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Non permetterò che neanche un cittadino perda 1 euro dei suoi depositi…”

Il nostro Premier promette e si fa “garante” dei “depositi” dei cittadini italiani. Ma che vuol dire quella frase rimbalzata su tutte le televisioni?
Secondo me non significa praticamente nulla.
Anzi preoccupa.
Anzitutto, cosa si intende per “depositi”? Se si intende “conti correnti”, al momento non abbiamo in Italia - per fortuna, ma paradossalmente grazie anche alla arretratezza del nostro sistema economico/finanziario - situazioni tali da far temere casi del tipo Lehman e altri. I “depositi” come liquidita’ nei conti correnti sono qui da noi - almeno allo stato attuale - lontani dalla mischia.

Se invece per “depositi” si intende (impropriamente) denaro depositato in banca per investimenti in titoli e fondi, la questione e’ molto diversa. Ma occorrerebbe fare chiarezza su questo punto, che rimane (volutamente?) oscuro.
In realta’ i cittadini italiani, “ogni” cittadino italiano, sta già perdendo e non da ora. Provate a chiederlo a chi ha stipulato un mutuo e si ritrova rate di 1500 euro mentre inizialmente pagava quasi la metà. Una rata che assorbe l’intero stipendio d’una famiglia. O chiedete a chi abbia investito ingenuamente (ma con fraudolenza da parte dei proponenti) in titoli che erano già carta straccia.
Non solo. Domandate anche a quei Comuni italiani (e sono migliaia, non tre o quattro) che credendo di fare bella figura, con plateale incompetenza (e sempre con fraudolenza dei proponenti) hanno contratto prestiti a rimborsi pluridecennali, con una perdita secca iniziale mascherata (di cui si sono - forse - accorti dopo) e in piu’ ritrovandosi oggi, a loro volta, con carta straccia in mano e debiti ingestibili.
Chi paghera’ - e sta pagando - le rate di quei debiti? Non siamo sempre al famoso “cittadino”? Anzi, qui pagheranno anche figli e nipoti, a loro volta “cittadini”. Abbiamo assunto (spalmato, si dice ora) debiti per conto dei nostri posteri senza che essi abbiano firmato alcuna cambiale.    
Ancora: la svalutazione galoppante chi la paga?
E i rialzi dei prezzi manovrati dagli sciacalli del momento, mentre le cosiddette autorità preposte stanno a guardare - come hanno sempre fatto - o addirittura latitano?
Perche’ di tutto questo non si parla, almeno a livello ufficiale. Se ne accenna in qualche trasmissione tv, ma non sappiamo ancora per quanto. 
E non e’ neanche vero che il perfido capitalismo stia cantando in grande stile il proprio requiem. Com’era previsto nei testi di economisti oggi boicottati o additati al pubblico ludibrio, il capitalismo non sta che applicando al meglio le sue regole implacabili che prevedono picchi di benessere e picchi di crisi o sprofondamenti. Magari sempre piu’ alti o sempre piu’ in basso. Infatti oggi siamo al massimo sprofondamento del capitalismo terrestre. Su Marte non sappiamo. 

L’altra sera durante la trasmissione tv “Ballarò” l’economista statunitense & falco di professione Edward Luttwak ha dichiarato piu’ volte che, in tutto questo bailamme, “saranno solo i ricchi a rimetterci”. E’ necessaria una bella faccia tosta per uscirsene con queste parole mentre milioni di persone si ritrovano di colpo sul lastrico, proprio a partire dagli Usa, e c’è da chiedersi perché si spenda denaro pubblico per ascoltare il parere di gente simile.

La verità è che davanti e fenomeni del genere non possono più granché né economisti né politici né presidenti del consiglio. Le variabili sono divenute troppe, la forza d’urto è incontenibile, i rimedi sono palliativi. Non siamo più all’economia di 20 o 30 anni fa, né tanto meno a quella del ‘29. Lavoro, finanza, mercati, tecnologie, hanno grandezze e complessità inedite mentre gli uomini di stato hanno perso il controllo d’un meccanismo che essi stessi hanno voluto ”globale”.

Comunque calma ragazzi, e’ uno dei cicli periodici del Capitale, solo che il vulcano è più imbestialito del solito e non se ne vede la fine a dispetto di quanto blaterano gli addetti ai lavori dall’agosto 2007, data d’avvio del caos. E’ un fenomeno periodico, così come sappiamo che prima o poi il anche Vesuvio tornerà a vomitare seppellendo migliaia di persone incaute o ignare, oppure come il Big One distruggera’ interi agglomerati urbani. Una certezza emerge, la nuova “redistribuzione della povertà”: i poveri stanno diventando ancora piu’ poveri se possibile, i “benestanti” diventano indigenti, i vecchietti pensionati rubano nei supermercati, qualche riccone perderà un po’ dei suoi stramiliardi ma tutto sommato resterà a galla, e le macerie saranno più ingombranti che in passato.

Ma la vita - se vita è questa - ripartira’. In attesa della prossima eruzione.