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Delosbooks vara “UniversiTy“, collana il cui nome coniuga l’universo accademico con gli innumerevoli universi della science fiction pubblicando tesi di laurea attinenti alla fantascienza. Il primo volume è L’Europa e gli alieni. Sogni e incubi dell’età moderna, di Silvestro Ferrara: un sorprendente viaggio in tre secoli di alienità, alla ricerca delle radici e dei significati del “diverso”. Qui di seguito si riporta la Prefazione di Vittorio Catani, curatore della collana.

Nonostante i suoi cinquantasei anni di vita ufficiali – se si vuole assumere quale data di nascita la creazione della collana mondadoriana Urania – la fantascienza in Italia non ha mai conquistato uno status unanimemente riconosciuto, ciò che è accaduto invece per altri generi quali il “giallo” o il “noir”, il “rosa” e così via. Esistono tuttora, benché in decrescente minoranza, sacche di ostinato rifiuto se non disprezzo nei confronti della science fiction in generale. Ne sanno qualcosa gli addetti ai lavori, che non di rado vivono questi momenti sulla loro pelle. Sorprende anche constatare come l’atteggiamento non distingua tra fasce culturali. Il che appare quanto meno strano, se si pensa che la fantascienza è da tempo un fenomeno di costume, oltre che di cultura. C’è fantascienza non solo in libri, film, tv e fumetti, ma anche nel teatro, nei videogame, nella musica pop, rock, metal; nell’opera lirica, nel balletto, negli spot pubblicitari, nei videoclip musicali. Di più: ne è piena la nostra vita quotidiana.

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Numerose parole ed espressioni, nonché nomi e luoghi inventati dagli autori del genere, si sono insinuati – quasi in sordina – nel linguaggio corrente e nell’immaginario: robot, astronave, cyberspazio, alieno, trekkista, marziano, ET, iperspazio, kryptonite, “più veloce della luce”, “guerre stellari”, Frankenstein, dottor Spock…

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E meno male che operatori culturali di rilievo, da tempo e a vario titolo, hanno preso interesse alla nostra narrativa. Già negli anni Sessanta, intellettuali (così si chiamavano allora) quali Gillo Dorfles, Umberto Eco, Luce d’Eramo, Sergio Solmi, Fruttero e Lucentini, avevano formulato analisi e circostanziati pareri positivi sulla narrativa in oggetto. Tuttavia queste dotte incursioni venivano considerate bizzarrie, condiscendenti digressioni, snobismi.

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E’ soprattutto dalla metà degli anni Settanta che la fantascienza, dapprima timidamente, diviene oggetto di sistematici e approfonditi studi storico-critici da parte del cosiddetto establishment nostrano, mondo accademico incluso; il che peraltro si verificava da tempo negli Usa, in Canada, Inghilterra, Francia. In Italia un precursore era stato Lino Aldani con il suo fondamentale saggio La fantascienza, del 1962. E tuttavia l’insieme, resti ben chiaro, rimaneva confinato in una ristrettissima cerchia di specialisti.

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L’idea di varare una collana di saggistica che utilizzasse tesi di laurea italiane di fantascienza fu realizzata per la prima volta dall’Editrice Nord, di Gianfranco Viviani. Eravamo ormai nel 1977 allorché venne pubblicato il primo volume della nuova collana S.F. – Saggi intitolato Ieri, il futuro. Origini e sviluppo della fantascienza inglese, di Gianni Montanari, con una prefazione di Valerio Fissore. Seguiva alcuni mesi dopo Le frontiere dell’ignoto. Vent’anni di fantascienza italiana, di Vittorio Curtoni, con prefazione di Carlo Pagetti. Nella sua Premessa al testo, Curtoni scriveva fra l’altro: “…Sono certo di un fatto: il mio è un libro importante (…) non perché sia bello o intelligente o magari geniale (…) ma per il semplicissimo motivo che è il primo saggio dedicato alla fantascienza italiana. Ancora oggi siamo qui a discutere se essa esista, se abbia dei meriti, se possegga qualche suo peculiare carattere che la distingua dalla predominante produzione straniera: ebbene, io rispondo di sì a tutte le domande, e porto precisi incontestabili lampanti fatti a giustificazione delle mie asserzioni”.

