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Giornalismo on-line, pagare o non pagare?

La notizia è di questi giorni: il quotidiano New York Times farà pagare la sua versione on-line. Precisiamo. Si pagherà per avere più notizie ogni mese, ma un certo numero di articoli (intorno ai dieci, numero che potrà cambiare però di volta in volta) resterà sempre on-line. In pratica, il NYT ha optato per una via di mezzo tra quelli che propendono per un pagamento totale del giornale on-line e chi offre gratuitamente news tutti i giorni.

È sicuramente una scomessa, che però inizierà dal gennaio del 2011. Insomma, si vuole così abituare i lettori a questo cambiamento. Gli abbonati del gornale cartaceo, invece, potranno accedere gratuitamente anche alla versione on-line.

Che cosa accadrà? I più pessimisti sostengono che la gente cercherà notizie gratuite in rete, che non mancano mai; gli ottimisti dicono che ormai su Internet è questo il modello che alla lunga vincerà. Insomma, se si vogliono contenuti di qualità bisogna pagarli.

Si accettano scomesse, ma la svolta è ormai avvenuta, anche perché Rupert Murdoch è stato il primo a lanciare le news a pagamento con il Wall Street Journal e il Times di Londra.

 

Ciao Ernesto

Sono senza parole. Ernesto Vegetti ci ha laciati. Non so perché, ma mi è venuta in mente la prima volta che ci siamo incontrati. È stato a San Marino, nel 1991. Avevo solo vent’anni ed ero andato alla mia prima convention di fantascienza. All’epoca, insieme ad altri quattro amici napoletani, realizzavo una mia fanzine che si chiamava Omega. Non sapevo cos’era la World SF e non conoscevo Ernesto, ma il suo modo di fare mi colpì subito: affabile, disponibile e di una competenza mostruosa. Citava romanzi ed autori, americani e italiani, come se li avesse conosciuti di persona, e in molti casi era proprio così.

Ero andato a San Marino anche per fare delle interviste per Omega. E non ci pensai su due volte. Decisi di intervistare anche Ernesto. Era tardi, più o meno intorno alle 23. Chiesi ad Ernesto se il giorno dopo potesse dedicarmi qualche minuto per un’intervista. Non si fece pregare, e mi prese alla sprovvista: facciamola subito, mi disse. Ci sedemmo ad un tavolo e cominciammo a parlare con il mio registratore in mezzo. Ecco, era fatto così. Disponibile con tutti, anche con chi era poco più che un ventenne ed era animato dal sacro fuoco della passione.

Ci siamo rivisti in questi ultimi cinque anni, a Fiuggi, da quando ho ricominciato a frequentare le Italcon. Devo ammettere che qualche volta abbiamo avuto qualche piccolo divervio sul forum di fantascienza.com. mi aveva anche richiamato un paio di volte in privato per email su alcuni errori che avevo comesso su Delos. Non la mandava a dire, era fatto così. Ma gli volevi bene anche per questo. All’ultima Italcon, per la verità, mi ha dato anche una gran bella lezione. Ero appena entrato nell’albergo dove si svolge la convention. Lui era lì, con gli occhiali sulla fronte che cercava un nome sulla rubrica del telefonino. Ero dubbioso se avvicinarmi e salutarlo, perché temevo che dopo lo scambio di polemiche sul forum non volesse nemmeno vedermi. Vinsi la mie remore e mi avvicinai per salutarlo. Mi salutò con un ampio sorriso e con un caloroso benvenuto. Durante la convention avemmo modo di parlare e di chiarire. Mi fece una piccola paternale che accettai di buon grado, lui ci tene va a Delos, di cui era stato anche un assiduo collaboratore per molto tempo, e voleva solo spronarmi a fare meglio… Ecco chi era Ernesto Vegetti, ecco la lezione che mi ha lasciato.

Voglio pubblicare qui quell’intervista che mi concesse ormai quasi diciannove anni fa. Mi sembra giusto omaggiarlo così. Ciao Ernesto e grazie di tutto.