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La fantascienza secondo Mr. Vonnegut

Kurt Vonnegut ci ha lasciati più di un anno fa. Lo ricordo con questo articolo sulla sua visione della fantascienza e sulle sue prime opere. Un grande scrittore che ha segnato la letteratura come pochi altri. Tutti i romanzi di Vonnegut sono attualmente ristampati da Feltrinelli.

 

 

Kurt Vonnegut“Anni fa ho lavorato per la General Electric a Schenectady e, accerchiato com’ero da macchine e da idee per macchine, non ho potuto far altro che scrivere un romanzo che parlasse di persone e di macchine, e in cui spesso le macchine avevano la meglio sulle persone, come del resto capita nel mondo reale. (Si intitola Piano Meccanico ed è stato ripubblicato sia in hard cover che in edizione tascabile). È stato allora che i critici letterari mi hanno informato del fatto che ero uno scrittore di fantascienza. Non lo sapevo mica. Pensavo di aver scritto un romanzo sulla vita, sulle cose che mi toccava vedere e ascoltare a Schenectady, una città più che reale, un’inquietante presenza nel nostro quotidiano già tanto spaventoso. Da allora mi hanno fatto entrare a forza in un cassetto etichettato «fantascienza», e adesso vorrei tanto uscirne, soprattutto perché molti dei critici più rispettabili scambiano spesso questo cassetto per un orinale” (citazione tratta da Divina idiozia. Come guardare al mondo contemporaneo, Edizioni E/O, Roma 2002).

 

Così scrisse Kurt Vonnegut Jr., a proposito della reazione dei critici al suo primo romanzo Player Piano (1952), pubblicato in Italia sia con il titolo Distruggete le macchine sia con quello di Piano meccanico.

Al di là della sua appartenenza o meno alla fantascienza e delle sue personali considerazioni sul genere, Vonnegut è senza dubbio uno dei più grandi cantori del nostro secolo, ma non c’è dubbio che l’apporto che ha dato al genere è da considerarsi notevole e originale.

Sono tre, in particolare i romanzi che vengono considerati fantascientifici: Piano meccanico, per l’appunto, Ghiaccio Nove e Le Sirene di Titano.

Le note biografiche di Vonnegut Jr. ci dicono che è nato a Indianapolis, l’11 novembre del 1922, da Kurt Vonnegut ed Edith Lieber. Terzogenito di una famiglia di origini tedesche (il nonno emigrò negli USA nel 1848), che perse quasi tutto il patrimonio nella Grande Depressione del 1929, a 21 anni, nel 1943, lo scrittore si arruola nell’esercito americano e nel 1944, dopo che sua madre muore suicida, viene catturato in Germania, dove nel 1945 sopravvive al bombardamento di Dresda. Rilasciato dai russi che hanno occupato la città tedesca, ritorna negli Stati Uniti, dove riceve una medaglia per le ferite subite in guerra.

Questi pochi dati biografici, sono il motivo essenziale di un certo pessimismo di fondo di cui è pervasaCopertina di Piano Meccanico la sua narrativa, filtrata però attraverso la lente della satira. Un pessimismo che nasce dalla consapevolezza che il sistema dei poteri forti non può che essere combattuto in prima istanza da chi quel sistema ha contribuito a costruirlo e a renderlo un efficiente macchina da guerra, come capita al protagonista di Piano meccanico, il suo romanzo d’esordio.

Scritto nel 1952 all’età di 30 anni, Player Piano è ambientato in un futuro non troppo lontano, dove l’America, dopo una guerra, vive nel benessere grazie all’impiego su vasta scala della meccanizzazione. Le macchine hanno sostituito l’uomo in ogni lavoro manuale. La società è divisa in due. Da un lato un pugno di tecnici e manager, che proprio durante l’ultima guerra hanno imparato a produrre senza le maestranze richiamate sotto le armi. Dall’altro tutti coloro che il basso quoziente d’intelligenza condanna a un lavoro manuale che oggi non esiste più. Paul Proteus è il tecnocrate più giovane e promettente, colui che è destinato a diventare leader dei manager in questa società che ha nelle macchine il proprio fulcro. Proteus, spalleggiato da un’ambiziosa moglie, più si avvicina al ruolo a cui è stato destinato più i dubbi su ciò che l’America è oggi si insinuano nella sua mente. Infiltrato dai suoi capi in una bislacca setta rivoluzionaria, Proteus sfugge al loro controllo e diventa rapidamente il capo dei congiurati. I cittadini si sollevano e si gettano su quello che credono il loro nemico: la civiltà delle macchine. Ben presto, tuttavia, si accorgeranno che l’obiettivo era sbagliato. La civiltà ha bisogno delle macchine e i ribelli, incapaci di cavarsela senza il loro aiuto, si vedranno costretti a ricostruirle.

Quella di Vonnegut non è solo una denuncia contro la società tecnologica, di cui l’America era ed è la principale artefice, ma anche contro una certa massificazione della vita che annienta l’individualità dell’uomo. Paul Proteus, il protagonista del romanzo, matura a poco a poco la consapevolezza che l’affidare alle macchine il lavoro che per secoli l’uomo ha compiuto con le proprie mani e il proprio intelletto è una strada sbagliata. Ma non solo. Quella che si è realizzata, nel nome della liberazione dell’uomo dalle fatiche inflitte dal lavoro e dagli affanni della vita, è una vera e propria dittatura. Non sono quindi le macchine, il bersaglio da colpire, ma quei burocrati-tecnocrati che di esse si sono servite per dominare gli altri uomini.

