Rubor Maximus, lo steampunk secondo Claudio Franchino

What the past would look like if the future had happened sooner (come sarebbe stato il passato se ilRubor Maximus futuro fosse accaduto prima) è la domanda che è alla base della narrativa cosiddetta Steampunk, ossia quel particolare filone della fantascienza ambientato in un alternativo ‘800, in cui all’energia elettrica è stata sostituita da quella ricavata dal vapore (steam) e i computer sono costruiti con componenti meccanici. Il prototipo di questo genere di storie è il romanzo La macchina della realtà (The Difference Engine, 1992) di William Gibson e Bruce Sterling, in cui s’immaginava che nell’Ottocento, in Inghilterra, si fosse diffuso non solo l’uso dei computer, ma anche qualcosa di simile a Internet, in base al lavoro di Charles Babbage e Lady Lovelace. Ma anche la trilogia di racconti intitolata proprio Steampunk (The Steampunk Trilogy, 1995) di Paul Di Filippo è un punto di riferimento fondamentale per un tipo di narrativa nata dopo il cyberpunk, ma di cui ha mutuato l’elemento tecnologico, virandolo in un’atmosfera vittoriana. Spesso i plot di queste storie sono permeati da elementi relativi a società segrete, teorie del complotto, occultismo e in alcuni esempi perfino a quelli di stampo fantasy. 

Sul fronte del fumetto citiamo un riferimento su tutti per dare il segno dell’operazione compiuta da Franchino: La Lega degli Straordinari Gentlemen (titolo originale The League of Extraordinary Gentlemen) di Alan Moore (storia) e Kevin O’Neill (disegni). Come è noto, la graphic novel del grande Moore rivisita i grandi romanzi della letteratura vittoriana, riproponendo personaggi come il capitano Nemo, Henry Jekyll, Mina Murray, Allan Quatermain, l’Uomo invisibile, Mycroft Holmes, riuniti in un gruppo di stampo supereroico (non a caso il nome richiama la Justice League of America della DC Comics).

Il genere propone un futuro alternativo al nostro nato dalla diffusione delle tecnologie prima di quanto si siano diffuse nel nostro universo. In questo genere di storie, dunque, è facile imbattersi in un Ottocento alternativo e più tecnologico di quello che noi conosciamo, in cui le macchine vapore sono alla base delle tecnologie più avanzate, come rudimentali computer analogici o macchine volanti, prototipi dei nostri aerei moderni.

Su questo genere narrativo si basa anche la graphic novel Rubor Maximus (6 volumi in tutto), di una saga scritta e disegnata da Claudio Franchino ed edita dalla Cagliostro E-Press.

La trama è in linea con il più classico Steampunk e la storia si snoda su più piani temporali: 1912, 1847, 1751, 1855. La Congiura dei Rosamunda percorre la storia. Il dualismo fratricida tra Galvano e Mesmer — due esseri dotati di poteri straordinari — si consuma attraverso i secoli in cui si intrecciano mistici intrighi che ruotano attorno alla ricerca e al possesso del Rubor Maximus. Nel 1912 il Dottor Jung studia uno strano paziente. Nel 1847 una spedizione segreta ritrova una misteriosa sfera meccanica al polo artico. Nel 1751, a Chambery, si aggira un oscuro figlio di Atlandtide. Nel 1855 si combatte la sanguinosa Guerra di Crimea e i cieli sono solcati da potenti macchine da guerra volanti inglesi e prussiane che con i loro cannoni possono cambiare il destino del mondo.

Galvano e Mesmer sono i protagonisti della storia e in qualche modo sono loro a manipolare – nel bene e nel male – gli eventi storici. Entrambi sono alla ricerca di un congegno denominato il Rubor Maximus, in grado evidentemente di concedere grande potere al suo possessore. La struttura della storia si dipana in varie epoche storiche che sono ben tratteggiate nel disegno di Franchino. Il rischio in questo genere di storie è quello di essere superficiali e di abbozzare, più che tratteggiare, sia le epoche, sia gli scenari. Un rischio che Franchino evita accuratamente, restituendo al lettore una credibilità sia nella ricostruzione storica sia nella presentazione dei personaggi principali e secondari.

