Entries from Ottobre 2008 ↓

Viaggi virtuali

La prossima volta che qualcuno vi parlerà delle proprie vacanze e vi dirà di essere stato a Berlino, vi assalirà un dubbio: vi è stato realmente o solo virtualmente? Il dubbio è lecito perché la Twinity.com ha realizzato una versione virtuale della capitale tedesca visitabile attraverso un avatar. Siamo dalle parti di Second Life.

Si potrà visitare la città in lungo ed in largo, visitando la Porta di Brandeburgo o passeggiare lungo quel che resta del muro di Berlino. Ma non solo. Si potrà fare shopping nei tanti negozi virtuali oppure comprare qualcosa al mercatino del Mauerpark.

La Twinity ha al momento realizzato una versione virtuale della capitale tedesca (scelta non casuale, visto che è la città più amata dai giovani e sono proprio i giovani i maggiori fruitori di Internet e delle sue propaggini virtuali), ma è intenzione della società di creare altre città. Quindi, da oggi in poi (o forse sarebbe meglio dire dal prossimo futuro) si potrà andare in vacanza restando a casa proprio. Si potrà visitare una città senza muoversi.

In questa apoteosi – o apocalisse, a seconda dei gusti – c’è un rischio: quello di finire come Ragle Gumm. Chi è Ragle Gumm? Un semplice e tranquillo cittadino, che vive in una tipica cittadina americana, insieme alla sorella, al cognato e al loro figlio. Da due anni, partecipa ad un gioco a premio e puntualmente fornisce le soluzioni ai complessi problemi matematici proposti dal giornale locale. È così che Ragle Gumm si guadagna da vivere, ed alla soluzione dei problemi dedica gran parte della sua giornata. Ben presto però, comincia ad essere consapevole che la realtà che lo circonda è in qualche modo falsa e che alcuni che vivono intorno a lui sembrano complottare contro di lui, a cominciare dal suo vicino di casa. Alla fine di una estenuante ricerca, Gumm scoprirà l’atroce verità: la cittadina è un immenso scenario posticcio, così come la sua vita. In realtà, è in corso una guerra tra la Terra e la Luna in cui proprio Gumm e il concorso a premi giocano un ruolo vitale per tutta l’umanità. Egli, infatti, è il più illustre stratega della Terra, al quale viene negato - quando decide di passare al nemico perché si rende conto di essere dalla parte di chi ha torto - la possibilità di scegliere, di mettersi in discussione. Si risveglia così in un incubo e non nell’America degli anni Cinquanta in cui crede di vivere, ma in quella del 1997.

Per la cronaca, stiamo parlando anche qui di un romanzo del 1959, dal titolo Time Out of Joint. Oltre Second Life, altro che Web 2.0. Benvenuti nell’epoca di Philip K Dick.

James Gunn e la fantascienza di oggi

Sul Blog di Urania  è aopparsa un’intervista di Giuseppe Lippi allo scrittore americano James E. Gunn, in occasione dell’uscita su Urania Collezione de Gli ascoltatori (The Listeners), conosciuto in Italia anche come Progetto Stelle. Nell’intervista, Lippi ad un certo punto pone a Gunn una domanda su come è cambiata la fantascienza dagli anni Settanta e quali sono le fortune del genere narrativo oggi. Ecco la risposta di Gunn:

 

La fantascienza ha incontrato sempre maggior favore nel pubblico e presso i critici letterari, una situazione che è stata incoraggiata dalla maturità intrinseca del genere ma anche dal suo successo in altri mezzi di comunicazione: cinema, televisione, giochi, fumetti e una crescente popolarità ovunque, dagli articoli sulla stampa alla pubblicità. Gli scrittori mainstream si avventurano più di frequente nei territori della fantascienza, mentre gli autori di SF vengono letti anche dal pubblico generale e ne sono riconosciuti, accettati. Questa nuova popolarità e diffusione, tuttavia, comporta una maggior difficoltà nell’identificare le sue caratteristiche salienti e nell’individuare i libri migliori nella marea della produzione letteraria o affine; in questo modo, si è fatto più difficile rintracciare i capolavori che segnano la strada e da cui dipende l’evoluzione della SF. Ho la sensazione che in Europa la science fiction non sia mai stata ghettizzata come in America, per cui, forse, voi avete già trovato la soluzione del problema. Noi la stiamo ancora cercando, ma potrebbe venire dagli sforzi di studiosi e critici che hanno il compito di indicarne i valori e mostrare al lettore le opere più significative, quelle senza le quali il genere non può crescere nel suo tentativo di drammatizzare la condizione umana dinanzi al cambiamento. 

