.

Oggi trovo in edicola il n. 1 dell’edizione italiana del mensile statunitense “Wired” (ed. Condé Nast): 240 coloratissime patinatissime pagine imbottite di pubblicità; euro 4. Di questa famosa testata lessi per la prima volta nel 1997 nel volume di Mark Dery Velocità di fuga. Cyberculture di fine Millennio. “Wired” (parola traducibile con “cablato”) fu fondata a San Francisco, California, nel 1993 dallo statunitense di origine italiana Louis Rossetto, con la collaborazione di altri personaggi tra cui Nicholas Negroponte, del MIT Media Lab. Il magazine si occupava delle nuove tecnologie - specie quelle concernenti le telecomunicazioni - e del loro impatto sulla cultura, l’economia, la politica, ispirandosi dichiaratamente alle idee del sociologo e teorico dei media Marshall McLuhan. Fu subito un grande successo perché testata viva, originale, innovativa. “Il mondo dei visionari tecnologici, la controcultura informatica, i cavalieri elettronici, le menti creative di una società in rapidissima evoluzione trovavano uno specchio in cui riflettersi”: frasi senz’altro da sottoscrivere. Vi collaborarono anche massimi nomi della fantascienza: il primo fascicolo dedicava la copertina a Bruce Sterling; e vi scrivevano William Gibson e Rudy Rucker e tanti altri.

Fra i collaboratori di questo primo, patinato fascicolo risaltano, fra numerosi altri, i nomi dell’architetto Gianni Biondillo, di Luca Sofri, Silvia Ballestra, il noto futurologo Vito Di Bari, lo scrittore e ricercatore Matteo Bittanti, il notissimo ai cyberpunk Raf Valvola (già fondatore dell’editrice ShaKe), il dj Linus, il filosofo Maurizio Ferraris… L’elenco completo sarebbe lungo. Fra gli articoli, anzitutto una “breve storia” del “Wired” originale; un servizio su Echelon (che fine ha fatto il Grande Orecchio?); vivere fino a 120 anni; una lista dei Supereroi più popolari; i supercomputer più veloci del mondo; le “nuove” professioni; l’evoluzione della videosorveglianza; David Byrne; recensioni, sport, nuove tecnologie; un’intervita alla Levi Montalcini di Paolo Giordano, scrittore sull’onda del successo con i suoi “numeri primi”. Nell’Editoriale il direttore Riccardo Luna scrive fra l’altro:

“…Oggi “Wired” torna a casa, in Italia, per raccontare la vostra passione per il futuro (…) Può sembrare folle parlare di innovazione in questo Paese, adesso. Ma se non ci fossero italiani innovatori nonostante questo Paese, noi non saremmo arrivati fin qui (…) Ogni mese “Wired” sarà una fonte di energia rinnovabile alimentata dalla passione delle vostre storie (…) Non so se un giornale da solo possa cambiare il mondo, ma se oggi gli Usa hanno il primo presidente wired della storia, forse è anche perché nel 1993 lì nacque un magazine che fece diventare cultura diffusa questi valori (…) Adesso tocca a noi (…) Rossetto mi ha mandato una bella lettera piena di consigli. Finisce così: «Thanks for being curious (…) As I said yesterday, the appearance of your Wired Italia is a dream for me, un sogno».

I tempi sono “molto” cambiati rispetto a quelli che videro la nascita della rivista. Eppure non sono cambiate le speranze, anzi: oggi di speranze viviamo.

Tanti auguri “Wired”, Italia.