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Studenti in rivolta, cavalcare la tigre, infiltrati, mediocrità dei media e di chi ne frequenta le scene.

Naturalmente ciò che sta accadendo provoca un’altra grande “bolla”… di bla-bla. Provvisoriamente, da notare fra l’altro e rapidamente che:

- gli studenti (quelli intervistati) nella maggior parte tengono a dichiarare di non appartenere a nessun gruppo politico né ai centri sociali;

- Il “dialogo” della ministra o ministressa Gelmini si è risolto in un: “No”;

- Berlusconi non sapeva che solo il Rettore può autorizzare l’ingresso della polizia nelle università;

- i “gruppi di facinorosi”, a quanto visto dai filmati, si riducono a un solo gruppo; questi “facinorosi” intendevano entrare nei locali della  mostra cinematografica (Roma) per esibire uno striscione e in parte ci sono riusciti. Uno spezzone di video di pochi secondi, mandato in onda dalla Rai, mostra le forze dell’ordine che manganellano ragazzi in prima linea;

- i politici, specie del Pdl ma non solo, anziche’ controbattere le motivazioni di chi sciopera, o commentare le lezioni all’aperto, si affannano a recitare la solita orazione imparata a memoria da anni (alle esibizioni dei Cicchitto basterebbe sostituire un cartello con la dicitura: VEDI IERI) e a dichiarare che non si devono ledere i diritti di chi vuole frequentare le università;

- in un secondo momento, la tv di Stato ha raccolto anche interviste da parte di questi giovani che non aderiscono allo sciopero. Personalmente ho visto una sola intervista: uno studente vestito di tutto punto, con un elegante e costoso completo, giacca e cravatta; mi ha ricordato tanto gli sfegatati sostenitori del Berluska che sfilarono qui a Bari in occasione della sua venuta, nella sua precedente legislatura;

- si vuol far passare per “democratica”, e quindi da rispettare, l’azione di crumiraggio dei lungimiranti che “non vogliamo saperne di politica” o “noi entriamo perché ci importa soltanto studiare”;

- evidentemente a queste persone non frega nulla se scuola, università e tutto il resto miglioreranno, migliorando anche la nostre vite, o sprofonderanno, trascinandoci tutti nella fogna. Insomma: cittadini che hanno maturato un invidiabile qualunquismo in stile Mediaset. E noialtri dovremmo democraticamente rispettare le “posizioni” del vuoto pneumatico;

- emerge, dai politici e dai più eterogenei convenuti negli eleganti salotti tv,  un altro fenomeno che fa cadere le braccia: la demonizzazione (nel 2008!) del Sessantotto (va’ a vedere poi chi di loro l’ha vissuto o lo conosce);

- emerge anche qualcosa di molto più preoccupante. Il 31 ottobre il Governo diffonde la notizia che picchiatori neofascisti con spranghe tricolori, cinghie, catene caricati su un camioncino in piazza il giorno 29, secondo un piano ben preciso, sono stati aggrediti dagli studenti.  Siamo alle solite. Conosciamo già queste ridicole ma pericolosissime bugie di Stato: grazie a Dio ricordiamo sia gli anni Settanta, l’ineffabile Kossiga, o (più di recente) il G8 di Genova, la Diaz, Bolzaneto. Alcuni media non hanno abboccato all’amo. Altri invece, i più, si attaccano pavidamente e convenientemente al carro di Stato. Siamo all’emergenza democratica: chi non si adegua alla versione ufficiale è sistematicamente insultato, deriso, accusato d’essere un facinoroso, un bugiardo, un “comunista”, “di sinistra”, “sessantottino”. Queste ultime parole ed espressioni sono all’improvviso diventate parolacce, crimini, nel silenzioso qualunquismo generale: gli stessi politici ex di sinistra evitano accuratamente d’essere accomunati alla triste genìa. Ebbene: io non posso definirmi comunista, ma apprezzo i comunisti italiani per il loro enorme apporto di democrazia alla nazione, a partire da una Costituzione che altrove ci invidiano, per finire ai sindacati, che specie negli anni del boom contribuirono ad ottenere una preziosa redistribuzione delle ricchezze senza la quale oggi saremmo un paese di tipo sudamericano. Né posso definirmi sessantottino: ma amo svisceratamente quella irripetibile stagione creativa e liberatrice. Infine sono “di sinistra”: e me ne vanto, lanciando un cambronniano “Merde!” ai beceri parrucconi-cariatidi parlamentari e ai loro pappagallini televisivi;

- conclusione (provvisoria): è vero che bisognerebbe riformare l’università e tutta la scuola. A sentir parlare e straparlare in tv, sembra che la scuola pochissimi l’abbiano frequentata.