Philip Josè Farmer: in memoriam

Philip Joseè FarmerAlle quattro di mattina del 25 febbraio si è spento - nella sua casa a Peoria, nell’Illinois, all’età di 91 anni -, Philip Josè Farmer, uno degli ultimi grandi scrittori di fantascienza. Ad annunciarlo, con una scarna nota, è stato il suo sito web www.pjfarmer.com.

Farmer era nato il 26 gennaio del 1928 a North Terre Haute, nell’Indiana, e da molto tempo era malato ed in terapia intensiva.

Probabilmente più noto in Europa - Francia, Germania e Italia in testa – e in Giappone che negli Stati Uniti, Farmer è uno degli scrittori più controversi della storia della fantascienza americana, e non solo, in grado di regalare ai suoi lettori storie di un’originalità unica e di una potenza immaginifica altrettanto singolare, ma capace anche di saper “giocare” con personaggi classici della letteratura popolare. Tutta la sua narrativa, che forse è più giusto definire come Letteratura dell’Immaginario piuttosto che solo di fantascienza, si muove fra questi due poli. In oltre sessant’anni di carriera ha scritto 75 libri e innumerevoli racconti brevi, vincendo per He won science fiction’s highest honor, the Hugo Award, three times.tre volte il premio Hugo.

Figlio di una famiglia benestante e puritana, lo scrittore americano vantava nel suo albero genealogico antenati provenienti dalle nazionalità più disparate: dal ramo paterno, origini inglesi, olandesi e irlandesi; dal lato materno, scozzesi, tedeschi e perfino dei nativi americani (Cherokee). Il suo secondo nome era un omaggio ad una nonna materna che si chiamava Jose, a cui fu aggiunto l’accento per renderlo maschile.

Riceve dai genitori - George Farmer (1884-1950) e Lucile Theodora Jackson (1899-2000) - un’educazione molto puritana che gli procura un’infanzia difficile, costellata, tuttavia, da una passione viscerale per la lettura, dai classici della Letteratura greca ad autori come Jonathan Swift  e Jack London, fino alla fantascienza, che scopre a dieci anni attraverso le opere di Edgar Rice Burroughs e Jules Verne.

Nel 1937 si iscrive all’Università del Missouri per studiare giornalismo, ma sarà costretto a rinunciarvi per problemi finanziari del padre. Lavora come operaio in una centrale elettrica e pur essendo anni difficili, non rinuncia a leggere e a gettare su carta idee che negli anni a venire si trasformeranno in storie pubblicate. Pagati con il suo lavoro i debiti paterni, ritorna all’università nel 1939, iscrivendosi al Bradley Polytechnical Institute di Peoria, stavolta però ad un corso di letteratura inglese.

Incontra Elizabeth Virginia Andre nel 1940, che diventerà sua moglie un anno dopo. Sempre nel 1941, entra come cadetto pilota nell’Air Force, ma dopo l’attacco a Pearl Harbor chiede di essere congedato. Ritorna a casa, a Peoria, da sua moglie che lo rende padre per la prima volta nel 1942, con la nascita del figlio Laird, e poi nel 1945, con la secondogenita Kristen.

Proprio dalla breve esperienza come aviatore, nasce il suo primo racconto dal titolo O’Brien and Obrenov che la rivista Adventure gli pubblica nel 1946. È l’inizio della sua lunga e prolifica carriera come scrittore, anche se da questo primo racconto dovranno passare ben altri sei anni, prima che lo scrittore americano torni a pubblicare.

Nel 1952, esce sul pulp magazine Starling Stories il racconto The Lovers, dopo che lo stesso fu

la copertina di The Lovers, di Philip Joseè Farmer

 rifiutato da John Campbell per Astounding Science Fiction e da Horace L. Gold per Galaxy. Il tema della storia (la relazione sessuale fra un’aliena ed un terrestre) fu considerato dai due grandi editor troppo scabroso ed inadatto ad essere letto dai lettori delle riviste che dirigevano.

Il racconto — ampliato successivamente in romanzo — non solo fece cadere un tabù, accostando sesso e fantascienza, ma fece vincere allo scrittore americano anche un premio Hugo come Best New Writer.

Decide di scrivere a tempo pieno, ma deve subire una nuova battuta d’arresto quando pur vincendo un concorso indetto dall’editore Shasta con il racconto I owe for the flesh, ed il conseguente premio di 4000 dollari, Farmer non viene pagato, a causa del fallimento dell’editore e questa vicenda gli creerà non poche difficoltà economiche, tanto che dovrà tornare a lavorare come impiegato.

L’immensa gamma di tematiche a cui Farmer ci ha abituati in oltre cinquant’anni di carriera letteraria è una conferma delle sue qualità come scrittore: dalla parodia di The Jungle Rot Kid on the Nod, una storia su Tarzan come se fosse scritta da William Burroughs (anziché dal suo creatore Edgar Rice Burroughs), a Riverworld, racconto che ha posto le fondamenta per l’omonima serie di romanzi, fino a Riders of the Purple Wage, incluso da Harlan Ellison nella sua leggendaria antologia Dangerous Vision (1967).

