“Alia. L’arcipelago del fantastico” n. 5, Anglostorie. Ed. CS_Libri, Torino, pag. 143, euro14,00.

E’ disponibile il terzo volume di Alia n. 5 (come noto, ogni uscita di questa testata è triplice), dedicato ad autori del fantastico di lingua anglosassone. Gli altri due volumi (”Alia Italia” e “Alia Sol Levante”, dedicati rispettivamente a scrittori italiani e giapponesi) sono stati pubblicati nello scorso ottobre. Si completa così il quinto numero di questa insolita raccolta antologica annuale, che presenta un ”fantastico” inteso nella sua accezione più ampia, di mole e impegno notevoli per la CS_libri di Torino, ma soprattutto di grande interesse per il lettore.

I volumi di Alia sono reperibili in alcune delle maggiori librerie del nord (per ora), oppure si possono richiedere richiedere direttamente all’editore, tramite la specifica pagina in rete.

La scelta, raccolta e traduzione dei brani di questo volume sono  a cura di Davide Mana, come pure sua è la prefazione; il coordinamento e la revisione dei testi sono di Silvia Treves. Riporto di seguito - come fatto in questo blog per gli altri due tomi del n. 5 - indice e prefazione:

Indice

Che cosa ci si aspetta da noi, di Ted Chiang / Il sentiero del Sole, di Lillian Csernica / Lo spadaccino che non si chiamava Morte, di Ellen Kushner / L’avventura dell’inquilino di Dorset Street, di Michael Moorcock / Barbablù e il bisonte bianco, una storia di Rangergirl, di Tim Pratt / Miss Carstairs e il tritone, di Delia Sherman / Corona, di Carl Schroeder.

- Illustrazioni: Alessandro Bioletti (MoMa KoN), Chiara Negrini, Claudia (ScarletGothica), Suemi Jun.

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Tutto ciò che sai è falso, Prefazione di Davide Mana

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Dopo cinque anni, la compilazione e traduzione del nuovo volume di Alia si sono incagliate su una quantità addirittura sospetta di intoppi: lutti familiari, incidenti, cattiva salute, accidenti informatici…

Ma ora, con buona parte di tutte quelle disavventure alle spalle, siamo pronti a svelare la nuova tessera del mosaico che è ormai diventato Alia – e mentre scrivo queste righe, i pensieri sono già puntati alla prossima antologia.

C’è però ancora qualcosa da fare, prima di balzare verso il futuro.

Dobbiamo rendere giustizia agli autori che compaiono in questo volume, presentandone  la vita, le opere, le peculiarità.

Ellen Kushner è pressocché sconosciuta nel nostro paese, nonostante abbia un profilo decisamente alto negli Stati Uniti dove, parallelamente alla carriera di scrittrice, è anche antologista e presentatrice del proprio programma radiofonico. Ha inoltre inciso dei dischi.

Dal punto di vista letterario, Ellen Kushner è al nucleo di quel sottogenere che viene spesso definito fantasy of manners o - ironicamente, mannerpunk - tanto che sarebbe stata lei a inventare la definizione, poi formalizzata dalla critica ufficiale.

Con fantasy of manners si intende un genere di narrativa di immaginazione più interessata a esplorare le relazioni fra diversi livelli di società immaginarie che non i recessi più oscuri di qualche geografia aliena.

Come riporta Wikipedia:

I protagonisti non affrontano mostri feroci o eserciti invasori, ma i propri vicini ed i propri pari; l’azione ha luogo  all’interno di una società, anziché essere diretta contro forze esterne; è possibile che si combattano dei duelli, ma le armi principali sono spirito e intrigo.

Un “fantasy cortese”, quindi, che attinge più a Wodehouse che a Tolkien, più a Dumas che a Howard, senza dimenticare la vasta produzione inglese dell’ottocento - dalle sorelle Bronte a Dickens.

E se l’antenato ultimo del genere è Mervyn Peake - spesso evocato su queste pagine - il lavoro di Ellen Kushner è considerato la summa del mannerpunk.

Non v’è traccia alcuna di Ellen Kushner nel “Catalogo Vegetti”, ma non è il caso di disperare.

Lo Spadaccino il cui nome non era Morte (The Swordsman whose name was not Death), racconto centrale nello sviluppo della poetica della Kushner, ci è stato regalato dall’autrice, e compare qui di seguito, con tanto di illustrazione.

Delia Sherman si è costruita negli anni una solida reputazione come antologista, partecipando alla produzione di due collezioni essenziali per il fantasy moderno, The Horns of Elfland (con K. Clarke e D.G. Keller) e l’indispensabile The Essential Bordertown (con Terri Windling).

Con Terri Windling ed Ellen Kushner, Delia Sherman è pure fondatrice e membro dell’Endicott Studio – una organizzazione non-profit che dal 1987 si occupa di Arti mitiche, vale a dire quelle opere dell’ingegno umano che siano in qualche modo connesse con l’immaginario mitologico e folklorico.

