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Ormai la “questione Berlusconi” sta assumendo un aspetto davvero inquietante, mentre prove e controprove e nuove notizie ampliano a dismisura il “fattaccio”. Nonostante le tirate di Ghedini - che fra l’altro avrebbe suggerito con plateale spudoratezza di estendere la proibizione delle intercettazioni telefoniche a prima della data in cui la magistratura incominciò queste indagini! - non esistono i miracoli: lo stesso Pdl riscontra, all’interno delle sue fila, posizioni fermamente dissenzienti, a partire dal Presidente della Camera; e ciò è ovvio: chi avrebbe piacere nel ritrovarsi accomunato, in qualunque modo, a colui che infanga l’immagine del governo (in Italia) e quella dell’Italia (all’estero)? Berlusconi, imperterrito, ora afferma che venderà Certosa: capirai! Come se non potesse spostare i suoi incontri galanti altrove. Dice anche che eliminerà questa “spazzatura” come ha fatto per quella di Napoli. Non so per Napoli, ma “questa” immondizia non sarà mai facile da eliminare: per il semplice fatto che Berlusconi ora è facilmente ricattabile. Da chiunque abbia preso parte ai suoi festini. E difatti, le testimonianze crescono giorno dopo giorno, e i riscontri - a detta dei magistrati - ci sono e aumentano. Ora non può più prendersela neanche con la cosiddetta “sinistra” - spauracchio in verità già di cartone - che lui ha creduto di sventolare credibilmente per anni…

Anche esponenti della cosiddetta “sinistra” infatti risultano implicati nella vicenda, sia pure in modo molto secondario. Ma soprattutto c’è la ferma, inevitabile condanna della Chiesa: anche il Papa sbandiera falce e martello? E basta leggere cosa scrive “Famiglia cristiana”. Si rende conto il premier di quanti cattolici sta perdendo per strada?

Oggi - domenica 21 giugno - su “Repubblica” Scalfari ipotizza le dimissioni di Berlusconi, traendo alcune conseguenze. A me - ultimissimo arrivato e modesto dilettante del giornalismo - sembra inverosimile che B. solo pensi di dimettersi, almeno per ora. Resisterà, negherà, incolperà il solito ”complotto”, finché gli resterà fiato in gola. Forse solo un’azione comune in sede istituzionale - se si riuscirà a portarla avanti - potrebbe sfiduciare Berlusconi. Aprendo peraltro un altro genere di crisi che potrebbe portare, purtroppo, a ulteriori non gradevoli sorprese. 

Parlare di questo argomento è diventato ormai quasi indecoroso: ci vien detto che: 1) si mettono spudoratamente le mani negli affari privati della gente; e che: 2) bisogna pensare alla crisi economica. Ok, è vero che si deve pensare anche alla crisi; quanto ai “fatti privati della gente”, credo che ciò che sta accadendo di privato ormai non abbia assolutamente nulla, a parte poi il fatto che il “privato” della seconda carica dello Stato dovrebbe essere trasparente e di esempio ai cittadini. Esempio positivo. Quello di Berlusconi è anche un esempio. Negativo. Tanto per dire, la Chiesa ha fatto un paragone con De Gasperi…

In tutto questo bailamme, mi sia consentito segnalare l’ineffabile totale assenza del Tg1: sull’argomento Berlusconi ormai ignora al 100%, o glissa, o al massimo ci racconta quattro frottole di puro contorno, e in posizione defilata rispetto ad altre notizie. Sputtanato clamorosamente per questo motivo anche su “Repubblica” (edizione cartacea e sito), il Tg1 prosegue imperterrito e tetragono nel suo giornalismo della censura e nella sua omissione di notizie, roba condannabile specie in una tv di Stato. Altro esempio disgustoso: la vivace protesta, alcuni giorni addietro, dei terremotati abruzzesi dinanzi al palazzo del Governo. Mentre apprendevamo la notizia da più fonti, l’unico Tg a non trattarne è stato… indovinate chi? Il Tg1. I dimostranti si sgolavano per strada e issavano cartelli e bandiere, ma il nostro Tg1 ha mandato in onda un servizio sì riguardante l’Abruzzo, ma incentrato… sulla Casa dello Studente, a L’Aquila. Complimenti: ci vuole comunque una certa fantasia… 

