Il bene maggiore

Posted on Settembre 13th, 2012 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro | 3 Comments »

Interessante editoriale di Massimo Mantellini su Punto Informatico, lunedì scorso. Si parla delle ricadute sociali delle nuove tecnologie e di alcune posizioni che potremmo definire scettiche espresse da intellettuali del calibro di Zygmunt Bauman (proprio lui, lo studioso del postmoderno, teorico della società liquida) e di Philip Roth (autore di capisaldi della letteratura contemporanea e nel 2004 di un’ucronia piuttosto intrigante, Il complotto contro l’America). L’articolo merita la lettura e, se siete interessati all’uso che facciamo del web dinamico o 2.0 nelle nostre vite, da Wikipedia ai social network, vi consiglio di fare un salto di là, prima di proseguire.

La difesa d’ufficio del mondo della rete da parte di Mantellini è legittima e nelle linee generali più che condivisibile (tranne quando assegna a Roth il primato tra gli autori in circolazione… probabilmente Roth s’inserisce nell’empireo delle lettere contemporanee tra i primi quattro pesi massimi, ma per il primato assoluto deve pur sempre vedersela con Thomas Pynchon e Don DeLillo). Il problema è che nello slancio di difesa del medium - e non c’è dubbio, lo sottolineo, che con Google, Wikipedia e compagnia bella oggi si stia decisamente meglio e la vita dei cercatori di informazioni sia notevolmente semplificata - anche l’editorialista rischia di commettere un passo falso. Perché se da un lato l’invettiva affidata alle colonne del New Yorker dovrebbe aver appianato le divergenze tra Roth e l’enciclopedia libera on-line, dall’altro non si può liquidare (passatemi il gioco di parole) Bauman come un luddista.

Nel riconoscere l’importanza crescente rivestita dal web 2.0 nel nostro stile di vita, non si può infatti nemmeno negare che nella maggior parte dei casi derivati dalla nostra esperienza diretta le parole con cui Bauman stigmatizza Facebook si limitano a fotografare la realtà dei fatti, nuda e cruda. La tecnologia, lo dicevo anche ieri, rappresenta una risorsa. Ma l’uso che ne facciamo è una responsabilità che ricade in capo a ciascuno di noi. E tra lo scetticismo di un Bauman deluso o di un Roth indignato e la difesa a oltranza di Mantellini, esiste anche un approccio solidale ma critico, che personalmente condivido. Una nuova tecnologia di comunicazione non presuppone necessariamente un arricchimento della persona, un miglioramento del suo stile di vita, in altre parole una ricaduta benefica sul mondo dell’utente. Lo consente, ma l’esito finale dipende pur sempre dalla scelta d’uso che viene fatta. Per dirla in termini matematici, il progresso tecnologico rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente al miglioramento delle nostre vite, sia nella sfera privata che in quella sociale. La qual cosa credo che finisca per incastrarsi piuttosto facilmente negli studi di Bauman sul consumismo e l’omologazione.

Proprio per questo, forse, visto l’utilizzo che fanno del mezzo, alla maggior parte delle persone lì fuori potrebbe giovare un percorso di formazione, utile per l’accrescimento della consapevolezza delle sue potenzialità. Per scartare l’ostacolo delle semplificazioni riduttive, costantemente in agguato sia che si indulga nella nostalgia di maniera sia che ci si abbandoni alle accuse di Neo-Luddismo tanto di moda. E per non accontentarci del male minore, una volta tanto. Ma tendere pur sempre, malgrado le forze contrarie, verso il bene maggiore.

Viral Watermarking

Posted on Luglio 11th, 2009 in Connettivismo, Graffiti | 2 Comments »

Su Georemote la faccenda comincia a prendere una piega interessante…

Menti connesse

Posted on Luglio 7th, 2009 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, ROSTA, Sezione π² | 3 Comments »

Oggi Indimente, blog dell’omonima associazione culturale romana, mi ha dedicato un’intervista raccolta nelle ultime settimane dal mio vecchio amico Alessio Mittiga. Ad Alessio devo la scoperta di una serie di fumetti che hanno profondamente segnato il mio rapporto con l’immaginario di fantascienza: V per Vendetta e Watchmen di Alan Moore, per dire, ma anche Transmetropolitan di Warren Ellis e L’Eternauta di Oesterheld. Senza il conforto dei suoi albi e dei suoi consigli fumettari, gli anni romani dell’università sarebbero stati senz’altro meno interessanti. Nell’intervista abbiamo discusso ad ampio raggio di fantascienza, Connettivismo, Accelerazionismo, Sezione π², memoria e web. Buon divertimento!

