi primi passi fantascientifici avvennero sulla rivista Oltre il Cielo. Successivamente a Come ladro di notte (titolo che riprende la Prima lettera ai Tessalonicesi di San Paolo), egli darà ancora prove molto personali: per esempio con il racconto Circe, pubblicato su “Robot” n. 3 (Armenia ed.) e che innescò una vivace discussione sulla rivista per certe aperte descrizioni sessuali; o con il romanzo breve L’automazione di Detroit, sorta di antiutopia sulla scia di George Orwell (Nova Sf  n.33, Libra, 1975). Un’altra vena dell’Autore ha toni satirico-grotteschi: si veda il romanzo breve Oniricon (Nova Sf Speciale n. 1) o il racconto Pazza (cofanetto “Fantasia”, ed. Millelire-Stampa Alternativa, 1995, a cura di Franco Forte). E tuttavia, “il testo cui tiene di più” (cito le sue parole) “è il romanzo tuttora inedito Memorie di sicurezza.

Fin qui la mia introduzione. Ad aggiornamento, aggiungo che il racconto Circe è stato successivamente ripubblicato su “Robot” (nuova serie) n. 1 (Solid, 2003); inoltre è uscita un’antologia personale dell’Autore, Assurdo virtuale (Perseo Libri ed, 2006), contenente il romanzo breve che dà il titolo al volume e undici racconti.

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