La carne che Franchino mette a cuocere sembra troppa, ma la cottura non sfugge all’occhio dell’autore. Fuori dalla metafora culinaria, Franchino dosa sapientemente la storia, dipanandosi molto bene tra le storie parallele di cui è composto l’albo, evitando lo sfilacciarsi delle stesse. Anzi, la trama e i dialoghi rimandano ad una storia più ampia che trasmette al lettore quella giusta dose di tensione. Tensione che, in parte,  si scioglierà nel successivo albo, ma che d’altro canto sicuramente aumenterà.

L’incedere della storia e l’organizzazione delle vignette sembra rimandare ad una precisa grammatica cinematografica, come, ad esempio, la sequenza che apre l’albo. Lo stile dei disegni rimanda all’estetica barocca e ben si sposa al bianco e nero. Il tutto è sapientemente dosato anche dall’attenzione per i particolari che l’autore infonde nel tratteggiare scenari e personaggi.

Sono tre gli elementi che a nostro avviso sono anche quelli che hanno decretato, in qualche modo, la bellezza di questa storia a fumetti: la scelta di scrivere e disegnare una vicenda Steampunk; la scelta di ambientare la storia in scenari ed epoche diverse; lo stile di Claudio Franchino.

L’utilizzo di un genere come quello Steampunk è stata un’opzione coraggiosa che non può non colpire il sottoscritto che si occupa da molto tempo di fantascienza letteraria e non solo. Prendere un genere che propone un passato alternativo al nostro, in cui alcune tecnologie si sono diffuse prima di quanto sia avvenuto realmente, e adattarlo ad un fumetto è un operazione chiara, non modaiola, ma che esprime la volontà da parte dell’autore di voler raccontare una storia che evidentemente scaturisce dal suo universo privato, dalle sue letture giovanili. Un autore che non si lascia attrarre dalle sirene di un fumetto più popolare e che, solo per questo, merita già rispetto.

Ma Franchino è uno che evidentemente ama complicarsi la vita, regalando però al lettore emozioni più forti.

Già perché come se non bastasse scegliere un sottogenere (brutta parola) della fantascienza per dimostrare originalità, Claudio Franchino decide anche che la sua storia non può essere circoscritta ne in un tempo ne in uno spazio preciso. E allora Rubor Maximus è ambientata su più piani temporali: 1912, 1847, 1751, 1855. Ma non solo. Come ogni grande affresco storico  diversi sono anche i luoghi, dal Polo Artico al cuore dell’Europa. C’è insomma la voglia di raccontare una storia di ampio respiro che faccia della Storia (la S maiuscola è d’obbligo) dell’uomo più di un mero sottofondo. Ecco perché Franchino può così innestare nelle sue trame anche fatti o personaggi reali. La Storia con la S maiuscola, tuttavia, si mescola con tante vicende apparentemente meno significative che compongono un misterioso puzzle che, evidentemente, l’autore ci svelerà di volta in volta. Accanto alla Storia c’è – e come potrebbe mancare – anche l’avventura pura (verrebbe da dire salgariana) che è il vero filo conduttore dei vari plot narrativi. Anche questo elemento ci indica che Franchino è un autore di razza, uno che predilige le vere sfide narrative, quelle che devono affrontare coloro che, a vario titolo, si dedicano alla scrittura (e nel suo caso anche al disegno).

L’ultimo elemento è proprio lo stile grafico dell’autore di Rubor Maximus. Una tavola di Franchino è densa: il tratteggio, teso a restituire ombre e chiaroscuri, viene usato quasi ossessivamente. Ne vien fuori che tutti gli elementi, dai personaggi agli scenari, sono disegnati fin nei particolari. Il bianco fatica a sopravvivere in una tavola di Franchino. Tutto ciò rende complessivamente potente il disegno, restituendo al lettore una credibilità alle storie e ai personaggi davvero originale.

Claudio Franchino è nato nel 1969 a Torino, città dove tuttora risiede. Pur compiendo studi di tipo scientifico, non disdegna fin dalla giovane età di coltivare il suo lato artistico, stimolato dalla magia dei luoghi che lo circondano, come i bei palazzi barocchi intrisi di storia della sua città natale, e da una invidiabile attività onirica, che lo costringe spesso a sognare ad occhi aperti. Così nasce la sua passione per l’arte figurativa. Passione che lo costringe spesso a lavorare di notte, ma si sa, la notte porta consiglio… Dopo un periodo dedicato alla pittura e caratterizzato da una serie di partecipazioni a mostre e collettive a livello nazionale, dal 2000 inizia un percorso dedicato al fumetto. Rubor Maximus è il suo più recente lavoro.

0 comments ↓

There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.