I sotterranei della Rete

Posted on Giugno 30th, 2009 in Connettivismo, Graffiti | 4 Comments »

Il compagno Fernosky sembra essersi imbattuto nei giorni scorsi in un’autentica chicca: una sequenza video identificata da una sigla alfanumerica e legata a un blog (georemote.blogspot.com) di recente avviamento, che non saprei bene come interpretare. Se da un lato il monito sollevato da Fazarov è legittimo come ogni denuncia delle logiche di dominio e controllo che ci vengono imposte dall’alto, dall’altro la clip in questione presenta alcune caratteristiche che hanno immediatamente richiamato la mia attenzione, accendendo una costellazione di luci di allarme sul mio pannello di controllo da navigatore reduce del cyberpunk.

Ma procediamo con ordine. La sequenza in discussione è questa che segue:

Vi si vede chiaramente la registrazione di una serie di azioni da parte di un utente, TyrOne, che a distanza di qualche tempo ha aperto un blog per denunciare tutta la vicenda. Al suo primo post su Georemote ne è seguito un secondo, che tra le altre cose ha linkato un mio vecchio intervento sulle esche e le strategie di inganno applicate sul web.

La cosa che mi dà da pensare è l’estrema fluidità dell’azione registrata. Quasi che il protagonista sapesse come muoversi, dove andare a scovare il prossimo clic del mouse. E nella sequenza ritroviamo questo blog, beatingartery.blogspot.com, il cui dominio si richiama direttamente a un passaggio dell’unico post che vi troviamo pubblicato - arterie pulsanti sotto luci scialitiche - corredato dall’immagine da cui, a detta di TyrOne, tutto sarebbe partito. Un blog che è un vicolo cieco, una barriera contro cui il navigante incauto finisce per impattare, impossibilitato a commentare o interagire con il suo gestore in altra maniera che non siano la semplice lettura e la semplice visione, due processi inevitabilmente subordinati a una volontà terza, e quindi al controllo altrui.

L’intera situazione mi ricorda un po’ la trama delle sequenze pubblicate in Rete attorno a cui si sviluppa la caccia di Cayce Pollard, la cool-hunter di William Gibson in Pattern Recognition. Probabilmente è per questo che la trovo particolarmente suggestiva e abbastanza affascinante da tenermi avvinghiato ai suoi sviluppi. Una nuova forma di espressione potrebbe essere in agguato, oltre la barriera del marketing virale nei cui confini l’operazione sembrerebbe svolgersi. Una nuova modalità di meta-narrazione. Iperrealistica, forse. Di certo, si direbbe, intenzionata a tenere il passo dei tempi e per nulla intimidita dalle potenzialità della sperimentazione.

La sequenza si conclude su un secondo blog, chiamato undergroundubjects.blogspot.com. Anche qui un altro muro bianco, su cui troviamo incise le seguenti parole:

Laterali urne senza un’incisione o luce
Lungo tenebrose sospensioni alle viE

Come graffiti da decifrare, metafora forse dell’alba di una nuova lingua.

Avviso ai naviganti: chiavi di ricerca nelle serrature sbagliate

Posted on Maggio 4th, 2009 in Connettivismo | 2 Comments »

Negli ultimi 2 giorni qualcosa come 350 accessi a questo blog sono avvenuti digitando sui motori di ricerca parole chiave attinenti alla figura dell’attuale ministro delle Pari Opportunità. Il post che deve avere richiamato l’ondata di internauti su questa Spiaggia è inequivocabilmente questo, anche se poi non tutti finiscono per trovarlo. Ma temo che, anche nell’ipotessi che riuscissero a beccarlo negli archivi dello Strano Attrattore, i naviganti rimarrebbero lo stesso delusi. Ho pensato di rimuoverlo, perché fatta la tara alla giornata di ieri sarebbero rimasti poco meno di 150 accessi e i numeri mi avrebbero aiutato a tenere contatto con la realtà. Il nome del ministro ha generato da solo quasi il 10% del traffico su questo blog, ma su cifre che ormai viaggiano verso le 40.000 unità non sarebbe stata una grossa perdita, anche considerando che a quel punto il secondo generatore di accessi (il Divo Giulio Andreotti) difenderebbe più che bene la sua meritata seconda posizione, incalzando di misura la città di San Francisco (e mi scuso con i naviganti in cerca magari di dritte turistiche, ma nella Città della Baia non ci sono mai stato, e ho avuto occasione di parlarne solo in relazione all’ammirevole obiettivo Zero Waste che si è prefissa la sua amministrazione comunale). Ma poi ho deciso che non sarebbe stato giusto, perché quel post esprime un mio punto di vista - magari ormai sorpassato, magari ancora attuale, chissà - e io solitamente non sono uno che cancella le prove.