Nonostante sia un’opera prima, Piano meccanico regge bene, grazie soprattutto ad una trama lineare e al memorabile ritratto sia del protagonista sia dei personaggi secondari.

La lenta maturazione del dottor Paul Proteus, con il ripudio della propria identità di manager, in quanto direttore del prestigioso stabilimento di Ilium nello stato di New York, è motivata da una inquietudine di fondo che Vonnegut sembra associare a una parte dell’America, a quella parte che non ha mai amato e accettato il ruolo di “pacificatore del mondo” che gli Stati Uniti si sono attribuiti a partire dalla Seconda Guerra Mondiale .

Copertina di Le Sirene di TitanoAlla lucida vicenda del protagonista, Vonnegut – nella trama del romanzo - alterna la cronaca della visita di uno scià di un paese orientale che, davanti alla tecnologica società americana, contrappone la propria visione del mondo fondata sui valori umani. Non è neanche troppo velata anche la critica che lo scrittore americano muove ad un certo modello economico fondato sul capitalismo.

In Le sirene di Titano, un uomo immensamente ricco e depravato s’imbarca in uno strampalato viaggio intergalattico diretto verso mondi remoti. Lungo il percorso, a due giorni da Marte, verrà a conoscere il vero scopo della vita sulla Terra…

Qui Vonnegut si serve di tutti gli archetipi del romanzo di fantascienza, per imbastire una feroce satira sociale in cui l’autore si prende gioco – in colpo solo - dei militari, della religione e della finanza, denigrando la guerra, il capitalismo e il fanatismo religioso.

Ghiaccio-Nove (in originale Cat’s Cradle), pubblicato nel 1963 è considerato il terzo e ultimo romanzo di fantascienza di Kurt Vonnegut Jr. Dopo quest’opera la science fiction farà capolino nei suoi romanzi, ma non sarà più il perno su cui si reggeranno le sue storie.

Uno scrittore decide di scrivere un libro incentrato su cosa stessero facendo alcuni famosi scienziati nel giorno in cui è stata sganciata la bomba atomica su Hiroshima. Attraverso una corrispondenza con i tre figli dell’ormai defunto Felix Hoenniker, il premio Nobel che ha costruito la bomba, lo scrittore racconta la sua vita. Apprendiamo così che, proprio in quel giorno fatale, il dottor Hoenniker era riuscito a risolvere un gioco che lo stava impegnando da un bel po’ e che la notte della sua morte, avvenuta anni dopo, stava trafficando in cucina con dei pezzetti di ghiaccio: aveva trovato il modo per far ghiacciare l’acqua ad alte temperature. Questa sua invenzione è, in realtà, un’arma micidiale, capace di congelare ogni forma di vita sulla Terra.

Sono già presenti in Cat’s Cradle tutti i temi cari a Vonnegut: il rapporto tra il singolo uomo e le società autoritarie, la tirannia, la guerra, la ribellione nei confronti dei massimi sistemi (economici, politici, militari, religiosi) che governano le società e la vita degli esseri umani.

Il romanzo è formato da centoventisette piccoli capitoli, tanti brevi tasselli di un unico grande mosaico. Lo stile narrativo dello scrittore americano si regge su frasi brevi, quasi a voler costruire un ritmo sostenuto alla storia. L’ironia pervade la scrittura e dilata e contrae allo stesso tempo la trama, restituendo al lettore un romanzo filosofico, quasi a tesi.

Nel 1969, Vonnegut pubblica Mattatoio 5, o La crociata dei bambini (Slaughterhouse-Five), uno deiCopertina di Ghiaccio Nove più importanti testi del XX° secolo contro la guerra. Nel romanzo – che narra delle vicende semiserie del protagonista Billy Pilgrim, un americano medio che viene rapito dai Trafalmadoriani, alieni che hanno una percezione del tempo diversa dalla nostra – la fantascienza fa capolino, ma si scontra con la durezza del realismo: in questo romanzo Vonnegut, infatti, inserisce l’episodio del bombardamento di Dredsda, in cui vengono uccise 135mila persone. Vonnegut con alcuni camerati trova rifugio in una cella frigorifera sotterranea, l’origine di Mattatoio n. 5. E con questo romanzo che lo scrittore americano riceve la definitiva consacrazione e il passaggio da scrittore di science fiction a scrittore tout court.

Attraverso la lama affilata dell’ironia, Vonnegut ha messo in discussione la società del ventesimo secolo, in quasi tutti i suoi aspetti: la scienza, apparentemente fonte di progresso, ma spesso sinonimo di distruzione di massa; la religione, considerata niente di più che un buon metodo per nascondere la realtà alla gente; la lucida follia che sembra animare l’establishment politico-militare dei vari paesi. Bersaglio diretto resta comunque l’America, almeno quella parte del paese che non perde l’occasione per ergersi a difesa del mondo.