La Sherman ha frattanto dato alle stampe alcuni romanzi piuttosto interessanti, sia diretti a un pubblico adulto che nella fascia dei cosiddetti “giovani adulti”, e solitamente classificati come fantasy of manners, e ha avviato il cosiddetto “movimento interstiziale”.

Per “arte interstiziale” si definiscono quelle produzioni che apertamente sfidano la classificazione generica - non tanto trascendendo il genere (come nel caso del new weird) bensì presentando elementi che potrebbero permetterne la classificazione in molte caselle diverse.

Il lavoro della Sherman è stato finora poco rappresentato in Italia.

La novella La signorina Carstairs e l’uomo pesce (Miss Carstarsi and the merman) ha visto le stampe quindici anni or sono, nel nostro Paese, in un “Urania Fantasy” ormai dimenticato.

Viene riproposto in questa sede, in una nuova traduzione – come come Miss Carstairs e il tritone.

La traduzione non ha ovviamente la pretesa di essere “migliore”, ma semplicemente diversa.

Ted Chiang (classe 1967) proviene dall’industria del software ed è maledettamente in gamba.

No, davvero, è uno di quegli autori tanto maledettamente in gamba che ti fanno andar via la voglia di scrivere.

Perché non sarai mai in gamba come Ted Chiang.

OK, mi dicono allora i miei amici, quanto sarà in gamba ’sto tizio?

Ah!

Volete un’idea di quanto sia in gamba Ted Chiang?

Ted Chiang lo è abbastanza da allineare sul proprio scaffale 4 premi Nebula, due premi Hugo, un John W. Campbell Award, un Theodore Sturgeon Memorial Award, un Sideways Award e un Locus Award per la sua produzione.

Che si limita, al momento, a dieci racconti brevi.

Fate voi due conti…

Ted Chiang è abbastanza in gamba da aver rinunciato alla candidatura a un Hugo perché la storia nominata per il premio, pubblicata di fretta, non era conforme ai suoi standard qualitativi.

Ted Chiang è abbastanza in gamba da pubblicare i propri racconti su “Nature”.

Di più - Ted Chiang è talmente in gamba che persino in Italia ce ne siamo accorti, ed i lettori italiani hanno avuto modo di leggere:

- La Torre di Babilonia (tre volte da Mondadori)

- La storia della tua vita (una volta da Nord ed una da Mondadori)

- L’Inferno è l’assenza di Dio (Nord)

- Settantadue Lettere (Mondadori)

Più recentemente, otto racconti dell’autore sono stati pubblicati in un volume intitolato Storia della tua vita (Stampa Alternativa).

Per il piacere dei suoi affezionati lettori - e ancora di più per il piacere dei lettori che non l’hanno mai conosciuto - Ted Chiang ci ha concesso i diritti di pubblicazione sul suo racconto comparso su “Nature”.

Si intitola Cosa ci si aspetta da noi (What’s expected of us).

Il manuale per autori di fantascienza della collana Complete Idiot’s Guide, scritto a quattro mani dal solito Cory Doctorow e da Karl Schroeder, è fuori stampa da anni e una copia usata riesce a scucire anche un centinaio di euro su eBay.

Si tratta di un buon volume, con un sacco di buone idee, e sarebbe davvero bello se venisse ristampato.

Canadese, classe 1962, Karl Schroeder conduce una doppia vita - autore di fantascienza ed educatore in campo ambientale.

Pubblica narrativa con Tor Books e ha all’attivo alcuni romanzi eccellenti, a cominciare dal titolo d’esordio, quel Ventus che accoppia space opera vecchia maniera e tecnologie di punta dell’ultima ora, in una miscela divertente, con parecchie buone trovate.

Ventus è scaricabile gratis sul sito dell’autore, o acquistabile in formato cartaceo.

Più recentemente, Schroeder ha avviato una fortunata serie di fantascienza avventurosa e hi-tech, tre romanzi collettivamente conosciuti come I libri di Virga.

Ingegneria a scala stellare, pirati spaziali, equilibrismi gravitazionali…

Schroeder non ha paura di essere innovativo.

Non ha paura di pensare in grande.

Scrive anche fantasy, ma pare che pochi gliela filino (o così sostiene lui).

Ventus è stato recentemente tradotto in francese.

In Italia, invece, stando al “Catalogo Vegetti”, Schroeder è stato ampiamente e bellamente ignorato dagli editori con una conseguente perdita da parte dei lettori - che non sanno cosa si perdono.

Un peccato.

Fortunatamente, Karl Schroeder ha regalato al nostro progetto un racconto breve e crudele. Si intitola Corona (Halo), ed esce in traduzione in contemporanea con un’edizione in Brasile.

È un mondo piccolo – ed è la storia di un piccolo mondo.

