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“[...] Pensare di liquidare in modo co­sì banale il problema di Dio con una pub­blicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede. La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose. Un gruppo di auti­sti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, esse­re uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di of­fendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia del­l’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan. Non c’è da essere per forza dei cri­stiani, non c’è da essere dei credenti per misurare la miseria di quella iniziativa. C’è solo da avere un senso di dignità [...]” (Firmato: Davide Rondoni, L’Avvenire, 17 gennaio 2009).

L’articolo di Rondoni continua su questo tono. Certamente ognuno ha diritto a dire la sua. Purtroppo certe frasi sono pesanti, e andrebbero anche supportate da qualcosa di più che non una violenza verbale gratuita che include insulti, disprezzo, ignoranza, presunzione di possedere la Verità assoluta, totale assenza di dialogo, totale incompetenza sull’argomento oggetto del vituperio. Pertanto mi permetto di definire tale atteggiamento con la parola “fascistoide”, perché questo genere di scrittura ricorda da vicino quella usata nel “ventennio” contro i dissenzienti, per esempio contro Arturo Toscanini, allorché il Maestro si rifiutò di far suonare dall’orchestra l’inno Giovinezza all’inizio d’un concerto. Questo è giornalismo? Evidentemente Rondoni, con tutto il rispetto, è una persona estremamente superficiale, che degli atei non sa e non vuol sapere assolutamente e decisamente nulla. Non solo: Rondoni è una persona che sa odiare e detestare il diverso, colui che non la pensa a suo modo; il che è l’antitesi di ogni straccio di democrazia.

E’ una persona che ha delle idee, ma solo le sue, e in esse si crogiola perché le idee degli altri non contano, sono sterco. Insomma: Rondoni va pubblicizzato, diffuso e additato, ma come esempio da evitare con cura. D’altronde il suo scritto si giudica da sé, pieno - lo anticipavo sopra - di banalità, ignoranza ed errori: l’UAAR non è una “sedicente unione”; ”idolatra” non è sinomimo di “ateo” (parola, fra l’altro, che neanche esisteva al tempo delle Sacre Scritture). Ma per Rondoni, c’è da immaginare, gli atei mangiano i bambini, non pensano, sono degli amorali, delinquenti eccetera. Scatta subito, in Rondoni, l’assimilazione (ormai immancabile) al “comunismo” e perfino al nazismo. Insomma tutta la solfa decrepita, bigotta e offensiva che speravamo fosse stata sepolta per sempre dal vivere civile ma che, dobbiamo ammettere, torna a circolare.

Gli atei? Hanno all’occhiello anch’essi fior di scienziati, scrittori, filosofi, di primissima categoria e che hanno contribuito lucidamente alla storia del pensiero umano. Forse Rondoni non li ha mai sentiti nominare o li ha freudianamente rimossi. Sarebbe come se io dicessi che la Chiesa è ed è sempre stata esclusivamente un covo di inquisitori, pedofili, torturatori alla Cortés e Pizarro; o di coloro che bruciavavo in piazza gli eretici e le streghe; o dei preti e papi che hanno combattuto guerre e ucciso; o appoggiato regimi totalitari, come in Spagna e Italia nel secolo scorso. Con la bella differenza che tutti costoro sono e sono stati emissari diretti della Chiesa, mentre l’ateismo non è mai stato il braccio di un potere, ma solo un modo di pensare.

Sono 2000 anni che la Chiesa si fa pubblicità in tutti i modi. Senza aver mai potuto portare uno straccio di dimostrazione di quanto afferma - altrimenti non esisterebbero sul pianeta decine di milioni di atei - è riuscita a permeare di sé buona parte della società. Ha un suo Stato; crocifissi nelle scuole e nelle caserme, agevolazioni dallo Stato italiano quali l’8 per mille o l’ICI, proprietà d’una cospicua percentuale degli immobili storici in Italia, padrona di scuole e convitti che gestisce a suo modo; sempre più presente e pressante nella vita quotidiana e politica; assiduamente in prima pagina dei Tg televisivi… e ancora non è soddisfatta. Vuole imporre (come si impone tuttora il battesimo) il suo verbo - per gli atei pura superstizione - la sua etica, la sua filosofia al resto dell’universo. E i suoi seguaci ora si sono subito gonfiati di stizza, veleno, prepotenza, sarcasmo… perché?

Risposta: perché per la prima volta (forse) nella storia, gli atei - una vastissima minoranza finora silenziosa - hanno avuto l’idea di venire allo scoperto. Subito stroncati dai taleban di turno. In Italia, ovviamente: in altri Paesi gli “ateobus” hanno funzionato. Paesi evidentemente a molto minor tasso di malinteso “politically correct” o forse di oscurantismo. Il che fa scendere di un gradino l’Italia, ancora più in basso.

Siamo a un ulteriore luminoso esempio tramite il quale la religione cattolica mostra la vera natura del suo Dna fondamentalista, proseguendo nella sistematica violazione della libertà di pensiero, democrazia, laicità dello Stato, mentre predica bontà pace e tolleranza.

I rondoni sono volati anche sull’ateobus. Abbiamo visto cosa vi hanno lasciato.

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