Dunque cerco di bilanciare in parte con questo intervento chiarificatore. Un avviso ai naviganti appunto. Se siete arrivati su questi lidi in cerca di informazioni sul citato ministro attualmente in carica, mi spiace per voi, ma devo comunicarvi che siete vittime di un naufragio cibernetico: questo blog con ogni probabilità non è quello che fa per voi. Niente gossip, niente foto. E anche le critiche che vi troverete - ahimè - temo che si riveleranno piuttosto blande.

Se siete proprio intenzionati ad appagare la vostra sete di conoscenza in merito all’argomento, penso che dovreste cercare meglio e altrove. Predisponete una zattera con quello che trovate in giro ai margini del palmeto e cercate di orientarvi un po’ meglio tra i venti e i flutti della rete. Se invece, già che siete ormai approdati quaggiù, voleste togliervi qualche curiosità sulla fantascienza, il futuro, le tecnologie o la scrittura, e magari confrontarvi sul piano dialettico della discussione (anche gli spunti politici non mancano, a partire dalle categorie Agitprop e Accelerazionismo, già tutto un programma) allora siete i benvenuti e vi invito a mettervi a vostro agio. La birra non è granché ma almeno è fresca e le patatine sono offerte dalla casa.

L’attention span è quello che è, di questi tempi, e quindi spero con questo post di avervi fatto un favore.

Per la cronaca e la curiosità dei frequentatori abituali, tra le chiavi di ricerca più quotate si trovano per fortuna anche: la Via Lattea, Barack Obama, Nessuna Verità e amenità varie collegate al cyberpunk e al cyberspazio. In attesa dell’avvento del web semantico che forse saprà evitarci sprechi di tempo e imbarazzi, molti aspetti dei motori di ricerca restano un mistero, ma tra qualche giorno potremo sbizzarrirci con l’annunciato Wolfram Alpha, definito il primo “engine di conoscenza computazionale del web” (qui l’anticipazione cucinata con la giusta dose di prudenza da Punto Informatico). Sperando che la cosa ci sia di aiuto per raccapezzarci un po’.

[L'immagine di apertura è tratta dal film Hackers (1995) di Iain Softley.]

Torri aprite il fuoco!

Posted on Febbraio 23rd, 2009 in Agitprop, Graffiti, Proiezioni | 3 Comments »

A proposito di Resistenza culturale alla strategia del Controllo e alla nuova logica del dominio, l’altra sera la trasmissione La 25ma Ora - Il cinema espanso de La7 ha dedicato uno speciale ad alcuni corti realizzati da Antony Balch tra gli anni ‘60 e i ‘70, cercando di trasporre su pellicola la tecnica del cut-up messa a punto da Burroughs e Brion Gysin sul modello del dadaistra Tristan Tzara. Balch, regista horror inglese e distributore di film di exploitation, incontrò William Burroughs al Beat Hotel di Madame Rachou e i due strinsero amicizia iniziando una intensa collaborazione che approdò a questi progetti cinematografici. Non di rado i corti coinvolgevano in prima persona il profeta dei beatnik anche come attore.

Per approfondire il discorso su Burroughs, il cut-up come tecnica letteraria aleatoria e il suo impiego critico come «arma» da contrapporre al linguaggio come virus, l’influsso bidirezionale tra immaginario fantascientifico e controcultura beat, metto qui i collegamenti - che lo Zio Billy mi perdoni - a due articoli a lui dedicati su Fantascienza.com: un profilo e la sua riscrittura incentrata sulla Trilogia Nova. In realtà ci sarebbe molto da aggiungere sulla questione dei collegamenti. Il cut-up&fold-in portato da Burroughs allo stato dell’arte nella de-linearizzazione del testo trova un valido contrappeso nella trama di riferimenti intertestuali che percorrono la Trilogia del Cut-Up in particolare e tutta la sua opera nel complesso. In effetti, scrivendone lo scorso anno, parlavo a questo proposito di «trittico olografico» proprio in funzione di questa sovrapposizione, che viene infine a realizzarsi tra i punti di vista e le linee narrative destrutturate.