   

James E. GunnAlcune considerazioni. Vale la pena ricordare, innanzitutto, che Gunn, oltre ad essere uno degli scrittori più importanti della science fiction americana, è autore di un bellissimo saggio storico sulla fantascienza dal titolo Storia illustrata della fantascienza (pubblicato in Italia dalla Armenia nel 1979), ed è dunque un profondo conoscitore del genere. Le sue considerazioni, dunque, sono molto interessanti, perché arrivano da un autore e critico interno al mondo della fantascienza. 
Prima considerazione. Gunn attribuisce una certa fortuna alla fantascienza letteraria, in considerazione anche del fatto che il genere è stato veicolato anche da altri mass-media. Vero. In fondo la fantascienza aveva, ad esempio, fatto il suo ingresso nel salotto buono del cinema d’autore con 
2001: Odissea nell Spazio di Stanley Kubrick nel 1968 e con Guerre Stellari di George Lucas è diventato un fenomeno di massa. Ma quale tipo di fantascienza è stata veicolata, mettiamo proprio dal cinema, inquesti ultimi anni? Che effetti hanno sul pubblico “non lettore di fantascienza” certe pellicole? Le domande sono lecite se si pensa a certe pellicole uscite, ad esempio, nel 2007. Film come The Invasion , diretto da Oliver Hirschbiegel ed interpretato da Nicole Kidman, Daniel Craig e tratto dal romanzo L’invasione degli ultracorpi (The Body Snatchers, 1955, di Jack Finney noto in Italia anche col titolo de Gli invasati), o Io sono Leggenda, tratto dall’omonimo romanzo di Richard Matheson, hanno presentato una fantascienza abbastanza pacchiana, nella forma e nel contenuto. Il tutto è ancora più grave se si pensa che i due film sono tratti da due classici della letteratura di fantascienza. Insomma, un’occasione persa.
Altri film dell’annata, come Sunshine di Danny Boyle o Cloverfield di Matt Reeves (uscito in Italia nel 2008, ma negli Stati Uniti nel 2007), hanno invece presentato una fantascienza non orgiginale, magari, ma sicuramente più interessante e con tematiche più mature.
La narrativa di fantascienza è stata spesso accostata a Guerre Stellari, a prescindere se si trattasse di un romanzo di space   
opera o di un testo di un certo rilievo letterario, sia nella forma sia nei contenuti. Insomma il miglior Philip K. Dick o James Ballard era, dal lettore profano, accostato tout court al film di Lucas. Con le ovvie conseguenze.
Probabilmente, vale la regola d’oro che afferma che bisogna distinguere caso per caso, anche se poi le macerie provocate da certi film che non fanno altro che rafforzare i pregiudizi di cui la fantascienza letteraria soffre da tempo immemorabile, sono più difficili da rimuovere.
Nella seconda parte della risposta, Gunn riflette su due questioni cruciali per il genere: la ghettizzazione e la difficoltà ad individuare i libri veramente importanti. Su quest’ultima considerazione, Gunn demanda ai critici e agli storici del genere il compito di setacciare le perle. Compito che va esteso anche agli editor delle collane che propongono ai lettori i romanzi attuali, così come i classici. E qui non possiamo non ricordare la famosta Legge di Sturgeon: “Il novanta per cento della fantascienza è spazzatura, ma in effetti il novanta per cento di tutto è spazzatura”.