Il ‘900 si è rivelato, possiamo dirlo a buon diritto, anche il “secolo della fantascienza”. Al punto che una delle sue icone è stata la figura dell’alieno, creatura (ipotetica) d’altri mondi; quindi per definizione diversa da noi… ma fino a che punto? Una totale diversità non sarebbe concepibile né raccontabile. E forse sarebbe “letterariamente inutile”. Eppure molti autori ci hanno provato…      

1. – Wonder  Aliens

Anni fa, il compianto traduttore e saggista Delio Zinoni scrisse in un suo articolo che l’intera fantascienza ruota attorno all’idea, anzi al sentimento, della “alienità” (Altre forme dell’alieno, in ”Urania”  n. 1229, 17 aprile 1994).
Concordo. Tuttavia io credo che, nonostante innumerevoli descrizioni e rappresentazioni di creature le più isolite d’altri mondi, gli alieni si possano sempre ridurre a trasparenti - quand’anche originali - combinazioni di caratteristiche umane, animali (o di insetti, microbi), di vegetali, perfino di minerali, e anche di forze della natura. D’altronde credo di star enunciando un’ovvietà. Un alienus che sia tale veramente, etimologicamente: quanti ne avremo incontrati nelle nostre letture? Sapreste ricordarne subito uno, due? Ogni nostra rappresentazione è per sua natura antropomorfica e deriva - né potrebbe essere altrimenti - da ciò che già conosciamo, dal conoscibile. Ma il fantastico, la fantascienza, non vogliono ammaliarci con le lusinghe dell’inconoscibile? Un paradosso: proprio la science fiction, madre di tutti gli ET, suo malgrado si rivela incapace di concepire una reale “alienità”…

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