Oggi, nell’era della Rete nella sua incarnazione 2.0, come possiamo far valere a nostro vantaggio le acquisizioni della guerriglia sin-estetica di Burroughs? Il segreto, ieri come oggi, sembra risiedere sempre nel valore della connessione. Prendere d’assalto lo Studio della Realtà dalle nostre rispettive cabine di regia: la costellazione dei link può aprire nuove associazioni, intessere una rete di collegamenti utile a imbrigliare la comprensione del mondo attraverso una molteplicità di punti di vista in grado di proiettare nuova luce sulla trama del reale. Oggi abbiamo strumenti nuovi da usare. La Resistenza può passare all’upgrade.

E dopo questo apologo dell’ipertesto - in diretta dallo Studio della Realtà, grazie a YouTube, ecco il corto Towers open fire del 1963.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Towers Open Fire

Onde elettriche che falciavano attraverso gli schemi cerebrali della Terra - Il messaggio della Resistenza Totale sulle onde corte del mondo - Questa è guerra all’ultimo sangue - Scambiare le lingue - Tagliare le linee delle parole - Far vibrare i turisti - Lasciare libere le porte - Fotografie che cadono parole che cadono - Fare irruzione nella Stanza Grigia - Chiamata generale per i partigiani di tutte le nazioni - Torri aprite il fuoco!

William S. Burroughs - Nova Express (1964)

Holographic Blues: nella rete di Obama

Posted on Novembre 8th, 2008 in Accelerazionismo, Futuro, Nova x-Press | 3 Comments »

Ammettiamolo, l’Election Day ha monopolizzato queste trasmissioni nell’ultima settimana. Non meravigliamocene però: quale altro evento di portata analoga ricordate negli ultimi 10 anni? Personalmente me ne sovviene uno solo, e non era certo dei più felici, né capace di ispirare il sia pur minimo barlume di fiducia nel futuro. La musica sta cambiando.

Se ho diradato i post è stato anche per evitare la trappola dell’apologia a priori, che avrebbe corso il rischio di apparire acritica ed entusiasta senza ragioni. Ma ieri sera il Presidente Obama ha tenuto la sua prima conferenza stampa, continuando a bucare lo schermo così come gli era riuscito in campagna elettorale, concedendosi il lusso di ritardare quasi mezzora sulla tabella di marcia ed evitando accuratamente la trappola delle lungaggini, ispirando un profondo senso di prammatismo e convinzione. Senza mentire, cosa che gli è riuscita anche abbastanza facile perché il suo discorso è stato quasi interamente incentrato sul futuro. E, soprattutto, senza correre il rischio di sottrarre spazio istituzionale al presidente attualmente in carica, rivelando in questo un grandissimo ed ammirevole senso della misura e del rispetto delle istituzioni (così com’era stato per l’encomiabile discorso di McCain, inutile ogni paragone con l’Italia).

[Vi riporto qui la prima parte della conferenza, per il resto seguite i link suggeriti da YouTube.]

Il primo discorso ufficiale del 44esimo Presidente si è incastrato alla perfezione nel quadro della giornata di ieri: dopo l’apertura in ribasso delle Borse sfiduciate (permettetemi di dirlo: un ottimo segno che i mercati abbiano fiutato l’aria del Cambiamento), mezzora dopo la fine della conferenza Wall Street tornava su del 2,98%. Le ragioni di questo effetto immediato sono forse da ricercarsi nella trasparenza con cui Obama ha deciso di affrontare i suoi cittadini, nel giorno in cui era stato reso pubblico il nuovo tasso di disoccupazione USA (6,5%, il più alto negli ultimi 14 anni). E la glasnost obamiana dimostra una volta ancora che le parole hanno un peso. [En passant, nella sua conferenza il buon Obama ha anche risposto alle curiosità dei giornalisti, annunciando che manterrà la promessa fatta alle sue bambine durante la campagna per le presidenziali, prendendo loro un cucciolo che diverrà la nuova mascotte della Casa Bianca. Di che razza? Meticcio, ovviamente: una piccola rivalsa per tutti i cani senza pedigree.]

Nel pomeriggio erano state divulgate anche le foto delle ore decisive della notte del 4 novembre. Come fa notare Luigi Rosa, non le immagini artefatte ad hoc che tradiscono l’artificiosità della messa in scena. Qui - per anticipare gli scettici - se manomissione della realtà c’è stata, è stata condotta da una mano magistrale, che è riuscita a trasmettere l’istantaneità di un’attesa fibrillante, regalandoci la dimensione familiare e umana del candidato.

