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Quasi un anno con Stilos

Stilos è una rivista di libri con la quale collaboro da quasi un anno con recensioni di fumetti, quasi sempre - ma guarda un po’ il caso - di fantascienza. La rivista è diretta da Gianni Bonina, mentre la sezione fumetto è curata da Sergio Rotino. Devo dire che è una bella esperienza, mi sta dando parecchie soddisfazioni. Per chi è interessato, riprendo dal sito della rivista www.stilos.it la presentazione della stessa:
Il magazine Stilos (nato nel 1999 e attivo fino al 2007 prima come supplemento de La Sicilia e negli ultimi due anni come testata autonoma a diffusione nazionale, proprietà dello stesso editore) è stato nel settembre 2009 rilevato da una apposita società di capitali con sede a Catania. Direttore responsabile è il giornalista Gianni Bonina che l’ha fondato. Conta su numerosi collaboratori sparsi in tutta Italia e anche all’estero, appartenenti ai campi del giornalismo e della cultura.
Stilos ha una periodicità mensile, un formato di rivista confezionata in brossura delle dimensioni di 17 x 24 cm e una foliazione di 128 pagine patinate interamente a colori con copertina plastificata lucida.
Stilos si occupa, come in passato, prevalentemente di libri ma ha sezioni dedicate all’arte, al cinema, al teatro, alla musica e ai fumetti, compresa la graphic-novel. Propone inoltre rubriche fisse che sono tenute da Benedetta Centovalli, Arnaldo Colasanti, Cesare de Vita, Aurelio Grimaldi, Giulio Mozzi, Raffaele Nigro, Massimo Onofri, Sergio Pent, Silvio Perrella e Vanni Ronsisvalle.
La rivista si trova nelle principali edicole di tutti i capoluoghi di provincia d’Italia, nel circuito Edicolè, in tutte le Librerie Feltrinelli ed è facilmente acquistabile sul sito www.stilos.it

The Haunt o Fear 2

Infine, dopo le prime due che ho pubblicato per i volumi della collana Biblioteca EC Comics della 001 Edizioni qui e qui), ecco l’ultima introduzione per il volume The Haunt o Fear 2 che raccoglie le storie horror a fumetti della testata della EC Comics.

Paura e ironia: la ricetta horror della Vecchia Strega

Prendete un grosso calderone e buttateci dentro sei litri di terrore puro, aggiungeteci ali di pipistrello, occhi di rospo e un cucchiaio abbondante di ironia. Mescolate il tutto e ciò che otterrete è: The Haunt of Fear volume 2, ossia storie di orrore che vi faranno raggelare il sangue nelle vene (sempre che un vampiro non ve lo abbia appena succhiato).

The Haunt of Fear, infatti, era - insieme a Tales from the Crypt e a The Vault of Horror – una delle testate di fumetti horror della EC Comics, storica casa editrice che contribuì a svezzare generazioni di lettori americani negli anni Cinquanta, proprio quando il genere venne abbandonato dal cinema, dopo che nei precedenti vent’anni aveva conosciuto una stagione d’oro, grazie ai film della Universal Pictures, con pellicole come Dracula (1931), Frankenstein (1931), La mummia (1932) e L’uomo invisibile (1933). Ma l’horror che l’editore William Gaines e l’editor Al Feldstein offrirono al pubblico americano era venato da un sottile sarcasmo.

Leggete, ad esempio, il racconto Uno scherzo pesante!!: farete la conoscenza di Jonah Westlake, un tizio che era nato per fare scherzi e ne fece alcuni memorabili ai funerali dei suoi fratelli. Momento poco adatto, penserà qualcuno, ma Jonah era fatto così e pagherà un prezzo molto salato per la sua voglia di giocherellare.

Anche Ezra Cooper, becchino di professione e protagonista del racconto Un affare di tombe!, si divertiva molto all’annuale convegno degli impresari funebri, peccato che il suo socio era più interessato a far soldi che a divertirsi.

Molte storie di questo secondo volume – tra le quali segnaliamo Posto per uno!, Orrore in aula e Mio zio Ekar! – hanno per protagonisti o comprimari i bambini, un po’ per rimandare direttamente al pubblico a cui si rivolgevano principalmente le testate della EC Comics, un po’ perché si sa che i bambini sono scevri da quei pregiudizi che animano gli adulti, quando si tratta di dover aver a che fare con vampiri, mostri e creature dalle forme più strane.

I disegni realistici di apprezzati maestri come Graham Ingels, Wally Wood, Jack Kamen, Jack Davis, George Roussos e Joe Orlando, combinati con l’immaginazione di Al Feldstein, autore della maggior parte delle storie, e di Johnny Craig, ammiccano apertamente al linguaggio cinematografico, piegandolo però alle esigenze del disegno e della tavola. Le vignette che aprono la storia Così alla fine ti ho costretto a stare giù! ci mostrano il protagonista che corre e il punto di vista del lettore e proprio lo stesso di una cinepresa, con il risultato di dar vita ad una sequenza molto dinamica. Tutta la vicenda, poi, viene rivissuta dal protagonista in un lungo flashback - tipico espediente del cinema che mostra una sequenza, fuori da quella principale, che narra un evento avvenuto precedentemente - fino ad arrivare alla scena (tavola) finale che chiude la storia.

Non resta, dunque, che augurarvi buona lettura (visione?) in compagnia del Custode del Sepolcro e della Vecchia Strega, che con il loro ghigno satirico vi introdurranno nel mondo di The Haunt of Fear.