L’ultimo uomo della Terra

Recentemente mi è capitato di vedere un film che da tempo avevo registrato da Fuori Orario su Rai3 e che per mancanza di tempo non avevo ancora visto. Il film è L’ultimo uomo della Terra di Ubaldo Ragona, tratto dal bellissimo e angoscioso romanzo di Richard Matheson I am Legend. Come è noto, nel 2007 è uscita una nuova trasposizione del romanzo di Matheson che ha per protagonista Will Smith. Ma torniamo al film di Ragona.

Quell’Omega Man con Charlton Heston, da noi conosciuto come 1975-Occhi Bianchi sul Pianeta Terra o il mitico capolavoro di George Romero, La Notte dei Morti Viventi altro non sono che la trasposizione in pellicola della incredibile vicenda che avvenne a Robert Neville nella mente dello scrittore statunitense: divenire l’Ultimo Uomo della Terra.

Curiosamente fu questa produzione italo-statunitense del 1964 a sfruttare e riportare per prima la novella di Matheson sul grande schermo.

Il Dottor Robert Morgan (il nome del protagonista fu cambiato per comodità dello spettatore) è apparentemente l’ultimo sopravvissuto della razza umana ad una epidemia che ha invaso il pianeta e che trasforma gli uomini, dopo una morte apparente, in vampiri succhiasangue.

Gli esseri costringono Morgan ad un’estenuante prigionia nella sua casa dove l’uomo è assediato ed abbandonato alla disperazione, all’alcolismo e al dubbio che la sua strenue resistenza sia vana dato che ormai il mondo è finito e non può avere un futuro. Il medico cattura alcuni dei vampiri per fare degli esperimenti su di essi nella vana speranza di trovare una cura al male che ha estinto la sua razza, ma la solitudine comincia a portarsi via la sua sanità mentale.

Il film di Ubaldo Ragona, girato a Roma nel mastodontico quartiere dell’Eur, è il più fedele al libro di Matheson e fu un apprezzabilissimo tentativo italiano di fare della buona fantascienza interpellando una star come Vincent Price come protagonista.

Ai tempi il film non fu capito e visto con diffidenza proprio per quello che era: una pellicola horror italiana in bianco e nero. In futuro meriterà una rivalutazione come la hanno avuta le opere analoghe di Mario Bava e Antonio Margheriti.

0 comments ↓

There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.