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Gentili lettori, stavolta ho il piacere di annunciare l’uscita di un mio nuovo libro: “I suoni del silenzio”, Florestano Ed., Bari 2009, pagg. 89, Euro 12,00. Prefazione di Massimo Del Pizzo. Si tratta di tre racconti fantastici e fantascientifici imperniati sulla musica. I titoli dei racconti: “I suoni del silenzio”; “Sogno di mille laghi”; “La musica è finita”.

[Dal primo risvolto di copertina] - «La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione.

Per queste e altre peculiarità insolite, la musica ha una sua essenza concreta ma enigmatica, che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono in questo libro. Una d’esse ipotizza fantasiosamente l’esistenza d’un altro universo popolato da creature angeliche - i Suoni, per l’appunto - i cui destini sono drammaticamente interconnessi con le vicende umane. Un’altra leggenda ci immerge nei personaggi del pantheon finnico descritto nel Kalevala e ci presenta uno dei suoi massimi cantori, il compositore Jean Sibelius, con la sua misteriosa e mai rinvenuta Ottava sinfonia. La terza ha luogo nell’immediato futuro e si pone un’inverosimile domanda…

 

Cioé se sia davvero infinito il numero dei temi musicali possibili. Paradosso anche questo, che assume nella narrazione valenze metaforiche extramusicali».

 

Fin qui il risvolto di copertina. 

 

Aggiungo che la Florestano, di Roberta Magarelli,  è una giovane e dinamica casa editrice barese, che stampa sia spartiti musicali, sia libri di narrativa e saggistica riguardante la musica (è stata varata anche una collana di narrativa tout court). In più ha un asso nella manica. Infatti questo genere di opere connesse con la musica segue un canale distributivo tutto proprio, per cui i relativi titoli sono presenti - per esempio - nel reparto “musica” dei negozi Feltrinelli. Così è anche per il mio volume: chi volesse cercarlo lo troverà, o potrà richiederlo, nel settore dove fanno mostra di sé spartiti, strumenti musicali e testi sulla musica.

 

I tre racconti non sono inediti, nel senso che sono apparsi qua e là, in anni trascorsi, su pubblicazioni specificamente di fantascienza ormai fuori commercio, salvo trovarli rovistando nel mercato dell’usato. Mi piaceva pertanto l’idea di riunirli, perché sebbene alquanto diversi fra loro (un racconto è fantastico, un altro è fantasy, il terzo è fantascienza), hanno più d’un fil rouge che li apparenta, al punto che il titolo I suoni del silenzio potrebbe essere indifferentemente attribuito a tutti e tre, ma per motivazioni completamente diverse. Poi io amo molto la musica e la fantascienza, e sono anche molto legato ai compositori - realmente esistiti - protagonisti di due dei racconti: Schönberg e Sibelius. Il binomio musica/fantascienza si è sempre rivelato fecondissimo di storie fantascientifiche sulla musica, come pure di musica collegata in varie modalità alla fantascienza. (Al riguardo, rimando gli interessati al lungo saggio sull’argomento Musiche da tutti gli universi, nel mio volume Mi sono perso col cosmo fra le mani, Delosbooks, 2008). 

 

Il brano che segue è la prefazione al libro I suoni del silenzio scritta da Massimo Del Pizzo, con il titolo Il demone della musica:

«Sono convinto che il tesoro della letteratura si nasconda nelle sue forme brevi: frammento poetico, poemetto in prosa, racconto, novella. Chi, come Poe, Baudelaire, Borges, Michaux - per fare solo qualche nome - ha cercato di solidificare la luce della parola, lo ha fatto senza ricorrere al romanzo, ma appunto a quelle che possiamo definire le forme frammentarie della parola scritta.

Certo, queste mie personali riserve non mi impediscono di riconoscere l’importanza oggettiva che la costruzione del romanzo ha avuto nella storia della letteratura.

Al punto, insomma, che riesco perfino ad essere lettore e amico di scrittori di romanzi: Vittorio Catani è tra costoro.

 

Conosco Catani da molti anni e spesso abbiamo ragionato insieme intorno a questi temi e problemi, sia in modo organico e riflettuto, sia con spirito più estemporaneo e leggero, ma non meno appassionato.

Dunque, chi meglio di lui come interlocutore per trattare simili argomenti, essendo egli romanziere ma anche - e soprattutto - autore di novelle e racconti brevi o brevissimi, con una versatilità e creatività che hanno sempre conosciuto successo di critica e di pubblico e meritato ampia ospitalità editoriale, anche all’estero.

Disinvoltamente, Catani attraversa infatti, fin dai primi Anni Sessanta, i confini dei generi narrativi: dal romanzo fantascientifico (Gli universi di Moras) a quello di formazione, quindi di tutt’altro registro narrativo (Per dimenticare Alessia); fino alla autoantologia (L’essenza del futuro) che raccoglie sessantatre testi di vari temi e  lunghezza pubblicati nell’arco di un cinquantennio, non tutti rigorosamente appartenenti al genere. A dimostrazione del fatto che l’autore dispone di una libertà espressiva che non permette – a meno di riduttive classificazioni – di identificarlo unicamente in una categoria.

 

E che Catani ami, se non prediliga, la forma del racconto è dimostrato dai moltissimi testi di apparsi, oltre che su numerosi periodici specializzati, anche sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” e su altri quotidiani e riviste.

I tre racconti musicali  - o “fantamusicali” - che il lettore troverà qui ne sono una ulteriore prova.

Schönberg, Sibelius e Shani sono i protagonisti: pur essendo i primi due personaggi storici e il terzo un personaggio del tutto finzionale, l’immaginario di Catani domina e “amplia” i dati biografici; siamo infatti in un universo tra  il fantastico e l’onirico.

Il multiforme demone della creazione col quale i musicisti devono lottare si rivela in una paradossale frase attribuita a Jean Sibelius, che l’autore riporta in nota al racconto Sogno di mille laghi. Agli ammiratori che gli chiedevano perché non producesse più musica, il vecchio maestro rispondeva infatti: “Oh, ma io continuo a comporre!”

Si misura così la distanza che a volte separa l’artista dagli altri: Schönberg, Sibelius e Shani, ciascuno a suo modo, inventano, oltre a quella che regalano al pubblico, una musica fatta di suoni non più udibili, situata in un universo parallelo, inaccessibile.

In un modo o nell’altro, tutti sono come attraversati da visioni o illuminazioni e si portano dentro un qualche segreto legato alla creatività e alla genialità.

 

La musica, che non sempre è scritta sugli spartiti, ma ci circonda in mille mutevoli forme (dal semplice rumore al canto di uccelli), può essere una espressione durevole del provvisorio, un prodotto del “caso”, ovvero il risultato di complesse architetture armoniche: misteriosa e gentile, imprendibile e sfuggente, facile e incomprensibile, permeabile all’oblio o dura roccia mnesica.

Catani ne insegue i ritmi e gli arcani attraverso le biografie immaginarie di tre artisti e dei loro incubi sonori.

Ora sappiamo, dunque, che l’Ottava sinfonia di Sibelius esiste, ed è “perfetta nel silenzio della sua memoria”». 

 

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[Massimo Del Pizzo insegna Letteratura Francese Moderna e Contemporanea presso la Facoltà di Lingue dell’Università di Bari. Ha pubblicato numerosi saggi e alcune raccolte di racconti brevi, la maggior parte di genere fantastico]. 

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