Adesso, non che voglia ammantare di ulteriore aura mistica la sua figura, anche perché a questo punto potrei comunque ben poco, ma le riflessioni su Black Pig blog unite a un po’ di memoria mi fanno tracciare un parallelo tra i tentativi di altri candidati (miseramente falliti) e questo uso disinvolto della Rete condotto dallo staff del candidato democratico. Prima di lui già Ségolène Royale aveva provato a battere i sentieri del web 2.0 per dare impulso alla sua campagna elettorale, sbarcando in Second Life. Stessa strategia adottata anche dal nostrano partito dell’Italia dei Valori, che se non altro è l’unico partito di opposizione che abbiamo in parlamento. Gli strateghi di entrambi (que)gli staff avevano così tradito tutta la loro incompetenza in materia: Second Life non è un bacino di voti perché, a prescindere da ogni considerazione sul merito (a più riprese ho rimarcato le potenzialità del mezzo, sfruttate soprattutto a fini di propagazione culturale o aggregazione “comunitaria”), risulta essere molto meno frequentato del resto della rete. Il vero fronte politico del web 2.0 è una fascia che abbraccia forum, blog e canali di discussione (luoghi elettronici in cui l’utente svolge un ruolo attivo e pro-attivo) e che trova i suoi ripetitori in YouTube e Flickr (che con le loro immagini alimentano la fame iconografica di questi tempi transrealisti).

Come chiusura di una campagna che ha salutato con la CNN anche la prima eclatante dimostrazione di massa delle possibilità olografiche della comunicazione, sembrerebbe che mai prospettive furono migliori per un riallineamento della politica e dell’informazione con la tecnologia che, in maniera interstiziale, sorregge ormai i tempi e la società in cui viviamo.

Obama: il futuro, adesso

Posted on Novembre 6th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro | No Comments »

Un po’ di memoria, per ricordare come è cominciata…

Un po’ di speculazione, per pensare al futuro dopo la campagna elettorale più tecnologica mai disputata.

Semantica delle immagini

Posted on Ottobre 13th, 2008 in Connettivismo, Futuro, Sezione π², Transizioni | 2 Comments »

Cyberspazio. Un’allucinazione consensuale condivisa ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, insegnando ai bambini concetti matematici [...] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di qualsiasi computer e inviata al “sistema uomo”. Impensabile complessità. Linee di luce distribuite nel non-spazio della mente, ammassi stellari e costellazioni di dati. Come luci di città che si allontanano.

William Gibson - Neuromante,
(Neuromancer, 1984)

 

Una delle applicazioni più interessanti e utili del Web Semantico promette di essere la facilitazione delle ricerche in rete. Oggi i motori di ricerca si basano sull’esplorazione degli URI (Universal Resource Identifier) indicizzati in un database (e degli URI a loro volta contenuti in questi documenti) da parte di agenti (crawler, o spider, o bot) e sulla catalogazione dei risultati. Il meccanismo, come tutti avremo imparato a nostre spese, non sempre fornisce i risultati sperati, nel senso che molto spesso si rende necessario un affinamento (automatico o manuale) da parte dell’utente per scovare nell’elenco dei risultati l’informazione a cui si è effettivamente interessati.

Il Web Semantico, ideato dall’inglese Tim Berners-Lee (uno dei fondatori del World Wide Web), prospetta un superamento dei limiti degli attuali meccanismi di ricerca, mettendo in campo degli agenti intelligenti in grado di contestualizzare l’informazione, rendendo quindi più attendibili e affidabili i risultati. Definito come “l’insieme di formati e linguaggli che trovano e analizzano dati sul Web, permettendo [agli utenti] di comprendere tutti i tipi di informazioni utili in rete” (citazione da: Il Web Semantico in azione, su Le Scienze n. 474, febbraio 2008), questa ridefinizione dell’architettura della rete basa il suo funzionamento “su alcuni blocchi costituiti, a loro volta, da numerosi formati e linguaggi che ampliano le analoghe tecnologie software che permettono al Web stesso di funzionare”.

