Lost: una discesa all’inferno

Se Dante Alighieri fosse un uomo dei nostri tempi, probabilmente lavorerebbe in televisione e ancor più Lostprobabilmente sarebbe tra gli autori di Lost. La serie televisiva - creata da J.J. Abrams e Damon Lindelof è arrivata alla quinta stagione (è cominciata lo scorso 27 luglio su RaiDue) ed una sesta – e definitiva - è già in cantiere.

Lost ha un plot che sembra tratto pari pari dalla Divina Commedia, dall’Inferno ovviamente. L’intreccio narrativo ci presenta quarantotto individui che sopravvivono ad un tremendo disastro aereo e si ritrovano dispersi su di un’isola dell’Oceano Pacifico che sembra completamente disabitata. Il volo Oceanic Air 815, in volo tra Sydney e Los Angeles, precipita su un’isola tropicale e i sopravvissuti cercano di vincere i numerosi problemi e indagare sui misteri del luogo come una misteriosa presenza, dei possibili altri abitanti, il contenuto di una botola sepolta nel terreno ed altri eventi inspiegabili. La tensione tra i sopravvissuti sale alle stelle, ogni giorno che passa scoprono altri misteri nascosti nell’isola sulla quale sono naufragati. La costruzione di una zattera potrà salvarli o si rivelerà disastrosa?

Ogni singolo episodio è strutturato come una vera e propria discesa all’inferno, in cui lo spettatore è Dante e gli autori sono il Virgilio che ci accompagna nei meandri di un’isola che in fondo, con i suoi misteri, è la vera protagonista della serie. Anzi a ben guardare, l’isola è contemporaneamente un inferno ed un paradiso.

Inferno, perché lo scenario e la situazione con cui i sopravvissuti si ritrovano a doversi confrontare non ha molto da invidiare ad alcune delle bellissime pagine scritte dal poeta fiorentino. L’isola nasconde dei misteri che definire strani è davvero poco: la presenza di una enorme e letale entità invisibile (i protagonisti vedono solo il fogliame piegarsi ai due lati e odono delle urla degne del miglior King Kong), da cui difendersi è inutile se non con una fuga forsennata; la presenza, inspiegabile, nella foresta, di un orso polare, con tanto di pelo bianco e immacolato; la scoperta di una botola che nasconde sotto la terra un vero e proprio silos (la cui apertura, dopo vari tentativi andati a vuoto, chiude la prima stagione); la presenza di una donna e di altri sopravissuti di un precedente naufragio. Senza contare che, giorno per giorno, i protagonisti devono anche affrontare una situazione nuova: essere su un’isola disabitata, senza nessuno dei comfort a cui sono abituati e dover combattere comunque con la natura selvaggia, è già di per sé una situazione da incubo per l’uomo moderno.

Paradiso, perché l’isola si presenta, nella sua iniziale veste, come lo scenario ideale per una vacanza da sogno, come quei poster presenti negli uffici delle aziende turistiche, dove il turista (spettatore) può sognare di bagnarsi in acque incontaminate, prendere il sole su una spiaggia bianca e passeggiare in una foresta dal fascino primordiale.

Una discesa all’inferno, dicevamo, anche perché in ogni episodio scopriamo qualcosa della vita dei protagonisti della serie, con lunghi flashback, e, soprattutto, lo spettatore viene a conoscenza fatti che danno ai personaggi non solo profondità, ma anche un’aurea inquietante.  

Ognuno di loro ha un suo background, denso di segreti inquietanti. Quelli che leggiamo negli occhi di ciascun sopravvissuto: dal medico altruista Jack (Matthew Fox) all’affascinante fuorilegge Kate (Evangeline Lilly), dall’ex soldato iracheno Sayid (Naveen Andrews) al cacciatore miracolato Locke (Terry O’Quinn), dalla rock star tossicodipendente Charlie (Dominic Monaghan) alla dolce ragazza-madre Claire (Emilie de Ravin), alla simpatica canaglia Sawyer (Josh Holloway) alle coppie fisse dei coniugi Kwon (Daniel Dae & Yon Jin Kim), del disegnatore di fumetti Michael (Harold Perrineau jr.) e suo figlio Walt (Malcolm David Kelley), dei “finti fratelli” Boone & Shannon (Maggie Grace & Ian Somerhalder).

Prendiamo, ad esempio, Kate, una detenuta, il cui poliziotto-sorvegliante è tra le vittime del disastro aereo; o Sawyer, il cui senso di diffidenza nei confronti di tutti gli altri nasce da un evento della sua infanzia; o ancora Michael che ha appena ottenuto la custodia del suo figlio di 9 anni, Walt, dopo la morte della sua ex-moglie, ma che di fatto sono un padre e un figlio che neppure si conoscono. Infine, ma di esempi ne potremmo dare altri, Locke, che è un uomo misterioso fin dall’inizio e che dimostra subito di avere una profonda connessione con l’isola.

Anche Jack, il medico, che apparentemente sembra il personaggio più positivo (in quanto dottore, si prende cura e salva la vita di molti sopravissuti) nasconde un segreto che coinvolge lui e il padre, anch’egli medico.

Non c’è dubbio che gli autori di Lost hanno fatto tesoro della lezione di Rod Serling, il creatore di Ai Confini della Realtà: inserire pochi elementi fantastici in una storia realistica e drammatica è un espediente che funziona ancora bene. E soprattutto fa presa sugli spettatori.

Quest’estate, insomma, sarà all’insegna di Lost.