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Inevitabile notare come, a un trentennio da allora, oggi si continui a discutere su certi argomenti… Purtroppo il libro di Curtoni segnò anche la fine della collana. Questioni di puro mercato, ovviamente. L’Editore aveva coraggiosamente osato, ma i tempi – o meglio i lettori italiani – non erano evidentemente maturi. O interessati. Un vero peccato, anche se l’evento negativo era in perfetta linea con il contesto culturale.

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La saggistica di fantascienza ha tuttavia vissuto, in Italia, una breve epoca d’oro durata poco più d’un decennio, fra la fine dei ’70 e gli anni ’80. Ci riferiamo sempre a un’editoria di nicchia. In quel periodo apparvero numerosi volumi e moltissimi articoli di saggisti italiani e d’Oltreoceano. Un fervore di iniziative nato anche sulla scia del Sessantotto che avviò finalmente una discussione seria e approfondita da parte di nostri docenti universitari, traduttori, prefatori, curatori, esperti del ramo, appassionati, lettori. Parte essenziale vi ebbero alcune riviste amatoriali sulle quali apparivano firme che avrebbero poi contribuito a scrivere la storia minima della critica di fantascienza in Italia. Ma l’avvento degli Ottanta portò un altro mutamento nella società - il famoso “riflusso” – che in breve congelò e distrusse buona parte delle attività, non solo culturali. Riviste e rivistine di fantascienza chiusero i battenti; la saggistica sparì completamente o quasi, e comunque letta da pochissimi.

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Solo in tempi recenti è riapparso qualche sporadico testo sull’argomento.

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Ma la fantascienza continuava a scavare in profondità, perché in Italia tesi di laurea sull’argomento, su suoi aspetti specifici o tangenziali, si sono intanto moltiplicate, specie nell’ultimo decennio. Basta esplorare in rete per incontrarne dozzine. Sono nati siti che consentono, a pagamento, la lettura dei testi completi. Esistono piccole (a volte neanche tanto) case specializzate in edizioni cartacee di materiali universitari: fra cui tesi di fantascienza. Come pure numerosi sono i convegni accademici, talora di risonanza, su momenti della science fiction o su alcuni scrittori (numerosissime le iniziative riguardanti Philip K. Dick). Spesso gli atti del convegno vengono pubblicati. Si è giunti – sembrava impossibile – a discutere tesi su scrittori italiani di fantascienza. Un esempio: Vittorio Curtoni, Retrofuturo. Una raccolta insolita nella fantascienza italiana, laureanda Chiara Orlandi, relatrice la professoressa Giuliana Nuvoli (Università dagli Studi di Milano, 2005). Queste iniziative si sono diffuse e coinvolgono ormai atenei di tutta Italia: Milano, Torino, Trieste, Sassari, Roma, Napoli, Bari, Catania…

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E’ pertanto per me un onore presentare ai lettori la nuova collana dell’editrice Delosbooks, UniversiTy: un nome nel quale l’universo accademico si fonde, per l’appunto, con gli innumerevoli universi della fantascienza. L’esordio propone una singolare tesi discussa presso l’Ateneo di Bari il 30 giugno 2008 dal laureando Silvestro Ferrara, relatrice la professoressa Antonia Acciani. “Singolare” in quanto l’opera, imperniata sulla figura dell’alieno, è una ricerca – attraverso testi noti o dimenticati, scritti nell’arco di trecento anni – volta a individuare come quando e perché questa ipotetica creatura antica di secoli, carica di simbologie, giunge ad acquisire una connotazione negativa.

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Silvestro Ferrara è un giovane ventiquattrenne nato a Taranto. Dopo la maturità scientifica e una laurea in Lettere ha conseguito la laurea magistrale in Filologia Moderna con la tesi che presentiamo; il tutto sempre con i massimi voti. Prima di scegliere l’argomento della sua seconda laurea, Ferrara non aveva mai avuto occasione di accostarsi alla narrativa di fantascienza: oggi dichiara che non immaginava quanto l’argomento potesse rivelarsi variegato, profondo, stimolante. Il risultato è un testo originale nell’impostazione e coinvolgente nell’esposizione. La tesi è preceduta da una breve Introduzione dell’autore che riveste notevole interesse, in quanto esprime l’impatto d’un giovane con il mondo della fantascienza, che in qualche modo appare cosa d’altri tempi…

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