Diplomato del prestigioso Clarion Workshop, il californiano Tim Pratt (classe 1976) appartiene all’ultimissima generazione di autori di narrativa fantastica.
Narratore, saggista e poeta, ha esordito con un corpus di racconti oggi etichettati come new weird e dimostra anche nella propria narrativa lunga una tranquilla irriverenza per le barriere di genere.
Il suo romanzo più noto, The Strange Adventures of Rangergirl (2005), nominato per il Mythopoetic Award e vincitore del premio della critica di Romatic Times come miglior romanzo, è un fantasy contemporaneo con elementi vagamente lovecraftiani, ma è anche un western.
I racconti riuniti in Little Gods e Hart & Boot & Other Stories sono ugualmente di difficile classificazione.
Sempre nel 2005, il suo poema lungo Soul Searching ha vito il Rhysling Award.
Pratt è stato stato finalista del Campbell Award e nominato al Nebula per la sua narrativa breve.

Nel campo della letteratura fantastica c’è un nuovo, entusiasmante gruppo di giovani scrittori pronti a portarci in nuove affascinanti direzioni.
Tim Pratt è fra i migliori di loro. Le sue storie mi hanno commossa, incantata, spaventata… e mi lasciano sempre col desiderio di leggerne ancora. [Terri Windling].

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La forza di Pratt si concentra nella narrativa fluente, senza barocchismi inutili, e nella felicità ed originalià delle invenzioni. Considerata la giovane età, il californiano promette molti anni di liete sorprese per gli appassionati di fantastico.

Stando al “Catalogo Vegetti”, anche di questo giovane autore nulla era tuttavia disponibile nella nostra lingua.
Finora.
Barbablù e il Bisonte Bianco, un racconto della serie Rangergirl che Tim Pratt ha amichevolmente donato alla nostra antologia, si svolge nell’immaginario della protagonista del romanzo The Strange Adventures of Rangergirl – è quindi un racconto fantastico narrato all’interno di un universo fantastico.

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Quello della californiana Lillian Csernica è un altro nome sconosciuto nel nostro paese, nonostante l’autrice abbia iniziato a pubblicare nel 1993.

Fra i suoi autori preferiti, la Csernica cita Ray Bradbury, Harlan Ellison, Tanith Lee e Terry Pratchett, ma i lettori potrebbero essere tratti in inganno – e ravvisare piuttosto una certa influenza di Ursula Le Guin in certe storie pubblicate dall’autrice americana.

Ma se il prodotto appare affine, le origini sono diverse; e sebbene possieda certamente un arsenale etno-antropologico di tutto rispetto, l’opera di Lillian Csernica appare informata da una vena di spiritualità cristiana difficilmente reperibile nei lavori della LeGuin.

Oltre alla produzione narrativa fantastica, Lillian Csernica è anche autrice di numerosi lavori critici e divulgativi nel campo della narrativa di genere, e ha recentemente pubblicato un romanzo storico-avventuroso, riscuotendo un certo successo.

La storia che Lillian Csernica ha regalato ad Alia si intitola Il Sentiero del Sole (The Path of the Sun).

Ed è diversa da ciò che avete già letto.

E poi c’è Michael Moorcock.

Autore che è ormai impossibile ricondurre a un solo genere, essere umano che si può solo definire straordinario.

Scrittore.

Sceneggiatore.

Epistolarista.

Musicista.

Polemista.

Ci sono ancora alcune cose che mi causano un ingenuo senso di shock tutte le volte che le sperimento: un rituale religioso nel quale le pratiche superstiziose del Medioevo vengono ripetute senza apparente senso di incongruità da parte dei partecipanti; un grasso burocrate sovietico che pontifica sulla decadenza borghese; un radicale che tesse le lodi di Heinlein. [Michael Moorcock – Starship Stormtroopers, 1978]

Sherlock Holmes e il Caso dell’Inquilino di Dorset Street è un falso meraviglioso, una copia quasi indistinguibile dall’originale della mano di Arthur Conan Doyle.

Holmes e Watson brillano come raramente hanno fatto sulle pagine cucinate da altri scrittori – sorge addirittura la possibilità che Watson non sia poi tanto sciocco quanto lo si dipinge.

I due protagonisti sono profondamente partecipi del loro tempo.

Sono vivi come raramente ci è capitato di vederli.

Personaggio da sempre contiguo con il fantastico, Holmes nelle mani di Moorcock non si riduce al pastiche o alla parodia. Niente ometti verdi o draghi o vampiri al cospetto del Grande Investigatore, niente gimmick un po’ volgarotti e scontati per trascinare Holmes e Watson urlanti nell’ambito di un genere o di uno stile.

La storia che si svolge – anche – in Dorset Street, è quanto di più mondano, concreto, realistico, si possa immaginare.

O forse no?

E questo è quanto, mi pare.

C’è un tema comune?

C’è un’idea dominante, in queste pagine?

Tutte le storie che state per leggere hanno a che fare con l’inganno, la mistificazione, la manipolazione della realtà.

Il vero e il falso. Il reale e l’irreale.

Anche, tutte le storie che state per leggere hanno una solida etica a sottendere la narrativa. Può essere un’etica perduta, un’etica ritrovata o un’etica riaffermata, ma è sempre presente.

Non possiamo che augurare a questo punto buona lettura, e ringraziare ancora una volta i nostri autori, i nostri complici, i nostri supporter.

E un pensiero speciale, in questa sede, a Robert Silverberg.

…Lui sa perché.

Davide Mana, Torino/Asti, febbraio 2009.

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