Ne parlo perché ho voluto ritagliare al Web Semantico (o a qualche sua estensione futura) un piccolo ruolo in Radio Karma, sul quale mi accingo a tornare al lavoro per una nuova revisione, e mi ha quindi colpito questa notizia apparsa proprio sul sito web delle Scienze, su un nuovo approccio statistico messo a punto dai ricercatori della Penn State University (chiamato ALIPR, da Automatic Linguistic Indexing of Pictures in Real-Time) che promette di rivoluzionare la ricerca di immagini. ALIPR si basa sull’apprendimento del software a riconoscere le informazioni utili ricavandole direttamente dalle immagini, partendo da un set di addestramento. Un meccanismo molto simile a quello adottato dalle reti neurali nell’ambito del riconoscimento (la cosiddetta pattern recognition), che potrebbe stravolgere il nostro utilizzo della rete.

Ho fatto un sogno riguardante il Web… ed è un sogno diviso in due parti. Nella prima parte, il Web diventa un mezzo di gran lunga più potente per favorire la collaborazione tra i popoli. Ho sempre immaginato lo spazio dell’informazione come una cosa a cui tutti abbiano accesso immediato e intuitivo, non solo per navigare ma anche per creare. [...] Inoltre, il sogno della comunicazione diretta attraverso il sapere condiviso dev’essere possibile per gruppi di qualsiasi dimensione, gruppi che potranno interagire elettronicamente con la medesima facilità che facendolo di persona. Nella seconda parte del sogno, la collaborazione si allarga ai computer. Le macchine diventano capaci di analizzare tutti i dati sul Web, il contenuto, i link e le transazioni tra persone e computer. La “Rete Semantica” che dovrebbe renderlo possibile deve ancora nascere, ma quando l’avremo i meccanismi quotidiani di commercio, burocrazia e vita saranno gestiti da macchine che parleranno a macchine, lasciando che gli uomini pensino soltanto a fornire l’ispirazione e l’intuito. Finalmente, si materializzeranno quegli “agenti” intelligenti sognati per decenni. Questo Web comprensibile alle macchine si concretizzerà introducendo una serie di progressi tecnici e di adeguamenti sociali attualmente in fase di sviluppo.

Tim Berners-Lee - L’architettura del nuovo Web,
(2001, pp. 139-140)

Risorse web correlate:
Oz Blog sul web 3.0 (dalla stessa fonte arriva lo schema rappresentativo del funzionamento del Web Semantico)
• Una serie di slide di Wayne MacPhail, per illustrare i principali tools e concetti del web 2.0 (via SegnaleZero).
La Rete, il futuro (28-10-2008)
Anytime, Anywhere (25-06-2008)

[L'immagine di apertura è tratta da Ghost in the Shell - Stand Alone Complex (2002).]

I 10.000 del Formicoso

Posted on Ottobre 4th, 2008 in Kipple | 1 Comment »

Il 2 ottobre scorso 10.000 persone si sono riunite sul Formicoso per protestare pacificamente contro i soprusi di uno Stato assente, che si propone da quelle parti solo quando c’è qualcosa da imporre. I mass media ovviamente se ne sono tenuti alla larga. L’attenzione che stanno dedicando all’intera vicenda è degna di quella riservata all’eccidio di Castel Volturno, ma da quelle parti manca un corrispondente che possa richiamare l’attenzione della stampa che conta (provare per credere). Non c’è da meravigliarsi: la demografia di queste terre non ha raggiunto la massa critica per imporle come bacino elettorale di qualche rilievo e il pacifismo a cui è stata improntata la protesta la rende decisamente poco mediatica, sicuramente meno appetibile delle molto più scenografiche proteste di Chiaiano.

Se invece di avere dei mass media avessimo avuto qualcosa di diverso a diffondere l’informazione, diciamo degli ipotetici interstitial media, probabilmente le cose sarebbero andate in maniera diversa. Ma noi abbiamo la rete e il web 2.0 può essere usato come un ripetitore virale, per dimostrare che esiste un angolo di Italia dimenticato, un lembo di terra abitato da gente che da decenni convive con la parola sacrificio e che a questa terra ha dedicato non solo il sudore ma anche il sangue e l’anima. Questo mi permette di riprendere su queste pagine l’appello della gente del Formicoso e rilanciare il grido a mia volta: giù-le-mani-dal-Formicoso.

Guardate i volti dei vecchi,
incrociate i loro occhi,
scrutate nell’ombra
come tra i rovi.

Nelle rughe profonde,
solchi tirati nei campi
prima di sera,
la forma dei luoghi.

E’ la terra che lascia i suoi segni
nella pelle, li imprime
col tocco del sole e del vento,
per non lasciarsi scordare.

Qui sotto un video del discorso di Vinicio Capossela (filmato da DavidIrpino). Sul blog della Comunità Provvisoria invece un vasto reportage di Angelo Verderosa.