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A Francesco Verso il Premio Urania 2008

Copertina di Antidoti UmaniFrancesco Verso è il vincitore del Premio Urania 2008. Nato nel 1973 a Bologna, Francesco si laurea in Economia e Commercio nel 2000, indirizzo Economia Ambientale. Antidoti umani, finalista al premio Urania Mondadori 2004, è il suo primo romanzo che vede la luce solo nel 2008 per la Giovane Holden Edizioni. Successivamente ottiene uno stage presso la Dino Audino Editore di Roma e scrive il primo racconto breve Flush, terzo classificato al concorso “8×8″ dell’Agenzia Oblique. Nel maggio del 2008 ottiene una menzione speciale al Premio di Poesia Internazionale Mario Luzi. All’inizio del 2009 entra in contatto con la corrente letteraria del Connettivismo e collabora con la sua rivista ufficiale NEXT. È attualmente redattore della EDS — Edizioni Diversa Sintonia e agente letterario per il progetto internazionale “Letteratura e Pace” della Domist.net.

Qui potete leggere l’intervista che Giampietro Stocco ha realizzato per Delos sul suo primo romanzo. Su Fantascienza.com la notizia della vittoria al Premio Urania.

I miei complimenti a Francesco e con questa vittoria il Connettivismo si conferma come fucina di autori e idee che stanno imprimendo nuova vitalità alla fantascienza italiana.

Note su Logica del dominio di Giovanni De Matteo

Prima o poi la critica dovrà fare i conti con la narrativa di Giovanni De Matteo, classe 1981, e per un motivo molto semplice: è l’autore più interessante emerso dal panorama della Letteratura dell’Immaginario del nostro Paese negli ultimi cinque anni. La sua poliedrica attività si muove tutta all’insegna della scrittura: blogger, sceneggiatore di fumetti, collaboratore di varie testate (tra le altre, Delos Science Fiction, Fantascienza.com, Continuum, Solaris*) e tra i fondatori del Connettivismo, un movimento letterario che unisce le istanze del cyberpunk alla sperimentazione del futurismo e della rivista NeXT. Ma De Giovanni è soprattutto uno scrittore ed è su questo che andrebbe fatto il punto, perché il giovane autore di Policoro ha già dato ampia dimostrazione di possedere un vero talento come narratore. Lo testimoniano l’antologia Revenant — Storie di ritorni e di ritornanti (Ferrara Edizioni, 2006 Torino), la vittoria al Premio Robot 2005 con il racconto Viaggio ai confini della notte e soprattutto la vittoria al premio Urania 2006 con il romanzo Sezione π², un future-noir che coglie le lezioni tanto di Raymond Chandler che di Philip K. Dick.

Quest’ultimo romanzo aveva già messo in luce anche come De Matteo è a suo agio con la contaminazione dei generi narrativi. La fantascienza è stata la letteratura in cui ha mosso i primi passi, ma Sezione π² conteneva già le premesse per una piccola rivoluzione che è maturata con il racconto Logica del dominio, apparso in appendice al romanzo di Richard Powell Via col piombo, nel numero 2969 della collana Il Giallo Mondadori (attualmente in edicola).

Il racconto va segnalato per almeno tre motivi. Il primo è per il fatto che questa breve opera di De Matteo è direttamente ispirata ad un recente fatto di cronaca: la strage del 18 settembre scorso a Castel Volturno (Caserta), nella quale furono uccisi sei immigrati africani da un gruppo di fuoco camorristico. Il giovane autore di Sezione π² non teme di contaminare la sua prosa con la cruda realtà, di mescolare la fiction e la cronaca. Al lettore viene in mente subito Roberto Saviano e il suo Gomorra, ma attenzione: non si può liquidare sbrigativamente la cosa come un racconto che strizza l’occhio al bestseller di Saviano. Da alcuni anni, e vale la pena andarsi a leggere i numerosi post del suo blog, De Matteo è quel che si dice un esponente della cosiddetta società civile, un intellettuale – aggiungiamo noi – che ha avuto il coraggio di denunciare, con lo strumento della parola, le vicende oscure della martoriata Terra della Campania, a cui lo scrittore è legato visceralmente per averci vissuto. In tal senso, più che a Saviano ci piace paragonare questo racconto – seppur con le dovute differenze – con i romanzi di Giuseppe Genna, Dies Irae e il recente e bellissimo Italia De Profundis (Minimum Fax, Roma 2008). De Matteo, come Genna, con questo racconto cupo, noir, oscuro riesce a squarciare la realtà, a tagliarla con la sua sensibilità di scrittore e a trasfonderla in prosa, in una storia fatta di personaggi e di vicende che pulsano, prendono vita e pur nella loro realtà/irrealtà sono il frutto di un’elaborazione sentita, perché in fondo uno scrittore ha quasi il dovere morale di denunciare “le logiche del dominio” imperanti nel Paese in cui vive. De Matteo, in tal senso, ha ben presente la lezione di Pier Paolo Pasolini. Il tutto senza scadere nella banale cronaca.

Ma torniamo al racconto. La strage è vista da quattro punti di vista: il commando di fuoco, formato da un capo denominato il Sergente e da killer cocainomani; le vittime, onesti immigrati che cercano l’America tra le pieghe di un paese che non li vuole; un magnaccia di colore che tutti chiamano Pape Satàn, ma non in sua presenza, perché il diavolo assettato di potere che soggioga il prossimo non lo si può chiamare con il suo vero nome; e, infine, Zio Pino, un uomo qualunque, Noi, che giriamo la faccia dall’altro lato quando vediamo un’ingiustizia, o al massimo chiamiamo le forze di polizia. De Matteo racconta le vicende dei vari personaggi, alternando i sopraccitati punti di vista, facendole poi magistralmente confluire nel climax finale della strage, come affluenti di un fiume.

Il secondo motivo per cui il racconto va assolutamente letto è il linguaggio crudo, più diretto, usato dallo scrittore: una piccola rivoluzione in tal senso per chi ha già avuto modo di leggere le precedenti opere di De Matteo. Certo, il contesto letterario offriva tale possibilità, ma non si poteva darla per scontata, ed è una bella sorpresa. Infine, ma non per ultimo, non possiamo non tacere le riflessioni sociali e politiche sulla vicenda narrata, figlie dell’impegno civile del giovane scrittore. Prendiamo a prestito due brani per dare il segno del valore morale del racconto:

 

La persistenza del terrore, ecco com’è la vita quaggiù. Il terrore è una costante. Ci nutriamo di terrore e per questo diventa importante ogni margine d’iniziativa. Si può scegliere da quale parte schierarsi. Contro i nostri equivale a con i loro. (pag. 198)

 

C’è poco da fare.

Si parla una sola lingua da queste parti. Le cose come i corpi sono obbligate ad ascoltarla. E a obbedirle.

È una legge dura, spietata. Non lascia scampo ai deboli. E gli onesti sono fottuti due volte. Queste sono le regole, dettate dalla logica del dominio. Qualcuno comanda, qualcun altro esegue. Qualcuno sgarra, qualcun altro lo punisce. Azione, reazione. (pag. 200)

 

Riflessioni amare, ma reali, di un Italia che forse ha già toccato il fondo. E noi abbiamo girato la faccia dall’altra parte.