Quest’ultimo racconto che per certi versi è forse il più originale sia in termini di plot sia in termini stilistici tradotto in italiano come I cavalieri del Salario Purpureo ovvero La Grande Abbuffata ha un titolo che è una variazione di Riders of the Purple Sage, un romanzo western scritto dallo scrittore americano Zane Grey.

Farmer immagina una società in cui tutti i cittadini ricevono un salario (il purple wage del titolo) da parte del governo, al quale tutti hanno diritto dalla nascita. La popolazione si è auto-divisa in piccole comunità, dall’ambiente controllato, e si tiene in contatto col resto del mondo col Fido, un mix tra televisione e videotelefono. L’alloggio tipico è una casa a forma di uovo, fuori della quale c’è una simulazione molto realistica di un ambiente aperto con cielo, sole e luna. In realtà ogni comunità si trova su un livello di un mondo che è fatto da più livelli. Per quelli a cui non piace questo stile di vita, ci sono le riserve selvagge, nelle quali possono aggregarsi a una tribù di Nativi Americani, vivendo per un po’ a stretto contatto con la natura. Soltanto alcuni di essi scelgono di vivere per sempre in questo modo.

L’arte ha una grande importanza in questo tipo di società; agli artisti viene data la copertura di stampa che potrebbe essere eguagliata solo dalle star del cinema. Poco meno importanti sono i critici d’arte, ognuno dei quali ha una teoria riguardo l’arte. Un critico può fungere anche da agente o manager, promuovendo il lavoro di uno o più artisti viziati, che a volte si trovano persino annoiati o senza ispirazione per via dell’assenza totale di conflitti nella società nella quale vivono.

La storia gira intorno alla relazione tra un giovane artista, che si fa chiamare Chibiabos Elgreco Winnegan, “Chib” per gli amici, e l’uomo che lui chiama “Nonno Winnegan” (il bis-bis nonno di sua mamma) che si nasconde nell’appartamento che Chib divide con sua madre nella comunità di Ellay. Il nonno si nasconde dal governo perché sembra che abbia compiuto una clamorosa truffa. Il nonno, infatti, era un imprenditore di successo i cui lavoratori erano pagati molto bene ed erano felici, molto più della media di coloro che guadagnavano il “purple wage”. La fabbrica del nonno viene chiusa, ma alcuni milioni di dollari scompaiono. Un agente federale che si fa chiamare “Falco” ha deciso di ritrovare quei soldi a tutti i costi e per questo si è messo a perseguitare Chib.

Per tutto il romanzo ci vengono forniti estratti del manoscritto inedito del nonno “Eiaculazioni private”. In questi scritti, il nonno descrive la società nella quale vive e le fisime dei suoi abitanti. Sembra amare in particolar modo James Joyce e questo è già un indizio che ci fa capire come finirà la storia.

Farmer descrive una società futura in cui le relazioni sessuali e l’orientamento sessuale sono libere da ogni pregiudizio. Il principale orientamento è quello bisessuale ed è quasi certo che la maggior parte degli individui abbia avuto almeno una relazione sperimentale con membri di entrambi i sessi. Sono di uso comune anche varie forme di prevenzione delle nascite, incoraggiate dal governo e discusse apertamente. Per quelli che non hanno voglia di interazione sociale c’è un apparecchio che fornisce piacere sessuale a richiesta attraverso la stimolazione diretta dei centri di piacere nel cervello.

In una sola parola: un racconto provocatorio e originale che solo uno scrittore come Farmer poteva proporre e che solo uno scrittore ed editor come Ellison poteva accettare.

Farmer è noto anche per aver scritto romanzi in cui ha utilizzato personaggi di altri autori, come ad esempio ne Il diario segreto di Phileas Fogg del 1973, in cui lo scenario del giro del mondo in 80 giorni che Jules Verne fa compiere al suo personaggio è in realtà solo la facciata di una guerra segreta fra due razze aliene.

Moby Dick, Dracula e Sherlock Holmes, Doc Savage sono solo alcuni degli altri personaggi della letteratura con cui Farmer si è divertito a giocare.

Tra i suoi romanzi, ricordiamo almeno I Fabbricanti di Universi (The Maker of Universes, 1965), Festa di morte (A Feast Unknown, 1969), Il sistema Dayworld (Dayworld, 1985). Con il romanzo Il fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971) vinse il premio Hugo come miglior romanzo nel 1972.

Farmer scrisse anche sotto lo pseudonimo di Kilgore Trout il romanzo Venus on the Half-Shell (Venere sulla conchiglia, 1976). Lo pseudonimo era il nome di uno scrittore di fantascienza protagonista di alcuni romanzi di Kurt Vonnegut jr.

Probabilmente, fra circa venti secoli, gli abitanti della Terra (e non è detto che siano umani), ricorderanno la fantascienza solo come una curiosità, un esempio dell’inventiva umana. Ma di una cosa siamo sicuri: uno dei pochi nomi che verranno associati a questa espressione della creatività umana sarà quello di Philip José Farmer. Uno scrittore amato e odiato, ma di cui non si può riconoscere la genialità e la magia delle sue storie. Farmer non solo ha rinnovato la fantascienza dal punto di vista dei contenuti, ma ha anche fatto dello sperimentalismo linguistico una delle sue principali caratteristiche.

 

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