E dunque, ora parliamo anche della crisi economica. Perchè si può ragionare - anzi si deve - di entrambe le cose: crisi Berlusconi e crisi di chi subisce. Domanda primaria ed elementare: quali sarebbero le iniziative che i governi dovrebbero attuare per cercare di abbreviare i tempi bui, rilanciare le attività, sostenere i privati e soprattutto evitare che eventi del genere si ripetano? E una volta individuati questi elementi: a che punto è il mondo? E l’Italia?

Perché finora abbiamo solo assistito a trasferimenti di cifre stratosferiche a banche e grosse aziende. Non sapevamo che ci fosse disponibilità di tali importi megagalattici (non per la gente comune). A noi, invece, e alle piccole e medie iniziative commerciali, poco o niente. Come diceva un comico in tv: “Alle banche iniezioni di denaro; ai privati supposte”.

Non sono un economista, ma da quanto ho inteso e letto in giro gli Stati dovrebbero, per esempio: incoraggiare massicciamente il credito interbancario; garantire i depositi; proibire gli strumenti finanziari che si basano su attività troppo speculative; obbligare le banche a inserire nei loro bilanci menzione dei prodotti finanziari più rischiosi in loro possesso; nazionalizzare alcune banche; proibire le eccessive retribuzioni degli operatori finanziari, finora premiati per aver provocato il collasso; sostenere durevolmente la domanda privata (aumento dei salari minimi, rafforzamento del sindacato, riforma delle tasse sul reddito); sostene i settori industriali in difficoltà; fornire sovvenzioni alle piccole e medie imprese; stabilizzare il mercato immobiliare a prezzi più bassi; attaccare seriamente l’evasione fiscale; ridurre il disavanzo, eccetera.

D’accordo: si fa presto a parlare. Ma intanto nulla (o poco, talora pochissimo) di tutto questo è stato fatto in Italia. Al riguardo, Berlusconi parla solo di finanziamenti alle banche e alle grosse imprese. I privati, le centinaia di migliaia di licenziati, di senza lavoro, lui non li nomina mai. Quanto agli Usa - che ci hanno regalato la crisi - sembra che le cose non vadano meglio. Pare che l’annunciata riforma della regolamentazione dei mercati finanziari statunitensi si stia risolvendo in un fuocherello di paglia.  Si prospetta cioè un ampliamento dei poteri della Federal Reserve (che potremmo definire la prima implicata nelle motivazioni che hanno scatenato la crisi!), e l’”auspicio” che si crei un mercato serio e trasparente per i famigerati “derivati” (di abolirli non se ne parla proprio).

In Europa le cose non vanno meglio. Anche perché non esiste, in Europa e al mondo, un organo politico che abbia il potere di imporre finalmente regole al mercato finanziario. Le lobby (eufemismo per “mafia” legalizzata) non permettono che esista. E’ uno degli aspetti che dimostrano sempre più come la ”democrazia” si mostri debole e stia purtroppo perdendo terreno, insufficiente a parare i colpi di immensi agglomerati finanziari e industriali, in grado di dettare leggi (le proprie) ai governi - nei cui parlamenti siedono anche loro rappresentanti, con tanti saluti al conflitto d’interessi - e all’intero pianeta.   

Il quadro complessivo non è affatto allegro. In tutto questo, dobbiamo sentirci dire che occorre essere ottimisti e che “dobbiamo spendere”. Un invito che ha la delicatezza di un rinoceronte in una cristalleria, in quanto ascoltata da milioni di persone che a metà mese sono già in bolletta.

Comunque io sono d’accordo: se B. mi dà i quattrini spendo tutto, giuro!