Seguito e fine della breve panoramica sui tentativi della fantascienza di concepire una “alienità assoluta”. 

3. - Solaris,  inevitabilmente

Una specie totalmente aliena dovrebbe esprimersi in un linguaggio per definizione intraducibile. Di fronte a una simile forma di comunicazione, a nulla varrebbero neanche quei comodissimi “traduttori universali” con i quali gli autori di fantascienza si liberano elegantemente, o credono di liberarsi, di un gigantesco problema. In fondo i cosiddetti traduttori altro non sono che “assertori di plausibilità”, ovvero tautologici fanta-gadget che rendono possibile l’impossibile, tramite l’espediente di definirlo in un gergo tecnologico. Perché in realtà l’ET non è solo un rompicapo biologico, è anche un rompicapo linguistico; e si pone pertanto la fatal domanda: un linguaggio alieno traducibile, è davvero alieno? E viceversa. (Vedasi La scienza della fantascienza, di Renato Giovannoli, Bompiani, 1991).

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